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<channel><title><![CDATA[PSICOANALISI, PSICOTERAPIA, SOCIET&Agrave; - DI COSA SI PARLA]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla]]></link><description><![CDATA[DI COSA SI PARLA]]></description><pubDate>Fri, 03 Jul 2026 16:53:47 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Lettere in giacenza]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lettere-in-giacenza]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lettere-in-giacenza#comments]]></comments><pubDate>Thu, 21 May 2026 12:37:26 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lettere-in-giacenza</guid><description><![CDATA[Lettere in giacenza Conferenza tenuta presso l'Istituto freudiano, sede di MIlano, il 16 maggio 2026Fouzia TaouzariIntroduzioneLacan pronuncia &laquo;Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi&raquo; in occasione del Rapporto di Roma degli psicoanalisti di lingua romanza, il 26 e 27 settembre, a Roma. Pubblicato negli &Eacute;crits, &egrave; composto di tre grandi parti.La prima parte si intitola &laquo;Parola vuota e parola piena nella realizzazione psicoanalitica del sogget [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/screenshot-2026-05-21-07-48-17_orig.png" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption">Lettere in giacenza</span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><em>Conferenza tenuta presso l'Istituto freudiano, sede di MIlano, il 16 maggio 2026</em><br /><br /><strong>Fouzia Taouzari<br /><br />Introduzione</strong><br />Lacan pronuncia &laquo;Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi&raquo; in occasione del Rapporto di Roma degli psicoanalisti di lingua romanza, il 26 e 27 settembre, a Roma. Pubblicato negli <em>&Eacute;crits</em>, &egrave; composto di tre grandi parti.<br />La prima parte si intitola &laquo;Parola vuota e parola piena nella realizzazione psicoanalitica del soggetto&raquo;; la seconda parte &mdash; che dobbiamo commentare oggi &mdash; porta il titolo: &laquo;Simbolo e linguaggio come struttura e limite del campo psicoanalitico&raquo;; e l'ultima parte si intitola: &laquo;Le risonanze dell'interpretazione e il tempo del soggetto nella tecnica psicoanalitica&raquo;.<br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">A mo' di preambolo &mdash; Un contesto di crisi</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Qualche mese prima, Lacan lascia la SPP (Soci&eacute;t&eacute; Psychanalytique de Paris), di cui era membro dal 1934. Questa aveva fino ad allora il monopolio istituzionale della formazione psicoanalitica in Francia, sotto la tutela dell'IPA (International Psychoanalytic Association) creata da Freud e i cui membri si erano sviati dopo la sua morte tanto sul piano teorico quanto nella pratica stessa. Lacan si scontra con il conformismo della pratica analitica istituzionalizzata dalla SPP, in particolare attraverso la standardizzazione della durata delle sedute. Questa standardizzazione della pratica era in totale contraddizione con il discorso analitico: la presa in conto della singolarit&agrave; del paziente. Lacan interpreter&agrave; l'IPA, su questo punto, qualificandola come SAMCDA &mdash;&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Soci&eacute;t&eacute; d'Assistance Mutuelle Contre le Discours Analytique</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il 18 giugno 1953, Lacan e alcuni altri fondano la SFP (Soci&eacute;t&eacute; Fran&ccedil;aise de Psychanalyse). Per aprire le attivit&agrave; di questa giovane societ&agrave;, Lacan tiene una conferenza davanti a un uditorio di 63 persone, intitolata: &laquo;Il simbolico, l'immaginario e il reale&raquo;. Questa conferenza, tenuta l'8 luglio 1953, pone le prime jalons del suo orientamento nello studio della psicoanalisi, di cui struttura il campo a partire da questo ternario. Sulla sua scia, pronuncia &laquo;Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi&raquo;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo testo inaugurale, dal titolo originale, sar&agrave; il punto di partenza del suo insegnamento, portato da un desiderio di essere il pi&ugrave; vicino possibile all'esperienza analitica cos&igrave; come fu inventata da Freud. Desideroso di restituire all'esperienza analitica le sue lettere di nobilt&agrave; nei fondamenti che essa trae dal linguaggio. &Egrave; con queste parole che Lacan introduce la sua conferenza a Roma.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nella seconda parte egli esplicita il problema che lo occupa nei seguenti termini: il disprezzo attuale per le ricerche sulla lingua dei simboli. Prende di mira i post-freudiani che ignorano questo principio fondamentale per cui la legge dell'uomo &egrave; la legge del linguaggio, e nessuno &egrave; tenuto a ignorare la legge. Lo schiacciamento dell'esperienza analitica come analisi dell'io ha come conseguenza la chiusura dell'inconscio e, di conseguenza, la piattezza della verit&agrave;.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan e il suo ritorno a Freud</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan ha l'ambizione di dare un fondamento scientifico &mdash; a partire dalle leggi del linguaggio &mdash; alla psicoanalisi. Lo annuncia fin dalle prime pagine nei seguenti termini: &laquo;Se la psicoanalisi pu&ograve; diventare una scienza &mdash; poich&eacute; non lo &egrave; ancora &mdash; e se non deve degenerare nella sua tecnica &mdash; e forse &egrave; gi&agrave; cos&igrave; &mdash;, dobbiamo ritrovare il senso della sua esperienza.&raquo;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dalla morte di Freud, la psicoanalisi si allontana dalle sue origini freudiane, in particolare attraverso Heinz Hartmann, considerato all'epoca come il suo erede. Nel 1939, subito dopo la morte di Freud, pubblica&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La psicologia dell'Io e i problemi di adattamento</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Hartmann, insieme a Rudolph Loewenstein (che fu l'analista di Lacan) ed Ernest Kris, promuovono l'ego-psychology, riducendo la psicoanalisi al rango di una psicologia adattativa che si pretende scientifica. Giungono a &laquo;negare &mdash; nota Lacan &mdash; {&hellip;} la funzione propria del linguaggio. {&hellip;} a titolo di teoria dell'ego o di tecnica di analisi delle difese, di quanto pi&ugrave; opposto all'esperienza freudiana.&raquo; Misconoscendo la scoperta freudiana dell'inconscio, la condannano all'oblio e l'esperienza alla rovina. Di fronte alla minaccia di veder scomparire la psicoanalisi, Lacan iscrive la necessit&agrave; di un ritorno all'opera di Freud.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan chiama dunque a ritrovare il senso dell'esperienza freudiana affinch&eacute; la sua tecnica non sprofondi nell'oblio. A misconoscere l'origine della disciplina, &egrave; la psicoanalisi stessa a essere minacciata di scomparire. Lacan parte da ci&ograve; che costituisce l'attualit&agrave; in materia di pratica e di formazione analitica. Che cosa aveva osservato Lacan quando era alla SPP? Che nessuno leggeva pi&ugrave; veramente Freud, giudicato superato. Lo esprime cos&igrave;: &laquo;Non &egrave; sufficiente dirsi tecnici per autorizzarsi di non capire un Freud III a ricusarlo in nome di un Freud II che si crede di capire, e l'ignoranza stessa in cui ci si trova di Freud I&hellip;&raquo; Questo ritorno a Freud &egrave; motivato dal fatto che non c'&egrave; &laquo;presa pi&ugrave; totale della realt&agrave; umana di quella che &egrave; offerta dall'esperienza freudiana.&raquo; Lacan ha osservato che gli psicoanalisti post-freudiani si sono cos&igrave; allontanati dalla scoperta freudiana abbandonando l'inconscio a vantaggio dell'Io. L'analista si pone allora come garante della realt&agrave; dirigendo la cura nel senso di un riadattamento del paziente alla realt&agrave; comune. La pratica analitica &egrave; concepita come una rieducazione in cui si tratta di correggere il rapporto del soggetto con il mondo. La mira della cura era l'identificazione del paziente all'Io dell'analista. Questa deriva della pratica analitica era dovuta al privilegio accordato alla seconda topica che Freud aveva introdotto nel 1920: Es, Io, Super-io. Hanno dimenticato l'inconscio a vantaggio dell'Io. Eppure questa seconda topica, lungi dall'annullare la prima topica dell'inconscio, &egrave; &laquo;uno sforzo di Freud per isolare nel soggetto registri strutturalmente distinti, che lui stesso andr&agrave; a repertoriare come quelli di: l'immaginario, del simbolico e del reale. L'io si iscrive nella relazione narcisistica in quanto essa struttura la relazione del soggetto con il suo simile. Il Super-io indica il rapporto che il soggetto intrattiene con la legge. L'E &egrave; situato al limite del simbolico.&raquo; Per Lacan questo segna la perdita di senso quanto all'esperienza stessa della cura analitica. Hanno ricoperto l'esperienza freudiana &mdash; quella dell'inconscio che, all'epoca, aveva fatto scandalo &mdash; con un velo d'ignoranza. Tornare alla scoperta freudiana significa rimettere la parola al centro dell'esperienza. Il titolo della nostra parte mette l'accento sul simbolo e il linguaggio come struttura e limite del campo psicoanalitico. Perch&eacute; questa importanza accordata al simbolo e al linguaggio?</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">L'esperienza analitica &egrave; un'esperienza di parola</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo privilegio accordato all'Io riduceva la pratica dal lato dell'immaginario, eclissando l'altra scena: quella dell'inconscio. Per Lacan, i sintomi sono legati al fatto che si parla. La parola, il discorso, il linguaggio ha come conseguenza ci&ograve; che Freud chiama inconscio. C'&egrave; dell'inconscio perch&eacute; si parla. Da ci&ograve; si deduce un orientamento: la psicoanalisi non affronta la sofferenza del soggetto a partire dal suo cervello n&eacute; dalle sue emozioni, ma a partire dagli effetti del linguaggio sul suo corpo. Cos&igrave; i sogni, i lapsus, le dimenticanze, ecc., si presentano come fenomeni che sfuggono alla coscienza perch&eacute; appartengono all'inconscio. &Egrave; per questo che &laquo;quello che cerco nella parola &egrave; la risposta dell'altro. Quello che mi costituisce come soggetto &egrave; la mia domanda.&raquo; Parlare &egrave; una domanda. Dal momento in cui parlo, domando qualcosa. &Egrave; questo che Lacan mette in evidenza quando elabora il desiderio a partire dallo stadio dello specchio come desiderio di riconoscimento. Per far esistere l'inconscio, l'analista non risponde a specchio alla domanda &mdash; mira al soggetto che parla e che non sa quello che dice. Freud ha scoperto un campo clinico fino ad allora inesplorato, quello &laquo;delle incidenze, nella natura dell'uomo, dei suoi rapporti con l'ordine simbolico, e della risalita del loro senso fino alle istanze pi&ugrave; radicali della simbolizzazione nell'essere.&raquo; Non &egrave; forse in ci&ograve; che manca e che zoppica che l'essere del soggetto si rivela a sua insaputa? Il soggetto crede di essere padrone di ci&ograve; che dice e tutt'a un tratto fa un lapsus o una parola gli sfugge che fatica a ritrovare. Fa sogni che lo turbano e vengono a rivelare un desiderio inconscio inconfessabile: &laquo;la verit&agrave; {&hellip;} che sulla sua bocca getta l&agrave; la maschera.&raquo;&sup1;&sup3; Per Freud, queste incidenze che fanno il quotidiano dei nevrotici rivelano l'esistenza dell'inconscio che solo un'analisi centrata sulla parola pu&ograve; far emergere. Nel risvolto di copertina degli&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Altri scritti</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Jacques-Alain Miller nota che Lacan riassumeva in una frase la lezione degli&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Scritti</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">: l'inconscio appartiene al logico puro, vale a dire dei significanti. Sgomberare la logica significante dell'inconscio occuper&agrave; Lacan per tutto il corso di questo primo tempo del suo insegnamento.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Che cos'&egrave; la parola?</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se la psicoanalisi cos&igrave; come Freud l'ha inventata &egrave; un'esperienza di parola, allora, si chiede Lacan: &laquo;Cos'&egrave; la parola? vale a dire il "simbolo"&raquo; &mdash; questione primordiale: &laquo;Cos'&egrave; questa esperienza della parola?&raquo; e, aggiunge, &laquo;per dirla tutta, di porre al tempo stesso la questione dell'esperienza analitica, la questione dell'essenza e dello scambio della parola.&raquo; Per rispondervi, si volge ai testi freudiani sull'inconscio dove tutto &egrave; sostanza, tutto &egrave; perla &mdash; ossia&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'interpretazione dei sogni</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La psicopatologia della vita quotidiana</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;e&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. L'esperienza inventata da Freud &egrave;, in apparenza, di una grande semplicit&agrave;: il soggetto viene da voi e lo invitate a parlare. Le parole che vi rivolge si dispiegano in un discorso concreto la cui logica significante &mdash; attraverso le articolazioni &mdash; eccede ci&ograve; che lui stesso crede di dire. L'analisi &egrave; dunque una pratica di parola. L'analista interviene a partire dai detti del soggetto, la cui significazione inconscia &egrave; da trovare a partire dalla struttura significante del discorso del soggetto. Dunque a partire da ci&ograve; che dice e dalle parole che impiega, le quali non sono mai casuali. Vediamo cos&igrave; che l'analista come l'analizzato si trovano confrontati a ci&ograve; che vuol dire parlare. La parola ha dunque una funzione di cui Lacan andr&agrave; a sgomberare la partizione a partire dal campo del linguaggio. Nel suo testo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La questione dell'analisi laica</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Freud scrive a questo proposito che &laquo;L'analista non utilizza alcuno strumento, neppure per l'esame, n&eacute; prescrive farmaci. {&hellip;} L'analista convoca il paziente a una certa ora del giorno, lo lascia parlare, lo ascolta, poi gli parla e lo lascia ascoltare. {&hellip;} Parole, parole e ancora parole, come dice il principe Amleto.&raquo; La psicoanalisi non consiste n&eacute; nell'osservazione del comportamento dei pazienti n&eacute; nell'analisi dei loro affetti e tanto meno delle loro emozioni. &Egrave; un'esperienza di parola, nella parola e attraverso la parola.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">L'uomo parla, ma &egrave; perch&eacute; il simbolo l'ha fatto uomo.</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan mette in evidenza da questo momento due fatti sgombrati da Freud nei fenomeni che strutturano l'esperienza umana: il linguaggio preesiste alla nostra venuta al mondo e forma una rete di significanti che ci avvolge e proviene da coloro che ci hanno generato. Siamo il prodotto di una storia che ci precede. Si parla di noi prima della nostra venuta al mondo e, nel migliore dei casi, si desiderano cose per noi. Non esisteremmo senza il mondo delle parole, precisa Lacan, perch&eacute; &egrave; il linguaggio a creare il mondo delle cose. Il linguaggio ha il potere di far esistere ci&ograve; che non esiste. Quando dite &laquo;unicorno&raquo; sapete a cosa fa riferimento, ma sappiamo anche bene che gli unicorni non esistono &mdash; &egrave; una creazione linguistica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La nostra identit&agrave; ci viene dall'Altro, poich&eacute; senza l'Altro non siamo nulla. L'essere umano &egrave; l'unico mammifero che deve tutto imparare dalla nascita e per il quale la soddisfazione dei suoi bisogni naturali deve passare per la sfilata della parola e del linguaggio. A differenza degli animali, l'essere umano ha bisogno di nutrimento e di parola, che sono il marchio di un desiderio particolarizzato nei suoi confronti. Spitz ha mostrato, a partire dalla sindrome di ospitalismo, quanto la soddisfazione dei bisogni non sia sufficiente per lo sviluppo del neonato. Ha mostrato che i neonati che venivano nutriti senza attenzione particolare &mdash; vale a dire senza parola che veicolasse un desiderio particolarizzato &mdash; morivano o soffrivano di importanti ritardi di sviluppo. Ci&ograve; dice l'importanza vitale dell'amore e del desiderio nella vita del soggetto, che passano attraverso parole come dono d'amore. Del resto, certe donne possono dire che quando il partner amoroso le abbandona, quando si mura nel silenzio, esse appassiscono, cadono in depressione.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">L'inconscio strutturato come un linguaggio</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In questo ritorno ai testi freudiani, Lacan andr&agrave; a restaurare il filo tagliente della sua scoperta &mdash; quella dell'inconscio. Per questo, propone di riprendere &laquo;l'opera di Freud dalla&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Traumdeutung</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;per ricordarvisi che il sogno ha la struttura di una frase, o piuttosto, attenendoci alla sua lettera, di un rebus, vale a dire di una scrittura&hellip;&raquo; Questo riferimento al testo di Freud da parte di Lacan &egrave; marcato dal fatto che Freud vi descrive le leggi dell'inconscio a partire dal sogno. Freud fa del sogno un rebus che &egrave; da leggere alla lettera. Per questo si tratta di privilegiare il testo rispetto al contenuto immaginario del sogno. Il sogno si presenta attraverso immagini. Ci&ograve; che conta &egrave; il testo cos&igrave; come il soggetto ne parla. &Egrave; per questo che un sogno si legge come un testo. Il riferimento alla lettera mette l'accento sulla scrittura e dunque sul lavoro di d&eacute;chiffrage. Nel suo testo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'istanza della lettera nell'inconscio</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Lacan precisa che: &laquo;Designiamo con lettera questo supporto materiale che il discorso concreto prende a prestito dal linguaggio.&raquo; Per Freud, il sogno &egrave; suscettibile di essere interpretabile e chiede di essere interpretato. Non fa egli del sogno la via regia dell'inconscio? Poich&eacute; l'inconscio &egrave; un voler-essere e attraverso l'interpretazione l'analista lo fa esistere. Da ci&ograve;, precisa Lacan, l'inconscio non &egrave; ontico ma etico. &Egrave; questo fatto d'esperienza, voluto da Freud, che Lacan rimette al centro della pratica. Dal 1953, Lacan andr&agrave; a strutturare l'opera di Freud a partire da &laquo;tre registri che sono ben i registri essenziali della realt&agrave; umana, registri molto distinti e che si chiamano: il simbolico, l'immaginario e il reale.&raquo; &Egrave; nell'antropologia, e pi&ugrave; particolarmente in L&eacute;vi-Strauss, in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Strutture elementari della parentela</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, che Lacan preleva questa tripartizione che gli serve a strutturare l'esperienza analitica. In questo ritorno a Freud, Lacan sposta la dottrina dell'io &mdash; quella della coscienza &mdash; mettendo l'accento sul registro simbolico al fine di render conto dell'inconscio concepito come una catena significante. Per questo, &laquo;prende in prestito dalla linguistica saussuriana il suo algoritmo del segno che adatta alla clinica. Per render conto dei sintomi e delle altre formazioni dell'inconscio cos&igrave; come li interpretava Freud con la sua distinzione condensazione/spostamento, introduce le due operazioni della metafora e della metonimia, che Jakobson aveva appena distinto nella sua poetica.&raquo;</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Il sintomo &mdash; simbolo scritto sulla carne</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il risultato dell'incidenza del linguaggio nel soggetto &egrave; il sintomo come significante di un significato rimosso dalla coscienza del soggetto. Simbolo scritto sulla sabbia della carne. Ritroviamo qui il riferimento alla scrittura del sintomo sul corpo. Il sintomo &egrave; il marchio che infligge il linguaggio all'essere parlante. Il significante mortifica il soggetto &mdash; la parola &egrave; l'assassinio della Cosa &mdash; e dall'altro lato, egli &egrave; chiamato a giocare la sua parte nel mondo in quanto vivente, per la via del desiderio dell'Altro. Il residuo di questa operazione &egrave; il sintomo, che &egrave; il marchio del soggetto per sempre separato dal suo essere. &Egrave; di struttura mancanza d&rsquo;essere. Da un lato abbiamo il sintomo e dall'altro la sua iscrizione come simbolo sulla carne del soggetto. La carne mette l'accento sul fatto che colui che parla ha un corpo. &Egrave; questo che condurr&agrave; pi&ugrave; tardi Lacan a sostituire il concetto di soggetto a quello di&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">parlessere</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Il sintomo come scrittura significa che &egrave; articolato a partire dagli enunciati del soggetto che formano un discorso la cui significazione inconscia attende di essere interpretata. Cos&igrave;, per grazia dell'interpretazione &laquo;ecco che il sintomo inscritto in lettere di sofferenza nella carne del soggetto, si cancella.&raquo; Cos&igrave;, nota Lacan, questi fatti clinici rilevati da Freud nella&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Psicopatologia della vita quotidiana</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, nel motto di spirito e nei sogni, appartengono tutti al campo linguistico. L'analista interviene su questi fatti di parola attraverso l'interpretazione e, con la sua azione &mdash; che appartiene anch'essa alla parola &mdash;, ottiene effetti sul soggetto: effetti di verit&agrave; come dialettica. Questi fatti non sono solo fatti di parola, ma si iscrivono anche nelle leggi del linguaggio e in un discorso che &egrave; scrittura. &Egrave; per questo che Lacan eleva il sintomo alla dignit&agrave; di una scrittura da decifrare, e quindi da leggere. Cos&igrave;, &laquo;{&hellip;} il sintomo si risolve interamente in un'analisi di linguaggio, perch&eacute; &egrave; lui stesso strutturato come un linguaggio, che &egrave; linguaggio la cui parola deve essere liberata. {&hellip;} la natura del linguaggio, {&hellip;} vale a dire la potenza combinatoria che vi dispone le equivoche, e per riconoscervi la molla propria dell'inconscio.&raquo;</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Parola vuota, parola piena</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'interpretazione, attraverso il taglio e la scansione, non pu&ograve; agire che a condizione che si operi a partire dalle leggi del linguaggio e della parola. L'esperienza analitica non ha altro campo che quello retto dal linguaggio. &Egrave; un'esperienza che si svolge con la parola e nella parola. In&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'istanza della lettera nell'inconscio o la ragione da Freud</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Lacan enuncia questo: che &laquo;al di l&agrave; di questa parola, &egrave; tutta la struttura del linguaggio che l'esperienza psicoanalitica scopre nell'inconscio.&raquo; L'azione dell'analista &egrave; regolata dalle leggi proprie del linguaggio. Essa fa apparire nel flusso delle parole vuote una parola piena. Per far questo, l'analista deve mettere da parte il proprio io (i suoi pregiudizi, un voler capire tutto, ecc.) al fine di neutralizzare i miraggi della relazione intersoggettiva e dell'asse immaginario. &Egrave; per questo che Lacan pone al cuore dell'esperienza analitica, come operatore, il simbolo che viene a contrastare l'asse immaginario dove regnano i miraggi dell'io tra rivalit&agrave; o ricerca di prestigio. Lacan introduce un altro elemento nella struttura dell'inconscio: introduce l'Altro. &Egrave; per questo che l'inconscio &egrave; transindividuale: n&eacute; individuale n&eacute; collettivo. Comporta un al-di-l&agrave;, e questo al-di-l&agrave; &egrave; il desiderio. Quando parlate implicate l'Altro. L'altro &egrave; l'Altro del linguaggio. A partire da ci&ograve;, il sintomo si risolve interamente in un'analisi del linguaggio. Come il sintomo, l'atto mancato, precisa Lacan, &laquo;&egrave; un discorso riuscito, anzi abbastanza graziosamente formulato, e [...] nel lapsus &egrave; il bavaglio che gira sulla parola, e proprio dal quadrante che occorre perch&eacute; un buon intenditore vi trovi la sua salvezza.&raquo; Il lapsus rivela il bavaglio che gira sulla parola e che l'analista deve saper cogliere al volo. Per questo, deve far esistere l'inconscio interessando il soggetto a ci&ograve; che dice. Lacan valorizza la dimensione della parola e il suo al-di-l&agrave; che si iscrive nelle leggi del linguaggio. A partire dai testi di Freud, Lacan mette in avanti che il soggetto parla e che una parte di ci&ograve; che &egrave; gli sfugge. L'inconscio, in fondo, dice la verit&agrave; del soggetto &mdash; la sua mancanza d&rsquo;essere di struttura.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Perch&eacute; questa distinzione parola e linguaggio?</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per distinguere ci&ograve; che appartiene alla parola e al linguaggio, Jacques-Alain Miller ci fornisce un'indicazione molto precisa. Questa distinzione, dice, non va da s&eacute;. Lacan ha messo in evidenza questa differenza al fine di orientarsi nei dati clinici con cui abbiamo a che fare nel campo della nostra pratica. Che cosa isola Lacan come leggi del linguaggio? Isola la metafora e la metonimia. Jacques-Alain Miller, nel suo corso di orientazione lacaniana del 1&deg; dicembre 1981, precisa che &laquo;sono queste leggi che egli imputa all'inconscio in quanto strutturano il campo freudiano.&raquo; Fa notare che questa distinzione apportata da Lacan andr&agrave; a modificare la stessa definizione che egli d&agrave; del desiderio. Il desiderio a partire dalla parola prende il colore del desiderio di riconoscimento. Parlo e attendo dall'altro che riconosca la mia parola. &Egrave; per questo che ogni domanda &egrave; domanda d'amore. Il desiderio di riconoscimento &egrave; preso nelle reti della realt&agrave;. L'oggetto &egrave; dapprima, in Lacan, immaginario. Proviene dallo stadio dello specchio ed &egrave; derivato dall'immagine dell'altro a partire dalla relazione speculare che forma l'unit&agrave; dell'io. A partire dal momento in cui Lacan andr&agrave; a isolare il campo del linguaggio da quello della parola, il desiderio non &egrave; pi&ugrave; definito come desiderio di riconoscimento &mdash; quello di una parola che attende di essere riconosciuta dall'Altro &mdash; ma prende la forma inafferrabile della metonimia.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Antinomia del linguaggio e della parola</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Concluderemo sui tre paradossi menzionati da Lacan, in cui i rapporti del soggetto con la parola e il linguaggio sono problematici. In questi tre paradossi, Lacan mette in evidenza quanto il linguaggio domini la parola, ci dice Jacques-Alain Miller.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">primo</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">: &egrave; nella follia che la parola ha rinunciato a farsi riconoscere nell'Altro del linguaggio. Il soggetto non &egrave; rappresentato da un significante per un altro significante, poich&eacute; la metafora paterna non opera. Il soggetto parla in un linguaggio senza dialettica: &egrave; cos&igrave; parlato piuttosto che non parli. Il soggetto &egrave; precluso dal sistema simbolico. La parola non &egrave; l'assassinio della cosa.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">secondo</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;paradosso rilevato da Lacan &egrave; quello del sintomo cos&igrave; come Freud lo descrive. Qui la parola del soggetto si articola nell'Altro del linguaggio e si trova pertanto espulsa dal discorso concreto. Il sintomo &egrave; il marchio del soggetto che parla e dunque, per sempre, separato dal suo essere. &Egrave; di struttura mancanza d&rsquo;essere. Parlo attraverso i miei sintomi. Il sintomo costituisce cos&igrave; una parola a pieno titolo, in quanto implica l'Altro nel segreto della sua decifrazione. La parola del soggetto include l'Altro e attende una risposta. Il sintomo &egrave; questa parola imbavagliata che cerca di essere liberata dall'interpretazione: geroglifici dell'isteria, blasoni della fobia, labirinto della nevrosi ossessiva. I sintomi sono scritture che attendono di essere decifrate. Lettere rimaste in giacenza non essendo state lette e decifrate.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">terzo</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;paradosso del rapporto del linguaggio con la parola &egrave; quello del soggetto precluso dal discorso della scienza. Essa non lascia alcun posto alla parola del soggetto, ridotto cos&igrave; al silenzio. Divenuto oggetto di osservazione e di misura. La neuroimmagine si sostituisce alla parola del soggetto. Maschera di ferro messa sulla verit&agrave; del soggetto. Lacan mostra quanto, a voler ridurre la psicoanalisi a una teoria dell'io, essi non facciano che rinforzare il &laquo;muro del linguaggio che si oppone alla parola.