Testo di orientamento per il ciclo del 2026 dei venerdì milanesi di psicoanalisi e politica Marco Focchi "Non c'è rapporto sessuale" è il titolo del prossimo Congresso AMP, ed è una formula centrale dell'ultimo insegnamento di Lacan. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, questa affermazione non è uno slogan provocatorio né una tesi antropologica. È piuttosto il punto di condensazione logica e clinica a cui l'insegnamento di Lacan giunge negli anni '70, soprattutto a partire dal Seminario XX, Encore. È una tesi talmente fondamentale che merita un posto centrale, e dovremmo poterla scrivere come la formula della gravitazione universale nella fisica di Newton, o come la formula della trasformazione della massa in energia nella fisica di Einstein, una di quelle equazioni folgoranti che si imprimono indelebilmente nella memoria collettiva. In realtà non la possiamo scrivere, e proprio in questo sta la sua forza e la sua importanza. Quando Lacan dice che non c'è rapporto sessuale, ovviamente non sta sostenendo che non esistano relazioni erotiche tra uomini e donne, o che non ci siano incontri, scambio di desideri o realizzazione di godimento. Non sta negando l'evidenza quotidiana degli incontri amorosi, delle passioni, delle unioni che si formano e si disfano. Sta dicendo qualcosa di molto più radicale: il rapporto non è scrivibile come relazione logica, non si può istituire una regola atta a determinare quale sia il partner giusto. Non esiste, in altre parole, una formula matematica dell'amore, un algoritmo della compatibilità, una legge universale che garantisca l'incontro tra i sessi.
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Andrea del Sarto - La moglie dell'artista Marco Focchi Nel 1913 Jones pubblicò su Imago un articolo dal curioso titolo “L’influenza della moglie sull’arte di Andrea del Sarto”. In poche pagine Jones delinea un rapido schizzo per spiegare le ragioni inconsce che impedirono al pittore fiorentino di svettare alle altezze dei grandi contemporanei, come Raffaello e Michelangelo. La tesi è che la presenza costante della moglie nella sua esistenza polarizzò completamente i suoi conflitti nell’attuale impedendogli di attingere ai complessi infantili e di trovarne una soluzione attraverso la fantasia. Se non poté sprofondarsi nell’arte per sprigionarvi la fantasia fu perché tutto il suo investimento era convogliato sulla moglie, presente in carne ed ossa. La sua arte rimase priva di vita perché tutta la sua vitalità era assorbita dalla relazione con la moglie. Sygne de Coûfontaine nell'intepretazione di Evelyne Bouix Marco Focchi Conferenza tenuta a Siviglia il 29 novembre 2025 Nel Seminario su La logica del fantasma Lacan pone le basi di quello che sarà l’assioma reso esplicito negli anni successivi del suo insegnamento: non c’è rapporto sessuale. È l'aforisma che dà il titolo al nostro prossimo Congresso AMP a Parigi ed è, possiamo dire, uno dei punti d’arrivo della riflessione di Lacan, e uno dei punti fondativi del suo pensiero. Come notato da Massimiliano Rielli in un lavoro di cartello, possiamo trovarne un’esemplificazione letteraria attraverso il racconto di Borges La setta della fenice che, secondo Miller, offre una metafora illuminante della sessualità: una setta misteriosa unisce tutti gli uomini attraverso un rito tramandato di generazione in generazione. Il segreto del rito, come si coglie, è il coito stesso: ogni essere umano ne condivide la pratica, che rimane tuttavia paradossalmente occultata per ognuno. Borges evidenzia il carattere enigmatico l'atto sessuale presentandolo come un rituale misterioso. Questa pratica, sottratta alla visibilità, tocca il cuore di quel che Lacan esprime dicendo che non c'è rapporto sessuale. Si tratta infatti di mostrare che nessun rito simbolico e nessuna formula può definire nell’essere parlante una corrispondenza tra il godimento maschile e quello femminile. Come suggerisce un verso di Montale, ricordatoci da Simone Barbagallo, “Il fiore che ripete/ dall’orlo del burrato/ non scordarti di me/ non ha tinte più liete né più chiare/ dello spazio gettato tra me e te" (Mottetti, da Le occasioni). Questo spazio gettato tra te e me esiste come iato incolmabile, come una separazione creata dal linguaggio stesso. Prendo il riferimento a questo verso perché mette in gioco lo spazio, quello spazio tra te e me definito come incolmabile, come preso sull’orlo di