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<channel><title><![CDATA[PSICOANALISI, PSICOTERAPIA, SOCIET&Agrave; - IL BUON USO DELL'INCONSCIO]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio]]></link><description><![CDATA[IL BUON USO DELL'INCONSCIO]]></description><pubDate>Fri, 17 Apr 2026 23:35:56 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Una logica della mancanza]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/una-logica-della-mancanza]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/una-logica-della-mancanza#comments]]></comments><pubDate>Fri, 17 Apr 2026 12:21:06 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/una-logica-della-mancanza</guid><description><![CDATA[Il principe e il carradore Seconda parte del seminario tenuto a Tel Aviv il 23 marzo 2026 per il Gruppo israeliano della NLS. Leggi la prima parte&#8203;Marco FocchiLa nuova definizione dell&rsquo;inconscio che compare nel seminario XI porta a mettere in dubbio la garanzia di scientificit&agrave; che il riferimento alla linguistica permetteva di dare per acquisita. L&rsquo;inconscio non &egrave; pi&ugrave; materializzato semplicemente dalla catena&nbsp; significante, ma si presenta attraverso pu [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/published/carradore.jpeg?1776428511" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption">Il principe e il carradore</span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Seconda parte del seminario tenuto a Tel Aviv il 23 marzo 2026 per il Gruppo israeliano della NLS. <a href="https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/linconscio-come-taglio" target="_blank">Leggi la prima parte</a><br />&#8203;<br />Marco Focchi<br /><br />La nuova definizione dell&rsquo;inconscio che compare nel seminario XI porta a mettere in dubbio la garanzia di scientificit&agrave; che il riferimento alla linguistica permetteva di dare per acquisita. L&rsquo;inconscio non &egrave; pi&ugrave; materializzato semplicemente dalla catena<span>&nbsp; </span>significante, ma si presenta attraverso pulsazioni, interruzioni, fratture, intoppi, manifestazioni evanescenti che appaiono e scompaiono.<br />La questione emersa qui &egrave; evidentemente di primaria importanza. Fino a che l&rsquo;inconscio viene infatti formulato come una catena significante, &egrave; passibile di qualche tipo di oggettivazione, &egrave; articolato come qualcosa che mi sta di contro, di fronte e, anche se non immediatamente visibile, &egrave; depositato in un altrove raggiungibile attraverso l&rsquo;interpretazione. Finch&eacute; Lacan si attiene all&rsquo;idea di un&rsquo;intersoggettivit&agrave; presentata come dimensione caratterizzante la relazione analitica, l&rsquo;inconscio resta contrapposto ai due soggetti implicati nella partita dell&rsquo;analisi, e quindi in questo senso &egrave; oggettivato. Solo a partire dal seminario XI (p. 234) e dalla formulazione presente in <em>Posizione dell&rsquo;inconscio </em>(p. 834) si comincia a dire che gli analisti fanno parte del problema stesso dell&rsquo;inconscio e, nella misura in cui ne fanno parte, non possono evidentemente esservi contrapposti.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;inconscio-soggetto</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan accantona l&rsquo;intersoggettivit&agrave; gi&agrave; nel seminario su&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La traslazione.</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;A partire da qui lo psicoanalista non &egrave; pi&ugrave; descritto in una posizione di soggetto ma di oggetto e, proprio in quanto, tale diventa causa di desiderio. Quando diciamo che lo psicoanalista fa parte del problema dell&rsquo;inconscio dobbiamo aggiungere anche, come fa Lacan in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Posizione dell&rsquo;inconscio&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">(p. 834), che la manifestazione dell&rsquo;inconscio in ogni discorso &egrave; da cercare nel suo punto di enunciazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Abbiamo quindi un radicale spostamento da un inconscio fatto di enunciati contrapposto al soggetto, e in quanto tale oggettivato, a un inconscio che, in quanto enunciazione, appare solo come manifestazione del soggetto. Come si esprime Lacan nel seminario XI (p. 29) &ldquo;L&rsquo;inconscio si manifesta sempre come ci&ograve; che vacilla in un taglio del soggetto&rdquo;. Non si tratta</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">pi&ugrave; semplicemente di un testo latente che scorre sotto il testo manifesto, ma di qualcosa che si