Marco Focchi Testo presentato in occasione delle giornate su Ildisagio nella famiglia, tenutesi a Bruxelles il 12 13 luglio 2025 Avendo lavorato per molti anni come consulente in una scuola elementare ho traversato gli interminabili conflitti che contrappongono l'istituzione scuola e l’istituzione famiglia. Gli insuccessi e i problemi critici dei bambini rimbalzano da una sponda all’altra delle due istituzioni, che sono i contesti formativi maggiori tra i sei e i dieci anni, cercando di individuare e fissare in un bersaglio riconoscibile le responsabilità delle difficoltà, dei problemi, dei fallimenti.
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Il linguaggio delle api non è un linguaggio DOVUNQUE ALTROVE I topoi freudiani e il problema del soggetto nel pensiero psicoanalitico Amelia Barbui e Marco Focchi Capitolo tredicesimo IL LINGUAGGIO E‘ DOVE NON SIGNIFICA Tra la sublimazione e il transfert esiste un‘affinità che Freud nota nelle ultime pagine del caso di Dora. Il transfert tenta di riprodurre invariato l‘oggetto perduto, con l‘illusione di cancellare la mancanza. La sublimazione compie la stessa riproduzione ma con più arte, come un rifacimento, e con una consapevolezza della mancanza. In entrambi i casi assistiamo a un tentativo di superare la discontinuità soggettiva manifestata dall‘inconscio, e di porre qualcosa, oggetto d‘amore o di creazione, nel posto vuoto intorno a cui gira la pulsione. L‘isterica del capitolo precedente, per esempio, per la quale il transfert si rivelava nel sogno con la richiesta di un libro collocato sulla scrivania dell‘analista, trovò la propria via di sublimazione nell‘impegno in un lavoro editoriale, attuando così, in modo esemplare, il passaggio da un oggetto che nel transfert viene atteso come dono d‘amore a un oggetto che deve venire realizzato attivamente perché offrirlo non è in potere di nessuno. Il libro, come risultato della sublimazione, ha evidentemente un valore simbolico, ma è anche un oggetto concreto, prodotto dell‘industria editoriale. Analogamente, nel transfert il libro chiesto all‘analista è simbolico, pegno d‘amore che rappresenta la domanda di un sapere illuminante. E‘ tuttavia reale nella misura in cui ci accorgiamo che la domanda verte sulla realtà del senso e trascina nell‘invescamento incestuoso in cui il libro si rivela essere il godimento di una inseminazione orale 1. Copyright Deborah Raimo Quando chiediamo a un bambino di disegnare la famiglia, non abbiamo solo la percezione dei legami affettivi, figure grandi per i personaggi importanti, più piccole per i meno significativi, come nella pittura due-trecentesca, dove i santi sono grandissimi, i re un po’ meno e gli umili sono piccolissimi. Nei disegni dei bambini c’è una chiara visione politica del mondo in cui vivono. I rapporti di potere sono lucidamente percepiti e indicati. Solo per citare alcuni aspetti, se il papà è al centro del disegno ai comandi del computer e gli altri sono tutti attorno affaccendati nelle loro cose, abbiamo capito come vanno le cose in famiglia. Se il papà invece sta lavando i piatti mentre la mamma guarda la televisione abbiamo tutt’altra configurazione. Per non dire dei fratelli: quelli che esistono e che non sono disegnati, quelli che sono disegnati e che non necessariamente esistono. È importante vedere chi usa certi oggetti, chi guida la macchina, chi maneggia i denari, chi legge, chi cucina, chi gioca con il bambino e chi no. Dal libro di Marco Focchi L'inconscio algoritmico e l'amore, Orthotes editore, p.41 Conferenza tenuta il 29 gennaio 2025 presso Il buon Pastore, a Bologna