un baratro, di un precipizio, ed è come lo spazio geometrico del segmento che Lacan usa per cercare di dare una prima formalizzazione matematica dell’assenza di rapporto sessuale Vino nuovo in otri vecchi - Foto di Lorenzo Girodo Marco Focchi Testo presentato a Roma il 20 settembre 1997 in occasione della giornata per l'inaugurazione della pratica di passe in Italia Ci siamo abituati, da quando Miller ha proposto la metafora nel suo corso, a parlare della comunità psicoanalitica come di un simposio. L’immagine è più ridente di quella del truculento festino cannibalico proposta da Freud. Non c’è violenza sanguinaria a un simposio. Si possono fare discorsi un po’ scaldati dal vino, ci si può lasciar trasportare dalla veemenza verbale, si possono tutt’al più picchiare i pugni sul tavolo quando si viene a parlare dei massimi sistemi del mondo o dei quesiti supremi della psicoanalisi. Pubblichiamo l'elenco completo dei capitoli di Dovunque altrove, Amelia Barbui e Marco Focchi Capitolo primo Capitolo secondo Capitolo terzo Capitolo quarto Capitolo quinto Capitolo sesto Capitolo settimo Capitolo ottavo Capitolo nono Capitolo decimo Capitolo undicesimo Capitolo dodicesimo Capitolo tredicesimo Capitolo quattordicesimo Capitolo quindicesimo Marco Focchi L’affermazione che La donna non esiste compare nei primi seminari di Lacan degli anni Settanta e viene man mano sviluppata, nel quinquennio successivo, insieme all’altra fondamentale tesi di inesistenza a essa correlata: “non c’è rapporto sessuale”. L’idea che La donna non esiste, malgrado la forma provocatoria in cui viene presentata, segue l’ispirazione più classica del pensiero psicoanalitico: è infatti il modo in cui Lacan riformula le conclusioni cui era giunto Freud asserendo l’esistenza di una sola libido caratterizzata fallicamente. Accanto ai temi che affondano le radici nella tradizione Lacan svolge una serie di implicazioni di questa concezione che sfociano nella parte più caratteristica del suo pensiero sulla femminilità: la logica del non-tutto. Consideriamone i presupposti elementari per entrare progressivamente negli strati più densi. Gschnas - Ballo in maschera Marco Focchi Il problema del cambiamento in psicoanalisi si può affrontare da due versanti: quello dell’etica e quello della tecnica. L’etica della psicoanalisi è il capitolo che riguarda gli obiettivi su cui orientare la clinica. Il problema della tecnica è più classico, perché agli inizi il problema dell’obiettivo in realtà non si poneva. Nata come pratica terapeutica la psicoanalisi doveva semplicemente guarire il soggetto dal disturbo che lo assillava. Guarire lo sanno tutti cosa vuol dire quando vanno a consultare il medico: il corpo soffre, bisogna restituirgli la salute, non c’è da farci sopra una grande filosofia. Quando si va a consultare lo psicoanalista cosa gli si può domandare? Generalmente la stessa cosa: liberaci dal male. Il problema è che siamo in un campo in cui è decisamente più complicato stabilire cosa è male e cosa è bene. Così, per noi, dietro la clinica, dietro la tecnica, dietro l’esigenza di staccarsi dalla presa dolorosa del sintomo, si profila il terreno dell’etica, che è quello delle decisioni. Bisogna stabilire cosa è bene per un soggetto, e non lo sappiamo già prima, perché la salute, intesa come modello di uno stato ottimale a cui rifarsi, è qualcosa che nel nostro campo non esiste. Non esiste almeno se pensiamo le cose fino in fondo. Perché in realtà cosa succede quando un paziente è liberato dal sintomo? Forse solo per questo dovremmo dire che ha recuperato la salute? È un’idea che non sarebbe ammissibile neppure in medicina: bisogna andare alle cause, non parliamo di pratiche empiriche, ma di discipline con una loro razionalità. Una regina invincibile... DOVUNQUE ALTROVE I topoi freudiani e il problema del soggetto nel pensiero psicoanalitico Amelia Barbui e Marco Focchi Capitolo quindicesimo TUTORE O RIVALE Un passaggio segnato nella mitopoiesi della lingua italiana è quello del muro di fuoco che Dante deve attraversare prima di accedere dal Purgatorio al Paradiso. Di fronte all‘esitazione di Dante, intimorito dalla prospettiva del «morso del fuoco» sulla carne viva, Virgilio sa trovare l‘argomento giusto per smuoverlo: «Or vedi, figlio: tra Beatrice e te è questo muro». Virgilio, la guida, conduce Dante attraverso l‘ultima purificazione prima di dargli accesso all‘oggetto di desiderio. Una