segnala attraverso un&rsquo;interferenza, attraverso una discontinuit&agrave;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Una volta perso l&rsquo;aggancio alla linguistica come scienza del linguaggio cosa garantisce per&ograve; il rigore della pratica psicoanalitica? Proprio qui entra in gioco in modo importante il riferimento alla logica che vediamo apparire significativamente nel seminario XII&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Problemi cruciali</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il vero problema cruciale in fondo &egrave;: che cosa si sostituisce alla linguistica, come disciplina del metodo, nel momento in cui vediamo questo appoggio sbrecciarsi nelle vacillazioni temporali dell&rsquo;inconscio, nei suoi movimenti di apertura e chiusura, nell&rsquo;instabilit&agrave; indotta dalla sua evanescenza? La risposta a tutto questo &egrave; la logica, che prende il posto destinato a fornire la sicurezza precedentemente offerta dalle leggi della linguistica, la metafora e la metonimia. Lacan le aveva assimilate ai movimenti delle rappresentazioni in Freud, la condensazione e lo spostamento, per fondere la coerenza operativa dalla pratica psicoanalitica. Il sintomo era una metafora il cui significato era rimosso, e la metonimia era l&rsquo;interminabile inseguimento di un desiderio sempre sottratto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Alla luce delle nuove acquisizioni in cui l&rsquo;inconscio viene interpretato nel seminario XI, tutto questo, per quanto non sia cancellato n&eacute; abbandonato, semplicemente non &egrave; pi&ugrave; sufficiente, non basta pi&ugrave; a fornire l&rsquo;avallo del rigore scientifico che con la linguistica andava da s&eacute;.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La logica</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La logica entra in gioco, dice Lacan, perch&eacute; ci sono &ldquo;rapporti intimi, profondi, essenziali tra la psicoanalisi e la logica&rdquo; (p. 349) e i logici, prosegue, &ldquo;incontrano le stesse difficolt&agrave; che incontrano gli psicoanalisti a collocare la loro disciplina nella classificazione e nella gerarchia delle scienze (p. 350). Direi che qui Lacan, in fondo, attraverso il confronto con le difficolt&agrave; dei logici, sta segnalando piuttosto la difficolt&agrave; che lui stesso incontra nel sistematizzare la psicoanalisi in una forma accettabile e adeguata a farla entrare nella cittadella delle scienze contemporanee.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La logica, come la psicoanalisi, ha anch&rsquo;essa una natura ibrida e trasversale: &egrave; uno strumento ed &egrave; una disciplina autonoma, &egrave; nata nella filosofia, ma ha acquisito sempre pi&ugrave; caratteristiche formali e matematiche, ha un&rsquo;aspirazione fondazionale che rende difficile catalogarla accanto alle altre scienze e, inoltre, come la psicoanalisi, si dirama in molteplici tradizioni e scuole.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan si spinge quindi molto avanti nell&rsquo;avvicinare la psicoanalisi alla logica, fino a dire che: &ldquo; la psicoanalisi &egrave; una logica&rdquo; e che, al tempo stesso, la logica</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">pu&ograve; ricevere significativi chiarimenti dalle questioni radicali posta dalla psicoanalisi. Come ha gi&agrave; fatto per la linguistica quindi, non imbarca semplicemente la logica per consolidare l&rsquo;impresa psicoanalitica, ma intende piuttosto avviare un confronto e una trasformazione reciproca. Non si tratta di aggrapparsi alla scialuppa della logica perch&eacute; la nave della linguistica sta affondando, ma di porre alla logica le questioni che la psicoanalisi fa emergere e di prendere la logica come un tramite per articolarle.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si accusa a volte la psicoanalisi di non dar posto alla logica perch&eacute; nelle interpretazioni si trae la stessa conclusione da fatti opposti &ndash;&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">heads I win, tails you lose,&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">testa vinco io, croce perdi tu era la famosa espressione imputata al modo di procedere di Freud. Non &egrave; cos&igrave;, dice Lacan, perch&eacute; nell&rsquo;uso psicoanalitico della logica troviamo un motivo in pi&ugrave; per interrogarci sulle sue regole effettive, perch&eacute; n&eacute; la logica n&eacute; la psicoanalisi funzionano senza regole.