Alice Viterbo Nella sua conferenza tenuta a Ginevra sul sintomo, alla domanda che gli viene posta sull’ermetismo dei bambini autistici, Jacques Lacan risponde: non è perché non li si sente che non parlino; anzi, sarebbero piuttosto “verbosi”. Lacan sembra inizialmente rimandare al fatto che l’autistico si protegge dal verbo. Questi soggetti sono effettivamente presi nel linguaggio ma, senza la mediazione di un Altro costituito a livello simbolico, il verbo li colpisce direttamente.
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Charlotte Voix In Life, Animated, Ron Suskind racconta come suo figlio Owen, diagnosticato autistico, esca poco a poco dal mutismo prendendo in prestito battute di dialogo dai film d’animazione degli studi della Walt Disney. Quando borbotta qualcosa che sembra “juicervose”, i genitori si accorgono — osservandolo mentre riavvolge ancora e ancora un passaggio di La sirenetta — che Owen sta in realtà dicendo “just your voice”, nominando l’oggetto voce richiesto dalla strega del mare, ed è proprio quell’oggetto che per lui è così difficile cedere. Dominique Holvoet L'autismo, a partire dal lavoro di Rosine e Robert Lefort, costituisce senza dubbio la categoria clinica fondamentale del campo aperto da Freud, se lo si vuole ammettere come lo statuto nativo del soggetto. Ma ciò è possibile a condizione di percorrere il cammino dall'inconscio strutturato come un linguaggio fino all'inconscio abitato da lalangue. E senza dubbio occorre aggiungere «il cammino di andata e ritorno». Poiché non si tratta di lasciare che ciascuno parli da solo, abitato dalla propria lalangue. Lacan ci indica la via formulando che «lalangue è un problema comune¹». Come accompagnare il soggetto autistico affinché possa «creare un raccordo con il soggetto della catena significante e lasciarsi scivolare nella lingua comune²»? Jean-Claude Maleval FondaMental si sviluppa sull'ipotesi secondo cui la psichiatria di precisione costituirebbe il futuro della psichiatria – suggerendo al contempo ai decisori che ne rappresenta già il presente. Si costruisce negli anni 2010 sulle rovine dei DSM le cui categorie cliniche, secondo questa visione, costituiscono un freno alla ricerca sui disturbi mentali. Le diagnosi comportamentali, fondate sul conteggio dei sintomi e che trascurano le strutture soggettive, hanno generato categorie non valide, sovrapposte, con soglie arbitrarie e che non permettono di individuare meccanismi eziopatogenetici precisi. I ricercatori in psichiatria di precisione rendono responsabili le categorie dei DSM del fatto constatabile che i progressi delle neuroscienze non hanno ancora beneficiato i pazienti psichiatrici. Foto di Lorenzo Girodo Conferenza tenuta presso l'Istituto freudiano, sede di Milano, il 10 gennaio 2026
Enric Berenguer La parte dedicata alla "Funzione e al campo della parola e del linguaggio" su cui lavoreremo oggi (la "Prefazione" e l'"Introduzione") è fondamentale per precisare il contesto di questo testo che Lacan (nella "Prefazione" egli dice "le sue circostanze"), che non è qualsiasi, perché egli stesso lo colloca come inizio del suo insegnamento. Tra l’altro, ci aiuterà a capire che senso abbia per lui questo "inizio del suo insegnamento", che non si riferisce semplicemente al senso letterale di "iniziare a svolgere compiti di insegnamento". Ciò non sarebbe vero, se non altro perché egli aveva già iniziato a insegnare nel contesto della Società Psicoanalitica di Parigi, come vedremo in seguito. Marco Focchi Il libro di Fouzia Taouzari (Dis-moi comment tu aimes, je te dirai qui tu es – Payot 2025) si apre con un ampio scorcio autobiografico. Nata in Francia in una famiglia marocchina tradizionale, Fouzia si trova sulla linea di faglia tra due civiltà: quella mussulmana, religiosa e tradizionale della famiglia, e quella laica, occidentale, moderna del suo paese. Il tema si presenta dunque di grande attualità: immigrazione, compatibilità o discordanza di culture, condizione femminile in un quadro dove la donna non può mostrare il proprio corpo, deve abbassare gli occhi, essere madre abdicando alla femminilità. Foto di Deborah Ramo Il libro Incontri psicoanalitici, che contiene le conferenze tenute da Marco Focchi a Plovdiv, esce questi giorni in bulgaro. In occasione della presentazione si è tenuto a Plovdiv un dibattito di cui diamo qui un estratto