&raquo; L'oggettivazione della scienza, che fa tacere il soggetto, si oppone cos&igrave; radicalmente alla psicoanalisi che invita il soggetto a parlare facendosi docile alla sua soggettivit&agrave;.</span><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Lacan: tra dialettica e struttura]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lacan-tra-dialettica-e-struttura]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lacan-tra-dialettica-e-struttura#comments]]></comments><pubDate>Mon, 11 May 2026 08:04:59 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lacan-tra-dialettica-e-struttura</guid><description><![CDATA[L'illusione della trasparenza del linguaggio    Conferenza tenuta presso l'Istituto freudiano - sede di Milano, il 28 marzo 2026Andres BorderiasIntroduzionePrima di entrare nel dettaglio del capitolo uno di Funzione e campo dellaparola e del linguaggio in psicoanalisi, intitolato "Parola vuota e parola pienanella realizzazione psicoanalitica del soggetto", cercher&ograve; di collocare le lineedi fondo in cui si situa questo scritto di Jacques Lacan: le linee che nedefiniscono la tensione interna [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/screenshot-2026-05-11-alle-09-59-51_orig.png" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption">L'illusione della trasparenza del linguaggio</span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="paragraph" style="text-align:justify;"><em>Conferenza tenuta presso l'Istituto freudiano - sede di Milano, il 28 marzo 2026</em><br /><br />Andres Borderias<br /><br />Introduzione<br />Prima di entrare nel dettaglio del capitolo uno di <em>Funzione e campo della</em><br /><em>parola e del linguaggio in psicoanalisi,</em> intitolato "Parola vuota e parola piena<br />nella realizzazione psicoanalitica del soggetto", cercher&ograve; di collocare le linee<br />di fondo in cui si situa questo scritto di Jacques Lacan: le linee che ne<br />definiscono la tensione interna, le di&#64259;colt&agrave;, il movimento.<br />J.-A. Miller considera <em>Funzione e campo </em>come il testo che d&agrave; inizio<br />all'insegnamento di Lacan. Si tratta infatti di un testo che introduce il<br />fondamento del suo primo insegnamento e al tempo stesso chiama a una<br />riformulazione dottrinale e concettuale della psicoanalisi rispetto a ci&ograve; che<br />era diventata nell'IPA. In questo senso, <em>Funzione e campo</em> &egrave; un appello al<br />ritorno al filo tagliente della verit&agrave; freudiana e al tempo stesso un<br />programma di lavoro che Lacan avrebbe sviluppato nel corso degli anni<br />Cinquanta. Sotto la preminenza dell'ordine simbolico, Lacan avvia lo<br />svuotamento dell'infiammazione immaginaria che aveva pervaso la<br />concezione della psicoanalisi nell'IPA &mdash; con l'<em>Ego-psychology </em>e la <em>Teoria</em><br /><em>della relazione oggettuale</em> &mdash; per tornare all'ispirazione freudiana, al filo<br />tagliente della sua verit&agrave;, a partire dal privilegio che Lacan attribuisce in<br />questo momento all'ordine simbolico, alla funzione della parola e al campo<br />del linguaggio, riportando in primo piano l'inconscio e il soggetto: concetti<br />relegati, misconosciuti, preclusi nell'IPA.<br /><br /></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In questo quadro, Lacan procede interrogando e riordinando anche altri</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">concetti e termini fondamentali della psicoanalisi, nonch&eacute; dell'esperienza</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">analitica, della fine dell'analisi e, di conseguenza, della formazione degli</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">analisti.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Tre mesi prima di presentare questo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Rapporto</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;a Roma si era prodotta la</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">scissione della SFP in seguito a un conflitto per il controllo dell'Istituto. Per</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">chi fosse interessato a seguire da vicino quanto accaduto, J.-A. Miller ha</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">raccolto i testi e i resoconti di quel momento nel libro&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'excommunication: la</em><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">communaut&eacute; psychanalytique&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">en France. Sacha Nacht e Marie Bonaparte</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">erano riusciti a imporre i loro statuti e il loro programma di formazione, e</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sullo sfondo si delineava un rifiuto dell'orientamento che Jacques Lacan</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">aveva cominciato a imprimere alla sua concezione della pratica analitica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dopo la scissione, Nacht aveva proclamato che avrebbe impedito a Lacan</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">di parlare a Roma. Tuttavia, il gruppo italiano consent&igrave; l'intervento di Lacan,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">che nel settembre del 1953 present&ograve; il testo che oggi esamineremo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan, che aveva letto tutto, critica nel Rapporto le varie deviazioni della</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">psicoanalisi della sua epoca e i suoi principali rappresentanti &mdash; in modo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sommario qui, pi&ugrave; estesamente in seguito: la&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Teoria della relazione</em><br /><span style="color:rgb(0, 0, 0)">Pagina di 1 9</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">oggettuale, l'Ego-psychology;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Anna Freud e Melanie Klein; la generazione</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">precedente: Abraham, Ferenczi, Reich, Jones; i suoi contemporanei:</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Bouvet, Rado, Winnicott; e naturalmente coloro con i quali si confronta sulle</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">di&#64256;erenze nella crisi appena scoppiata nell'ambito dell'Istituto, Sacha Nacht</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">e Marie Bonaparte.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Come Lacan a&#64256;erma nella prefazione: "Il discorso che si trover&agrave; qui merita</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">di essere introdotto dalle sue circostanze". Ricordiamo che&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Funzione e</em><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">campo della parola e del linguaggio</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&egrave; il Rapporto teorico annuale che la</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Societ&agrave; Psicoanalitica di Parigi aveva incaricato Lacan di redigere per il</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Congresso che si sarebbe tenuto a Roma nel settembre del 1953. Ed &egrave; in</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">quell'intervallo che si &egrave; prodotta la scissione del nuovo gruppo, la SFP,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">guidato da Daniel Lagache, Lacan, Dolto, Favez-Boutonier e altri &mdash; gruppo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">rimasto fuori dall'IPA in attesa del suo riconoscimento internazionale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In questo senso,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Funzione e campo della parola e del linguaggio</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&egrave; un testo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">tanto epistemico quanto politico: a&#64256;ronta la deriva che la psicoanalisi aveva</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">preso come conseguenza dell'oblio e del rifiuto dell'inconscio e del suo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">statuto secondo la funzione della parola e del campo del linguaggio. Le</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">conseguenze di questo rifiuto avevano inevitabilmente raggiunto la</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">concezione della fine dell'analisi, promuovendo l'idea di una fine analisi</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">come identificazione con l'analista, nonch&eacute; di un'analisi didattica</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">di&#64256;erenziata dall'analisi clinica. Ma anche la concezione del controllo,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'insegnamento e dell'istituzione analitica stessa.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; questa deriva della psicoanalisi verso una psicoterapia dell'io e</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'identificazione &mdash; sostenuta da un idealismo che manteneva l'idea di un</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">presunto sviluppo evolutivo della sessualit&agrave; umana per tappe, e che aveva</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dimenticato, anzi precluso, il filo tagliente della verit&agrave; freudiana: l'inconscio,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">le impasse della sessualit&agrave;, l'incidenza del reale nel trauma, la pulsione di</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">morte o la ripetizione &mdash; per fare posto a una teoria dell'adattamento</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">all'americana. Nei primi capitoli del Rapporto di Roma si trova questa lettura</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">critica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Seguendo Lacan in questo Rapporto, potremmo riassumere questa deriva</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">come la conseguenza di una massiccia immaginarizzazione dell'edificio</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">freudiano, risultato di una lettura confusa de&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'Io e l'Es&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">di S. Freud. J. Lacan</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">si serv&igrave; dello stadio dello specchio per mostrare la determinazione da parte</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'ordine simbolico dei fenomeni immaginari che rendono conto dell'io e</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">del narcisismo. D'altro lato, Lacan, allievo di Koj&egrave;ve agli inizi degli anni</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Trenta e conoscitore dell'opera di F. de Saussure, si serve della dialettica</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">hegeliana e della funzione della parola e del campo del linguaggio per</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">concepire uno statuto dell'inconscio in termini di ordine simbolico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">J. Lacan introduce una di&#64256;erenza tra l'Io &mdash; immaginario &mdash; e il soggetto</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'inconscio, simbolico. L'istanza del soggetto dell'inconscio richieder&agrave; da</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">parte di Lacan un processo complesso di elaborazione nel corso di diversi</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">anni, in quel primo tempo del suo insegnamento, fino a culminare nel suo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">testo del 1960&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio.</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Questo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">processo va da un primo soggetto ancora vicino alla fenomenologia e alla</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 0)">Pagina di 2 9</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dialettica hegeliana a un soggetto strutturalista: un soggetto antipsicologico,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">vuoto di identit&agrave;, di immagine, di contenuti e propriet&agrave;, un soggetto come</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">puro e&#64256;etto dell'articolazione e della rappresentazione significante.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma quel soggetto non &egrave; ancora il soggetto che Lacan concepisce in</span><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Funzione e campo della parola e del linguaggio.</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Il soggetto iniziale, con cui</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan inizia la demolizione dell'io autonomo dell'IPA, &egrave; un soggetto che</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">"comprende" il senso della parola, un soggetto che partecipa alla</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">comunicazione. E l'esperienza analitica &egrave; concepita da Lacan come una</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dialettica tra due soggetti tra i quali circola la parola, al servizio del recupero</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">di una parola piena che restituisce la storia del soggetto che si analizza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">So&#64256;ermiamoci un momento a considerare lo statuto di questo soggetto. Si</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">tratta di un concetto complesso, costruito, che si discosta da qualsiasi</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">reificazione dell'uomo. Ricusa l'oggettivazione delle propriet&agrave; individuali</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">come proprie di una psicologia. Ma, come dicevo, questo non &egrave; ancora il</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soggetto barrato. L'anello intermedio tra lo stadio dello specchio e</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">l'inconscio strutturato come un linguaggio &egrave; quello della psicoanalisi come</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dialettica, che &egrave; ci&ograve; che introduce l'operatore del soggetto. Questo soggetto</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">apre un buco, produce un vuoto nella concezione dell'io propria dell'IPA,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">perch&eacute; in principio si presenta come non-essendo: &egrave; il vuoto del non-</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">essere. Si introduce come non-ente e dovendo costituirsi nell'esperienza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Non &egrave; dato in partenza, deve costituirsi nella parola cos&igrave; come si formula</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">nell'esperienza analitica. Che debba costituirsi significa anche che deve</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">realizzarsi, e ci&ograve; implica che nel suo parentesi la realt&agrave; &egrave; sospesa, appare in</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">forma di realizzazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa realizzazione si produce nel movimento dialettico della parola tra</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">due soggetti. Di modo che il soggetto, in questo momento</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'insegnamento di Lacan, non si concepisce come una risposta del reale,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">ma come una risposta del soggetto, vale a dire che il soggetto &egrave; situato da</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">un altro soggetto. Il soggetto, cos&igrave; come Lacan lo a&#64256;ronta negli anni</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">1948-49, si definisce a partire dal senso, pi&ugrave; concretamente a partire dalla</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">comprensione del senso: "L'azione psicoanalitica si svolge in e attraverso la</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">comunicazione verbale, ossia in una comprensione dialettica del senso"</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">(</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'aggressivit&agrave; in psicoanalisi</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">). "Presuppone dunque un soggetto che si</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">manifesta come tale all'intenzione dell'altro". Questa definizione Lacan non</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">cesser&agrave; di smentirla in seguito, in ogni punto, quando riformuler&agrave; il soggetto</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">in termini di rappresentazione significante. Ma agli inizi degli anni Cinquanta,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">questa &egrave; la chiave che apre la porta a una promozione della parola e del</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">campo del linguaggio in psicoanalisi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa concezione del soggetto del senso e dell'intenzionalit&agrave; sostiene</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">l'intersoggettivit&agrave; come fondamento della comunicazione che si</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">svilupperebbe nella dialettica di un'analisi. Due anni prima Lacan aveva</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">pubblicato&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Intervento sul transfert,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;in cui porta alla massima espressione</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">questa concezione della psicoanalisi. L&igrave; la dialettica appare gi&agrave; come un processo creazionista, non evoluzionista. &Egrave; un processo costituente il cui</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">risultato non &egrave; dato in partenza, e che si sviluppa nella forma di una</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 0)">Pagina di 3 9</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sequenza di movimenti dialettici della verit&agrave;, con scansioni, in cui</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">l'interpretazione dell'analista rilancia ogni volta il dispiegarsi di un sapere</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sulla verit&agrave; del soggetto, la verit&agrave; del suo sintomo. La verit&agrave; e il senso del</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sintomo appaiono come conseguenza dello sviluppo dialettico: si</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">costituiscono.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Bisogna prestare attenzione a questo punto, perch&eacute; un momento dopo &mdash;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">presente gi&agrave; nel testo di&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Funzione e campo della parola e del linguaggio</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&mdash;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan indica la metafora come la figura linguistica che rende conto della</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dimensione creazionista del senso, di&#64256;erenziandola dall'allegoria</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">immaginaria, e l&igrave; inizia il suo spostamento verso lo strutturalismo linguistico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan si situa in questo primo tempo del suo insegnamento</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">contemporaneamente nella dialettica e nello strutturalismo, proprio quando</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">nel panorama culturale francese si accende uno scontro, una battaglia tra</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">fenomenologia, dialettica e strutturalismo. Lacan fa uso di entrambe le</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">prospettive al tempo stesso.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">D'altro canto, questa concezione dell'intersoggettivit&agrave; come dialettica tra</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">due soggetti pone problemi a Lacan, e quasi subito troviamo un Lacan</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">contro Lacan. Dal momento in cui diciamo che in psicoanalisi vi sono due</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soggetti, uno dei quali si manifesta all'altro come tale, il risultato &egrave; che</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">possiamo situare l'uno e l'altro soltanto a partire dalla loro di&#64256;erenza di</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">ruolo. Lacan situa allora lo psicoanalista come soggetto a partire dal suo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">ruolo di personalit&agrave; ideale che deve sostenere nella cura, il che preclude la</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">possibilit&agrave; di dargli statuto come oggetto nel transfert.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per collocare meglio questa tensione tra dialettica e strutturalismo,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">possiamo seguire lo sviluppo che Jacques-Alain Miller ne fa in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">I paradigmi</em><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">del godimento</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Fino a ora non ho fatto riferimento alla problematica del</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">godimento, perch&eacute; questa &egrave; sfumata nel primo tempo dell'insegnamento di</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan dietro il protagonismo che attribuisce all'opposizione tra immaginario</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">e simbolico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il primo paradigma &egrave; quello della &laquo;immaginarizzazione del godimento&raquo;, titolo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">con cui Miller ha designato le conseguenze del primo movimento</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'insegnamento di Lacan quanto alla dottrina del godimento. Esso prende</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">il suo impulso dall'introduzione del simbolico come costitutivo di una</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dimensione di&#64256;erenziata dell'esperienza analitica e di un ordine proprio</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'esistenza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Rispetto al godimento, tali conseguenze restano velate. Ci&ograve; che occupa in</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">un primo tempo la scena concettuale &egrave; la dimostrazione della funzione della</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">parola in quanto portatrice di senso, del campo del linguaggio che ne</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sostiene la struttura e delle operazioni della storia, vale a dire: il dinamismo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">retroattivo delle soggettivazioni e delle risoggettivazioni dei fatti e degli</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">avvenimenti.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La comunicazione &egrave; concepita come intersoggettiva e la dialettica domina</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">questo primo momento concettuale. Comunicazione nell'esperienza</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">analitica della relazione da soggetto a soggetto, come lo stesso Lacan</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 0)">Pagina di 4 9</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">esprime in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Intervento sul transfert,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;quando qualifica ci&ograve; che opera come</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">"dialettica dell'intersoggettivit&agrave;".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa intersoggettivit&agrave; sar&agrave; corretta dalla dissimmetria che Lacan</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">introduce progressivamente nella relazione da soggetto a soggetto. Lacan</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">concepisce inizialmente il soggetto, nel 1948 in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'aggressivit&agrave; in</em><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">psicoanalisi</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, a partire dal senso, dalla comprensione del senso, e questo ci</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">d&agrave; una definizione della psicoanalisi: "L'azione psicoanalitica si svolge in e</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">attraverso la comunicazione verbale, ossia in una comprensione dialettica</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">del senso". Lacan non cesser&agrave; di correggere successivamente questa</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">definizione, poich&eacute; presuppone un soggetto "che si manifesta come tale</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">all'intenzione dell'altro", vale a dire un soggetto entificato, immaginarizzato,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">che si confonde con l'io come una coscienza preesistente a una realt&agrave; che</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">verrebbe colta dialetticamente. Lacan risponder&agrave; a Lacan molto presto</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">a&#64256;ermando che un soggetto non si manifesta con un "io sono", ma con un</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">"tu sei" che ritorna sul soggetto realizzandolo, in una parola che impegna il</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soggetto in una dimensione performativa: quella che caratterizza la parola</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">piena. La parola piena &egrave; dunque quella che rende conto dell'essere del</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soggetto. Inizialmente Lacan propone che sia il soggetto a pronunciarla, ma</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">subito indica che il soggetto riceve il proprio messaggio in forma invertita:</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">nel formulare "Tu sei mia moglie", una parola che lo impegna, ci&ograve; ritorna sul</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soggetto come un "Io sono&hellip;".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">I due soggetti in gioco non sono dunque equivalenti, poich&eacute; il soggetto-</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">analista essenzialmente ascolta, scandisce, interpreta e per questo decide</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sul senso. Da qui l'introduzione nella comunicazione dell'istanza dell'Altro</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">con la maiuscola, che sostituisce l'altro soggetto dell'intersoggettivit&agrave;,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">diventando un Altro assoluto, data la sua posizione con propriet&agrave; distinte da</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">quelle del soggetto, che non trova in lui il suo correlato identico. Poco dopo,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">nell'insegnamento di Lacan, questo Altro diventa luogo della parola, luogo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">del linguaggio, luogo della struttura e luogo di tutte le determinazioni del</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soggetto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Riassumendo brevemente: questo sembra essere il contributo essenziale,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">l'innovazione introdotta da Lacan in questo primo momento del suo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">insegnamento.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La concettualizzazione di cui si tratta &egrave; equivoca, si iscrive sempre tra due</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">poli: quello della parola e quello del linguaggio. Sul versante della parola,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan sviluppa &mdash; pur correggendola &mdash; l'intersoggettivit&agrave;. In controparte,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sul versante del linguaggio accentua sempre pi&ugrave; l'autonomia del simbolico,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">il fatto che la catena significante cos&igrave; come gira nell'Altro ha la sua logica, le</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sue esigenze proprie.