Pubblichiamo l'elenco completo dei capitoli di Dovunque altrove, Amelia Barbui e Marco Focchi Capitolo primo Capitolo secondo Capitolo terzo Capitolo quarto Capitolo quinto Capitolo sesto Capitolo settimo Capitolo ottavo Capitolo nono Capitolo decimo Capitolo undicesimo Capitolo dodicesimo Capitolo tredicesimo Capitolo quattordicesimo Capitolo quindicesimo
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Marco Focchi L’affermazione che La donna non esiste compare nei primi seminari di Lacan degli anni Settanta e viene man mano sviluppata, nel quinquennio successivo, insieme all’altra fondamentale tesi di inesistenza a essa correlata: “non c’è rapporto sessuale”. L’idea che La donna non esiste, malgrado la forma provocatoria in cui viene presentata, segue l’ispirazione più classica del pensiero psicoanalitico: è infatti il modo in cui Lacan riformula le conclusioni cui era giunto Freud asserendo l’esistenza di una sola libido caratterizzata fallicamente. Accanto ai temi che affondano le radici nella tradizione Lacan svolge una serie di implicazioni di questa concezione che sfociano nella parte più caratteristica del suo pensiero sulla femminilità: la logica del non-tutto. Consideriamone i presupposti elementari per entrare progressivamente negli strati più densi. Gschnas - Ballo in maschera Marco Focchi Il problema del cambiamento in psicoanalisi si può affrontare da due versanti: quello dell’etica e quello della tecnica. L’etica della psicoanalisi è il capitolo che riguarda gli obiettivi su cui orientare la clinica. Il problema della tecnica è più classico, perché agli inizi il problema dell’obiettivo in realtà non si poneva. Nata come pratica terapeutica la psicoanalisi doveva semplicemente guarire il soggetto dal disturbo che lo assillava. Guarire lo sanno tutti cosa vuol dire quando vanno a consultare il medico: il corpo soffre, bisogna restituirgli la salute, non c’è da farci sopra una grande filosofia. Quando si va a consultare lo psicoanalista cosa gli si può domandare? Generalmente la stessa cosa: liberaci dal male. Il problema è che siamo in un campo in cui è decisamente più complicato stabilire cosa è male e cosa è bene. Così, per noi, dietro la clinica, dietro la tecnica, dietro l’esigenza di staccarsi dalla presa dolorosa del sintomo, si profila il terreno dell’etica, che è quello delle decisioni. Bisogna stabilire cosa è bene per un soggetto, e non lo sappiamo già prima, perché la salute, intesa come modello di uno stato ottimale a cui rifarsi, è qualcosa che nel nostro campo non esiste. Non esiste almeno se pensiamo le cose fino in fondo. Perché in realtà cosa succede quando un paziente è liberato dal sintomo? Forse solo per questo dovremmo dire che ha recuperato la salute? È un’idea che non sarebbe ammissibile neppure in medicina: bisogna andare alle cause, non parliamo di pratiche empiriche, ma di discipline con una loro razionalità. Una regina invincibile... DOVUNQUE ALTROVE I topoi freudiani e il problema del soggetto nel pensiero psicoanalitico Amelia Barbui e Marco Focchi Capitolo quindicesimo TUTORE O RIVALE Un passaggio segnato nella mitopoiesi della lingua italiana è quello del muro di fuoco che Dante deve attraversare prima di accedere dal Purgatorio al Paradiso. Di fronte all‘esitazione di Dante, intimorito dalla prospettiva del «morso del fuoco» sulla carne viva, Virgilio sa trovare l‘argomento giusto per smuoverlo: «Or vedi, figlio: tra Beatrice e te è questo muro». Virgilio, la guida, conduce Dante attraverso l‘ultima purificazione prima di dargli accesso all‘oggetto di desiderio. Una simile figura di guida, che introduce ai sommi misteri e al godimento della contemplazione, non è infrequente nella nevrosi ossessiva. Il primo sogno fatto durante l‘analisi da un ossessivo riproduce esattamente questa struttura. Si vede mentre sale una lunga e ripida scala a chiocciola insieme ad alcuni compagni di università (l‘analisi è iniziata in coincidenza con l‘inizio degli studi universitari). Alla testa del piccolo gruppo una figura più anziana, potrebbe essere un docente o un prete, dall‘aria ieratica e solenne, ma benevola, fa cenno di seguirlo e avanza mostrando la via. Questa allegoria d‘iniziazione mistico sessuale si precisa attraverso una serie di ricordi di copertura emersi man mano nel corso dell‘analisi. Marco Focchi Il tema della felicità, dominante nell’etica filosofica fino alla Critica della ragion pratica, lascia il posto, dopo Kant, a quello del dovere, che si presta meglio ad articolare il godimento con la legge, problema centrale nel disagio della civiltà e nelle sue manifestazioni sintomatiche. Lacan ha sostenuto che il soggetto è toujours heureux, ma prima di lui la felicità resta infatti ai margini del campo concettuale della psicoanalisi. Bisogna