Marco Focchi È un piacere per me essere di nuovo a Plovdiv, città che ho imparato ad amare nei momenti un cui vi sono stato in occasione dei nostri comuni momenti di lavoro. Ringrazio gli amici bulgari per avermi invitato e per aver dato spunto a questo incontro attraverso la pubblicazione del libro di cui discutiamo oggi. È un libro che nasce da una collaborazione e, direi di più, da un’amicizia che dura ormai da diversi anni, e un ringraziamento particolare va a Yordana Hristozova, che è stata l’animatrice di questo ciclo di conferenze. Ci siamo incontrati a Milano dieci anni fa, a da allora si è creata una sinergia scaturita dall’affinità dei nostri interessi, dagli obiettivi comuni e, non ultimo, dalla reciproca simpatia personale. Da qui è nato un ricco scambio tra i nostri due paesi su un argomento oggi più che mai centrale come quello della psicoanalisi. Vorrei sottolineare infatti l’importanza sia clinica sia politica della psicoanalisi in un momento oggi in cui in Europa da molti punti di vista è messa sotto attacco. Penso in particolare alla situazione che stanno affrontando i nostri colleghi francesi, dato che in Francia si sono susseguite in Senato proposte di legge di contenuto avverso alla psicoanalisi, proposte che puntano sia al definanziamanto delle cure psicoanalitiche, sia al passaggio di tutto il settore della salute mentale sotto il giogo di cosiddetti Centri esperti, con l’obiettivo di rivoluzionare la classificazione dei disturbi mentali, andando oltre i sintomi e basandosi su dimensioni neurobiologiche e comportamentali osservabili, integrando vari livelli di informazione (genetica, circuiti cerebrali, comportamento) in un framework di ricerca mirato a sviluppare approcci futuri più incentrati sulla biologia e sul funzionamento dei sistemi umani. Mademoiselle en est réduit à ne manger que des écrevisses à la nage Valeria Sommer Dupont In una lezione del Seminario «L'Insu que sait de l'Une-bévue s'aile à mourre», Lacan condivide con gli ascoltatori un errore di concordanza di genere da lui commesso al ristorante: «Mademoiselle en est réduit à ne manger que des écrevisses à la nage» "La signorina è ridotto a mangiare solo gamberi alla nage"(1) Un lettore avveduto, giudicando la frase secondo la regola che esige di accordare il participio che segue il verbo essere al genere del soggetto, segnalerebbe qui un uso scorretto nella concordanza di genere. E preoccupandosi per la comprensione, potrebbe esigere chiarimenti: Mademoiselle en est réduite, voleva dire? O forse Monsieur est réduit? E se da un certo punto di vista l'interrogativo sarebbe giusto, ma da un altro, sarebbe vero? Come giudicare, valutare, ciò che risuona étourtit* tra le lingue? Ciò che, per uno scivolamento della lingua passa di contrabbando dal femminile al maschile e viceversa, scomponendo il genere e l'identità semantica, ignorando la regola, il codice, la norma? È un errore – ortografico o altro? È eccesso? O ancora qualcos'altro? Luca Signorelli -GIudizio universale, particolare Guy Trobas La libido si sposta! È ciò che Freud ha individuato in due fasi: innanzi tutto la libido, con il suo statuto “psichico”, in quanto si lega a delle rappresentazioni; poi il suo spostamento. La libido che non si lega costituisce “l’eccedenza sessuale”. Questo spostamento della libido fa parte del nostro senso comune freudiano. Il senso comune lacaniano vi aggiunge due elementi: primo, che il sistema di rappresentazioni in questione è costituito dalla materialità delle catene significanti; secondo, che la dinamica del movimento è legata all’oggetto a. Come dice Lacan: «la funzione dell’oggetto a è lo spostamento». My bed, Tracey Emin, 1998 Ripresa degli argomenti sviluppati in un’intervista a Studio Lacan l’11 marzo 2023, disponibile su You tube Alexandre Stevens «L’unico vantaggio che uno psicoanalista ha diritto di trarre dalla sua posizione […] è di ricordare, attraverso Freud, che nel suo campo l’artista lo precede sempre» (1) scrive Lacan nel suo omaggio a Marguerite Duras. Qualsiasi altro uso dell'opera o della biografia di un artista sarebbe sbagliato. Lo psicoanalista «non deve dunque fare lo psicologo dove l'artista gli apre la strada» (2). Non deve cercare di mostrare la nevrosi dell'autore, perché sarebbe pedante, stupido e villano (3), dice Lacan. |
Marco Focchi riceve in
viale Gran Sasso 28, 20131 Milano tel. 022665651. Possibilità di colloqui in inglese, francese, spagnolo. Archivi
Marzo 2026
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