simile figura di guida, che introduce ai sommi misteri e al godimento della contemplazione, non è infrequente nella nevrosi ossessiva. Il primo sogno fatto durante l‘analisi da un ossessivo riproduce esattamente questa struttura. Si vede mentre sale una lunga e ripida scala a chiocciola insieme ad alcuni compagni di università (l‘analisi è iniziata in coincidenza con l‘inizio degli studi universitari). Alla testa del piccolo gruppo una figura più anziana, potrebbe essere un docente o un prete, dall‘aria ieratica e solenne, ma benevola, fa cenno di seguirlo e avanza mostrando la via. Questa allegoria d‘iniziazione mistico sessuale si precisa attraverso una serie di ricordi di copertura emersi man mano nel corso dell‘analisi. Marco Focchi Il tema della felicità, dominante nell’etica filosofica fino alla Critica della ragion pratica, lascia il posto, dopo Kant, a quello del dovere, che si presta meglio ad articolare il godimento con la legge, problema centrale nel disagio della civiltà e nelle sue manifestazioni sintomatiche. Lacan ha sostenuto che il soggetto è toujours heureux, ma prima di lui la felicità resta infatti ai margini del campo concettuale della psicoanalisi. Bisogna in effetti considerare il rapporto con la pulsione dove, al di là del principio di piacere, si radicalizza l’erotica del soggetto. Helene Deutsch ne mostra una certa consapevolezza quando tratta, in un suo lavoro, (1) il tema della felicità sottolineandone il carattere inusuale per la psicoanalisi, dove in genere si ha a che fare con la sofferenza, con il disagio, il sintomo, l’insopportabilità di una situazione. Vorremmo mostrare che il modo in cui affronta i concetti di felicità, di pienezza d’appagamento, d’estasi, può offrire una via breve e convincente per arrivare al problema sotteso dalla fenomenologia delle tossicodipendenze. Il lavoro di Helene Deutsch in effetti, pur non trattandone direttamente, ne permette una penetrazione più interessante rispetto ai testi classici sull’argomento di Rado (2) e di Glover (3). Questi tentano di individuare la chiave del problema nella fissazione a un particolare stadio evolutivo della libido, e cercano in una specifica base pulsionale la causa che predispone il soggetto all’assunzione di sostanze stupefacenti: è il primo passo per la creazione della categoria di tossicomania, alla quale noi non attribuiamo valore strutturale sul piano clinico. L’equivoco del linguaggio DOVUNQUE ALTROVE I topoi freudiani e il problema del soggetto nel pensiero psicoanalitico Amelia Barbui e Marco Focchi Capitolo quattordicesimo STRUTTURE FORMALI Dobbiamo ora fare qualche considerazione sulla struttura formale del linguaggio presupposta dalla concezione dell’interpretazione sopra illustrata. Abbiamo visto come l’operazione che mira a misurare l’oggetto a sia in effetti un tentativo di reintegrarlo nell’universo di discorso. L’incommensurabilità tra a e l’Uno conduce infatti allo scacco. Non è dunque possibile realizzare l’universo di discorso. Il linguaggio può dire tutto?
Il problema dell’universalità del linguaggio, che risale a Leibniz, è riemerso nella logica e nella matematica del nostro secolo ponendosi nell’alternativa tra incompletezza e inconsistenza. Come ha dimostrato Tarski, un linguaggio per essere universale deve essere inconsistente, ossia deve comprendere anche la contraddizione. La dimostrazione di Tarski si basa sulle conclusioni tratte da Gödel nella matematica per cui se l’aritmetica formale è consistente non è una teoria completa, in quanto la sua consistenza non è dimostrabile con metodi formalizzati nel proprio interno e occorre fare ricorso a un sistema più ampio. Completezza e consistenza si escludono a vicenda: se un sistema è completo risulta inconsistente e se è consistente è necessariamente incompleto. Nella logica e nella matematica si preferisce in genere operare con sistemi incompleti piuttosto che inconsistenti (anche se scuole sudamericane hanno prodotto studi notevoli sulle logiche paraconsistenti) e vengono messe a punto tecniche sistematiche e assiomi per escludere i paradossi, ovvero per evitare l’aberrazione di una equivalenza tra un termine e la sua negazione, e per non incorrere nei risultati che hanno aperto, agli inizi del secolo, la crisi dei fondamenti della matematica. |
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Dicembre 2025
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