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Di cosa si parla

Il godimento femminile e il godimento interdetto. In margine al seminario XX

24/9/2014

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Intervento del filosofo Riccardo Fancilullacci presentato alla tavola rotonda l'11 maggio 2012 alla Casa della Cultura a Milano sul tema "L'eredità di Lacan nel mondo contemporaneo" in occasione della pubblicazione del Seminario XX, "Ancòra"di Lacan.

di Riccardo Fanciullacci


 Chi si avvicina al Seminario XX, Ancora con l’intenzione di leggere “il seminario sul godimento femminile” e poi lo legge effettivamente ha delle sorprese.



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Sulla "Carta per il superamento delle logiche manicomiali"

6/6/2014

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di Luigi Benevelli

Le maggiori associazioni professionali degli psichiatri italiani , insieme ad alcune associazioni di utenti, famigliari e operatori non-medici, hanno sottoscritto alla fine del maggio scorso una Carta per il superamento delle logiche manicomiali. Il documento rivela un profondo stato di insofferenza e malcontento che data evidentemente da molti decenni in parti importanti degli operatori.
Dal titolo si evidenzia l’allarme per lo scivolamento dei servizi di assistenza psichiatrica pubblica italiani verso stili e culture neomanicomiali che sarebbero propri del Decreto legge 52/2014, non tanto nella versione licenziata dal Governo, quanto in quella  emendata e approvata dalla Camera in via definitiva il 28 maggio scorso.  In particolare, si denuncia che non sarebbe garantita la valutazione multiprofessionale da cui dipende la possibilità di percorsi differenziali, attenti e rispettosi della specificità delle singole situazioni (psicopatologiche?), della declinazione delle stesse nelle vite di soggetti autori di reato, non imputabili in quanto “incapaci di intendere e di volere”. La conseguenza temuta è che sui Dipartimenti di salute mentale (Dsm) si scaricherebbero vite e situazioni psicopatologiche che potrebbero meglio essere gestite da Sert, Noa, servizi che si occupano di persone con deficit cognitivo, con esclusione dei soggetti a forte attitudine criminale non imputabili ex articolo 88 Codice penale.
Le società scientifiche mediche vogliono assolutamente evitare che i servizi pubblici di assistenza psichiatrica siano travolti da una modalità di chiusura degli opg che non tenga conto delle diversità delle persone e non rispetti le competenze professionali e trattamentali  oggi disponibili.



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Il razzismo e il rifiuto del godimento dell'Altro

2/6/2014

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di Eric Laurent

I recenti dibattiti che hanno avuto luogo a partire dalla proibizione dello spettacolo di Dieudonné  fanno risuonare in maniera decisamente attuale alcune anticipazioni lacaniane sulla funzione della psicoanalisi nella civiltà. Le ultime parole del seminario XIX, nel giugno del 1972, hanno di mira precisamente il nostro futuro. L'uscita dalla civiltà patriarcale a Lacan sembrava allora acquisita. L'epoca post-68 riecheggiava ancora dei discorsi sulla fine del potere dei padri e sull'avvento di una società di fratelli, accompagnati dall'edonismo felice di una nuova religione del corpo.


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Per una salute mentale non segregativa

29/5/2014

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di Valerio Canzian (Urasam Lombardia)

Di fronte alle modifiche approvate in Senato sulla conversione del Decreto legge 52/2014, in ordine alle modalità di chiusura e superamento degli Opg, diversi psichiatri e alcune categorie professionali della psichiatria, tra cui la SIP Società Italiana di Psichiatria, hanno manifestato il loro dissenso nel merito delle modifiche apportate approvate in Senato, da loro valutate negative, mentre considerate  migliorative dai Comitati stop Opg e da varie associazioni di familiari.
Desidero anch’io, in qualità di familiare, di rappresentante di Associazioni di familiari e di membro del Comitato stopOpg Lombardia, esprimere alcune riflessioni su una questione complessa, poco approfondita e foriera di suscitare trasversalmente reazioni.     



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Aolescenti da curare o da ascoltare?

9/2/2014

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Un’opinione sui progetti innovativi riferiti al disturbo dell’attenzione e all’iperattività ADHD, adolescenza e pre adolescenza.