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dove sta allora il rapporto profondo tra la psicoanalisi e la logica? La questione non riguarda forse: su cosa fa presa la logica? Perch&eacute; in realt&agrave; la logica non implica fatti. Serve solo a costruire catene di ragionamenti. Ma su cosa? D&rsquo;altra parte, la psicoanalisi non mette anch&rsquo;essa fuori dalla porta la realt&agrave; per dedicarsi al fantasma? E non &egrave; forse questo che ci porta a parlare di una logica della mancanza? L&rsquo;espressione&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">logica della mancanza&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">indica qui una logica che implica il soggetto. La riformulazione della nozione di inconscio che traversa gli anni Sessanta implica infatti la necessit&agrave; di definire lo statuto del soggetto dell&rsquo;inconscio. Questo passaggio &egrave; ottenuto attraverso la ripresa del cogito cartesiano e la sua riarticolazione mediante la logica booleana. Grazie a questa si realizza un rovesciamento del rapporto tra essere e pensare con una disgiunzione dei due termini nella formula penso dove non sono, sono dove non penso, sviluppata in particolare nel seminario su&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La logica del fantasma</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;del 1966-1967.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La realt&agrave; sta fuori dalla porta</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Durante tutti gli anni Cinquanta e in particolare nel seminario IV su&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La relazione d&rsquo;oggetto</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, Lacan ha avuto cura di mostrare come l&rsquo;intervento psicoanalitico avvenga nel campo del simbolico e non in quello della realt&agrave;, e la realt&agrave;, come abbiamo notato, &egrave; piuttosto quel che resta escluso dalla stanza analitica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Comincia per&ograve; negli anni Sessanta a delinearsi la differenza, che andr&agrave; facendosi sempre pi&ugrave; netta, tra realt&agrave; e reale. A partire dal seminario XI, il reale si precisa come l&rsquo;impossibile, ed &egrave; tale in rapporto al simbolico, il reale riguarda cio&egrave; quel che &egrave; impossibile per il simbolico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In un certo senso possiamo dire che l&rsquo;esclusione pratica della realt&agrave;, lasciata fuori dallo studio dello psicoanalista negli anni Cinquanta, si trasforma nell&rsquo;esclusione del reale dal simbolico negli anni Sessanta. Ma proprio divenendo riconoscibile come escluso, il reale rientra man mano nelle coordinate del trattamento, fino a diventare il punto di riferimento per l&rsquo;orientamento della cura nella parte conclusiva del suo insegnamento.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Senso e reale</em><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In questa ultima fase Lacan formula una netta opposizione tra reale e senso, opposizione che implica anche un preciso ripensamento nelle modalit&agrave; della pratica analitica. Questa opposizione comincia per&ograve; a costruirsi gi&agrave; negli anni Sessanta, quando Lacan chiama in causa Frege per sviluppare le sue riflessioni sulla logica. Tra i molti temi presenti nel pensiero di Frege, un punto essenziale riguarda l&rsquo;elaborazione, la distinzione tra&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Sinn</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;e&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Bedeutung</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Lacan la fa sua ma, come sempre, trasformandola.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Sinn,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;per Frege, &egrave; un particolare angolo di accesso alla&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Bedeutung</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, ed &egrave; qualcosa di assolutamente oggettivo, senza nessun rimando a rappresentazioni soggettive. &Egrave; definito piuttosto come un &ldquo;terzo regno&rdquo; &ndash;&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">dritte Reich</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&ndash; tra il mondo fisico degli oggetti e il mondo psicologico delle rappresentazioni soggettive, &egrave; una sorta di luogo platonico dove il pensiero esiste di fatto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per Lacan invece il senso emerge dalla catena significante e sintattica. L&rsquo;esempio che prende &egrave; la frase di Chomsky,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">&ldquo;green colourless ideas