in effetti considerare il rapporto con la pulsione dove, al di là del principio di piacere, si radicalizza l’erotica del soggetto. Helene Deutsch ne mostra una certa consapevolezza quando tratta, in un suo lavoro, (1) il tema della felicità sottolineandone il carattere inusuale per la psicoanalisi, dove in genere si ha a che fare con la sofferenza, con il disagio, il sintomo, l’insopportabilità di una situazione. Vorremmo mostrare che il modo in cui affronta i concetti di felicità, di pienezza d’appagamento, d’estasi, può offrire una via breve e convincente per arrivare al problema sotteso dalla fenomenologia delle tossicodipendenze. Il lavoro di Helene Deutsch in effetti, pur non trattandone direttamente, ne permette una penetrazione più interessante rispetto ai testi classici sull’argomento di Rado (2) e di Glover (3). Questi tentano di individuare la chiave del problema nella fissazione a un particolare stadio evolutivo della libido, e cercano in una specifica base pulsionale la causa che predispone il soggetto all’assunzione di sostanze stupefacenti: è il primo passo per la creazione della categoria di tossicomania, alla quale noi non attribuiamo valore strutturale sul piano clinico. L’equivoco del linguaggio DOVUNQUE ALTROVE I topoi freudiani e il problema del soggetto nel pensiero psicoanalitico Amelia Barbui e Marco Focchi Capitolo quattordicesimo STRUTTURE FORMALI Dobbiamo ora fare qualche considerazione sulla struttura formale del linguaggio presupposta dalla concezione dell’interpretazione sopra illustrata. Abbiamo visto come l’operazione che mira a misurare l’oggetto a sia in effetti un tentativo di reintegrarlo nell’universo di discorso. L’incommensurabilità tra a e l’Uno conduce infatti allo scacco. Non è dunque possibile realizzare l’universo di discorso. Il linguaggio può dire tutto?
Il problema dell’universalità del linguaggio, che risale a Leibniz, è riemerso nella logica e nella matematica del nostro secolo ponendosi nell’alternativa tra incompletezza e inconsistenza. Come ha dimostrato Tarski, un linguaggio per essere universale deve essere inconsistente, ossia deve comprendere anche la contraddizione. La dimostrazione di Tarski si basa sulle conclusioni tratte da Gödel nella matematica per cui se l’aritmetica formale è consistente non è una teoria completa, in quanto la sua consistenza non è dimostrabile con metodi formalizzati nel proprio interno e occorre fare ricorso a un sistema più ampio. Completezza e consistenza si escludono a vicenda: se un sistema è completo risulta inconsistente e se è consistente è necessariamente incompleto. Nella logica e nella matematica si preferisce in genere operare con sistemi incompleti piuttosto che inconsistenti (anche se scuole sudamericane hanno prodotto studi notevoli sulle logiche paraconsistenti) e vengono messe a punto tecniche sistematiche e assiomi per escludere i paradossi, ovvero per evitare l’aberrazione di una equivalenza tra un termine e la sua negazione, e per non incorrere nei risultati che hanno aperto, agli inizi del secolo, la crisi dei fondamenti della matematica. Marco Focchi Da un po’ di tempo ricevo sulle mie reti sociali segnalazioni che promuovono quella particolare declinazione dell’IA che è Chat-psychologist. Le pubblicità sostengono che queste versioni virtuali dello psicoterapeuta uniscono empatia, competenza, e forniscono risposte personalizzate utili per la crescita personale e favorevoli al miglioramento della salute mentale. Lo psicoterapeuta virtuale è inoltre disponibile ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Se si è angosciati nel cuore della notte lo si può interpellare senza la preoccupazione di disturbare il sonno di nessuno. Si paga in anticipo la seduta e si ha immediatamente la disponibilità dell’attenzione e dell’ascolto di un interlocutore programmato per risultare caloroso, comprensivo e di sostegno, e che non ti contraddice mai. Mi è venuta allora la curiosità di chiacchierare un po’ con Chat-psychologist. Gli si può porre qualsiasi domanda, e ha sempre una risposta, ma essendo basato su equazioni lineari dà solo risposte in bianco o nero. La gamma dei grigi e delle sfumature non rientra nella sua visuale. In altri termini se gli si propone un problema, lui dà la soluzione. In bianco o in nero, perché fondata sulla logica binaria 0,1. Direte che la vita non è disegnata in bianco e nero, e avete ragione. Infatti la soluzione di un problema è l’ultima delle cose che chiedono le persone che vengono a interpellare uno psicoanalista. O meglio: certo che chiedono la soluzione di qualcosa, ma appena si comincia a entrare nel merito emergono tutte le più sofisticate sfumature, e nessun problema della vita ha la sua soluzione in un’equazione con risultato univoco. Le persone