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa prima elaborazione rende conto del fatto che si pu&ograve; decifrare</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">l'inconscio nell'esperienza analitica. In F</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">unzione e campo</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;l'inconscio appare</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">ora come linguaggio, ora come parola. L'accento &egrave; posto a volte sulla</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">struttura che l'inconscio comporta, altre volte sul discorso che esso emette,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">che costituisce, al punto che l'inconscio pu&ograve; essere qualificato da Lacan</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">come soggetto.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 0)">Pagina di 5 9</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'e&#64256;etto di questo ingresso di Lacan sul&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">corpus</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;freudiano &egrave; quello di una</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">scissione tra ci&ograve; che procede dalla tecnica di decifrazione dell'inconscio e</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">d'altra parte la teoria degli istinti, vale a dire delle pulsioni. Lacan privilegia la</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">decifrazione in quanto si distacca dal simbolico, suppone la di&#64256;erenza tra</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">significante e significato, e s&rsquo;inscrive in una struttura di comunicazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Da qui la domanda su che cosa diventa ci&ograve; che in Freud si chiama il punto</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">di vista economico, vale a dire il punto di vista della soddisfazione. Freud ha</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">imposto l'evidenza che nelle formazioni dell'inconscio qualcosa si cifra e si</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">decifra. Ma anche per Freud qualcosa si soddisfa in ci&ograve; che si cifra e si</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">decifra. La risposta di Lacan, condizionata dal privilegio che attribuisce alla</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">decifrazione simbolica, &egrave; che la soddisfazione essenziale la troviamo nel</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">fatto stesso della comunicazione, in quanto si lega alla liberazione del</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">senso. Da qui l'importanza della "parola piena", il cui senso impegna e</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">determina il soggetto nel suo essere. La sua relazione con la soddisfazione</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">risiede nell'e&#64256;etto di riconoscimento che eventualmente comporta.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Seminario V</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Lacan si dedica in gran parte a mettere in evidenza la</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soddisfazione che si lega al fatto che l'Altro approvi, ammetta le curiose,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sorprendenti e a volte deviate formazioni linguistiche che provengono dal</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soggetto. Questo accordo, che eventualmente pu&ograve; manifestarsi come riso</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">nel caso del motto di spirito, &egrave; interamente legato a una soddisfazione di</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">ordine semantico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Soddisfazione che possiamo illustrare tanto dal lato del soggetto quanto dal</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">lato dell'Altro. Dal lato del soggetto, l'imprigionamento del senso che</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">produce la so&#64256;erenza: Lacan rende conto del sintomo come un senso non</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">liberato, traduzione della rimozione. Il sintomo si sostiene in un senso</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">rimosso e la soddisfazione avviene con la riapparizione di quel senso. Dal</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">lato dell'Altro, si tratta dell'accoglienza, della registrazione, della validazione</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">del senso soggettivo che culmina nel riconoscimento. Se Lacan si consacra</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">in tal misura al tema del riconoscimento, al punto da fare del desiderio di</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">riconoscimento il desiderio pi&ugrave; profondo del soggetto, &egrave; nella misura in cui</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">questo riconoscimento equivale a una soddisfazione nell'ordine della</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">comunicazione. La parola piena &egrave; quella che coglie nel segno.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Che cosa accade dal punto di vista economico in questa costruzione? La</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">prima risposta &egrave; che si tratta della soddisfazione simbolica. Ma questa non</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">ricopre tutto ci&ograve; di cui si tratta in Freud. Che cosa &egrave; delle pulsioni,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'investimento libidico, delle sue fissazioni, del fantasma, del Super-io,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'io? L'evidenza di questa obiezione trova risposta nel fatto che il</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">simbolico non &egrave; tutto, che lascia fuori di s&eacute; l'immaginario, che &egrave; un altro</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">ordine di realt&agrave; in cui si d&agrave; una soddisfazione di diverso ordine. In altri</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">termini, di fronte alla soddisfazione simbolica &mdash; che estende il suo impero</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sull'insieme dello psichismo &mdash; rimane la soddisfazione immaginaria, che</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan chiama godimento.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se dobbiamo cercare il luogo del godimento come distinto dalla</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soddisfazione simbolica, lo troviamo nell'asse immaginario a-a' in cui Lacan</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">si sforza di far entrare tutto ci&ograve; che Freud indica come investimento libidico.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 0)">Pagina di 6 9</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Vediamo Lacan percorrere il corpus dell'opera di Freud e qualificare di</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">immaginario tutto ci&ograve; che non &egrave; integrabile nell'ordine della soddisfazione</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">simbolica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il godimento propriamente detto, il godimento immaginario, non &egrave;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">intersoggettivo ma intraimmaginario. Non &egrave; dialettico. Lacan lo descrive</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">costantemente come permanente, stagnante e inerte. Per questo, gi&agrave; prima</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">del suo Rapporto di Roma, ritiene che il transfert non appartenga alla</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dialettica dell'esperienza analitica ma dipenda, al contrario, dalla</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dimensione immaginaria, che sorge in un momento di stagnazione della</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dialettica e riproduce quelli che Lacan chiama i modi permanenti di</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">costituzione degli oggetti.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il secondo paradigma dell'insegnamento di Lacan &egrave; quello della</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">significantizzazione del godimento. &Egrave; il secondo movimento del suo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">insegnamento e si mescola con il primo, lo completa e poi,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">progressivamente, gli si impone. Assistiamo a una vera e propria riscrittura</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">concettuale dedicata a dimostrare che tutti i termini versati nella categoria</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'immaginario sono anche, in definitiva, presi nel simbolico, che sono</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">fondamentalmente termini simbolici.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il primo paradigma designa questa enorme riserva immaginaria e, a seguire,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">in un secondo movimento, Lacan mostra la consistenza e l'articolazione</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">simbolica dell'immaginario. Per esempio, il transfert: in un primo tempo si</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">lega al godimento immaginario, e in un secondo momento &egrave; spostato</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sull'asse simbolico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Bene, questo &egrave; il contesto in cui dobbiamo situare questo secondo capitolo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">di&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Funzione e campo della parola e del linguaggio,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;nel quale abbiamo gi&agrave;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">situato l'espressione "parola piena".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Segue uno sviluppo su alcuni punti del capitolo I sui quali mi so&#64256;ermer&ograve; a</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">commentare pi&ugrave; in dettaglio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&bull; "Mostreremo che non c'&egrave; parola senza risposta, anche se non trova</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">che il silenzio, purch&eacute; trovi un ascoltatore, e questo &egrave; il nucleo della</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sua funzione nell'analisi" (p. 237). Qui Lacan indica la struttura di</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">linguaggio nell'interlocuzione e anticipa la funzione dell'Altro, al di l&agrave;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'intersoggettivit&agrave;. Se nel suo dire vi &egrave; parola vuota, &egrave; tuttavia</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">presente la dimensione della domanda e anche quella della seduzione</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">in gioco, un modo in cui Lacan indica la dimensione del transfert.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&bull; "Chiediamoci da dove viene quella frustrazione" (p. 239). Lacan</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">riformula il concetto di frustrazione proprio del kleinismo e dell'</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Ego-</em><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">psychology.</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Non si tratta della mancata risposta alla domanda, ma di</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">un e&#64256;etto del discorso stesso, che conduce il soggetto nell'esperienza</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">della sua mancanza d&rsquo;essere, via via che cadono le sue identificazioni</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">e svanisce l'idea che ha di s&eacute; come falso essere immaginario, per</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">"finire per riconoscere che quell'essere non fu mai che la sua opera</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">nell'immaginario".</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 0)">Pagina di 7 9</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&bull; Di qui Lacan indica che "l'arte dell'analista deve essere quella di</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sospendere le certezze del soggetto, finch&eacute; non si consumino i suoi</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">ultimi miraggi" (p. 241). &Egrave; un orientamento sulla direzione della cura,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">gi&agrave; anche sulla fine dell'analisi: questione che svilupper&agrave; nella</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">seconda parte di questo capitolo, dedicata ora alla parola piena, a</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">partire da p. 244. L'arte dell'analista &egrave; quella della sua interpretazione</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">sul discorso del soggetto, decidendo sul termine significativo. "&Egrave; una</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">punteggiatura felice quella che d&agrave; il suo senso al discorso del</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soggetto" (p. 242).</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&bull; "&Egrave; certamente questa assunzione da parte del soggetto della sua</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">storia, in quanto &egrave; costituita dalla parola rivolta all'altro, che forma il</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">fondo del nuovo metodo al quale Freud d&agrave; il nome di psicoanalisi" e</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">poco pi&ugrave; avanti "i suoi mezzi sono quelli della parola in quanto</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">conferisce alle funzioni dell'individuo un senso; il suo dominio &egrave; quello</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">del discorso concreto in quanto campo della realt&agrave; transindividuale del</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">soggetto; le sue operazioni sono quelle della storia in quanto</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">costituisce l'emergenza della verit&agrave; nel reale" (p. 247). Lacan rende</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">conto qui della sua concezione dell'inconscio come storia, e il compito</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">analitico come assunzione della sua verit&agrave; che deve costituirsi nella</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">relazione intersoggettiva con l'analista.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&bull; Vengono ora alcune definizioni: "L'inconscio &egrave; quella parte del</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">discorso concreto in quanto transindividuale che manca alla</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">disposizione del soggetto per ristabilire la continuit&agrave; del suo discorso</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">cosciente" (p. 248). Vale a dire: il compito analitico mira a ristabilire la</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">parola rimossa e trattenuta nel sintomo. "L'inconscio &egrave; quel capitolo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">della mia storia che &egrave; contrassegnato da un bianco od occupato da</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">una menzogna: &egrave; il capitolo censurato. Ma la verit&agrave; pu&ograve; essere</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">ritrovata; il pi&ugrave; delle volte &egrave; gi&agrave; scritta altrove&hellip; il mio corpo&hellip; i ricordi</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&mdash; documenti d'archivio &mdash;&hellip; nell'evoluzione semantica, nello stock e</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">nelle accezioni del vocabolario&hellip; nella tradizione&hellip; nelle tracce&hellip;".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dispiegamento delle connessioni simboliche, significanti del</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">significante rimosso. Un anticipo di ci&ograve; che presto articoler&agrave; in termini</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">di metafora e metonimia.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&bull; Alla fine di p. 251 Lacan articola la soddisfazione pulsionale con</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">l'ordine simbolico: "ogni fissazione &egrave; anzitutto uno stigma storico&hellip; il</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dimenticato si ricorda negli atti&hellip; lo stadio anale non &egrave; meno</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">puramente storico quando &egrave; vissuto che quando &egrave; ripensato, n&eacute; meno</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">puramente fondato nell'intersoggettivit&agrave;". E subito dopo si scaglia</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">contro le concezioni genetiste e idealizzanti di una presunta</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">"maturazione istintuale" che condurrebbe a un&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">"genital love"</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Lacan</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">relativizzer&agrave; il fattore economico, come abbiamo visto, per concludere</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">questo capitolo con una svolta sul concetto di soggetto: "Il soggetto</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">v a m o l t o a l d i l &agrave; d i c i &ograve; c h e l ' i n d i v i d u o s p e r i m e n t a</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">'soggettivamente'&hellip;", "che l'inconscio del soggetto sia il discorso</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dell'altro&hellip;" (p. 254): ci&ograve; introduce gi&agrave; una asimmetria</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 0)">Pagina di 8 9</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">nell'intersoggettivit&agrave; e nella sua dialettica, poich&eacute; questo altro con la</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">minuscola non &egrave; che l'anticipo del concetto di Altro che vedremo</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">apparire molto presto nel suo insegnamento.</span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le derive del femminismo]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/le-derive-del-femminismo]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/le-derive-del-femminismo#comments]]></comments><pubDate>Wed, 08 Apr 2026 11:51:20 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/le-derive-del-femminismo</guid><description><![CDATA[ &nbsp;Dibattito tenutosi a Milano il 27 marzo 2026 presso l'Istituto freudiano sul tema: Le derive del femminismoAndres BorderiasVi ringrazio per l&rsquo;invito a partecipare a questo dibattito, al quale intervengo non in qualit&agrave; di esperto del tema del femminismo, ma a partire dall&rsquo;orientamento introdotto da Jacques Lacan in merito alla disputa dei sessi.Ho letto con attenzione il notevole testo di presentazione del ciclo redatto da Marco Focchi, Il nemico necessario: come l&rsquo [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:689px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/published/img-6817.jpg?1775649127" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><em>&nbsp;Dibattito tenutosi a Milano il 27 marzo 2026 presso l'Istituto freudiano sul tema: Le derive del femminismo</em><br /><br />Andres Borderias<br /><br />Vi ringrazio per l&rsquo;invito a partecipare a questo dibattito, al quale intervengo non in qualit&agrave; di esperto del tema del femminismo, ma a partire dall&rsquo;orientamento introdotto da Jacques Lacan in merito alla disputa dei sessi.<br />Ho letto con attenzione il notevole testo di presentazione del ciclo redatto da Marco Focchi, <em>Il nemico necessario: come l&rsquo;odio tra i sessi supplisce la relazione impossibile</em>, che ho trovato di particolare ispirazione: un orientamento quanto mai necessario nel nostro tempo. Lo stesso vale per <em>Il femminismo contemporaneo</em>, titolo del rapporto redatto per l&rsquo;AMP nel 2024, di cui Focchi &egrave; stato responsabile in qualit&agrave; di coordinatore del gruppo di lavoro.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Avete convocato questo dibattito sotto il titolo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Derive del femminismo</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">; mi limiter&ograve; a proporre alcune brevi scansioni concettuali a titolo di introduzione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In un contributo ormai imprescindibile per la nostra discussione &mdash;&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Osservazioni su tre incontri tra il femminismo e il non rapporto sessuale</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&mdash; Eric Laurent sottolinea come la temporalit&agrave; dei movimenti femministi contemporanei presenti una configurazione peculiare: essa non si inscrive in una continuit&agrave; lineare, ma si articola piuttosto in ondate successive che scandiscono la storia dei femminismi. L&rsquo;attuale congiuntura corrisponderebbe a una quarta ondata. Si tratta di una configurazione discorsiva specifica che merita di essere indagata: assistiamo infatti a un rinnovamento del discorso femminista attorno a tre assi principali che attraversano la civilt&agrave; occidentale. Da un lato, la denuncia del femminicidio; dall&rsquo;altro, la riapertura del dibattito sulla violenza sessuale, promossa dal movimento MeToo e rilanciata nei contesti universitari legati alle comunit&agrave; LGBT; infine, in relazione alla centralit&agrave; del movimento trans, la forzatura della lingua attraverso le pratiche di scrittura inclusiva. Si pone allora la questione di come tali movimenti si articolino tra loro e se sussista una relazione causale che li leghi. Essi convergono tuttavia nel produrre una nuova urgenza: quella di un dibattito che ecceda la differenza dei sessi e si concentri sulla domanda: &laquo;Che cos&rsquo;&egrave; una donna?&raquo;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Laurent propone di affrontare la deriva attuale a partire dalla logica che sottende, al contempo, la divergenza e la convergenza di obiettivi e posizioni all&rsquo;interno del campo femminista. Lo sviluppo in forma di ondate, cos&igrave; come la moltiplicazione e la coesistenza dei movimenti, rispondono certamente a rivendicazioni differenti &mdash; legittime ogniqualvolta si sia trattato dell&rsquo;estensione dei diritti &mdash; ma diventano problematiche laddove pretendono di chiudere la questione &laquo;che cos&rsquo;&egrave; una donna?&raquo; oppure, in un altro registro, quello dell&rsquo;incontro tra i sessi, quando si tenta di eliminare l&rsquo;ambiguit&agrave; della seduzione e il suo limite rispetto all&rsquo;abuso mediante una formalizzazione contrattuale (come nella legge spagnola nota come &laquo;solo s&igrave; vuol dire s&igrave;&raquo;), emersa nel solco del movimento MeToo a partire dalla questione della violenza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Abbiamo cos&igrave; assistito, nel 2004, a un ampio consenso attorno all&rsquo;approvazione della legge sulle misure di protezione integrale contro la violenza di genere, votata all&rsquo;unanimit&agrave; e orientata a contrastare la violenza maschile. Tuttavia, il dibattito successivo &mdash; incentrato sulla distinzione tra abuso e violenza, riattivato dal caso della &laquo;Manada&raquo; del 2016 e culminato nella legge del &laquo;solo vuol dire &egrave; s&igrave;&raquo; nel 2022 &mdash; ha prodotto un clima di crescente conflittualit&agrave; sociale e politica. Tale tensione si &egrave; ulteriormente accentuata con la Legge trans del 2023, che ha diviso lo stesso governo (fino alle dimissioni della vicepresidente Carmen Calvo, in dissenso con la titolare del ministero per la parit&agrave;) e ha segnato una frattura interna al movimento femminista, cristallizzando la separazione tra due sue correnti.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La legge del 2004 interveniva sul fenomeno del femminicidio, che possiamo leggere come una forma di assolutizzazione ordinaria del godimento, volta a velare il buco della non relazione sessuale. Lacan indica che il fondamento di ogni razzismo risiede nel rifiuto, nell&rsquo;odio del godimento femminile, e che la causa ultima di ogni segregazione affonda nel corpo, nel rifiuto e nella difficolt&agrave; rispetto al godimento dell&rsquo;Altro &mdash; e, in ultima istanza, al godimento femminile &mdash; tanto per un uomo quanto per una donna. Si tratta dunque di un&rsquo;opposizione non soltanto sul piano della parvenza, ma anche sul piano del reale, in quanto connessa alla posizione sessuata.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Un&rsquo;altra modalit&agrave; di velare il buco della non relazione sessuale concerne l&rsquo;uso del linguaggio inclusivo, che mobilita il potere del significante al fine di neutralizzare le differenze, tra cui quella sessuale. Negli Stati Uniti, in particolare, il discorso universitario ha cercato di espungere le passioni odiose dal linguaggio; tuttavia, ci&ograve; non ha prodotto un rafforzamento del legame sociale, se non all&rsquo;interno di comunit&agrave; identitarie di appartenenza. Il politicamente corretto ha tentato di imporsi nei campus come dispositivo di pacificazione delle relazioni tra i sessi e tra le comunit&agrave;, ma senza ridurre il sentimento di solitudine e di esclusione, che anzi ha raggiunto livelli senza precedenti. I tassi di suicidio tra gli adolescenti sono aumentati in modo significativo a partire dal 2011-2012 (+25% tra i ragazzi e +70% tra le ragazze). Il linguaggio inclusivo si inserisce cos&igrave; in un contesto segnato da una lettura delle relazioni in termini di potere &mdash; tratto distintivo del movimento MeToo &mdash; accompagnando il dibattito su abuso, aggressione, seduzione e legame sociale. In numerosi campus &egrave; stata dichiarata una vera e propria guerra alle &laquo;microaggressioni&raquo;, alimentando ulteriormente la discussione sul riconoscimento, sulle politiche identitarie e sulla libert&agrave; di espressione. La nozione di microaggressione designa quelle ferite sottili che colpiscono i soggetti esposti a forme di svalutazione mediate dal linguaggio, colpendo in particolare le minoranze e rinviandole alla loro alterit&agrave;. Da qui il carattere potenzialmente infinito del compito assegnato al politicamente corretto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lo stesso movimento MeToo ha subito una trasformazione, come evidenzia J.-C. Milner in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Riflessioni sul movimento #MeToo e la sua filosofia</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;(2019). Esso ha rappresentato l&rsquo;occasione per una rottura con il discorso universitario: non pi&ugrave; microaggressioni identitarie, ma la macroaggressione rappresentata dal coito concepito come violenza. &laquo;Secondo MeToo, il campo di battaglia decisivo non &egrave; pi&ugrave; il campus universitario, ma l&rsquo;opinione pubblica. L&rsquo;epoca degli articoli brillanti e dei libri eruditi &egrave; superata: contano ormai i mass media e i social network. La questione del coito deve essere posta in modo diretto; a tal fine risultano pi&ugrave; efficaci donne meno titolate e meno visibili online rispetto alle icone dei Women&rsquo;s Studies&raquo;. Milner arriva cos&igrave; a sostenere che l&rsquo;uscita del movimento dal discorso universitario riapre il dibattito sullo statuto della relazione sessuale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa questione tocca il fondamento reale della disputa dei sessi, che Marco Focchi formula con chiarezza attraverso l&rsquo;assioma: &laquo;non c&rsquo;&egrave; rapporto sessuale&raquo;. Nel suo testo, egli individua uno dei tratti pi&ugrave; salienti del presente nell&rsquo;esasperazione e nella radicalizzazione del conflitto: una consolidazione immaginaria dello scontro tra una versione misandrica del femminismo e il neomachismo della &laquo;pillola rossa&raquo;, quest&rsquo;ultimo strumentalizzato dai movimenti di estrema destra. Si tratta, in entrambi i casi, di derive fondate sul rigetto della dimensione reale del problema.