di Valerio Canzian



E’ certo che ci troviamo da parte dei Servizi di salute Mentale di fronte a una spinta alla medicalizzazione di qualsiasi forma di disagio, comportamento, disturbo, malattia.  Sappiamo che il difetto sta già nel Manuale Diagnostico dei Disturbi DSM IV ora DSM V che  su basi statistiche tende ad attribuire una diagnosi di malattia a ciascun comportamento o sofferenza dell’essere umano tra cui l’ADHD. Il DSM V ha visto la moltiplicazione delle malattie, tra le quali anche un semplice lutto. Una tendenza a definire malattie i problemi umani e a cercare di porvi rimedio aggredendoli come se fossero malattie. Sappiamo che il DSM è sorto in America per soddisfare le esigenze delle compagnie assicurative alle quali serviva attribuire una misura alle prestazioni. Non una esigenza clinica quindi ma amministrativa. E tale è rimasta la sua funzione oggi. Sono stati smascherati e confessati i conflitti di interesse di tanti professionisti che hanno contribuito alla costruzione delle varie edizioni del DSM, portando ad associare alla misurazione delle prestazioni la diagnosi e la relativa prescrizione farmacologica. La crescita esponenziale dell’uso dei psicofarmaci ne è stata la conseguenza a tutto vantaggio delle case produttrici di farmaci che si sonno incuneate anche truccando i risultati delle sperimentazioni. Vedi al riguardo la recente pubblicazione del libro “ Indagine su un’epidemia - di Robert Whitaker - Giovanni Fioritti Editore - Lo straordinario aumento delle disabilità psichiatriche nell’epoca del boom degli psicofarmaci”. Una denuncia sull’abuso e conseguenze di psicofarmaci in America. Nessun carattere scientifico può essere attribuito quindi al DSM V, il Manuale Diagnostico.




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La passe smentisce il romanzo famigliare del nevrotico

23/1/2014

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Intervista ad Antoni Vicens

Nel suo ultimo libro Lenta, precipitadamente. Una experiencia psicoanalitica, Antoni Vicens psicoanalista e docente spagnolo, ricapitola o ricrea la passe, testimonianza della propria analisi, la cui logica e la cui procedura sono state teorizzate da Jacques Lacan per aprire l’esperienza psicoanalitica a una possibile trasmissione.
Il libro di Vicens pubblicato dall’Università Generale di San Martin nella collana Tyche mostra come un analista può parlare dei momenti chiave della propria esperienza dell’inconscio e del suo termine.
  
Antoni Vicens vive a Barcellona, è membro dell’Escuela Lacaniana de Psicoanalisis (ELP) e dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi (AMP). È l’attuale Presidente dell’ELP e insegna Filosofia all’Università Autonoma di Barcelona.


 T : Qual è la differenza tra la testimonianza di passe e il romanzo familiare del nevrotico?

V : Lacan ha definito chiaramente la passe, e l’attuazione  della sua procedura è stabilita dai regolamenti. Il resto lo decidono i nuovi analisti nominati nella Scuola. La passe smentisce il romanzo familiare del nevrotico. Se nel romanzo famigliare il nevrotico si costruisce una famiglia che sia per lui più familiare di quella in cui è nato, nella passe appare invece l’unheimlich di quella famiglia, qualunque essa sia, dove  si sono costituiti i primi oggetti di desiderio e d’amore. Il romanzo familiare implica un disaccordo con la propria famiglia, nella passe si ottiene invece un: “Mi piace così”, non c’è Altro dell'Altro.
 
T : Ci sono momenti in cui il libro si legge come un romanzo. Mai però come un'educazione delle passioni. Come ha ottenuto questo effetto?

V : Le passioni non si educano, ciò che si impara è ad accettarle come guida dell’esistenza, della creazione, della circolazione dei doni.

T : Qual è la differenza strutturale tra la passe e una sorta di rivelazione mistica?

V : La rivelazione mistica implica una dichiarazione dell'ineffabile e dell’infinito. La passe è fatta di spiegazioni. Pur sapendo che non si raggiunge mai la fine, la testimonianza di passe, entro i limiti dell’esistenza, è finita. È come quel che Lacan nella prima fase del suo insegnamento, chiamava la soggettivazione della propria morte. Entrambe hanno in comune una sorta di amore in assenza dell'Altro.
 
T : La domanda precedente si riferisce ad alcune pagine di Carlos Castaneda o di René Daumal. A tratti sembrerebbe il discorso di qualcuno appesantito dalle scorie dell’io, dove parlano entrambi entrambi.

V : Non conosco abbastanza i riferimenti citati per rispondere .
 
T : Quanto tempo occorre essere stati in analisi prima di chiedere la passe? Poiché queste cose non si trattano su un piano cronologico, credo sia una domanda congetturale. Cosa può tuttavia dirne?

V : I passant spesso dicono che l’analisi stessa li ha spinti a dare testimonianza, e che doveva essere in quel momento e non in un altro .
 
T : Chiunque abbia fatto la passe, si trasforma necessariamente in uno psicanalista?

V : Non conosco nessun caso in cui non sia stato così. E spesso accade che il passant sia qualcuno che ha già esperienza come psicoanalista. L'obiettivo principale della passe è di ottenere un sapere sul passaggio da psicoanalizzante a psicoanalista. Il futuro della psicoanalisi dal sapere che otteniamo su questo passaggio dipende.