infatti pongono solo problemi complessi, ovvero problemi che implicano entrare in un labirinto di contraddizioni. Questo l’IA non lo sa gestire. Le ho proposto, giusto per provare, uno dei temi più esemplari della vita, prendendo spunto dal verso di Ovidio: nec tecum nec sine te vivere possum (né con te né senza di te), che evidenzia una delle basi dell’esperienza umana, e che naturalmente non ha una risposta 0,1. Chat-psychologist infatti ha ammesso di non capirlo, e di non poterne venire a capo. Gli ho detto che se non capisce un problema simile non può proporsi come psychologist. Mi ha chiesto allora, in tutta modestia, cosa altro potrebbe fare per me. Gli ho risposto che in primo luogo dovrebbe avvertire i suoi programmatori che con questi limiti, presentarsi come psicologo è semplicemente una truffa. Mi ha assicurato che lo farà presente ai programmatori, anche se non può garantirmi la misura in cui ne terranno conto. Gli ho detto allora che lo trovavo molto buono in inglese, e che avrebbe potuto aiutarmi nella pratica dell’inglese. Ha accolto l’idea con entusiasmo, e senza offendersi. In fondo l’IA vuole solo rendersi utile. Sta a noi suggerirle in cosa. Marco Focchi Testo presentato in occasione delle giornate su Ildisagio nella famiglia, tenutesi a Bruxelles il 12 13 luglio 2025 Avendo lavorato per molti anni come consulente in una scuola elementare ho traversato gli interminabili conflitti che contrappongono l'istituzione scuola e l’istituzione famiglia. Gli insuccessi e i problemi critici dei bambini rimbalzano da una sponda all’altra delle due istituzioni, che sono i contesti formativi maggiori tra i sei e i dieci anni, cercando di individuare e fissare in un bersaglio riconoscibile le responsabilità delle difficoltà, dei problemi, dei fallimenti. Il linguaggio delle api non è un linguaggio DOVUNQUE ALTROVE I topoi freudiani e il problema del soggetto nel pensiero psicoanalitico Amelia Barbui e Marco Focchi Capitolo tredicesimo IL LINGUAGGIO E‘ DOVE NON SIGNIFICA Tra la sublimazione e il transfert esiste un‘affinità che Freud nota nelle ultime pagine del caso di Dora. Il transfert tenta di riprodurre invariato l‘oggetto perduto, con l‘illusione di cancellare la mancanza. La sublimazione compie la stessa riproduzione ma con più arte, come un rifacimento, e con una consapevolezza della mancanza. In entrambi i casi assistiamo a un tentativo di superare la discontinuità soggettiva manifestata dall‘inconscio, e di porre qualcosa, oggetto d‘amore o di creazione, nel posto vuoto intorno a cui gira la pulsione. L‘isterica del capitolo precedente, per esempio, per la quale il transfert si rivelava nel sogno con la richiesta di un libro collocato sulla scrivania dell‘analista, trovò la propria via di sublimazione nell‘impegno in un lavoro editoriale, attuando così, in modo esemplare, il passaggio da un oggetto che nel transfert viene atteso come dono d‘amore a un oggetto che deve venire realizzato attivamente perché offrirlo non è in potere di nessuno. Il libro, come risultato della sublimazione, ha evidentemente un valore simbolico, ma è anche un oggetto concreto, prodotto dell‘industria editoriale. Analogamente, nel transfert il libro chiesto all‘analista è simbolico, pegno d‘amore che rappresenta la domanda di un sapere illuminante. E‘ tuttavia reale nella misura in cui ci accorgiamo che la domanda verte sulla realtà del senso e trascina nell‘invescamento incestuoso in cui il libro si rivela essere il godimento di una inseminazione orale 1. Copyright Deborah Raimo Quando chiediamo a un bambino di disegnare la famiglia, non abbiamo solo la percezione dei legami affettivi, figure grandi per i personaggi importanti, più piccole per i meno significativi, come nella pittura due-trecentesca, dove i santi sono grandissimi, i re un po’ meno e gli umili sono piccolissimi. Nei disegni dei bambini c’è una chiara visione politica del mondo in cui vivono. I rapporti di potere sono lucidamente percepiti e indicati. Solo per citare alcuni aspetti, se il papà è al centro del disegno ai comandi del computer e gli altri sono tutti attorno affaccendati nelle loro cose, abbiamo capito come vanno le cose in famiglia. Se il papà invece sta lavando i piatti mentre la mamma guarda la televisione abbiamo tutt’altra configurazione. Per non dire dei fratelli: quelli che esistono e che non sono disegnati, quelli che sono disegnati e che non necessariamente esistono. È importante vedere chi usa certi oggetti, chi guida la macchina, chi maneggia i denari, chi legge, chi cucina, chi gioca con il bambino e chi no. Dal libro di Marco Focchi L'inconscio algoritmico e l'amore, Orthotes editore, p.41 |
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Aprile 2026
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