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Su questo punto, la psicoanalisi si distingue tanto da ogni tentativo di risolvere l&rsquo;impasse attraverso una logica contrattuale quanto da ogni soluzione ridotta a un puro rapporto di forze. Essa concepisce l&rsquo;accoppiamento sessuale &mdash; in qualunque forma si dia &mdash; come un legame di godimento che viene al posto di ci&ograve; che fa impasse nel significante e che continuer&agrave; a farlo, indipendentemente dalle pi&ugrave; raffinate inclusioni linguistiche.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; in questa duplice prospettiva &mdash; del significante e del sessuale &mdash; che Lacan eleva l&rsquo;impasse a soluzione: una soluzione che, nel campo dell&rsquo;amore, implica ogni volta l&rsquo;invenzione di nuove regole del gioco, regole non scritte capaci di sostenere l&rsquo;incontro con l&rsquo;ineffabile del godimento femminile.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">BIBLIOGRAFIA</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Laurent E., &ldquo;Observaciones sobre tres encuentros entre el feminismo y la no relaci&oacute;n sexual&rdquo;, Revista&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">El Psicoan&aacute;lisis</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;n&ordm; 35, febbraio 2020. ( Esiste una versione digitale:&nbsp;</span><a href="http://www.elpsicoanalisis.elp.org.es/"><span style="color:rgb(0, 0, 255)">www.elpsicoanalisis.elp.org.es</span></a><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;).</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Milner, Jean-Claude, &ldquo;Reflections on the Me Too Movement and Its Philosophy&rdquo;, PROBLEMI INTERNATIONAL, vol. 3, no. 3, 2019 &copy; Society for Theoretical Psychoanalysis. Online: efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/</span><a href="https://problemi.si/issues/p2019-3/04problemi_international_2019_3_milner.pdf">https://problemi.si/issues/p2019-3/04problemi_international_2019_3_milner.pdf</a><br />&#8203;<br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per seguire lo sviluppo di J.Lacan su questo punto si pu&ograve; leggere il testo di Patrick Monribot &ldquo;Construir una mujer&rdquo; nel volume&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Recorridos</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Colecci&oacute;n de la ELP n&ordm; 11, 2016.</span><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La verbosità degli autistici]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/la-verbosita-degli-autistici]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/la-verbosita-degli-autistici#comments]]></comments><pubDate>Wed, 11 Mar 2026 15:58:31 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/la-verbosita-degli-autistici</guid><description><![CDATA[ Alice ViterboNella sua conferenza tenuta a Ginevra sul sintomo, alla domanda che gli viene posta sull&rsquo;ermetismo dei bambini autistici, Jacques Lacan risponde: non &egrave; perch&eacute; non li si sente che non parlino; anzi, sarebbero piuttosto &ldquo;verbosi&rdquo;. Lacan sembra inizialmente rimandare al fatto che l&rsquo;autistico si protegge dal verbo. Questi soggetti sono effettivamente presi nel linguaggio ma, senza la mediazione di un Altro costituito a livello simbolico, il verbo l [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/img-6654_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Alice Viterbo<br /><br /><br />Nella sua conferenza tenuta a Ginevra sul sintomo, alla domanda che gli viene posta sull&rsquo;ermetismo dei bambini autistici, Jacques Lacan risponde: non &egrave; perch&eacute; non li si sente che non parlino; anzi, sarebbero piuttosto <em>&ldquo;verbosi&rdquo;</em>. Lacan sembra inizialmente rimandare al fatto che <em>l&rsquo;autistico si protegge dal verbo</em>. Questi soggetti sono effettivamente presi nel linguaggio ma, senza la mediazione di un Altro costituito a livello simbolico, il verbo li colpisce direttamente.<br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La dimensione verbosa di questi soggetti non si ritrova tuttavia anche nel loro rapporto stesso con la parola? Il dizionario dell&rsquo;Accademia francese indica che&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">verboso</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;si dice di qualcuno che si esprime con un&rsquo;eccessiva abbondanza di parole, che parla molto per dire poco. Cos&igrave;, un giovane soggetto, seguito al CMP da diversi anni, arriva in seduta accompagnato da un oggetto: un foglio che elenca le linee di autobus che prende e il cui percorso si &egrave; recentemente interrotto perch&eacute; il suo titolo di trasporto non ha potuto essere rinnovato. A partire da brevi domande riguardanti questo foglio, risponde con un uso del linguaggio molto singolare, attraverso poche &ldquo;mattonelle&rdquo; di parole o frammenti di frasi che sembrano usciti dal dizionario o da manuali: unit&agrave; fisse, senza possibilit&agrave; di scomposizione al loro interno, ma anche distinte le une dalle altre, senza articolazione diretta tra loro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa originale modalit&agrave; espressiva ci sembra rientrare in una difesa che il soggetto trova di fronte all&rsquo;invasione del verbo, cercando di farne tacere il rumore. Dove parlare in nome proprio resta troppo pericoloso, egli passa attraverso giri indiretti per tenere a distanza ci&ograve; che lo riguarda troppo direttamente. Questi giri necessari non sono forse, in un certo senso, ci&ograve; che rimanda a quel che Lacan chiama il lato verboso del discorso dell&rsquo;autistico? Questo soggetto ci insegna cos&igrave; che dovr&agrave; prima isolare un oggetto di cui potr&agrave; parlare solo in seguito, a condizione di non esserne coinvolto troppo da vicino.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Che gli autistici siano verbosi implica anche che c&rsquo;&egrave; qualcosa da ascoltare. Si tratta quindi di non occuparsi direttamente di loro., Non &egrave; raro infatti che il paziente si chiuda istantaneamente e si irrigidisca non appena ci&ograve; che enuncia viene interpretato dal clinico come una domanda alla quale si dovrebbe rispondere. Questa posizione assume la forma di una volont&agrave; feroce, e per questo soggetto se ne protegge con il mutismo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Piuttosto che orientarsi a partire dal registro della domanda, l&rsquo;autistico pu&ograve; parlare facendosi partner della decifrazione di ci&ograve; che gli accade. Si tratta di partire da ci&ograve; che porta, e di seguirne i meandri, rispettando cos&igrave; la sua modalit&agrave; di parola pur preservando il fatto che lo riguarda.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per ascoltare questi soggetti bisogna dunque saper essere sordi noi stessi &mdash; sordi per il fatto di essere presi nel linguaggio. &Eacute;ric Laurent insegna cos&igrave; che, come condizione preliminare al lavoro con i soggetti autistici, c&rsquo;&egrave; qualcosa da far tacere in se stessi. Far tacere non rimanda forse a quel rumore interiore che rende sordi al lavoro del soggetto? Se questa posizione imposta dalla clinica dell&rsquo;autismo non le &egrave; specifica, si mostra per&ograve; qui particolarmente nuda a causa degli effetti maggiori suscitati dalla bench&eacute; domanda.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si pu&ograve; allora desiderare una riduzione del lato verboso dell&rsquo;autistico e proporgli un sostituto per comunicare pi&ugrave; facilmente? Credere a un possibile cortocircuito equivarrebbe a supporre gi&agrave; noto ci&ograve; che viene incontrato. I momenti di devastazione sarebbero allora solo capricci. Le crisi o l&rsquo;aggressivit&agrave; non testimoniano invece l&rsquo;incontro con qualcosa che colpisce l&rsquo;autistico e che diventa un mistero per lui stesso?</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">1</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Lacan J., &laquo;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Conf&eacute;rence &agrave; Gen&egrave;ve sur le sympt&ocirc;me &raquo;, texte &eacute;tabli par J.</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8209;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A. Miller,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La Cause du d&eacute;sir</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, n&deg; 95,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">avril 2017, p. 17.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">2</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Lacan J., &laquo; Allocution sur les psychoses de l&rsquo;enfant &raquo;,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Autres &eacute;crits</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Paris, Seuil, 2001, p. 367.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">3</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Laurent &Eacute;.,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La Bataille de l&rsquo;autisme. De la clinique &agrave; la politique</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Paris, Navarin, 2012, p. 98.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">4</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Ibid</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">., p. 97.</span><br />&#8203;Fonte: L'Hebdo-Blog n&deg; 397<br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'autismo e i dialoghi rubati]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lautismo-e-i-dialoghi-rubati]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lautismo-e-i-dialoghi-rubati#comments]]></comments><pubDate>Tue, 10 Mar 2026 13:27:18 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lautismo-e-i-dialoghi-rubati</guid><description><![CDATA[         &#8203;Charlotte VoixIn Life, Animated, Ron Suskind racconta come suo figlio Owen, diagnosticato autistico, esca poco a poco dal mutismo prendendo in prestito battute di dialogo dai film d&rsquo;animazione degli studi della Walt Disney. Quando borbotta qualcosa che sembra &ldquo;juicervose&rdquo;, i genitori si accorgono &mdash; osservandolo mentre riavvolge ancora e ancora un passaggio di La sirenetta &mdash; che Owen sta in realt&agrave; dicendo &ldquo;just your voice&rdquo;, nominand [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph"></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/img-6630_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><br />&#8203;Charlotte Voix<br /><br />In <em>Life, Animated</em>, Ron Suskind racconta come suo figlio Owen, diagnosticato autistico, esca poco a poco dal mutismo prendendo in prestito battute di dialogo dai film d&rsquo;animazione degli studi della Walt Disney. Quando borbotta qualcosa che sembra &ldquo;juicervose&rdquo;, i genitori si accorgono &mdash; osservandolo mentre riavvolge ancora e ancora un passaggio di <em>La sirenetta </em>&mdash; che Owen sta in realt&agrave; dicendo <em>&ldquo;just your voice&rdquo;</em>, nominando l&rsquo;oggetto voce richiesto dalla strega del mare, ed &egrave; proprio quell&rsquo;oggetto che per lui &egrave; cos&igrave; difficile cedere.<br /></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A sette anni, Owen, spettatore della nostalgia del fratello maggiore Walt che ha appena spento le candeline, prende la parola per dire ai genitori che, come Peter Pan, Walt rifiuta di crescere. Questa dichiarazione sorprendente fa venire a suo padre l&rsquo;idea di parlargli con una marionetta di Iago, il pappagallo di Aladdin, imitandone la voce, ed &egrave; grazie a questo dispositivo che, per la prima volta, Ron Suskind riesce ad avere una conversazione con suo figlio. Da quel momento, tutta la famiglia asseconda la passione di Owen per i film d&rsquo;animazione, incarnando a turno eroi, cattivi e comprimari, il che permette loro di tessere una lingua comune.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel 1999, Owen Suskind amplia il suo repertorio includendo un film prodotto dalla 20th Century Fox,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Pagemaster &ndash; L&rsquo;avventura meravigliosa.</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Suo padre osserva sottilmente che questo film sembra pensato per lui, che pare evolvere su un piano parallelo: &egrave; la storia di Richard, un ragazzo timoroso che, rinchiuso in una biblioteca dalla quale cerca di uscire, diventa un personaggio animato bidimensionale e incontra gli eroi dei suoi libri, scesi direttamente dagli scaffali. Il film ha la particolarit&agrave; di mescolare riprese dal vivo e animazione 2D; fornisce cos&igrave; un&rsquo;illustrazione quasi letterale dell&rsquo;invenzione di Owen, che si fa personaggio animato per poter parlare. Il suo gusto per&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Pagemaster&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">esemplifica il modo in cui l&rsquo;immaginario viene a sostenere la sua inserzione nel legame sociale, ricorrendo a un &laquo;Altro di sintesi&raquo; in mancanza di un Altro del significante. I film d&rsquo;animazione e i loro personaggi vengono a circoscrivere la realt&agrave; di Owen permettendogli al tempo stesso di aprire un canale con essa. Molto pi&ugrave; che un interesse ristretto, i film costruiscono un punto di articolazione tra i diversi registri dell&rsquo;oggetto &mdash; e pi&ugrave; precisamente una stratificazione che, contrariamente alla metafora, non &laquo;sostituisce&raquo; ma piuttosto &laquo;sovrappone&raquo;, stabilizzando i diversi piani che coesistono.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Infilandosi fragorosamente tra gli scaffali della biblioteca municipale di Columbia a nove anni, Owen incarna Macaulay Culkin che interpreta Richard mentre diventa un cartone animato; come una frattale, l&rsquo;immagine di un&rsquo;immagine in un&rsquo;immagine si declina all&rsquo;infinito e illustra una modalit&agrave; particolare della &laquo;metamorfosi moltiplicativa in uno sciame&raquo;, effetto della preclusione del cardine del S</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8321;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Nell&rsquo;autismo, ci&ograve; comporta un&rsquo;assenza di rappresentazione del soggetto e d&agrave; luogo a una certa forma di caos (che Owen circoscrive nell&rsquo;invenzione del personaggio di Lord Fuzzbuch, una sorta di re dei cattivi il cui effetto &egrave; lasciare &laquo;nebbiosi, confusi e in circolo&raquo;). La reiterazione dei significanti senza effetto di significato non costituisce una catena, ma produce una successione, al tempo stesso immutabile e mobile. Per Owen, che riavvolge instancabilmente le sue VHS per riprodurne i dialoghi, essa &egrave; sempre occasione di gioia. Questa reiterazione lo anima, nel senso che la trasformazione in immagine rende possibile anche il movimento della sua vita e, inoltre, i cambiamenti che vi si producono.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">1</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Suskind R.,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Life, Animated : A Story of Sidekicks, Heroes, and Autism</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, New York, Kingswell, 2014.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">2.</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Pixote H., Johnston J.,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">The Pagemaster</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, film, 1994, avec Macaulay Culkin dans le r&ocirc;le principal.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">3</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Cf. Maleval J.</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8209;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">C.,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;Autiste et sa voix</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Paris, Seuil, 2009.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">4</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Miller J.</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8209;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A., &laquo; Pr&eacute;face &raquo;,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">in</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Maleval J.</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8209;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">C.,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La Diff&eacute;rence autistique</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Saint-Denis, PUV, 2021, p. 13.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">5</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Suskind O., &laquo;Sidekicks &raquo;, in Suskind R., Life, Animated&hellip;, op. cit., p. 347. &laquo;It leaves you foggy and confused and&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">spinning in circles.&raquo;</span><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'autismo e l'apertura alla lingua]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lautismo-e-lapertura-alla-lingua]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lautismo-e-lapertura-alla-lingua#comments]]></comments><pubDate>Mon, 09 Mar 2026 13:19:56 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/lautismo-e-lapertura-alla-lingua</guid><description><![CDATA[ Dominique Holvoet&#8203;L'autismo, a partire dal lavoro di Rosine e Robert Lefort, costituisce senza dubbio la categoria clinica fondamentale del campo aperto da Freud, se lo si vuole ammettere come lo statuto nativo del soggetto. Ma ci&ograve; &egrave; possibile a condizione di percorrere il cammino dall'inconscio strutturato come un linguaggio fino all'inconscio abitato da lalangue. E senza dubbio occorre aggiungere &laquo;il cammino di andata e ritorno&raquo;. Poich&eacute; non si tratta di  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/img-6582_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Dominique Holvoet<br /><br />&#8203;L'autismo, a partire dal lavoro di Rosine e Robert Lefort, costituisce senza dubbio la categoria clinica fondamentale del campo aperto da Freud, se lo si vuole ammettere come lo <em>statuto nativo del soggetto.</em> Ma ci&ograve; &egrave; possibile a condizione di percorrere il cammino dall'inconscio strutturato come un linguaggio fino all'inconscio abitato da <em>lalangue</em>. E senza dubbio occorre aggiungere &laquo;il cammino di andata e ritorno&raquo;. Poich&eacute; non si tratta di lasciare che ciascuno parli da solo, abitato dalla propria <em>lalangue</em>. Lacan ci indica la via formulando che &laquo;<em>lalangue</em> &egrave; un problema comune&sup1;&raquo;. Come accompagnare il soggetto autistico affinch&eacute; possa &laquo;creare un raccordo con il soggetto della catena significante e lasciarsi scivolare nella lingua comune&sup2;&raquo;?<br /><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il cambiamento a cui mira l'operazione analitica con l'autistico consiste nell&rsquo;offrirgli l'occasione di aprirsi all'Altro senza che abbia l'impressione di perderci troppo. Aprirsi all'Altro implica aprirsi al senso &mdash; che &egrave; proprio ci&ograve; che l'autistico non si arrischia a fare, a meno che non vi trovi serie garanzie. In questo consiste la costruzione del bordo autistico, attraverso cui il margine di rapporto con l'Altro diventa tollerabile. Informarsi attraverso le testimonianze degli autistici permette di imparare da loro che il senso &egrave; sempre equivoco, e che conduce a far vacillare ogni consistenza. Di conseguenza, il pericolo maggiore per il soggetto autistico &egrave; proprio quello di perdere il controllo del proprio corpo, del proprio essere e della propria inscrizione nel mondo. Per questo, come indica Jacques-Alain Miller, l'assenza di controllo &laquo;ritorna nella forma pluralizzata di quelle regole assolute e d quegli ordinamenti rigidi ai quali tutte le testimonianze mostrano che l'autistico aspira&sup3;&raquo;. Troviamo qui ci&ograve; che motiva il tratto essenziale della difesa autistica dell'immutabilit&agrave;, questa famosa&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">sameness</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;che J.-A. Miller propone di tradurre con &laquo;medesimezza&raquo;. Il secondo termine di Kanner,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">aloneness</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, che egli traduce con &laquo;solitudine&raquo;, appare qui come la conseguenza di questo potente desiderio di medesimezza. Nella prefazione che redige all'opera di Jean-Claude Maleval, questa necessit&agrave; imperativa conduce J.-A. Miller a stabilire la tesi della preclusione del significante-padrone come ci&ograve; che specifica la differenza autistica. Riprende cos&igrave; la tesi dei Lefort, citata da J.-C. Maleval, secondo cui &laquo;il cardine del significante-padrone iniziale, l'S</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8321;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, &egrave; precluso</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8308;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&raquo;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si osserva cos&igrave;, in numerosi soggetti, la reiterazione di un S</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8321;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;senza Altro, in forme limitate o estremamente sofisticate, ma che testimoniano sempre di una fissit&agrave; inesorabile. Nelle istituzioni che, per accompagnare gli autistici, si riferiscono all'insegnamento di Lacan, si utilizza frequentemente il termine di metonimia per far valere questa reiterazione. Ma forse &egrave; un po' eccessivo: non vi &egrave; metonimia perch&eacute; non vi &egrave; scivolamento del significato sotto il significante. Non vi &egrave; concatenazione, non c&rsquo;&egrave; nessuna catena significante, ma pura successione di un medesimo S</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8321;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;che si dispiega fuori-senso. In movimento perpetuo, eppure immutabile, la reiterazione autistica &laquo;compensa dialetticamente il caos che consegue all&rsquo;annientamento, al suo posto, del significante-padrone, notato (S</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8321;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">)</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8304;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&raquo;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8309;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In assenza di un S</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8321;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;incardinato nel corpo, il richiamo al senso non risulta spezzato, ma chiuso; non vi &egrave; appello all'Altro. Ci sono soltanto l&rsquo;Un-corpo,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">lalangue</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;e la scrittura di un Uno a formare un treppiede su cui appoggiarsi per introdursi al modo di vita autistico e incontrarlo. Per questo mi &egrave; apparso da tempo evidente che solo l'ultimo insegnamento di Lacan ci fornisce le coordiante pi&ugrave; solide per rispondere all'enigma che gli autistici possono rappresentare nella clinica psicoanalitica. In Lacan troviamo uno sforzo notevole per passare dall'inconscio strutturato come un linguaggio all'inconscio abitato da&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">lalangue</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Il nostro lavoro con gli autistici sembra allora consistere nell'immaginarne il tragitto inverso: poich&eacute;&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">lalangue&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&egrave; un problema comune, &egrave; compito del clinico permettere la messa a punto di una lingua privata. Solo allora si pu&ograve; aprire un possibile rapporto con l&rsquo;Altro.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">1</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Lacan J., Le S&eacute;minaire, livre XXIV, &laquo;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;insu que sait de l&rsquo;une-b&eacute;vue s&rsquo;aile &agrave; mourre &raquo;, le&ccedil;on du 19 avril 1977,</span><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Ornicar?</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, n&deg;17</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8209;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">18, printemps 1979, p. 13.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">2.</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Laurent &Eacute;., &laquo; Retour sur la forclusion du S1 &raquo;,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Quarto</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, n&deg;141, d&eacute;cembre 2025, p. 79.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">3</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Miller J.-A., &laquo; Pr&eacute;face &raquo;,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">in</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Maleval J.-C. ,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La Diff&eacute;rence autistique</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Paris, PUV, 2021, p. 13.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">4</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Ibid</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 233)">5</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Ibid</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Fonte: L'Hebdo-blog n&deg; 397</span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La psichiatria di precisione non è altro che una promessa]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/la-psichiatria-di-precisione-non-e-altro-che-una-promessa]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/la-psichiatria-di-precisione-non-e-altro-che-una-promessa#comments]]></comments><pubDate>Wed, 14 Jan 2026 10:31:20 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/la-psichiatria-di-precisione-non-e-altro-che-una-promessa</guid><description><![CDATA[ Jean-Claude MalevalFondaMental si sviluppa sull'ipotesi secondo cui la psichiatria di precisione costituirebbe il futuro della psichiatria &ndash; suggerendo al contempo ai decisori che ne rappresenta gi&agrave; il presente. Si costruisce negli anni 2010 sulle rovine dei DSM le cui categorie cliniche, secondo questa visione, costituiscono un freno alla ricerca sui disturbi mentali. Le diagnosi comportamentali, fondate sul conteggio dei sintomi e che trascurano le strutture soggettive, hanno gen [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/world-economic-forum-annual-meeting-2019-public_orig.png" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><strong>Jean-Claude Maleval</strong><br /><br />FondaMental si sviluppa sull'ipotesi secondo cui la psichiatria di precisione costituirebbe il futuro della psichiatria &ndash; suggerendo al contempo ai decisori che ne rappresenta gi&agrave; il presente. Si costruisce negli anni 2010 sulle rovine dei DSM le cui categorie cliniche, secondo questa visione, costituiscono un freno alla ricerca sui disturbi mentali. Le diagnosi comportamentali, fondate sul conteggio dei sintomi e che trascurano le strutture soggettive, hanno generato categorie non valide, sovrapposte, con soglie arbitrarie e che non permettono di individuare meccanismi eziopatogenetici precisi. I ricercatori in psichiatria di precisione rendono responsabili le categorie dei DSM del fatto constatabile che i progressi delle neuroscienze non hanno ancora beneficiato i pazienti psichiatrici.<br /><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Il futuro della psichiatria?</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il sintagma "psichiatria di precisione" &egrave; stato coniato da Eduard Vieta nel 2015, ma il concetto &egrave; stato elaborato da Thomas Insel, direttore del National Institute of Mental Health americano (NIMH) dal 2002 al 2015. Il termine "precisione" si riferisce alla misurazione la cui esattezza attesa potrebbe permettere in futuro di personalizzare l'approccio. Gi&agrave; nel 2010, T. Insel lancia il progetto Research Domain Criteria (RDoC) il cui obiettivo ultimo &egrave; la medicina di precisione in psichiatria. Propone di sviluppare nosologie psichiatriche fondate sulle neuroscienze e sulle scienze comportamentali, piuttosto che sulla fenomenologia descrittiva. Queste si baserebbero su dimensioni del comportamento osservabili e misure neurobiologiche associate. Tali dimensioni, come l'anedonia, le anomalie sensoriali, l'impulsivit&agrave;, i comportamenti suicidari, ecc., sono transnosografiche, presenti in diverse patologie, e tutto si basa sul presupposto che i loro meccanismi eziologici specifici dovrebbero essere pi&ugrave; facilmente identificabili. Si tratta essenzialmente di mettere in evidenza collegamenti tra deficit funzionali e circuiti neuronali anomali.