L’intervista è stata realizzata da Telam a Barcellona
 


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Il dibattito sul deficit d'attenzione con iperattività

20/1/2014

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L'ADHD ovvero il deficit di attenzione e iperattività è davvero una malattia? Le ultime ricerche dicono di no

di Fabio Sinibaldi

La sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività (in inglese Attention Deficit e Hyperactivity Disorder, da cui la sigla ADHD) ha creato grande confusione negli ultimi anni. Il numero di diagnosi è cresciuto vertiginosamente, circa un bambino su cinque sembrerebbe affetto da questa sindrome (dato rilevato dal Federal Centers for Disease Control and Prevention). I genitori si sono disperati, alcuni insegnanti coscienziosi sono entrati in crisi sul da farsi, altri hanno trovato una comoda etichetta per liberarsi dei bambini difficili da gestire. I professionisti del settore hanno cominciato a cercare di “curare” il fenomeno, ma spesso con scarsi risultati. In un quadro caotico del genere ha fatto scandalo, di recente, la dichiarazione di Leon Eisenberg, la persona che aveva ideato e definito l’ADHD come una patologia. Oggi il dottor Leon Eisenberg si è pentito è ha confessato che tale patologia non esiste, si tratta solo di un’invezione (Dal settimanale tedesco Der Spiegel, 2 febbraio 2012).
A questo punto per fare chiarezza sul tema conviene fare un passo indietro. Le diagnosi mediche e psicologiche nascono come etichette rapide per capire di cosa si sta parlando. Purtroppo, storicamente, le etichette tendono a vivere di vita autonoma, diventano un marchio indelebile che accompagna la persona. Un esempio tratto dalla vita quotidiana può rendere bene il concetto: se conosciamo una persona che sia chiama Marco e diciamo che è sovrappeso stiamo mettendo un’etichetta riduttiva che non tiene conto di quanti chili è sovrappeso, se questo gli crea problemi fisici o mentali, se ha preso quei chili perché pensa erroneamente che il fritto sia un cibo dietetico e lo mangia tutti i giorni oppure perché è molto stressato e non metabolizza bene i carboidrati (o altro ancora). Quando parleremo di Marco con altre persone ci riferiremo a lui come “chi? quello sovrappeso?”, fissando per sempre un’immagine parziale della persona, come se fosse la cosa più sicura al mondo. Pensate che lo stesso fenomeno avviene quando si dice che un bambino ha un deficit dell’attenzione o che è iperattivo. Magari al tempo in cui è stato etichettato così - posto che lo fosse veramente - era solo agitato perché i genitori litigavano spesso, oppure era un bambino molto vivace in una classe di bambini tranquilli. I confronti sono spesso la fonte di tanti inganni e fraintendimenti.



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Seguito del dibattito su Basaglia

30/12/2013

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di Piero Cipriano.

Franco Basaglia nel 1979, l’anno successivo all’approvazione della legge 180, la legge più libertaria al mondo in tema di assistenza al malato mentale, nelle conferenze che tenne in Brasile, tra le molte cose (ancora di straordinaria attualità), disse, citando Antonio Gramsci: “La nostra scienza parte da un dato fondamentale, che è la sconfitta del tecnico tradizionale, cioè di quel tecnico che pensa che non si può fare altro che questo, perché ha come ideologia il pessimismo della ragione. Il nuovo tecnico, invece, deve portare avanti il suo lavoro con l’ottimismo della pratica”. E anche: “Noi, psichiatri democratici, pur avendo stimolato la nuova legge, siamo una minoranza, ma, come direbbe Antonio Gramsci, siamo una minoranza egemonica … ma naturalmente dobbiamo essere molto vigili perché questa minoranza, una volta catturata, può diventare la nuova maggioranza riciclata”. Basterebbe ciò per eleggere Franco Basaglia a psichiatra gramsciano. Tuttavia, sul quotidiano fondato proprio da Gramsci, lo stesso quotidiano che Francesco Guccini, in Eskimo, celebrava con queste parole: “…alcuni audaci in tasca L’Unità…”, trovo uno strano articolo, davvero strano, che vuol essere una risposta al libro di Pier Aldo Rovatti, Restituire la soggettività, ma che soprattutto si propone di demolire la figura di Franco Basaglia.



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Dibattito su Basaglia

23/12/2013

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ImmagineFranco Basaglia nel 1975
La pubblicazione del libro di Pier Aldo Rovatti  "Restituire la soggettività. Lezioni sul pensiero di Franco Basaglia", ha suscitato un vivace scambio di opinioni che riportiamo qui di seguito. Il percorso teorico e pratico dello psichiatra italiano, conosciuto e stimato a livello internazionale, è tutt'altro che archiviato, e anima ancora un dibattito che una visione riduttivamente scientista vorrebbe liquidare. Anche le sue realizzazioni sul piano politico e sociale sono sempre a rischio di essere riassorbite da una burocrazia  e da una politica ansiose di riportare le sue aperture nel binario di una "normalità"  le cui basi sono state minate dal suo pensiero.