Marco Focchi La clinica del passaggio all’atto viene abitualmente spiegata a partire dalle operazioni attraverso le quali si costituisce il soggetto, quelle che Lacan chiama di alienazione e di separazione. Riassumiamo brevemente di cosa si tratta, poiché esse costituiscono delle coordinate di riferimento fondamentali nell’insegnamento di Lacan, e nel lavoro del Campo freudiano in questi anni sono state spesso riprese e utilizzate come linee guida essenziali per la conduzione della cura. Il posto vuoto del desiderio DOVUNQUE ALTROVE I topoi freudiani e il problema del soggetto nel pensiero psicoanalitico Amelia Barbui e Marco Focchi PARTE TERZA Capitolo dodicesimo MANGIARE IL LIBRO: DOVE LA PULSIONE E‘ IRRIDUCIBILE AL SAPERE La teoria della pulsione, su cui si basa la nozione di sublimazione, è uno dei concetti fondamentali della psicanalisi. Nel ‘64, nel seminario più teso verso una ricerca epistemologica, Lacan ne riprende i termini in una rilettura della metapsicologia che prosegue lo slancio del ritorno a Freud, iniziato una decina di anni prima, sulla spinta data dalla necessità di definire in modo autonomo i fondamenti epistemologici della psicanalisi, e di invertire la tendenza a cercarne le basi scientifiche in campi diversi come la medicina o la psicologia. In Francia queste tendenze erano rappresentate rispettivamente da Nacht e da Lagache. Il tema del ritorno a Freud muove dunque da una problematica epistemologica che trova la propria risposta qualche anno più tardi incentrandosi sulla nozione di atto. Il ritorno a Freud è però innanzi tutto il ritorno a Freud operato da Lacan dopo aver preso un avvio lontano dall‘ortodossia freudiana. La continuità tra Freud e Lacan ha un carattere retrospettivo e non lineare dal punto di vista storico. Il punto di partenza di Lacan è infatti esterno a Freud ed è situabile nella psichiatria francese di prima della guerra, dove Clerambault è riconosciuto come unico maestro. Lacan si avvicina al freudismo da psichiatra e inizialmente con la stessa ottica di superamento presente nel pensiero psicanalitico anglosassone. Tale prospettiva critica è sensibile nei primi articoli raccolti negli Ecrits e a essi occorre tornare per ricostruire l‘arco della riflessione che sfocia nel tema etico dell‘atto. Molte nozioni sviluppatesi negli anni del superamento critico di Freud sono rimaste infatti presenti e attive negli anni del ritorno a Freud. Testo in preparazione del Congresso dell'Associazione mondiale di psicoanalisi dal titolo Non c'è rapporto sessuale, che avrà luogo a Parigi nell'aprile 2026 Marco Focchi Vorrei partire da un riferimento alla clinica. Capita spesso nelle analisi di sentire le pazienti lamentarsi dei loro partner per la sbrigatività con cui saltano i preliminari e per il modo frettoloso con cui passano alla fase conclusiva dell’atto sessuale. Non ne fanno un problema di tempi o di durata, ma una questione di metodo, cioè di approccio: è il modo di avvicinarsi che trovano riduttivo e poco invitante. Non c’è nulla di meglio che ascoltare le donne per capire alcuni aspetti del godimento fallico e in particolare il suo carattere limitato, localizzato, discreto e computabile. A fronte della sua natura puntiforme, focalizzata, chiaramente circoscrivibile, il godimento femminile si perde in contorni vaghi, difficilmente individuabili, non definiti da un significante preciso, tanto che il modo in cui primariamente si presenta è quello dell’enigma: cosa vuole una donna? Il che può tradursi: cosa spinge una donna – intendiamo una donna la cui scelta erotica non si inscriva elettivamente nella funzione fallica – cosa la spinge ad andare a letto con un uomo? Cosa giustifica la sua presenza nella relazione sessuale? Cosa la porta a offrirsi come oggetto del godimento maschile? Marco Focchi Let your silence tell me of the numberless dreams that are you (The Mad Fiddler) A Lisbona ero andato a cercare Pessoa. Con la mia compagna di viaggio avevamo deciso di lasciare per l’ultimo giorno la visita alla sua casa, dopo esserci acclimatati all’atmosfera metafisica della capitale sul Tago immersa nella saudade. Abbiamo così percorso i quartieri della Baixa, dove Pessoa svolgeva il suo lavoro d’impiegato, abbiamo girato i caffè che frequentava, abbiamo cenato al Martinho de Arcada, il suo ristorante preferito, situato nella Praça do Comércio, talmente pieno di sue fotografie che colpisce come un uomo senza identità elettiva abbia avuto una così ricca documentazione d’immagini di sé. Sezione aureaDOVUNQUE ALTROVE |
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Giugno 2026
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