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Affidando ad algoritmi di intelligenza artificiale la raccolta di megadati propri di una persona affetta da un deficit funzionale, il o i circuiti neuronali associati a questo dovrebbero poter essere identificati, dovrebbero emergere sottogruppi biologicamente omogenei, permettendo successivamente un'azione rapida sul disturbo grazie al farmaco appropriato. La psichiatria di precisione &egrave; contemporanea all'aumento della potenza di calcolo dei computer. Si tratta di tentare di sfruttare prospettive derivanti da lavori interdisciplinari tra matematici, fisici, biologi e clinici al fine di pervenire a una comprensione integrativa dei disturbi mentali, postulando per&ograve; che siano riducibili a disturbi cerebrali.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La prudenza di T. Insel &egrave; raramente condivisa da coloro che l'hanno seguito: &laquo;Non si tratta di un progetto a breve termine, afferma nel 2014. I problemi sono complessi e i nostri strumenti sono ancora rudimentali(1)&raquo;. Si dimentica volentieri che aggiunge: &laquo;questi domini e livelli di analisi non rappresentano l'interezza della psicopatologia; costituiscono un punto di partenza. Non integrano ancora il ruolo cruciale dello sviluppo, delle esposizioni ambientali n&eacute; dell'evoluzione della psicopatologia nel corso del tempo(2)&raquo;.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Obiezioni</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Molteplici sono le obiezioni mosse al modello riduzionista della psichiatria di precisione. Evidentemente, essa trascura l'esistenza accertata di una forte correlazione tra la situazione socio-economica svantaggiata di una famiglia e il rischio di disturbi mentali nei bambini e adolescenti &ndash; tre volte pi&ugrave; elevato della media.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Concentrare la ricerca su un circuito neuronale solleva grandi difficolt&agrave;. In primo luogo la nitidezza di questo rimane sempre incerta sapendo che il cervello comprende molteplici livelli di architettura annidati e paralleli: un millimetro cubo di tessuto cerebrale contiene almeno 80.000 neuroni e 4 milioni di sinapsi; inoltre un neurone come una cellula piramidale &egrave; connesso a decine di migliaia di altre cellule. &Egrave; peraltro accertato che un compito non attiva mai un solo circuito neuronale, e non esiste alcuna prova che un disturbo mentale sia associato a un unico circuito.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'importante neuroplasticit&agrave; si oppone a una forte correlazione persistente tra anomalie dei circuiti neuronali e i dati clinici. A causa dei rimaneggiamenti costanti dei circuiti neuronali, le loro capacit&agrave; sono il pi&ugrave; delle volte provvisorie. Inoltre, i loro schemi sono influenzati dalla respirazione, dal ritmo cardiaco, dai movimenti della testa, dal compito in corso, dall'esperienza recente, ecc. Alcuni studi non sono riusciti a stabilire correlazioni tra modificazioni strutturali di queste reti e le caratteristiche cliniche.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In breve, tutto lascia supporre che la "rappresentazione" dei processi mentali in termini di biomarcatori sia riduzionista, povera, confusa e che la sua pretesa di rivoluzionare la psichiatria sia sproporzionata.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Non &egrave; affatto escluso che la psichiatria di precisione permetta la scoperta di molecole efficaci su deficit funzionali, ma aspettarsi di pi&ugrave; implica accecarsi sui limiti dei suoi presupposti.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per quanto forte sia la potenza di calcolo, per quanto ricco sia il materiale raccolto, la psichiatria di precisione mancher&agrave; sempre nel cogliere il principio organizzatore, o disorganizzatore, di tutti i dati assemblati, ci&ograve; che conviene situare in quello che chiamiamo il soggetto. Tutti gli epistemologi concordano nel considerare che la sua esclusione &egrave; una condizione imprescindibile affinch&eacute; la scienza pervenga a dimostrazioni rigorose. &Egrave; impossibile ridurre il soggetto ai suoi circuiti neuronali nella misura in cui risiede in ci&ograve; che non cessa di modificarli in funzione delle sue esperienze. Il soggetto desiderante non &egrave; una monade biologica: migliore sarebbe l'immagine di un campo magnetico mobilitato da oggetti che passano in esso. Gli oggetti libidici si oppongono a un approccio puramente cerebrale del soggetto rendendolo incompleto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'esclusione del soggetto trova un'eco nell'indecisione dei ricercatori riguardo al fatto se i circuiti neuronali identificati siano una causa o una conseguenza dei deficit funzionali. In breve, tentare di spiegare l'amore, la creativit&agrave; o la sofferenza psichica unicamente attraverso l'attivit&agrave; cerebrale fa scomparire le dimensioni sociali, culturali e soggettive.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">FondaMental non pu&ograve; in alcun modo garantire le procedure diagnostiche operate dai cosiddetti centri esperti, poich&eacute; si basano essenzialmente su ritagli clinici derivanti dai DSM, mentre la psichiatria di precisione si costruisce sulla contestazione della loro validit&agrave;. La fondazione FondaMental afferma che il suo progetto &egrave; di riformare la diagnosi, il trattamento e la prognosi dei disturbi mentali in Francia, il che implica una critica di ci&ograve; che si fa attualmente. Di conseguenza, in che modo potrebbe fornire garanzie riguardo a pratiche ben al di sotto della psichiatria di precisione?</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La psichiatria di precisione mira a trattare un circuito neuronale, non un soggetto. Se si imponesse, come reagirebbe un paziente depresso a una diagnosi di "disfunzione del circuito prefrontale-limbico-talamico"? L'essenzialismo cerebrale tende a rendere le persone che soffrono di disturbi mentali pi&ugrave; pessimiste riguardo alle loro capacit&agrave; di superarli, mentre i curanti che aderiscono a questo approccio dimostrano meno empatia verso i pazienti e sovrastimano la loro pericolosit&agrave;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Che miliardi di euro possano essere risparmiati grazie a strategie di cura innovative &egrave; un'affermazione che rientra pi&ugrave; in una retorica della promessa(3) che in un'argomentazione solida. Lo studio del 2017 invocato a tale riguardo da FondaMental &egrave; contestato per l'assenza di gruppo di controllo, i suoi bias metodologici e il suo utilizzo della sola patologia bipolare per un ampio calcolo economico, tanto che gli stessi autori ammettono che la diminuzione delle ospedalizzazioni non pu&ograve; essere attribuita unicamente all'effetto dei centri esperti.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Peraltro, &egrave; oggi manifesto che la qualit&agrave; della presa in carico dei pazienti psichiatrici si deteriora mentre aumenta massicciamente il finanziamento di progetti mondiali di ricerca sul cervello.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Non vi &egrave; motivo di contestare l'interesse della psichiatria di precisione in quanto programma di ricerca &ndash; dar&agrave; senza dubbio origine ad alcuni farmaci attivi su ci&ograve; che chiama "deficit funzionali", il che non sarebbe trascurabile. Ma la sua pretesa imperialista di imporre un paradigma totalmente prescrittivo per la psichiatria &egrave; inaccettabile, attraverso l'intermediazione di parlamentari sedotti dallo scientismo e male informati su dibattiti complessi.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">(1) Insel T. R., &laquo;The NIMH Research Domain Criteria (RDoC) Project. Precision Medicine for Psychiatry&raquo;, The American Journal of Psychiatry, vol. 171, n&deg;4, aprile 2014, p. 397, disponibile su internet, nostra traduzione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">(2) Ibid., p. 396, nostra traduzione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">(3) Cf. Gonon F., Konsman J.-P. &amp; Boraud T., &laquo;Neurosciences et m&eacute;diatisation : entre argumentation de la preuve et rh&eacute;torique de la promesse&raquo;, in Chamak B. &amp; Moutaud B. (dir.), Neurosciences et soci&eacute;t&eacute;. Enjeux des savoirs et pratiques sur le cerveau, Paris, Armand Colin, 2014, p. 142-171.</span><br /><font size="3">Fonte: Lacan quotidien n&deg; 8</font></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Roma 1953: la nascita dell'insegnamento di Lacan]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/roma-1953-la-nascita-dellinsegnamento-di-lacan]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/roma-1953-la-nascita-dellinsegnamento-di-lacan#comments]]></comments><pubDate>Sun, 11 Jan 2026 15:23:20 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/roma-1953-la-nascita-dellinsegnamento-di-lacan</guid><description><![CDATA[Foto di Lorenzo Girodo    Conferenza tenuta presso l'Istituto freudiano, sede di Milano, il 10 gennaio 2026Enric BerenguerLa parte dedicata alla "Funzione e al campo della parola e del linguaggio" su cui lavoreremo oggi (la "Prefazione" e l'"Introduzione") &egrave; fondamentale per precisare il contesto di questo testo che Lacan (nella "Prefazione" egli dice "le sue circostanze"), che non &egrave; qualsiasi, perch&eacute; egli stesso lo colloca come inizio del suo insegnamento. Tra l&rsquo;altro [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/photo-2025-12-24-19-46-10_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption">Foto di Lorenzo Girodo</span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="paragraph"><em>Conferenza tenuta presso l'Istituto freudiano, sede di Milano, il 10 gennaio 2026</em><br /><br />Enric Berenguer<br /><br />La parte dedicata alla "Funzione e al campo della parola e del linguaggio" su cui lavoreremo oggi (la "Prefazione" e l'"Introduzione") &egrave; fondamentale per precisare il contesto di questo testo che Lacan (nella "Prefazione" egli dice "le sue circostanze"), che non &egrave; qualsiasi, perch&eacute; egli stesso lo colloca come inizio del suo insegnamento. Tra l&rsquo;altro, ci aiuter&agrave; a capire che senso abbia per lui questo "inizio del suo insegnamento", che non si riferisce semplicemente al senso letterale di "iniziare a svolgere compiti di insegnamento".<br /><br />Ci&ograve; non sarebbe vero, se non altro perch&eacute; egli aveva gi&agrave; iniziato a insegnare nel contesto della Societ&agrave; Psicoanalitica di Parigi, come vedremo in seguito.</div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Storia precedente. Lacan e la SPP, prima della crisi</strong><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ripercorriamo alcuni dati della storia precedente di Lacan. Dal 1928 aveva fatto parte del gruppo "l'&Eacute;volution psychiatrique". La sua analisi con Rudoph Lowenstein inizi&ograve; nel 1932. Nel 1934 diventa "membro aderente" della SPP e due anni dopo, nel 1936, partecipa al Congresso di Marienbad con il suo lavoro attualmente noto come "Lo stadio dello specchio", ma che in realt&agrave; aveva per titolo: "Lo stadio dello specchio. Teoria di un momento strutturante e genetico della costituzione della realt&agrave;, concepito in relazione all'esperienza e alla dottrina psicoanalitica".</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Come si inserisce la presentazione di questo lavoro nel contesto del suo rapporto con la SPP, di cui era ancora "membro aderente"? Una versione preliminare era stata esposta e discussa alla SPP il 16 giugno 1936. Le note, un po' confuse, che Fran&ccedil;oise Dolto prese in quell'occasione, ci permettono di vedere che il contenuto di quella relazione era molto pi&ugrave; vicino a parti de "I complessi familiari" (pubblicato in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Altri scritti</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">) che al testo del 1949, incluso negli&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Scritti</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, "Lo stadio dello specchio come formatore dell'io (je)", presentato nel 1949 al Congresso di Zurigo.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; importante tenere conto di queste precisazioni, perch&eacute; tendiamo a riferirci come "lo stadio dello specchio" a un testo del 1949 che in realt&agrave; &egrave; molto posteriore e in fondo molto diverso da ci&ograve; che Lacan pronunci&ograve; a Marienbad.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nelle note di Fran&ccedil;oise Dolto vediamo che a quella seduta preliminare erano presenti, tra gli altri, Marie Bonaparte, Daniel Lagache, Rudolph Lowenstein (analista di Lacan) e anche Ren&eacute; Laforgue.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lowenstein non sembra essere rimasto impressionato dall'esposizione del suo analizzante. Egli obietta che &laquo;il super-io e gli istinti di morte non hanno alcuna relazione&raquo;. Aggiunge: &laquo;Al contrario, il super-io &egrave; un'espressione puramente vitale che permette all'individuo di comprendere le esigenze della societ&agrave; e di adattarsi ad esse&raquo;. Significativa anticipazione di tesi che avranno poi un sviluppo in quella che &egrave; conosciuta come la &laquo;Psicologia dell'Io&raquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ricordiamo alcuni dettagli su Lowenstein. Interviene in questa sessione della SPP a Parigi, ovviamente, perch&eacute; non era ancora emigrato a New York (lo far&agrave; nel 1942, dopo essere fuggito da Parigi nel 1940). Non bisogna dimenticare che siamo ancora prima &ndash; in realt&agrave;, molto poco prima! &ndash; della seconda guerra mondiale e che lui, ebreo di origine polacca, esercitava come didatta inviato da Freud a Parigi nel 1925 (appena nominato membro) da Berlino (dove si era formato all'Istituto), su richiesta di Laforgue. Si suppone che fosse l&igrave; per sostenere il gruppo francese nella fondazione della SPP, nel 1926. Forse anche per supervisionarli.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A quanto pare, in Francia c'erano elementi che tendevano ad andare un po' per la loro strada, diciamo un po' sciovinisti. Tra questi, il pi&ugrave; notevole era forse Pichon, poco incline a sottomettersi all'influenza straniera, e per di pi&ugrave; germanica, della psicoanalisi. Cos&igrave;, nel 1938, Pichon si permise di tenere alcune conferenze dal titolo, non proprio freudiano, "&Agrave; l'aise dans la culture". In esse affermava che, nella cultura occidentale, le persone sposate e in buona posizione, ben identificate rispettivamente come uomo e donna, stavano perfettamente bene nella cultura.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">D'altra parte, non sembra che Freud, nonostante il suo sostegno personale, avesse abbastanza fiducia nella solidit&agrave; di Maria Bonaparte (e di Eugenia Sokolnicka) da lasciarle sole con quei signori, tra cui c'era anche Ren&eacute; Laforgue (analista di Bonaparte dal 1923), che pi&ugrave; tardi, durante l'occupazione, arriv&ograve; a contattare Matthias Heinrich G&ouml;ring (cugino di G&ouml;ring) per cercare di riaprire la&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Revue Fran&ccedil;aise de Psychanalyse&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">e creare a Parigi un istituto arianizzato simile all'Istituto di Berlino. Va ricordato che i nazisti si erano impossessati dell'Istituto di Berlino, disponendo anche dei suoi locali.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Insomma, nel 1936 Lacan &egrave; ancora un membro aderente della SPP, non un membro a pieno titolo. Tuttavia, &egrave; entrato in scena con grande slancio. La presentazione di un lavoro a Marienbad &egrave; di per s&eacute; qualcosa di molto importante, si potrebbe dire addirittura eccezionale, data la sua condizione di aderente.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In ogni caso, come sappiamo da un&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">curriculum vitae&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">redatto nel 1957 per una candidatura alla direzione di "Psicoanalisi all'&Eacute;cole des Hautes &Eacute;tudes", Lacan non si sente uno qualsiasi. Sebbene si tratti di un testo del 1957, ci interessa molto anche per la sua valutazione a posteriori delle condizioni dei suoi inizi nel gruppo SPP.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In esso egli sottolinea la consapevolezza che gi&agrave; allora aveva della sua forza, dal momento che, nel 1932, "i problemi sollevati dalla sua tesi attirarono l'attenzione al di l&agrave; degli ambienti medici per aver introdotto la posizione, allora nuova, di uno strutturalismo in psicopatologia". Ritengo che questo sia proprio ci&ograve; che egli considera all'origine del suo avvicinamento alla psicoanalisi.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nello stesso curriculum, Lacan sottolinea la sua "abilitazione" come membro titolare della SPP nel 1938, sei anni dopo aver iniziato la sua analisi con Rudolph Loewenstein - ci&ograve; che egli definisce "sei anni di iniziazione regolare e di lavori personali". E considera questa abilitazione come "sanzione della padronanza (ma&icirc;trise) della tecnica" psicoanalitica. Pertanto, per lui, questa data &egrave; fondamentale: 1938.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nello stesso anno, ormai titolare, Lacan presenta una comunicazione alle sessioni della SPP, dal titolo &laquo;De l'impulsion au complexe&raquo;, il cui riassunto viene pubblicato nel numero 11 della&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Revue Fran&ccedil;aise de Psychanalyse</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, organo della SPP. Significativamente, si tratta dello studio di due casi della sua clinica. In particolare, due casi di nevrosi ossessiva, di cui egli vuole sottolineare le grandi differenze nonostante la diagnosi simile. Come afferma nel suo lavoro, "la forma clinica rivela pienamente le sue particolarit&agrave; solo tardivamente, nel corso del flusso confidenziale". Nel primo caso, il sintomo &egrave; separato dalla personalit&agrave;, &laquo;come un corpo estraneo&raquo;. Nel secondo, si &egrave; verificata &laquo;una vera e propria rifusione della personalit&agrave;&raquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Alla discussione partecipa Lowenstein, che questa volta sembra apprezzare il lavoro di Lacan. Sicuramente ha contribuito alla sua ammissione come membro titolare. Interviene anche Hartmann, sollevando dubbi sul confine tra nevrosi ossessiva e perversione nel secondo caso.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dello stesso periodo, il 1938, &egrave; la partecipazione&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">all'Enciclopedia Francese&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">con il testo noto come "I complessi familiari". Senza dubbio, un anno importante per Lacan.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; da notare che l'analisi di Lacan con Loewenstein termina proprio quest'anno, dopo l'ammissione come membro titolare. Sappiamo che, a un certo punto, Loewenstein gli disse che doveva tornare in analisi. Colui che era stato il suo analista, in una lettera a Bonaparte durante la crisi del 1953 &ndash; di cui parleremo pi&ugrave; avanti &ndash; afferma che Lacan aveva mancato al suo impegno di tornare sul divano. Ci&ograve;, a suo avviso, &egrave; un fattore determinante nella crisi.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lowenstein sembra collegare l'abbandono dell'analisi da parte di Lacan all'effetto dell'autorizzazione che deve aver costituito la sua ammissione come membro titolare della SPP. &Egrave; un'ipotesi che dovrebbe essere confermata, mi sembra.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Tutto questo vale come premessa per rendere pi&ugrave; comprensibili alcune delle mosse successive di Lacan in relazione alla SPP.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">La parentesi della guerra</strong><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Un altro punto fondamentale. Bisogna tenere conto di una parentesi forzata molto lunga, che spiega l'assenza di lavori e pubblicazioni dopo un inizio fulgido.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'inizio della guerra e la rapida occupazione della Francia da parte dei nazisti lasciarono il segno. Come lo stesso Lacan espone nel suo curriculum, il gruppo francese si disperse e lui stesso fu mobilitato. Dopo la smobilitazione, dice, dovette &laquo;elaborare la sua esperienza senza alcun rapporto con il gruppo disperso e decimato [...] continua la sua attivit&agrave; di consulenza presso la Clinica della Facolt&agrave; di Sainte-Anne&raquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Leggiamo attentamente ci&ograve; che segue in questo testo autobiografico, perch&eacute; dice molto sulla disposizione di Lacan e sul modo in cui interpreta il suo posto particolare nel gruppo francese. Soprattutto, il compito che gli verr&agrave; affidato in seguito, o almeno una parte significativa di esso. "Funzione e campo della parola" &egrave; in gran parte il risultato di questo compito, che egli colloca in un contesto storico molto particolare.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Bisogna tenere presente che siamo nel 1945. Sono stati persi sei anni. Il contatore viene azzerato per un nuovo periodo, che implica un compito arduo, ma anche grandi opportunit&agrave;.&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La posta in&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">gioco&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">&egrave; alta</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, c'&egrave; molto in ballo.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan scrive: &laquo;Dopo la guerra, ci vogliono anni per ristabilire una comunit&agrave; di lavoro tra una generazione che non &egrave; pi&ugrave; legata a Freud se non da relazioni aneddotiche [si riferisce sicuramente a Bonaparte: Loewenstein non &egrave; pi&ugrave; a Parigi,&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Laforgue sta espiando i suoi peccati in Marocco e Pichon &egrave; morto di malattia durante l'occupazione] e un'altra generazione ancora alle prime armi per la sua esperienza, di formazione affrettata&raquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sembra attribuirsi un ruolo importante tra queste due generazioni... Anche se dal testo, letteralmente, non &egrave; chiaro se sia incluso tra i novizi di "formazione accelerata", molto probabilmente non lo &egrave;. La sua formazione &egrave; pi&ugrave; solida e legge Freud da molto tempo. Nel 1932 aveva tradotto "Alcuni meccanismi nevrotici nella gelosia, nella paranoia e nell'omosessualit&agrave;" per la RFP. La scelta del testo non &egrave; casuale, perch&eacute; &egrave; in relazione con il tema della sua tesi sul caso Aim&eacute;e.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Nella Commissione Didattica della SPP</strong><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In ogni caso, Lacan aggiunge qualcosa di importante nel suo piccolo testo storico del 1957, perch&eacute; sottolinea le grandi esigenze di formazione che si presentano in quel momento &ndash; dopo la guerra &ndash; e alle quali la SPP dovr&agrave; rispondere, in un lavoro al quale Lacan si dedicher&agrave; con entusiasmo.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Leggo un altro paragrafo:</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&laquo;Si manifesta allora una domanda immensa tra i giovani psichiatri, che occorre innanzitutto filtrare e poi condurre sul piano dell'azione quotidiana e concreta. Questo lavoro, affidato a una Commissione chiamata di Insegnamento [nel 1949], di cui Lacan [si nomina in terza persona] &egrave; uno dei membri,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">prevale per lui su ogni altro&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">per un certo periodo&raquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Quindi, un'altra data da tenere presente, molto importante: 1949. Solo cinque anni dopo la fine della guerra e &ndash; attenzione! &ndash; solo quattro anni prima della crisi del 1953 e di &laquo;Funzione e campo della parola&raquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sacha Nacht &egrave; ora, nel 1949, presidente della SPP e presiede quindi la Commissione di Insegnamento, di cui fa parte anche Marie Bonaparte. Il regolamento di questa commissione, tuttavia, &egrave; redatto da Lacan. Leggendolo si vede bene che &egrave; suo, si riconosce perfettamente il suo stile e il suo orientamento in certi punti. Si tratta di un testo molto significativo, alcuni elementi del quale riprende nel 1957, ma che, soprattutto, ci ricordano ci&ograve; che dice nel Congresso di Roma del 1953. &Egrave; pubblicato nella RFP, nel 1949, numero 13.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Vediamo alcuni passaggi di questo testo sull'insegnamento nella SPP:</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In primo luogo, collega l'analisi didattica, "porta d'ingresso all'insegnamento", alla formazione tecnica, come inseparabile dall'"intelligenza teorica". I tre "gradi" sono "esperienza didattica, analisi sotto controllo (questo era un dispositivo chiave dell'IPA) e insegnamento teorico, sottoposti a omologazione". Parla del rischio della psicoanalisi selvaggia.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Distingue l'aderente, come colui che "soddisfa questa formazione", dal titolare, come colui che "&egrave; in grado di trasmetterla nell'analisi didattica". Sono aspetti della formazione propri dell'IPA, fin qui nulla di straordinario. &Egrave; IPA standard</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma poi parla della "domanda sociale in Francia" che richiede un piano per la formazione degli psicoanalisti. Non si pu&ograve; quindi lasciare alla volont&agrave; di ciascuno dei membri della SPP, &egrave; necessario un organo di selezione. La formazione non pu&ograve; essere "decisa al momento dell'ingresso dello studente", lo stesso organo deve svolgere una funzione di anamnesi e sanzione che richiede una pluralit&agrave; di tutor, per l'ammissione alla Societ&agrave;. Parla anche della funzione di vigilanza critica, non solo di ci&ograve; che si dice all'interno della SPP, ma anche in un "settore esterno" alla Societ&agrave; e all'Istituto.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Mi sembra importante questa menzione della "pluralit&agrave; di tutor", che punta a un approccio antiautoritario, significativo in relazione alla successiva denuncia dell'autoritarismo di Nacht e al tentativo di controllo della formazione.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">D'altra parte, constatiamo che l'Istituto &egrave; gi&agrave; menzionato, anche se non esiste ancora. Mancano ancora tre anni.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si parla anche del rinnovo della Commissione, per due terzi ogni due anni. Si tratta di un rinnovo molto intenso e rapido.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si tratta di un testo molto lungo, di cui sottolineeremo solo una parte in cui si vede l'impronta dell'orientamento di Lacan, che gi&agrave; allora lo mette in tensione con altre correnti presenti nella SPP. Questo lo contrappone, da un lato, all'orientamento molto medicalizzato del presidente della SPP, Nacht. Ma anche al biologismo di Marie Bonaparte. La situazione di quest'ultima, non essendo medico, la mette in contrasto con Nacht, ma il suo paradossale biologismo non &egrave; affatto in accordo con ci&ograve; che rappresenta Lacan. Questa proposta di Lacan per la Commissione di cui anche lei faceva parte non deve essere piaciuta affatto a Bonaparte:</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&laquo;In secondo luogo, l'esaminatore deve osservare la formazione culturale del candidato, cos&igrave; come si esprime in quell'apertura dell'intelligenza rivolta ai significati e che anima&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">l'uso della parola</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. In tali segni si potrebbero misurare, da un lato, i doni della comunicazione simpatetica e, dall'altro, quelli dell'immaginazione creativa, che sono i pi&ugrave; preziosi per&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">l'invenzione analitica</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Si ricorder&agrave; che il linguaggio &egrave; il materiale operativo dell'analista e che il candidato deve padroneggiare il sistema particolare della lingua in cui si svolger&agrave; per lui ci&ograve; che merita di essere chiamato dialogo psicoanalitico, per quanto questo proceda a voce sola</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&raquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E questo altro paragrafo &egrave; imperdibile, perch&eacute; anticipa alcune delle questioni che saranno in gioco in "Funzione e campo della parola", in particolare nella parte che ci interessa commentare:</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&ldquo;Infine, il rapporto con il pensiero di Freud, che, mantenendosi perfettamente rigoroso sul piano dei fatti che ha scoperto,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">continua a essere il metro di misura sia degli sviluppi legittimi compiuti dai suoi discepoli, sia dei prestiti, ben compresi o meno, che gli sono stati presi da tutte le parti, in modo pi&ugrave; o meno vergognoso</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&ldquo;Pertanto, sebbene non si debbano proibire le letture individuali, nonostante il pretesto che in esse possano trovare certa resistenza pre-didattica, e sebbene i corsi teorici debbano essere frequentati nell'ordine stabilito dalla Commissione di &ldquo;Insegnamento&rdquo;, &egrave; necessario introdurre lo studente, prima dei controlli,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">al seminario di testi.