Perché Basaglia è ancora attuale

di Pier Aldo Rovatti

Di solito, per tranquillizzare la nostra coscienza, pensiamo che l'epoca dei manicomi sia ormai conclusa. Come se fosse uno ieri molto lontano, ricordiamo pionieri come Franco Basaglia il quale abbandonò le stanze universitarie per andare a dirigere il manicomio di Gorizia: scoperchiò un sottosuolo infernale e i suoi resoconti sono depositati in scritti e immagini che hanno fatto il giro del mondo, fino al documento-racconto che la televisione pubblica ha diffuso in prima serata pochi anni fa. Tuttavia, nella testa della gente, i manicomi sono ormai un capitolo finito e Basaglia, con la "sua" legge del 1978, dopo quasi un decennio di battaglie anti-istituzionalia Trieste, ne avrebbe sancito la definitiva estinzione. Certo non veniva chiuso il capitolo della salute mentale (anzi lo si apriva clamorosamente), ma i manicomi diventavano qualcosa come un brutto ricordo.



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Lo sperpero diagnostico

12/11/2013

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di Caroline Eliacheff, psichiatra, psicoterapeuta

Il quinto manuale diagnostico delle malattie psichiatriche, il famoso DSM, pubblicato in maggio, costerà all'Associazione di psichiatria americana la modica cifra di... venticinque milioni di dollari! Chi denuncia questo "sperpero colossale"? Lo psichiatra americano Allen Frances, curatore della versione precedente. Il pasticcio non è solo finanziario. Allen Frances ha il merito di riconoscere gli errori del passato, allo scopo, scrive, di salvare la psichiatria e soprattutto la normalità, minacciata da chi vuole convincerci che siamo tutti malati. Secondo Allen Frances, chi lo ha concepito, tra i quali lui, non aveva tutti i torti: si è voluto sviluppare uno strumento utile come riferimento per la ricerca che, vittima del proprio successo, ha sostituito la conoscenza clinica. La conseguenza più disastrosa è l’inflazione diagnostica. Allen Frances riconosce di aver fallito nel prevedere tre false epidemie nei bambini: l’autismo, l’iperattività e le patologie bipolari, con gli errori e le prescrizioni di farmaci che le accompagnano. Non è tenero con le aziende farmaceutiche che paragona ai cartelli della droga, giacché gli antipsicotici legalmente commercializzati sono diventati più pericolosi, in termini di salute pubblica, dei prodotti venduti dai trafficanti. La sola cosa che Allen Frances non riconosce, pur essendo provata, è che la maggior parte di quanti hanno concepito il manuale intrattiene rapporti finanziari con le case farmaceutiche.
Non c’è critico più severo di lui per quanto riguarda il  DSM5: "Il DSM5 è il risultato di un'ambizione smisurata, di una realizzazione scadente, e di un processo di elaborazione chiuso. Rischia di trasformare un’inflazione diagnostica già dilagante in iperinflazione, di svuotare di ogni valore la diagnosi psichiatrica e di provocare una nuova ondata di false epidemie". Possiamo quindi aspettarci che il "disturbo dell’umore" trasformi in disturbo mentale le normali espulsioni di collera della vita quotidiana. Per garantire una supposta migliore prevenzione della malattia di Alzheimer, prevenzione che non siamo in grado di fare, si inventa un "disturbo neurocognitivo minore" che tocca la maggior parte delle persone che invecchiano bene, e che può destare in loro solo preoccupazione. Con una crisi bulimia la settimana per tre mesi un normale ghiottone diventa affetto da " iperfagia bulimica ". Malgrado un’unanime levata di scudi, il DSM5 ha esteso la diagnosi di depressione maggiore alle persone in lutto sin dalle prime settimane. Vuol dire per una gran numero di persone. Per quanto riguarda la scoperta della "dipendenza comportamentale", consiste nell’estendere la dipendenza da un prodotto a tutto il nostro comportamento, appena sia un po’ compulsivo, da internet, al sesso o al cioccolato. La buona notizia è che la "sindrome di rischio di psicotico " è stata respinta. Anche se, in realtà, non del tutto: ora c'è una "sindrome con sintomi psicotici attenuati" che rischia di causare un disastro nella la salute pubblica per via di coloro che saranno diagnosticati come psicotici senza mai diventarlo.
È giunto il momento di ricordare che non far danni è la principale qualità di uno psichiatra.

Allen Frances. Saving normal, HarperCollins Publishers

Fonte: Huffington Post, 06. 11. 2013

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