</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">"Tale seminario si svolge sotto forma di tavola rotonda attorno a uno psicoanalista qualificato per le sue conoscenze nell'utilizzare le risorse offerte dal commento orale ai fini del mantenimento di una tradizione vivente nell'evoluzione delle idee.</span><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">"Si vede cos&igrave; il senso che bisogna dare al termine, cos&igrave; spesso frainteso, di ortodossia freudiana</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, che non &egrave; affatto una teoria coagulata in dogmi, ma piuttosto la sua relazione con una tecnica pura, che rispetta tutto il registro della personalit&agrave; senza eludere nessuna delle sue antinomie".</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Punto molto interessante, il riferimento all'ortodossia, questione che sar&agrave; ripresa in "Funzione e campo della parola". Ci&ograve; si contrappone frontalmente all'uso reiterato all'interno della SPP, in particolare da parte di Marie Bonaparte, del termine "classico" per riferirsi alla dottrina freudiana (verificato in alcuni suoi testi).</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; quindi fondamentale tenere conto dell'importanza che Lacan attribuisce alla questione della trasmissione della psicoanalisi e dell'insegnamento, con una chiara filiazione rispetto alla dottrina freudiana. Ma anche il posto del linguaggio, della parola, persino della lingua, in questa formazione. Questa frase, che "il linguaggio &egrave; il materiale operativo dell'analista", anticipa "Funzione e campo della parola".</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">I lavori nei Congressi e le "comunicazioni e interventi"</strong><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Le esigenze della "rianimazione del gruppo"</strong><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La dedizione alla formazione e all'insegnamento non aveva impedito a Lacan, come egli stesso aggiunge, di contribuire con lavori ai vari congressi nazionali e internazionali.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si tratta di:</span><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'aggressivit&agrave; nella psicoanalisi (1948)</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lo stadio dello specchio come formatore della funzione dell'Io (je) (1949)</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Psicoanalisi e criminologia (1950)</span><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nonostante tutto, egli insiste sul fatto che &laquo;lo sforzo di chiarificazione che prosegue in numerose comunicazioni e interventi all'interno della SPP rimane ancora&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">subordinato&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">alle esigenze di rianimazione del gruppo&raquo;. Molto interessante questo termine, che allude al senso di missione di Lacan nei confronti della SPP.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nell'ambito di questo sforzo di chiarificazione, Lacan menziona una serie di lavori che definisce &laquo;comunicazioni e interventi&raquo;, con titoli che mostrano bene la gamma dei suoi interessi:</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">1947: "L'identificazione"</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">1948: "La realt&agrave; del campo della psicoanalisi"; "Il conflitto individuale e la sua mediazione sociale nell'esperienza psicoanalitica".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">1951: "La fine dell'io (moi)"</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">1952: "La psicoanalisi &egrave; una psicologia?"</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">1953: "Il mito individuale del nevrotico o 'Poesia e Verit&agrave;' nella nevrosi".</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E, nello stesso anno 1953, nel mese di luglio (cio&egrave; nel bel mezzo della crisi della SPP), aggiunge un altro titolo: "La psicoanalisi: dialettica?"</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Poi, ironicamente, Lacan precisa che fu proprio questo gruppo &ldquo;rianimato&rdquo; &ndash; in gran parte grazie ai suoi sforzi &ndash; ad affidargli la presentazione, a Roma, nel 1953, del suo rapporto &ldquo;Funzione e campo della parola e del linguaggio&rdquo;. Cos&igrave;, egli dovette rappresentare ufficialmente la SPP, di cui allora era presidente, al Congresso di Roma. Ma non sarebbe stato cos&igrave;, o almeno non nelle condizioni previste, perch&eacute; pochi mesi prima scoppi&ograve; la crisi a cui egli far&agrave; esplicito riferimento nella "Prefazione" che dobbiamo commentare. Per questo motivo la sua comunicazione al Congresso avverr&agrave; sotto l'egida della neonata SFP, e non pi&ugrave; della SPP.</span><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">La crisi, scatenata dall'Istituto</strong><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Allora, di cosa si tratt&ograve; in quella crisi che port&ograve; a una scissione? &Egrave; inevitabile descriverla con qualche dettaglio, &egrave; il contesto immediato di ci&ograve; che Lacan espone nel suo intervento a Roma. Altrimenti non possiamo comprendere allusioni molto concrete a fatti che erano nella mente di tutti &ndash; o almeno di molti &ndash; di coloro che lo ascoltarono e/o lo lessero a Roma nel 1953.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si tratta di una lotta intorno alla problematica della formazione degli analisti, alla questione dell'insegnamento. E non esplode in un momento qualsiasi, ma quando la SPP, gi&agrave; "rianimata", e di fronte alla grande richiesta di formazione che riceve, discute per un anno "sui principi della fondazione di un Istituto chiamato di psicoanalisi".</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Abbiamo gi&agrave; visto l'anticipazione della questione dell'Istituto nel testo del 1949 che abbiamo commentato. Ma nel 1952 &egrave; gi&agrave; sul tavolo un progetto di Istituto e tutte le azioni destinate a realizzarlo in breve tempo. &Egrave; nel contesto di questo dibattito sui suoi futuri regolamenti e modalit&agrave; di funzionamento, nonch&eacute; sulla lotta per il controllo dell'Istituto, che si prepara e si scatena la crisi.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'effetto finale pi&ugrave; visibile &egrave; che tre membri abilitati all'insegnamento nella SPP (Lagache, Favez-Boutonnierc e Dolto, ai quali si aggiunge poi Lacan) si dimettono per fondare una nuova societ&agrave;, la SFP. &Egrave; quindi significativo che nel suo CV Lacan sottolinei che i dimissionari erano persone con un insegnamento riconosciuto.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel suo caso, ad esempio, si tratta di un'attivit&agrave;, quella dell'insegnamento, che egli stesso distingue dalle comunicazioni nei congressi o dagli interventi. Per questo motivo, nonostante tutto quel lavoro teorico,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">&laquo;Tuttavia</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, dal 1951 sostiene per la formazione degli analisti un seminario critico che si basa sulla disciplina del commento, applicata ai testi di Freud&raquo;. Questo seminario &egrave; qualcosa di a s&eacute; stante. Ha per lui un ruolo fondamentale. E non solo per lui.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In relazione al suo lavoro di insegnamento e agli effetti che questo genera nelle sue analisi, un certo numero di giovani in formazione comincia a costituirsi come elemento decisivo nell'ambiente della SPP. Significativo anche numericamente, come vedremo.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Antecedenti storici dell'Istituto</strong><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ci sono altri punti da tenere in considerazione per rendere comprensibile il dettaglio del nostro testo.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'idea di un istituto a Parigi non era una novit&agrave;. Ne esisteva gi&agrave; uno, prima della guerra, al numero 137 del Boulevard Saint Germain.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Fu inaugurato il 10 gennaio 1934 e la sua prima direttrice fu proprio Marie Bonaparte. Nel 1936 fu inoltre fondata un policlinico sotto l'egida dell'Istituto. Va inoltre tenuto presente che la fondazione dell'Istituto nel 1934 non sarebbe stata possibile senza il patrocinio attivo di Marie Bonaparte. Nel 1940, con l'occupazione, l'istituto chiuse e i suoi archivi furono distrutti.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Pertanto, la rinascita della SPP e la richiesta di formazione riportarono sul tavolo la proposta di un Istituto. Riemerge la necessit&agrave; di un finanziamento e i contatti di Marie Bonaparte sono essenziali. Loewenstein, gi&agrave; a New York, &egrave; un interlocutore decisivo e si parla della partecipazione di fondi provenienti dalla fondazione Rockefeller. A proposito, nel 1953 Loewenstein pubblica a New York un importante volume in omaggio a Bonaparte (</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Essays in honor of Marie Bonaparte</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">).</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Tuttavia, ora Nacht, nel suo progetto di Istituto, cerca di imporre la sua visione medicalizzata della psicoanalisi. Che, va detto, non &egrave; in contrasto con la linea dell'IPA negli Stati Uniti. Bisogna anche tenere conto di un precedente importante. Margareth Clark, psicoanalista americana a Parigi, era stata processata per aver praticato la psicoanalisi senza essere medico, dopo la denuncia del padre di un paziente. La SPP la sostenne, nominandola membro aderente nel 1950. Fu assolta, poi condannata in appello. Tuttavia, Nacht sceglie di rendere esplicito il requisito di essere medico per poter formarsi all'Istituto.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo scatena l'ira di Bonaparte proprio nel momento in cui il suo sostegno era cos&igrave; importante, e la avvicina tatticamente a Lacan (per poco tempo!), che redige un progetto alternativo per l'Istituto, emendando quello di Nacht.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma non si tratta solo di medicalismo, bens&igrave; dell'autoritarismo di Nacht. I giovani in formazione si ribellano, perch&eacute; la loro formazione precedente non &egrave; riconosciuta e sentono che vengono loro imposti controlli pi&ugrave; tipici dell'universit&agrave;, burocratizzati. Una persona in particolare, vicina a Lacan, sebbene analizzante di Nacht, Jenny Aubry, allora Jenny Roudinesco-Aubry, guida la rivolta degli "studenti". Questi ultimi organizzano assemblee. Lacan non interviene, ma le sue simpatie sono chiare, anche perch&eacute; vi partecipano molti dei suoi allievi, che costituiscono gi&agrave; un gruppo di pressione. Nacht ha cercato di eliminare dal corso di formazione coloro che non considera "ben analizzati" (il tema delle sedute brevi!), esigendo dagli studenti la firma di un documento in cui si impegnano a non esercitare senza previa autorizzazione dell'Istituto.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel mezzo di tutto questo, Bonaparte cambia schieramento. Si scoprir&agrave; poi che Nacht le ha promesso una carica onoraria nel nuovo Istituto e che avrebbe anche allentato il requisito del titolo di studio in medicina. Ne ha bisogno contro Lacan. Da questo momento in poi, Nacht e Bonaparte, tra gli altri, si scagliano contro di lui senza veli. In una riunione della Commissione Didattica della SPP, il 2 giugno 1953, viene contestato il valore didattico delle analisi condotte da Lacan a causa della sua pratica delle sedute brevi. &Egrave; in gioco un numero importante di giovani, circa 25, a quanto pare. La loro formazione &egrave; in pericolo. Lacan cerca di ridurre la pressione, dicendo che si adeguer&agrave; agli standard, in un momento in cui ricopre la carica di Presidente della SPP. Dichiara di voler continuare a &laquo;lavorare in armonia con i suoi colleghi, come ha sempre fatto&raquo;. Ma &egrave; troppo tardi, gli altri non cederanno.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nacht, nonostante i suoi rapporti personali con Lacan &ndash; si era sposato poco prima, e Lacan lo aveva aiutato a trovare una compagna ed era stato testimone di nozze &ndash; e con l'enorme pressione di Bonaparte, che detesta Lacan e mobilita tutte le sue risorse contro di lui, forza una mozione di censura che lo costringe a dimettersi dalla presidenza. Immediatamente Lagache, Favez-Boutonnier e Fran&ccedil;oise Dolto si dimettono. E Lagache crea con loro la SFP, alla quale Lacan si unisce subito.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nasce la SFP. Ancora una volta, Bonaparte mette in gioco tutte le sue influenze, con Lowenstein, Anna Freud, Jones, Hartmann (presidente dell'IPA) per impedire ai membri della SFP di continuare ad appartenere all'IPA. Nello scambio di corrispondenza con Bonaparte (gi&agrave; menzionato in precedenza), Lowenstein si esprime in modo molto duro contro Lacan, gli rimprovera di aver abbandonato l'analisi, parla del suo carattere insopportabile &ndash; era il suo ex analista! &ndash; e questo nonostante le sue &laquo;notevoli qualit&agrave; intellettuali&raquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Poco tempo dopo, a settembre, si sarebbe tenuto a Roma il Congresso dei Psicoanalisti di Lingua Romanza. Bisognava impedire a Lacan di parlare l&igrave;, perch&eacute; non rappresentava pi&ugrave; la SPP. Francis Pasche viene designato per farlo al suo posto.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma poi &ndash; Lacan ringrazier&agrave; per questo ampiamente i giovani e ai colleghi italiani &ndash; c'&egrave; una seconda versione del Congresso, alla quale partecipa la neonata SFP, in rappresentanza della quale Lacan espone "Funzione e campo della parola".</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Alain de Mijolla, in un lavoro pubblicato sul sito web della SPP, intitolato "La scissione della SPP nel 1953: alcune note per una memoria storica" (2000), fornisce un dato interessante, che non ho potuto verificare testualmente:</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&laquo;&Egrave; un momento importante, perch&eacute; in esso si cristallizza un processo che ha raggiunto la sua maturit&agrave;, il cui annuncio pu&ograve; essere percepito un anno prima in una lettera che lui [Lacan] aveva indirizzato a Loewenstein, nell'ottobre 1952, in cui lasciava intendere di aver finalmente trovato il suo asse teorico. Questa precisazione non &egrave; inutile perch&eacute; spiega in parte il suo atteggiamento durante questi mesi di crisi e la sua certezza di un destino che si affermer&agrave; negli anni successivi.&rdquo;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">(Mijolla, 2000)</span><br /><br /><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Prefazioni, al plurale</strong><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Oggi il nostro oggetto di studio sono la "Prefazione" e l'"Introduzione" di "Funzione e campo della parola". Ma, in realt&agrave;, c'&egrave; un altro testo, corrispondente a un discorso, una parte del quale &egrave; come una prefazione ampliata, anche se poi si estende e include una sintesi dell'intera relazione. &Egrave; stato pronunciato da Lacan davanti ai partecipanti che, di fatto, disponevano del testo scritto della comunicazione di Lacan al Congresso.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; pubblicato in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Altri scritti</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, con il titolo "Discorso di Roma". &Egrave; stato pubblicato su&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La psychanalyse</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, rivista della SFP, vol. I, 1956.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Mi permetto di dire che &egrave; carico di entusiasmo. Forse anche un po' pi&ugrave; della stessa "Prefazione" di&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">F e C</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, dove, anche in essa, si percepisce questo entusiasmo. Ma qui sembra particolarmente espansivo. Lacan parla davanti a un pubblico che &egrave; senza dubbio commosso dalla solennit&agrave; dell'occasione. Sottolineo quindi questa parola, "entusiasmo", poi vedremo perch&eacute;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Inizia rivolgendosi ai presenti come "Amici miei!". Sottolinea che questo congresso si fonda su un legame comune e su una responsabilit&agrave; condivisa per la psicoanalisi. Sottolinea la giovinezza dei partecipanti e lo sforzo che hanno fatto per riunirsi l&igrave;. La psicoanalisi che si sta organizzando &egrave; giovane, ma proprio per questo viva. L'impegno e i sacrifici dei partecipanti sono, per lui, un segno del futuro. &Egrave; interessante questo riferimento al costo economico del viaggio a Roma, perch&eacute; gli studenti si erano lamentati delle esigenze economiche dell'Istituto di Nacht.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Egli afferma che la sua riflessione &egrave; il frutto di &laquo;una meditazione conquistata lentamente contro le difficolt&agrave;, comprese le deviazioni di un'esperienza a volte guidata, pi&ugrave; spesso senza punti di riferimento, attraverso i circa venticinque anni in cui la presenza della psicoanalisi, almeno in Francia, pu&ograve; essere considerata sporadica&raquo;. Se sottraiamo 53-25, otteniamo 28. Questa data &egrave; molto vicina alle origini della SPP.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Comunque sia, &egrave; impressionante, &egrave; una vera testimonianza di Lacan sui suoi anni di formazione. Come una sorta&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">di Bildungsroman&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">riassunto in un paragrafo. Ma ci&ograve; che segue &egrave; senza dubbio commovente: &laquo;Da sempre avevo riservato l'omaggio [di ci&ograve; che oggi apporta] a tutti coloro che, dopo la guerra, si erano riuniti in uno sforzo il cui patrimonio comune sembrava richiedere le manifestazioni di ciascuno&raquo;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E, sebbene in modo enigmatico, chiarisce la propria espressione &laquo;da sempre&raquo;. Cosa significa? Significa: &laquo;dal momento in cui &egrave; riuscito a disporre dei concetti e della loro formula&raquo;. Possiamo chiederci quale sia la data esatta in cui ci&ograve; sia avvenuto, ma non credo che sia possibile individuarla in un anno specifico, mi sembra piuttosto un processo sinuoso, con alti e bassi, in un'altra temporalit&agrave;. Senza dubbio, un fattore decisivo &egrave; la possibilit&agrave; di formulare il primato del simbolico, cos&igrave; come la tripartizione dei tre registri: Simbolico, Immaginario e Reale. Non a caso, poco prima, l'8 luglio 1953, aveva pronunciato davanti alla neonata SFP, riunita nell'anfiteatro di Sainte Anne, la sua conferenza "Il simbolico, l'immaginario e il reale", che in quelle circostanze fu un vero e proprio manifesto politico e programmatico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma, se diamo credito al documento citato da Mijolla, la lettera a Loewenstein del 1952 in cui gli dice di aver trovato il suo asse teorico, la nostra macchina del tempo torna indietro. E in questo senso, si pu&ograve; prendere in considerazione la data del 1951, corrispondente al "seminario critico" che egli stesso sottolineer&agrave; come significativo nel suo CV sopra citato. Infine, dopo aver letto la proposta di Lacan per la Commissione di Insegnamento, scritta nel 1949, vediamo che l'asse della parola e del linguaggio era gi&agrave; chiaramente indicato.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo &egrave; interessante, perch&eacute; il 1949 &egrave; lo stesso anno del testo "Lo stadio dello specchio", presentato al Congresso di Zurigo. Cos&igrave;, mentre a livello pi&ugrave; pubblico la sua produzione incideva ancora sul registro di ci&ograve; che poi chiamer&agrave; gli "antecedenti" del suo insegnamento, alcuni elementi di ci&ograve; che considerer&agrave; pienamente il suo insegnamento dal 1953 sono gi&agrave; abbozzati, si fanno strada con passo deciso nella sua riflessione quattro anni prima.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">L'insegnamento, un impegno assunto pienamente nel 1953</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Che il suo impegno nell'insegnamento, sebbene gi&agrave; anticipato, abbia avuto in quel momento per Lacan, a Roma, un momento decisivo, &egrave; chiaro in quella che costituisce una testimonianza commovente, non priva di un certo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">pathos</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. In questo, chiaramente, il Congresso di Roma segna un prima e un dopo. Ha qualcosa di performativo. Infatti, sottolinea il ruolo molto importante dei giovani e l'effetto che ha avuto su di lui la loro richiesta di sapere. Torniamo al discorso di Roma del 1953: &laquo;Perch&eacute; ci sono voluti nientemeno che la fretta dei giovani dopo la guerra di ricorrere alle fonti dell'analisi e la magnifica pressione della loro richiesta di sapere per portarlo [Lacan] a quel ruolo di insegnante che senza di loro si sarebbe sempre sentito indegno di ricoprire&raquo;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; quindi la responsabilit&agrave; nei confronti del transfert dei giovani, delle loro domande, tra l'incalzante e tra l'angosciato e l&rsquo;angosciante che lo porta ad assumere pienamente quello che sar&agrave; per lui, con tutte le conseguenze, il suo insegnamento. &Egrave; in qualche modo un effetto di questo transfert. E sappiamo che ci&ograve; che allora inizia non finir&agrave; fino alla sua morte.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per questo, conclude dicendo, &egrave; giusto che&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">ora&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">questi giovani ascoltino da lui la risposta a una domanda essenziale che gli avevano posto. Si tratta di una &laquo;domanda essenziale per ogni insegnamento analitico&raquo; &laquo;e si tradisce nella forma intimidatoria delle domande in cui si sminuzza l'apprendimento tecnico&raquo;. Questo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">ora&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">mi sembra decisivo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A questo punto, Lacan non esita a ricorrere allo stile diretto, imitando il dialogo di uno studente con il maestro: "Signore (si sottintende: lei che conosce queste realt&agrave; ,velate: il transfert, la resistenza), cosa bisogna fare, cosa bisogna dire (si sottintende: cosa fa lei, cosa dice lei) in questo caso".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma egli ritiene che queste domande, in realt&agrave;, nascondano un'incertezza pi&ugrave; profonda. Questa &egrave; la domanda che lo "studente" non osa porre: "Di cosa si tratta? Cosa pu&ograve; accadere di efficace tra due soggetti, uno dei quali parla e l'altro ascolta? Come pu&ograve; un'azione cos&igrave; inafferrabile alla vista e al tatto raggiungere le profondit&agrave; che presume?".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan ritiene che il fatto stesso di non sapere come rispondere a questa domanda conduca l'analista a risposte basate su speculazioni sull'irrazionale nella psicoanalisi, o "qualsiasi altra miseria dello stesso tipo concettuale".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Quindi, l'analizzante e l'analista rimangono ugualmente smarriti. Per il primo, la risposta rimane sospesa a un miraggio che forse la risolverebbe, ma che alla fine consiste nell&rsquo;attesa di un'oggettivazione. Di per s&eacute;, l'analisi personale non la risolve, ma in qualche modo, per forza di cose, deve risolverla.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma Lacan ha trovato la risposta, che &egrave; allo stesso tempo ci&ograve; che permette di spiegare l'efficacia della psicoanalisi e le conferisce il suo modo concreto di operare. Si tratta, come avrete gi&agrave; intuito, dell'"azione della parola", in un'esperienza che sar&agrave; caratterizzata dal divieto di ogni altro ricorso, in modo che i suoi poteri siano tutto ci&ograve; su cui si pu&ograve; contare. Questo perch&eacute; &egrave; nell'azione della parola che l'uomo fonda la sua autenticit&agrave;, in un modo che unisce il "In principio era il Verbo" del Vangelo con "In principio era l'azione" di Faust.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si tratta quindi dell'azione della parola, messa in atto nel dispositivo. Questo &egrave; l'asse che Lacan aveva trovato e che ora, di fronte alla pressante richiesta degli studenti che chiedono di rompere le sembianze autoritarie di un insegnamento della psicoanalisi che, per il suo autoritarismo e per eludere l'essenziale, va contro la psicoanalisi stessa, non pu&ograve; pi&ugrave; rimanere senza risposta. Ci&ograve; che Lacan chiama &laquo;l'inizio del suo insegnamento&raquo; &egrave; quindi il momento in cui assume pienamente la responsabilit&agrave; di trasmettere questa scoperta, che per lui sembra avere una forza simile a quella che ebbe per Freud la scoperta del segreto della realizzazione del desiderio nei sogni, comunicata all'inizio della sua &laquo;Traumdeutung&raquo;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ormai &egrave; fatta, non si pu&ograve; tornare indietro: la psicoanalisi, la sua autorit&agrave;, non hanno nulla di misterioso, ma non possono nemmeno essere degradate a una grossolana oggettivazione attraverso un biologismo vuoto o qualsiasi altra degradazione sotto forma di "irrazionale". Assumersi il peso di questa scoperta &egrave; ci&ograve; che conferisce a Lacan la sua autorit&agrave; epistemica e analitica. Ci&ograve; significa assumersi pienamente la responsabilit&agrave; di ci&ograve; che egli chiam&ograve; allora "ritorno a Freud" e che poi si protrarr&agrave; come "il suo insegnamento", sotto altre insegne, come quella di "prendere il progetto freudiano al contrario" (Sem. 17). Ora, nel 1953, aveva trovato &ndash; ne era ormai del tutto sicuro &ndash; una chiave della scoperta freudiana che Freud stesso aveva intuito ma non aveva formalizzato, in mancanza delle scoperte sulla struttura del linguaggio che gli consentivano di chiarire i misteri dell'azione della parola.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Un'altra introduzione. Autocritica di Lacan?</strong><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel 1966, quando Lacan pubblica i suoi&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Scritti,&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">includendo in essi "Funzione e campo della parola", ritiene opportuno aggiungere un testo introduttivo a tutta la fase del suo insegnamento che apre proprio questo testo. Non si tratta solo di un'introduzione a quello scritto, ma FeC &egrave; lo scritto inaugurale di quella fase e Lacan gli dedica due paragrafi piuttosto duri:</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&laquo;Un rien d'enthousiasme est dans un &eacute;crit la trace &agrave; laisser la plus s&ucirc;re pour qu&rsquo;il date, au sens regrettable. Regrettons-le pour le discours de Rome, aussi sec, les circonstances qu'il mentionne n'y apportant rien d'att&eacute;nuant.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Pubblicandolo, supponiamo che vi sia interesse a leggerlo, malinteso compreso&raquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan critica l'entusiasmo della sua enunciazione di Roma, forse tanto quanto quello della sua ricezione. Forse l'uno e l'altro sono inseparabili. Egli sostiene che l'entusiasmo fa invecchiare il discorso in senso &laquo;deplorevole&raquo;. Non riconosce nemmeno il peso delle circostanze della sua redazione come attenuanti di quel peccato di entusiasmo.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E allude a un malinteso. Sappiamo che la questione del malinteso &egrave; importante, Lacan le ha dedicato un intero sviluppo nel suo insegnamento. Ma in questo caso la applica a se stesso e agli effetti della sua trasmissione in quel momento.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Miller, nel suo corso &laquo;Choses de finesse&raquo;, commenta ampiamente queste righe autocritiche di Lacan: &laquo;Lacan, rileggendo il suo testo, sottolinea: &ldquo;Troppo entusiasmo&rdquo; [...] niente invecchia tanto quanto l&rsquo;entusiasmo. L'entusiasmo si spiega con le circostanze. Si era appena verificata una scissione in quella che allora era l'unica associazione psicoanalitica francese, la SPP, e si stava costituendo una nuova associazione, la SFP, guidata dal gruppo degli umanisti [...] Visto dal 1966, questo gruppo era esploso &ndash; Fran&ccedil;oise Dolto rimase con Lacan. [...] l'entusiasmo del 1953 &egrave; una testimonianza storica, ma risulta ormai superato. Ma &egrave; l'entusiasmo, in s&eacute;, che non si addice allo psicoanalista. Perch&eacute; l'entusiasmo &egrave; l'oblio dell'inconscio".</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel paragrafo precedente, Miller aveva sottolineato un aspetto fondamentale, evidenziando l'altra faccia della medaglia nell'insegnamento di Lacan, il suo &laquo;non voglio saperne nulla&raquo; (je n'en veux rien savoir), come orientamento. Riconoscere il proprio &laquo;non voglio saperne nulla&raquo; &egrave; l'esatto contrario dell'&laquo;entusiasmo&raquo;:</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Miller dice: &laquo;Preservare questo rapporto con&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">l'Io-non-ne-voglio-sapere-niente&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&egrave; una disciplina, si potrebbe anche dire che &egrave; un'ascesi, ma quando si ama l'inconscio, &egrave; un'ascesi gioiosa - anche se ci&ograve; che si trova non &egrave; necessariamente gioioso, anche se la verit&agrave; &egrave; orribile come diceva Lacan -, mantenere il rapporto con il proprio&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Je-n'en-veux-rien-savoir</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, per forzarlo, &egrave; ci&ograve; che spiega perch&eacute; Lacan abbia lasciato passare questa indicazione di ci&ograve; che l'entusiasmo era per lui, in definitiva, insopportabile".</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo riferimento di Miller al &ldquo;non voler sapere nulla&rdquo; &egrave; essenziale. Lo ritroviamo nel Seminario 20,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Ancora</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, del 21 novembre 1972, dove Lacan inizia cos&igrave;, parlando de &ldquo;L&rsquo;etica della psicoanalisi&rdquo;:</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&ldquo;A quel tempo era in me una sorta di cortesia (politesse): &ldquo;Prima lei, la prego, la peggioro&rdquo;, &ldquo;passi lei&rdquo;. E poi dice di aver scoperto che ci&ograve; che costituiva il suo modo di andare avanti era un &ldquo;non voglio sapere nulla&rdquo;. Quindi conclude:</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">"Di modo che se &egrave; vero che dico che nei vostri confronti posso essere qui solo nella posizione di analizzante del mio &laquo;non voglio sapere nulla!&raquo;, da qui a quando raggiungerete lo stesso, ci sar&agrave; una ricompensa".</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'insegnamento di Lacan, cos&igrave; come lo vede nel 1972, implicherebbe assumere il proprio &laquo;non voler sapere nulla, come analizzante&raquo;, forzarlo e trasmettere ai suoi ascoltatori proprio quella posizione rispetto al &laquo;non voler sapere nulla&raquo;. Nessun entusiasmo.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Vediamo quindi che Lacan fa autocritica in &laquo;Del soggetto finalmente messo in questione&raquo;, ma la fa anche in questo paragrafo del Seminario 20. Non &egrave; solo una critica a &laquo;Funzione e campo&raquo; (abbiamo visto che include il suo Seminario 7), ma a un'intera epoca in cui si rimprovera di aver ceduto. Nel Seminario 20 dice che &egrave; per educazione. &Egrave; un'ironia, ma &egrave; da prendere sul serio. E sostiene che a partire da un certo momento ha cambiato posizione rispetto al suo insegnamento come modo di rivolgersi agli altri.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In effetti, in "Dal soggetto infine messo in questione" c'&egrave; qualcosa di tutto questo, lo dice in modo abbastanza concreto. Nel terzo paragrafo parla di ci&ograve; che disse nel 1953: "finisce qui [in F e C] adattandosi a un gruppo che chiede il nostro aiuto". Questo adattarsi a un gruppo &egrave; qualcosa che possiamo contrapporre a ci&ograve; che alcuni anni dopo, quando quello stesso gruppo che lui stesso aveva sostenuto, lo abbandona in quella che lui chiamer&agrave; la sua "scomunica". Quindi, nell'&laquo;Atto di fondazione&raquo; della sua scuola, l'EFP, dice: &laquo;Io fondo &ndash; solo come sono sempre stato nel mio rapporto con la causa analitica &ndash; la Scuola...&raquo;. Diciamo senza entusiasmo e senza gruppo.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Cos&igrave;, per entusiasmo, o spinto dall'entusiasmo, Lacan sente di aver ceduto nel 1953. Non &egrave; rimasto solo e ha adattato la sua enunciazione a ci&ograve; che gli altri si aspettavano. Ma, inoltre, collega questo a un malinteso. Quale malinteso sottolinea Lacan in "Del soggetto finalmente messo in questione"?</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In relazione a questo malinteso, credo che sia necessario sottolineare due cose. Innanzitutto, qualcosa che ha a che fare con l'enunciazione stessa, dal punto di vista di a chi si rivolge. Egli afferma che il destinatario &egrave; &laquo;lo psicoanalista&raquo; (cos&igrave; dice in questo stesso paragrafo). Ma, in qualche modo, aveva finito per adeguare il suo modo di parlare a ci&ograve; che un gruppo si aspettava. Forse il &laquo;gruppo degli umanisti&raquo; a cui alludeva Miller.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E, per di pi&ugrave;, risulta che ci&ograve; che dice viene frainteso. Perch&eacute; lui, come spiega in seguito, voleva trasmettere una messa in questione, la messa in questione del soggetto. E puntando al cuore di ci&ograve; che &egrave; in gioco nella psicoanalisi didattica. A quanto pare, questa messa in questione non &egrave; stata compresa.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma continuiamo ancora un po' con "Dal soggetto finalmente messo in questione", dove Lacan fa un avvertimento al lettore, sia in relazione ai suoi scritti sia in relazione al "disegno del suo seminario". Di fronte a questo lettore, ci&ograve; che egli raccomanda &egrave; "il confronto con testi che non sono pi&ugrave; facili, ma intrinsecamente localizzabili".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; un po' oscuro, ma credo si possa dire che Lacan, di fronte agli effetti dell'incomprensione nella trasmissione del suo discorso, scommette sulla resistenza a essere compreso "troppo". La sua impressione, mi sembra, &egrave; che nel 1953 lo abbiano compreso troppo, e questo comprendere troppo significa appropriarsi di un testo e deviare da ci&ograve; a cui esso punta.</span><br /><br /><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il problema dell'incomprensione a cui si riferisce qui lo riprender&agrave; pi&ugrave; avanti, in un altro testo importante, "Roma 1967. La psychanalyse, raison d'un &eacute;chec", che contiene anche una valutazione di ci&ograve; che accadde a Roma nel 1953 (quest'ultimo testo &egrave; anche raccolto negli Altri scritti).</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Vediamo quindi rapidamente cosa dice in questo testo del 1967. Bisogna tenere presente che &egrave; stato scritto molto pi&ugrave; tardi, precisamente poco dopo aver presentato alla sua scuola la &ldquo;Proposta del 9 ottobre 1967&rdquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Inizia dicendo che sta parlando nello stesso luogo in cui parl&ograve; nel 1953 (anche se nella nota dice che si trova a pochi chilometri di distanza). Dice che il suo obiettivo allora era &ldquo;interrogare la pratica e rinnovare lo statuto dell&rsquo;inconscio&rdquo;. Punto importante, parla dell&rsquo;interrogare, non di dare risposte. Continua dicendo che tale interrogazione &egrave; ineludibile, riguardo a ci&ograve; che la parola inaugura tra due esseri. Dice anche che era ineludibile mettere in evidenza la dimensione dell'inconscio, dimenticata perch&eacute; evidente, ecc.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E poi riprende la sua frase "Dal soggetto al fine messo in questione", citando se stesso: "Un pizzico di entusiasmo... ha accolto le mie parole, che per questo sono rimaste cos&igrave; diluite..." La verit&agrave; &egrave; che ci&ograve; che segue &egrave; un po' difficile da tradurre, perch&eacute; Lacan usa il participio del verbo "g&acirc;cher", diluire, ma poi dice che... &ldquo;la g&acirc;che ne les quitait plus pour dix ans".</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A parte il fatto che &egrave; difficile da tradurre, si ha l'impressione che si tratti di un gioco di parole. Perch&eacute; in un testo poco precedente, "Discorso sulla psicosi infantile", del 22 ottobre 1967, Lacan fa chiaramente un gioco di parole, alludendo a Lagache, che avrebbe commesso una confusione tra il linguaggio e il preverbale. Quindi, dice "la g&acirc;che", per alludere a Lagache. Suona allo stesso modo. Sembra forzato, ma "it makes sense", come diremmo in inglese, se si continua a leggere il testo "Ragione di uno scacco", perch&eacute; dice: "Un pizzico di entusiasmo in cui si poteva leggere sotto il segno di quale intreccio psicologizzante venivano accolti".</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sarebbe molto lungo, ma mi sembra chiaro che Lacan stia dicendo che si &egrave; unito a un gruppo in cui occupava un posto decisivo Lagache, al quale egli, in diversi punti, rimprovera un orientamento psicologizzante.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Non abbiamo tempo per farlo qui, ma per verificare questo aspetto un po' pi&ugrave; a fondo, un esercizio interessante sarebbe quello di tornare al testo del discorso "Discours de Rome", incluso negli&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Altri scritti</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, e continuare a leggere. In due punti specifici. Uno, alle pagine 141-142, dove leggiamo: "Entriamo ora nella questione dei rapporti tra psicoanalisi e psicologia. Sono d'accordo con il mio collega Lagache nell'affermare l'unit&agrave; del campo in cui si manifesta il fenomeno psicologico...". Poi, certamente, Lacan sfuma, pone la differenza... Si tenga presente che questo dibattito pubblico tra Lacan e Lagache, dibattito molto cortese e moderato, direi persino sottile, e quindi difficile da leggere, ha luogo l&igrave;, a Roma, nel 1953.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan risponde proprio a Lagache, che apparentemente aveva fatto un commento su quanto detto da Lacan. Inizia con un ringraziamento, anche se di sfuggita lo definisce sottilmente universitario e allude al carattere puntiglioso delle sue osservazioni... poi le cose si complicano e si vede che c'&egrave; un dibattito concettuale... Non lo vedremo in dettaglio, lascio questo lavoro a voi, se volete farlo. Mi sembra interessante come accompagnamento a questo seminario.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In ogni caso, tutto questo &egrave; in relazione a un tema su cui Lacan stava lavorando. Ricordiamo il titolo di uno dei suoi interventi alla SPP, mi riferisco a quello che tenne nel 1952 dal titolo: "La psicoanalisi &egrave; una psicologia?"l</span><br /><br /><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Comunque sia, nel 1967 ("Ragione di uno scacco") Lacan dice, ironicamente... "la&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">g&acirc;che&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">(la confusione, la perdita di chiarezza, la diluizione), non ha abbandonato le mie parole per dieci anni". Ma se contiamo dal 1953, pi&ugrave; dieci, arriviamo direttamente al 1963... Il periodo della separazione da Lagache, tra gli altri. Cos&igrave;, la sua parola, la sua enunciazione, si &egrave; liberata della diluizione quando lui si &egrave; liberato di Lagache.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si potrebbe dire che fu Lagache a liberarsene, ma qui chiaramente Lacan la vede, a posteriori, come un'opportunit&agrave; per poter parlare, finalmente, partendo da quella solitudine che, in fondo, era sempre stata presente nel suo rapporto con la causa analitica. Ora parlava senza nascondere quella solitudine. Senza dover essere cortese e senza cedere alla richiesta di senso degli altri. Senza speranza di essere compreso. Resistendo persino all'essere compreso.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">La prefazione</strong><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dopo questa lunghissima introduzione all'introduzione, passiamo al testo! Ora ci sono molte cose che non sar&agrave; pi&ugrave; necessario sviluppare, perch&eacute; sono gi&agrave; state spiegate.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La prefazione include come motto lo stesso motto che Nacht aveva scelto per la sua presentazione dell'Istituto di Psicoanalisi. Il suo biologismo, o meglio, il suo neurobiologismo &egrave; evidente e grossolano</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan si dilunga poi sulle circostanze in cui enuncia il suo discorso, che ha a che fare con la crisi che, in relazione all'istituto, ha portato alla scissione. Denuncia l'imposizione di statuti e programmi, nonch&eacute; lo stile autoritario nell'esercizio del potere.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dice quindi che i fondatori della SFP non avevano voluto privare "la maggioranza degli studenti" (da sottolineare questo riferimento alla maggioranza) che aderivano al loro insegnamento (si intende quello dei fondatori della SFP) dell'opportunit&agrave; di ascoltarlo.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Egli mette in risalto Roma come luogo eminente particolarmente adatto per parlare della parola e ricorre all'etimologia del Mons Vaticanus, secondo Aulo Gellio, in relazione al termine latino "vagire". Da tale luogo trarr&agrave; gli auspici per rinnovare nella sua disciplina i fondamenti che prende nel linguaggio</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Giustifica quindi la mancanza di solennit&agrave; del suo discorso e il suo carico ironico e propone la sua intenzione di "mettere in discussione i fondamenti di questa disciplina", quella della psicoanalisi. Critica coloro che avevano cercato di forzare gli studenti dell'istituto, non rispettando la loro autonomia, il che ha giustificato una reazione contro il tono degli "auguri" che confondono il rigore con la minuziosit&agrave; e la regola con la certezza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa critica all'autoritarismo nella trasmissione della dottrina non &egrave; un dettaglio minore, ma &egrave; antitetica ai fondamenti della psicoanalisi. Commenta e giustifica solo in parte le forme iniziatiche di Freud, per la lotta della psicoanalisi per la sopravvivenza e per la necessit&agrave; di sostenere un'"esperienza integrale". Ma i suoi effetti sono stati un formalismo deludente, che con la scusa della prudenza promuove l'autorit&agrave; dei dotti e danneggia la ricerca.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Di fronte a questo tipo di autorit&agrave; che Lacan critica, considerandola illegittima perch&eacute; ignora i "principi del suo potere", c'&egrave; solo una risposta possibile: puntare fondamentalmente alla chiarificazione dei principi. Non bisogna temere il dibattito su questi ultimi, perch&eacute; si tratta di una comunit&agrave; di esperienza. A quanto pare, l'IPA ha scelto di velare questo dibattito per evitare una dissoluzione paragonabile a quella di Babele.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Da parte sua, egli non fa un vanto della propria innovazione. I concetti di Freud sono l'unico riferimento possibile, ma sono stati criticati in modo errato, sono carichi di malintesi perch&eacute; confusi con il linguaggio volgare. Per questo &egrave; necessario chiarirci alla luce dei progressi dell'antropologia, e anche della filosofia. Di fronte al problema della routine che smorza le nozioni della teoria, &egrave; necessario tornare alla sua storia e ai suoi fondamenti soggettivi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa &egrave; la funzione dell'insegnante. Lacan le attribuisce un posto preminente, aggiungendo che tutte le altre funzioni dipendono dalla sua.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il rischio di trascurare la funzione di delucidare &egrave; il degrado a ricette e, frase molto importante: &laquo;si cancella il senso di un'azione che ottiene i suoi effetti solo attraverso il senso&raquo;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dico che &egrave; una frase importante, perch&eacute; precisa quella che &egrave; in questo momento la posizione di Lacan. E allo stesso tempo esprime bene le sue virt&ugrave;, ma anche i suoi limiti, i suoi paradossi, contro i quali egli stesso dovr&agrave; lottare in futuro. Infatti, anche se ci si riflette poco, in questa frase c'&egrave; una circolarit&agrave; che sar&agrave; fonte di alcune delle difficolt&agrave; che Lacan dovr&agrave; risolvere.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E questo in diverse fasi:</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">1- "L'istanza della lettera", bisogner&agrave; aggiungere la forte separazione tra significante e significato, con gli algoritmi della metafora e della metonimia, senza i quali non &egrave; possibile uscire dalla circolarit&agrave; del senso.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">2- "La direzione della cura", dove aggiunger&agrave; elementi essenziali per precisare molto di pi&ugrave; l'azione della parola e una problematizzazione del soggetto e del suo Altro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">3- "Sovversione del soggetto", dove si va oltre la messa in discussione del soggetto per una vera sovversione e un'uscita dal paradigma del riconoscimento del desiderio, dominante in "F e C".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">4- "Posizione dell'inconscio", dove la pulsione, prima esclusa e relegata all'immaginario, sar&agrave; un'altra via per uscire dai labirinti del senso.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In ogni caso, tornando al 1953, Lacan ha ragione quando afferma che, non disponendo di ci&ograve; che consentirebbe di orientarsi nel campo del senso, lo psicoanalista corre il rischio di considerare la sua azione come qualcosa di simile alla magia.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E ritiene che l'esergo neurobiologo di Nacht riveli ci&ograve; che accade quando non si &egrave; in grado di collocare l'azione dell'analista nel proprio campo (cio&egrave; quello del linguaggio), da cui una fuga da quel campo alla ricerca di un riferimento nella neurobiologia.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo disorientamento, che ha qualcosa essenzialmente dell&rsquo;impostura (perch&eacute; ignora i suoi fondamenti), porta a perdersi in un mare di metafore che rivelano la povert&agrave; degli approcci, dal paragonare il candidato poco formato a un chirurgo che opera senza asepsi, al paragonare gli studenti dell'IP a bambini lacerati dal divorzio dei genitori.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Va detto che quest'ultima metafora non &egrave; stata inventata da Lacan (probabilmente nemmeno l'altra, ma non sono riuscito a trovare da dove provenga). Infatti, in una riunione tenutasi a Londra il 26 luglio 1953, durante il Congresso Internazionale, dopo la presentazione della relazione di Hartmann (presidente dell'IPA), Loewenstein commenta che la maggior parte degli studenti aveva seguito il gruppo scissionista e parla dei pericoli che ci&ograve; comporta per studenti e pazienti, paragonandolo al divorzio dei genitori. Chiede di prestare attenzione a "preservare le analisi" indipendentemente dalla "parte che gli analisti hanno preso". Quindi, si direbbe, opta per un divorzio civile. Ma Bonaparte interviene come sostenitrice di un divorzio duro: rivolgendosi direttamente agli analizzanti di Lacan, dice che &egrave; necessario studiare da vicino la tecnica dei membri del nuovo gruppo, poich&eacute; Lacan aveva promesso di modificarla, ma non ha mantenuto la sua promessa. Anna Freud interviene quindi nella discussione, dicendo che, come analista infantile, non &egrave; mai riuscita a salvare i figli dalle conseguenze di un divorzio. &Egrave; quindi chiaro che non vale la pena di seguire le riflessioni di Lowenstein. Bonaparte insiste nel controllare la "tecnica" e propone una "ricerca". Il tono poliziesco &egrave; impressionante [In JAM,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Tres momentos en la vida de Jacques Lacan</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Manantial].</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan attacca questa infantilizzazione, non solo nella metafora del divorzio, ma anche per ci&ograve; che questa metafora implica nella prospettiva della formazione. Ma questa denuncia non &egrave; solo una difesa dei diritti degli studenti, ma una denuncia del paradosso che "un metodo di verit&agrave; e demistificazione" ricorra a clich&eacute; e falsit&agrave; per controllare la formazione, facendo un uso distorto del proprio principio di autorit&agrave;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per lui, la via per affrontare questa deviazione &egrave; chiara: che la psicoanalisi &laquo;applichi i propri principi alla propria corporazione&raquo;, &laquo;alla concezione che si forma del proprio ruolo nei confronti del malato&raquo;, &laquo;al proprio posto nella societ&agrave; degli spiriti, al rapporto tra pari e alla propria missione di insegnamento&raquo;. Questo anticipa ci&ograve; che molto pi&ugrave; tardi dir&agrave; Lacan sulla possibilit&agrave; di interpretare la Scuola, o ci&ograve; che Jacques-Alain Miller ha sviluppato a Torino sulla "Scuola soggetto".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan aggiunge un punto essenziale, che &egrave; un'interpretazione. Quella dell'angoscia essenziale legata all'esercizio &laquo;di un'azione simbolica quando si perde nella propria opacit&agrave;&raquo;. &Egrave; molto importante, perch&eacute; sottolinea che, in fondo, tutti questi abusi di potere, tutti questi ricorsi a clich&eacute;, sono &ndash; anche se i loro stessi attori non lo sanno e lo ignorano attivamente &ndash; effetto di un'angoscia per l'opacit&agrave; dell'azione analitica stessa.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per questo motivo, l'unica via d'uscita &egrave; esaminare nel modo pi&ugrave; aperto possibile il pensiero di Freud e approfondire i fondamenti stessi della psicoanalisi come esperienza, sia quella dell'analizzante che quella dell'analista, che sono inseparabili. Ci&ograve; non pu&ograve; essere fatto senza collocare tale fondamento nell'azione stessa della parola.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; importante sottolineare che in questi testi (il riferimento al "Discorso di Roma", questo "Prefazione"), l'azione della parola, l'azione simbolica, l'azione della psicoanalisi, sono quasi intercambiabili. Chiarire l'azione della parola significa chiarire l'azione della psicoanalisi in tutti i suoi aspetti, inseparabili l'uno dall'altro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan conclude mettendo in evidenza l'elemento di precipitazione che ha permesso di superare la crisi e la sua risoluzione, sottolineando il valore della contingenza, legato a un valore epistemico: improvvisamente rende possibile "comprendere la coerenza e anticipare con certezza l'azione". Cio&egrave;, l'azione stessa per cui Jacques Lacan occupa in quel momento il suo posto di enunciazione. E la precipitazione che lo ha portato a occupare la tribuna da cui parla &egrave; pensata a partire dal suo testo sul tempo logico, del 1945, che era stato pubblicato su&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Cahiers d'Art.</em><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Introduzione</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'introduzione riprende l'idea gi&agrave; trattata nella "Prefazione" secondo cui l'uomo scopre la figura del proprio potere quando la sua stessa azione lo mette a nudo, provocandogli orrore. Questo orrore non &egrave; casuale: appare quando il soggetto si confronta con il fatto che le sue parole hanno effetti, effetti reali, e che non esiste alcuna garanzia esterna che li controlli. L'opera prometeica di Freud si riproduce in ogni umile esperienza psicoanalitica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'effetto di ci&ograve; &egrave; l'"avversione all'interesse per le funzioni della parola e il campo del linguaggio". La promozione della nozione di resistenza sarebbe un sintomo che dovrebbe essere sottoposto alla dialettica dell'analisi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; importante tenere presente qui la definizione dell'analisi, intesa come cura e come processo di elucidazione teorica, come "dialettica". &Egrave; un termine importante che riprender&agrave; a pagina 254 degli &Eacute;crits ("la dialettica" dell'analisi) e in modo ancora pi&ugrave; chiaro a pagina 257 ("l'analisi dialettica con cui li guidiamo nel processo di un'analisi". Entrambi i riferimenti sono fuori dall'Introduzione).</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan traccia poi quella che chiama "la topica" di questo movimento che ha trasformato la tecnica e la finalit&agrave; dell'analisi, allontanandola dalle sue origini freudiane. Ma &egrave; interessato alla logica di questa evoluzione, non si accontenta di denunciarla. Ci&ograve; configura tre problemi attuali, ovvero tre fronti nel compito di elucida e ritorno ai principi. I sintomi stessi della psicoanalisi sono quindi elementi da interpretare e da utilizzare nella giusta direzione:</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A) Funzione immaginaria: sotto l'impulso della psicoanalisi infantile e delle ricerche sulle strutturalizzazioni preverbali, &egrave; stata messa in evidenza la funzione dell'immaginario e dei fantasmi nell'esperienza e nella costituzione dell'oggetto. Il problema &egrave; quale sanzione simbolica dare a questi fantasmi nella loro interpretazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">B) Nozione delle relazioni libidiche dell'oggetto: una modifica latente della direzione della cura, che parte dall'estensione del metodo alle psicosi. L'effetto &egrave; una "fenomenologia esistenziale" e un "attivismo animato dalla carit&agrave;". Anche qui &egrave; necessario un ritorno all'asse tecnico della simbolizzazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">C) Importanza del controtransfert e, correlativamente, della formazione dello psicoanalista. Causato dalle difficolt&agrave; relative alla fine della cura. Ha il valore di mettere in risalto la questione dell'essere dell'analista (tema che Lacan tratter&agrave; specificamente in "La direzione della cura"). La soluzione pu&ograve; venire solo da un approfondimento della molla inconscia.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan ritiene che questi problemi corrispondano a tre frontiere dell'espansione della psicoanalisi. Riconosce "la vitalit&agrave; dell'esperienza" su cui si basano (punto interessante), ma richiama l'attenzione sui rischi che comportano come occasioni per abbandonare "il fondamento della parola" e incorrere nell'"ineffabile". In tutto ci&ograve; &egrave; in gioco la deviazione dall'etica propria della psicoanalisi, favorita dall'abbandono del suo linguaggio proprio a favore dei "linguaggi istituiti". Cos&igrave;, opportunit&agrave; e rischio vanno di pari passo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ci&ograve; permette di comprendere, in relazione a uno di questi campi di estensione dell'analisi, il titolo del suo testo del 1957 (quattro anni dopo), "Di una questione preliminare a ogni possibile trattamento della psicosi". Cos&igrave;, i postfreudiani si sono lanciati nel campo delle psicosi senza un lavoro preliminare, che &egrave; quello che lui dar&agrave; poi, ma di cui non dispone ancora nel 1953. Per questo &egrave; "preliminare".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In ogni caso, entrando nel dettaglio di ci&ograve; che si potrebbe imparare in quelle aree in cui si estende la psicoanalisi, parl&ograve; dell'interesse che avrebbe avuto saperne di pi&ugrave; sugli effetti della simbolizzazione nel bambino. Ma, purtroppo, le "madri officianti" (Klein, Anna Freud, ecc.) si perdono nella "confusione delle lingue" che Ferenczi ha indicato nella relazione bambino-adulto. Tutto ci&ograve;, di fronte alla prudenza di Freud nei confronti del bambino. E cita come testimonianza il lavoro sul Piccolo Hans. Prudenza di Freud, quindi, di fronte all'audacia di quei "pionieri" che si comportano da "eroi moderni". Egli &egrave; rimasto nel "campo centrale" in tutti questi confini, anche in quello delle psicosi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Pertanto, tutte i tentativi pionieristici in questi campi condividono l'oblio del senso dell'opera di Freud. Ci&ograve; ha conseguenze sulla tecnica, che vira verso il cerimoniale ossessivo, persino verso il rito religioso. D&agrave; luogo a una tecnica di stile emaciato, formalista, cerimoniale, simile alla nevrosi ossessiva, al rito religioso. Nella letteratura analitica, l'oblio dell'origine dei termini rafforza l'ignoranza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ancora una volta, per porre rimedio alle cause, propone di applicare il metodo analitico alla collettivit&agrave; degli analisti. Individua come problema essenziale la perdita di senso dell'azione analitica dovuta al fatto che il suo stesso significato non &egrave; riconosciuto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan interpreta che se il senso dell'azione analitica non viene riconosciuto, questa viene vissuta come aggressiva.</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Quando afferma che in assenza delle &laquo;resistenze sociali in cui il gruppo analitico trovava occasione di tranquillizzarsi, i limiti della sua tolleranza alla propria attivit&agrave; dipendono solo dalla massa numerica con cui si misura la sua presenza nella scala sociale&raquo;, sembra mettere in guardia dai rischi di un'apparente accettazione sociale, persino di un &laquo;successo&raquo; della psicoanalisi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Di fronte a tutti questi problemi, raccomanda l'uso dei registri simbolico, immaginario e reale, che permetteranno di comprendere le difese che si manifestano nella dottrina psicoanalitica dominante: isolamento, annullamento, negazione e, in generale, ignoranza. Queste difese non sono solo individuali, ma anche collettive, proprie dei gruppi analitici. Si tratta di un'applicazione agli psicoanalisti della loro stessa medicina. Parlate di difese? Non erano cos&igrave; importanti? Ecco le vostre.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Di seguito (e non bisogna dimenticare il peso della psicoanalisi statunitense anche nella recente crisi) sottolinea che, di fronte al peso numerico e all'influenza della psicoanalisi statunitense, &egrave; necessario esaminare le condizioni culturali che la determinano. Cito qui il "fattore c minuscolo", il fattore culturale, che avevo introdotto nel 1950 in un congresso di psichiatria.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Segue quindi l'applicazione della sua proposta di analizzare gli effetti di questo ,predominio americano applicando la sua distinzione sui piani simbolico, immaginario e reale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sul piano simbolico, Lacan sottolinea due tratti decisivi: da un lato, l'astoricismo proprio della cultura americana, visibile nella sua concezione della "comunicazione", che va in senso contrario all'esperienza analitica, basata sulla storia del soggetto; dall'altro, l'egemonia del comportamentismo, una forma di pensiero psicologico che ha finito per coprire e spostare l'ispirazione freudiana all'interno della psicoanalisi stessa.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per quanto riguarda i registri immaginario e reale, Lacan menziona fattori quali le relazioni di prestigio all'interno delle societ&agrave; analitiche, gli effetti sociali dell'ideologia della libera impresa e la posizione particolare di un gruppo dominato dagli immigrati, che favorisce una distanza rispetto all'ambiente sociale e umano. Tutto ci&ograve; contribuisce a una certa forma di esercizio della psicoanalisi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il risultato, dice Lacan, &egrave; chiaro: la psicoanalisi si &egrave; orientata sempre pi&ugrave; verso l'adattamento dell'individuo all'ambiente sociale, lo studio dei modelli di comportamento e l'oggettivazione del soggetto nel quadro delle&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)"><em>relazioni umane</em></span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. La nozione di&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">ingegneria umana</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, emersa in questo contesto, esprime in modo estremo una posizione che mantiene una distanza radicale dall'oggetto umano.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa distanza spiega, secondo Lacan, che i concetti pi&ugrave; vivi della psicoanalisi &ndash; l'inconscio e la sessualit&agrave; &ndash; siano entrati in una sorta di eclissi, al punto che la loro sola menzione sembra destinata a scomparire.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma non gli interessa giudicare moralmente il formalismo o lo "spirito commerciale" denunciati anche dagli stessi documenti ufficiali del gruppo americano. Il "fariseo" e il "commerciante", dice, gli interessano solo nella misura in cui entrambi condividono la stessa difficolt&agrave; fondamentale: un rapporto problematico con la parola, specialmente quando si tratta di parlare del proprio mestiere.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il problema, aggiunge, &egrave; che l'incomunicabilit&agrave; dei motivi pu&ograve; sostenere un'autorit&agrave;, ma non una vera maestria n&eacute; un insegnamento.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ora arriva un punto molto importante, perch&eacute; &egrave; un'interpretazione che Lacan fa dell'insistenza del gruppo dominante della SPP nell'attaccare le sue innovazioni "tecniche", in particolare le "sedute brevi" e il mancato rispetto del numero di sedute settimanali previste per un'analisi didattica. Questo era stato criticato, tra l&rsquo;altro, perch&eacute; supponeva una legge del minimo sforzo che attirava verso Lacan molti giovani in formazione. Era stato attaccato nel 1950, poi la cosa sembrava essersi calmata, ma torn&ograve; con forza come critica alle sue analisi didattiche e come argomento-pretesto fondamentale nella crisi del 1953 (in particolare da parte di Marie Bonaparte).</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan risponde: proprio coloro che si avventurano in campi di frontiera, finiscono per aggrapparsi "inevitabilmente" alla tecnica tradizionale. Qui c'&egrave; un equivoco che si misura dalla sostituzione del termine "ortodosso" con "classico". Infatti, come abbiamo gi&agrave; anticipato sopra, alcuni, come Marie Bonaparte, parlano insistentemente di psicoanalisi "classica" in relazione alla "tecnica". Lacan interpreta che la rinuncia al termine "ortodossia" non &egrave; innocente, ma nasconde la disaffezione rispetto all'essenziale della scoperta freudiana. Lacan non teme il dibattito sull'ortodossia, perch&eacute; &egrave; un dibattito dottrinale che permette di mettere in gioco la questione dei fondamenti.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma la tecnica non pu&ograve; essere n&eacute; compresa n&eacute; applicata senza i concetti che la fondano. Ancora una volta, il campo del linguaggio e la funzione della parola sono gli unici che permetterebbero di pensare al perch&eacute; di una tecnica psicoanalitica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Passiamo ora all'ultimo punto dell'&laquo;Introduzione&raquo;. &Egrave; un punto importante, perch&eacute; si riferisce a un caso concreto in cui si esemplifica la difficolt&agrave; nella gestione dei concetti quando si trascura la lettura di Freud.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E si riferisce a un autore che mi &egrave; costato parecchio lavoro individuare, perch&eacute; Lacan allude a lui in un modo che sicuramente sarebbe evidente per molti dei presenti, ma non lo nomina. Non nominarlo mi sembra un forte espediente retorico, non sembra riconoscergli sufficiente dignit&agrave;. Infatti, dice che l'autore in questione &egrave; poco brillante, definisce la sua pubblicazione una "disgrazia".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Non manterr&ograve; il mistero. Si tratta di Michel Benassy, membro della SPP che aveva partecipato alla XV Conferenza dei Psicoanalisti di Lingua Francese, Parigi, 1952. Ebbene, il suo "Rapport th&eacute;rorique", intitolato "Th&eacute;orie des instincts", era stato pubblicato nel 1953 nella RFP. Come motto riporta la frase di Freud &laquo;La teoria degli istinti &egrave;, per cos&igrave; dire, la nostra mitologia&raquo;. Ma prosegue in modo del tutto opposto: &laquo;In diverse occasioni, Freud si era lamentato del fatto che la biologia non forniva alcuna teoria degli istinti alla psicoanalisi. Vediamo cosa offre oggi". Pi&ugrave; avanti, nella sezione II, "Storia critica della teoria freudiana dei due istinti", Benassy afferma: "In questo compito mi &egrave; stata di grande aiuto l'eccellente teoria degli istinti di Marie Bonaparte (1934), che &egrave; una sintesi il pi&ugrave; possibile accurata della teoria di Freud". (p. 19)</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A Lacan questo sembra una barbarie: considerare Freud e Bonaparte equivalenti. Rimane, infatti, al livello della "seconda mano". E poi, dopo riduzioni, induzioni e ipotesi, finisce per concludere con la rigorosa tautologia delle sue false premesse: "riduce l'istinto all'arco riflesso".</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Quello che segue mi &egrave; stato ancora pi&ugrave; difficile da collocare: secondo Lacan, tutta la sottigliezza della teoria della libido e delle pulsioni in Freud, le zone erogene, ecc., &laquo;si trasforma nel binomio di un istinto passivo modellato sull'attivit&agrave; delle spidocchiatrici, cara al poeta, e di un istinto distruttivo semplicemente identificato alla motricit&agrave;&raquo;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Le spidocchiatrici &egrave; una poesia di Rimbaud. Il paragrafo a cui si riferisce nel testo di Benassy &egrave; questo, a pagina 62:</span><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Proponiamo cos&igrave; la teoria seguente: l&rsquo;istinto sessuale sentito come un piacere primitivamente cutaneo-mucoso (atteggiamento reattivo) non implica nessun mezzo per esprimere il comportamento. &Egrave; legato all&rsquo;elemento ricettivo dello schema ricettivo effettuatore. La risposta effettuatrice &egrave; implicita e probabilmente vegetativa e anatolica (preparatoria). Come assiologia ha un valore di sopravvivenza. Come dipendente da stimoli forniti dall&rsquo;ambiente &egrave; socialmente adattata (stabilisce legami affettivi).</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;istinto distruttore sentito come risposta a un dispiacere o a una repulsione (atteggiamento reattivo) &egrave; il comportamento in quel che ha di semplicemente motorio. &Egrave; legato all&rsquo;elemento effettuatore esplicito dello schema ricettivo-effettuativo. &Egrave; catabolico. Tuttavia l&rsquo;insieme effettuatore pu&ograve; essere attivato da eccitazioni intrinseche, indipendentemente dall&rsquo;ambiente, e allora appare non adattato.</span><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il testo di Marie Bonaparte, &laquo;Introduction &agrave; a th&eacute;orie des instincts&raquo;, RFP, 1934, era stato ristampato in forma di libro, presso PUF, lo stesso anno in cui Besassy present&ograve; il suo rapporto, il 1952.</span><br /><br /><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Les chercheuses de poux</strong><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Arthur Rimbaud</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Quando la fronte del bambino, piena di rossi tornenti,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Implora lo sciame bianco dei sogni indistinti,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si avvicinano al suo letto due affascinanti sorelle maggiori</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Con fragili dita dalle unghie argentate.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Fanno sedere il bambino vicino a una finestra</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Spalancata dove l'aria blu bagna un groviglio di fiori</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E, tra i suoi folti capelli bagnati di rugiada,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Passano le loro dita sottili, terribili e affascinanti.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lui ascolta il canto degli loro fiati timorosi</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Che profumano di lunghi mieli vegetali e rosati</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E che a volte interrompe un sibilo, saliva</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ripresa sulle labbra o desideri di baci.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sente le loro ciglia nere battere sotto i silenzi</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Profumati; e le loro dita elettriche e dolci</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Fanno crepitare, tra le sue grigie indolenze,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sotto le loro unghie regali, la morte dei piccoli pidocchi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ecco che sale in lui il vino dell'Ozio,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sospiro di armonica che potrebbe delirare:</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il bambino sente, secondo la lentezza delle carezze,</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sorgere e morire senza sosta un desiderio di piangere.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Arthur Rimbaud</span><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quando il desiderio sfida la tradizione]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/quando-il-desiderio-sfida-la-tradizione]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/quando-il-desiderio-sfida-la-tradizione#comments]]></comments><pubDate>Fri, 19 Dec 2025 16:37:23 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/quando-il-desiderio-sfida-la-tradizione</guid><description><![CDATA[       &#8203;Marco FocchiIl libro di Fouzia Taouzari (Dis-moi comment tu aimes, je te dirai qui tu es &ndash; Payot 2025) si apre con un ampio scorcio autobiografico. Nata in Francia in una famiglia marocchina tradizionale, Fouzia si trova sulla linea di faglia tra due civilt&agrave;: quella mussulmana, religiosa e tradizionale della famiglia, e quella laica, occidentale, moderna del suo paese. Il tema si presenta dunque di grande attualit&agrave;: immigrazione, compatibilit&agrave; o discordan [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-medium " style="padding-top:5px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:10px;text-align:left"> <a> <img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/published/img-4888.jpg?1766162334" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><br />&#8203;Marco Focchi<br /><br /><br />Il libro di Fouzia Taouzari (<strong>Dis-moi comment tu aimes, je te dirai qui tu es</strong> &ndash; Payot 2025) si apre con un ampio scorcio autobiografico. Nata in Francia in una famiglia marocchina tradizionale, Fouzia si trova sulla linea di faglia tra due civilt&agrave;: quella mussulmana, religiosa e tradizionale della famiglia, e quella laica, occidentale, moderna del suo paese. Il tema si presenta dunque di grande attualit&agrave;: immigrazione, compatibilit&agrave; o discordanza di culture, condizione femminile in un quadro dove la donna non pu&ograve; mostrare il proprio corpo, deve abbassare gli occhi, essere madre abdicando alla femminilit&agrave;.<br /></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo contrasto geopolitico Fouzia lo vive nel proprio corpo, nella propria storia, nelle proprie scelte.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il suo destino &egrave; segnato: una volta adulta dovr&agrave; chinare il capo, sposare un buon mussulmano, consapevole della fatto che le madri mussulmane continuano a tenere d&rsquo;occhio le figlie anche una volta cresciute, anche dopo sposate.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Tutte queste contraddizioni esplodono in lei, fino a che incontra la psicoanalisi in un corso di filosofia. La psicoanalisi diventa il filo della sua vita e la via della sua liberazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Un serie di sogni, con le interpretazioni date dal suo analista costellano il racconto, e segnano le tappe dei passi che la portano a valorizzare quel che &egrave;: una marocchina, s&igrave;, ma una francese d&rsquo;adozione, e soprattutto una donna. La psicoanalisi fa uscire la donna che il destino della tradizione avrebbe racchiuso e soffocato nel ruolo di madre.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E il distacco dalla gabbia della tradizione non &egrave; facile, perch&eacute; Fouzia ama i suoi, e ogni passo nella modernit&agrave; rischia di farla cadere nel deserto del disamore.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il titolo potrebbe trarre in inganno:&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Dimmi come ami e ti dir&ograve; chi se</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">i potrebbe sembrare un peana n favore dell&rsquo;amore, mentre &egrave; il racconto dei passi attraverso cui liberarsi dal ricatto affettivo, dal timore del deserto del disamore, dal modo in cui la paura di perdere l&rsquo;amore pu&ograve; portare a soffocare il desiderio. Il libro si dipana, nella parte centrale, attraverso alcuni casi clinici vivacemente narrati, dove si mostra in molti modi come l&rsquo;amore pu&ograve; annullare il desiderio, e l&rsquo;idea guida &egrave; che una donna, se resta prigioniera della paura di perdere l&rsquo;amore, di non piacere, di non assecondare la mascherata (un capitolo presenta un&rsquo;interessante attualizzazione del tema classico della mascherata femminile) rischia di silenziare il proprio desiderio come le isteriche dei tempi di Freud, che riuscivano a esprimerlo solo attraverso i sintomi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dopo la parte centrale, fatta di tappe segnate dai casi clinici, nella parte finale riprende la narrazione autobiografica, che non &egrave; semplicemente autobiografia, ma uno straordinario documento clinico e politico. Un percorso che avrebbe potuto concludersi con uno scontro di culture, con un rifiuto, con la tragedia dell&rsquo;inconciliabile, riesce a trovare un&rsquo;uscita dalla tradizione che non significhi voltarle le spalle. C&rsquo;&egrave; la separazione da un matrimonio di compromesso (lui un francese musulmano che, ha denti stretti, la famiglia riesce ad accettare), e l&rsquo;accettazione da parte famiglia della sua nuova vita. Soprattutto si evidenzia per&ograve; una &ldquo;politica del desiderio&rdquo; o, detto altrimenti, la forza trainante e le ricadute politiche del desiderio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Un intreccio di geopolitica vissuta sul proprio corpo, di clinica psicoanalitica di effetto dirompente, di liberazione della donna dalle spire di una tradizione che ne sopprime il desiderio, temi, credo tutti sul filo dell&rsquo;attualit&agrave; che possono interessare senz&rsquo;altro la nostra comunit&agrave;, e oltre.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Interessanti, per concludere, le parole con cui Jacques-Alain Miller l&rsquo;ha presentata a Parigi al Congresso per la liberazione di Rafah: &ldquo;Fouzia presenta il suo itinerario analitico di figlia d&rsquo;immigrati marocchini dove trova, nella sua analisi, le vie di emancipazione rispetto alla tradizione arabo-mussulmana, e al tempo stesso quelle della riconciliazione con l&rsquo;Islam&rdquo;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp; &nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8203;&#8203;</span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Incontri psicoanalitici]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/incontri-psicoanalitici]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/incontri-psicoanalitici#comments]]></comments><pubDate>Mon, 15 Dec 2025 13:03:48 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/di-cosa-si-parla/incontri-psicoanalitici</guid><description><![CDATA[Foto di Deborah Ramo    Il libro Incontri psicoanalitici, che contiene le conferenze tenute da Marco Focchi a Plovdiv, esce questi giorni in bulgaro. In occasione della presentazione si &egrave; tenuto a Plovdiv un dibattito di cui diamo qui un estratto&#8203;Marco Focchi&Egrave; un piacere per me essere di nuovo a Plovdiv, citt&agrave; che ho imparato ad amare nei momenti un cui vi sono stato in occasione dei nostri comuni momenti di lavoro. Ringrazio gli amici bulgari per avermi invitato e per [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/00101-deborah-raimo_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption">Foto di Deborah Ramo</span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="paragraph"><em>Il libro </em>Incontri psicoanalitici, <em>che contiene le conferenze tenute da Marco Focchi a Plovdiv, esce questi giorni in bulgaro. In occasione della presentazione si &egrave; tenuto a Plovdiv un dibattito di cui diamo qui un estratto<br />&#8203;</em><br /><br />Marco Focchi<br /><br />&Egrave; un piacere per me essere di nuovo a Plovdiv, citt&agrave; che ho imparato ad amare nei momenti un cui vi sono stato in occasione dei nostri comuni momenti di lavoro. Ringrazio gli amici bulgari per avermi invitato e per aver dato spunto a questo incontro attraverso la pubblicazione del libro di cui discutiamo oggi. &Egrave; un libro che nasce da una collaborazione e, direi di pi&ugrave;, da un&rsquo;amicizia che dura ormai da diversi anni, e un ringraziamento particolare va a Yordana Hristozova, che &egrave; stata l&rsquo;animatrice di questo ciclo di conferenze. Ci siamo incontrati a Milano dieci anni fa, a da allora si &egrave; creata una sinergia scaturita dall&rsquo;affinit&agrave; dei nostri interessi, dagli obiettivi comuni e, non ultimo, dalla reciproca simpatia personale. Da qui &egrave; nato un ricco scambio tra i nostri due paesi su un argomento oggi pi&ugrave; che mai centrale come quello della psicoanalisi.<br />Vorrei sottolineare infatti l&rsquo;importanza sia clinica sia politica della psicoanalisi in un momento oggi in cui in Europa da molti punti di vista &egrave; messa sotto attacco. Penso in particolare alla situazione che stanno affrontando i nostri colleghi francesi, dato che in Francia si sono susseguite in Senato proposte di legge di contenuto avverso alla psicoanalisi, proposte che puntano sia al definanziamanto delle cure psicoanalitiche, sia al passaggio di tutto il settore della salute mentale sotto il giogo di cosiddetti Centri esperti, con l&rsquo;obiettivo di rivoluzionare la classificazione dei disturbi mentali, andando oltre i sintomi e basandosi su dimensioni neurobiologiche e comportamentali osservabili, integrando vari livelli di informazione (genetica, circuiti cerebrali, comportamento) in un framework di ricerca mirato a sviluppare approcci futuri pi&ugrave; incentrati sulla biologia e sul funzionamento dei sistemi umani.<br /><br /></div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ora, un capitolo del libro che presentiamo oggi, un capitolo scritto da Yordana, &egrave; dedicato proprio a un&rsquo;esplorazione della nozione di sintomo e alla sua centralit&agrave; nella prospettiva psicoanalitica, e Lacan, nell&rsquo;ultima fase del suo insegnamento ha particolarmente valorizzato la funzione del sintomo, presentandolo non semplicemente come disturbo, ma come supplenza, se non addirittura come alternativa alla funzione normativa del Nome-del-Padre.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il sintomo in questo senso equivale alla pulsione, alla pulsione nella vicissitudine della sublimazione, come diceva Freud.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nell&rsquo;ultimo insegnamento di Lacan prendono importanza termini che nella prima fase non comparivano, come pulsione, godimento, reale, tutti termini che non sono in nessun modi riducibili alla biologia, ai circuiti cerebrali e a meccanismi neurobiologici e comportamentali.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nell&rsquo;epoca attuale siamo infatti di fronte a una straordinaria offensiva del pensiero neopositivista e scientista, alla tendenza a ridurre tutto all&rsquo;osservabile, all&rsquo;oggettivabile, al calcolabile.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La psicoanalisi si trova a essere cos&igrave; l&rsquo;ultimo bastione della soggettivit&agrave;, del carattere singolare di ogni persona, dell&rsquo;irriducibilit&agrave; dell&rsquo;individuo al suo funzionamento biologico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La psicoanalisi del tempo di Freud &egrave; stata la prima a riconoscere non solo &lsquo;esistenza di una sessualit&agrave; infantile, ma anche l&rsquo;esistenza di un desiderio femminile che prima veniva recluso nelle manifestazioni dell&rsquo;isteria.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Possiamo dire in questo senso che la psicoanalisi &egrave; una pratica di liberazione, ieri come oggi, perch&eacute; ci&ograve; che sta al suo centro non &egrave; tanto una tecnica, quanto piuttosto un&rsquo;etica. Il che significa mettere al centro le scelte del soggetto, non i suoi meccanismi, il suo desiderio, non le sue determinazioni fisiologiche.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nelle consulenze che ho fatto per diversi anni in una</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">scuola e elementare, e la cui esperienza &egrave; narrata in una capitolo del libro, ho sempre cercato di assolvere alle consegne che la scuola mi chiedeva, cio&egrave; di risolvere blocchi che i bambini potevano in alcuni frangenti presentare, ma ho potuto farlo grazie prospettiva datami dai principi della psicoanalisi, dallo sguardo sulle relazioni con la famiglia, dalla considerazione delle aspettative, dei desideri, delle complesse interazioni che in ogni essere umano inquadrano i suoi desideri e le sue domande.</span><br /><span style="color:rgb(0, 0, 0)">Nelle psicoterapie mimetiche delle scienze si adottano delle tecniche, per esempio l&rsquo;esposizione con prevenzione della risposta, che &egrave; un po&rsquo; come una specie di training atletico</span><span style="color:rgb(0, 0, 0)">&nbsp;per trattare il cosiddetto Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC). Consiste nell'esporre gradualmente il paziente a pensieri, immagini o situazioni temute (ossessioni) e impedirgli di mettere in atto i rituali abituali (compulsioni), per insegnargli a tollerare l&rsquo;ansia.</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp; Ma non &egrave; questo il punto. Se prendiamo il punto di vista del soggetto vediamo che nella nevrosi ossessiva la domanda assume una forma &ldquo;anale&rdquo;, caratterizzata da ritenzione e differimento indefinito della meta. Questo porta a situazioni in cui il godimento dell&rsquo;attesa prevale sulla realizzazione, vissuta invece come perdita o distruzione dell&rsquo;oggetto. Poich&eacute; questa domanda resta fuori dalla dialettica con l&rsquo;Altro, il Superio acquisisce un ruolo centrale. La sua azione emerge nel tipico bisogno dell&rsquo;ossessivo di chiedere il permesso: a differenza dell&rsquo;isterico, che vive il desiderio nella logica della trasgressione, l&rsquo;ossessivo si colloca nella logica del merito e della subordinazione al dovere. Solo dopo aver &ldquo;fatto ci&ograve; che deve&rdquo;, pu&ograve; autorizzarsi al godimento grazie al riconoscimento dell&rsquo;Altro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa dinamica si traduce nella logica dell&rsquo;exploit: l&rsquo;ossessivo lavora con scrupolo, si accolla compiti pesanti, accumula meriti, tutto per ottenere simbolicamente un permesso. Ma ci&ograve; che realmente desidera resta altrove, non coincide con le prestazioni che produce. La vacanza tanto attesa, per esempio, risulta deludente: ci&ograve; che conta &egrave; la legittimazione dell&rsquo;Altro, non il godimento in s&eacute;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; solo un esempio che serve a mostrare la divaricazione, che si sta aprendo nella nostra epoca, tra una linea di pensiero dominante orientata essenzialmente sul visibile, sul disponibile, e per la quale l&rsquo;inconscio, con il suo carattere evasivo non ha nessuna legittimit&agrave;, e una dove il linguaggio, con tutte le sue implicazioni, prima tra tutte gli effetti inconsci con i loro correlati: la domanda, il desiderio, la pulsione, permette di cogliere gli indizi di quel che avviene sottotraccia, di quel che non &egrave; riducibile all&rsquo;evidence based.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">I casi clinici presentati nel libro direi che sono esempi brillanti di questa seconda linea, e mostrano chiaramente la direzione che con la psicoanalisi prendiamo permettendo di mettere in gioco quelle che sono le varie sfumature del fattore umano.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Quando diciamo &ldquo;fattore umano&rdquo; usiamo un&rsquo;espressione diametralmente opposta a quella di &ldquo;materiale umano&rdquo;, coniata in anni di fosca memoria, e che insieme a quella di &ldquo;ingegneri dell&rsquo;anima&rdquo;, esperti a cui i totalitarismi avevano affidato il compito di forgiare l&rsquo;uomo nuovo, pu&ograve; oggi descrivere adeguatamente i nuovi cantori dello scientismo psicoterapeutico.&nbsp;</span><span style="color:rgb(0, 0, 0)">&nbsp;</span><br /></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>