sleep furiously&rdquo;,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;che Chomsky ha scelto proprio come esempio di frase&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">meaningless</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, ma che in realt&agrave; non ha referenti, non ha&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Bedeutung</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, ma ha tuttavia senso, fa sentire qualcosa. Nel 1985 tra l&rsquo;altro, all&rsquo;Universit&agrave; di Standford si tenne una competizione in cui i partecipanti erano invitati a comporre 100 parole di prosa o 14 versi di poesia in cui la frase di Chomsky acquisisse senso attraverso il contesto. Ma gi&agrave; nel 1959 Roman Jakobson aveva dato un&rsquo;interpretazione di&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">&ldquo;green colourless ideas sleep furiously&rdquo;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;definendola come uno stato di sonno-inerzia selvatico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Bisogna per&ograve; aggiungere che per Lacan il senso &egrave; strettamente correlato al non-senso, cio&egrave; al significante irriducibile, traumatico, a cui il soggetto &egrave; strutturalmente assoggettato. In altri termini, il senso gira intorno al buco del non-senso, ed &egrave; qui che si manifesta il reale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel momento in cui, negli anni Sessanta, comincia a delinearsi la distinzione tra reale e realt&agrave; &ndash; e nella pratica analitica non &egrave; pi&ugrave; semplicemente questione di restituire, attraverso le leggi del linguaggio, il significato rimosso della metafora sintomatica &ndash; in questo momento si rende necessaria una logica della mancanza che renda conto del reale in quanto escluso, ma che proprio perch&eacute; escluso d&agrave; l&rsquo;orientamenti della cura psicoanalitica.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La morra cinese: il soggetto, il sapere e il senso</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa nuova logica &egrave; costruita con tre poli: il soggetto, il sapere, il senso. Lacan fa giocare questi tre elementi come nella morra cinese, dove nella morra classica</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">nessuno dei tre elementi, forbici, sasso, carta, ha un dominio esclusivo sugli altri. La logica della psicoanalisi &egrave; tuttavia diversa. Essa si svolge tra soggetto e sapere (supposto) con l&rsquo;esclusione del sesso, a cui il sapere non ha accesso.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Come funziona allora? Nella logica dell&rsquo;analisi il soggetto resta indeterminato rispetto al sapere. Il soggetto infatti &egrave; un punto d&rsquo;enunciazione, quindi non ha un posto predeterminato negli enunciati, ovvero nei significanti del sapere. Il sapere si arresta davanti al sesso. Ovvero: di fronte al sesso come differenza radicale non c&rsquo;&egrave; enunciato di sapere che possa affermarlo. Il soggetto poi &egrave; confermato dal sesso nella propria certezza, nella certezza cio&egrave; di essere fondamentalmente mancante di fronte al sesso. Il soggetto passa quindi dall&rsquo;indeterminazione alla certezza attraversando il punto d&rsquo;arresto del sapere. Questo lo mette di fronte all&rsquo;impossibile del sesso, che si presenta allora come mancanza costituiva.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Su questa logica si basa il gioco dell&rsquo;analisi. Ogni gioco ha per&ograve; una regola. Qual &egrave; allora la regola nel gioco nell&rsquo;analisi? La regola &egrave; che al sesso, che rimane escluso, si sostituisca l&rsquo;oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)"><em>a</em></strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. C&rsquo;&egrave; quindi nello svolgersi della cura un avvicinamento indefinito che gira intorno alla mancanza, fino a un momento topico in cui &ndash; dice Lacan &ndash; l&rsquo;espediente della psicoanalisi &egrave; di delineare e mettere in risalto la difesa. Questa difesa non &egrave; contro la psicoanalisi ma contro la realt&agrave; sessuale, e si tratta di farla apparire in modo sempre pi&ugrave; puro, fino ad arrivare alla mossa vincente in cui il sapere, che custodisce l&rsquo;esclusione della realt&agrave; sessuale, vi si asserve rovesciando questo intimo &alpha;&#7984;&delta;&#974;&sigmaf;, pudore, lasciandosi sfuggire un lampo, un bagliore, un occhieggiamento in cui si manifesta l&rsquo;evento sessuale. &Egrave; un tempo elusivo, che non pu&ograve; diventare oggetto di un sapere, ma che traversa, passa, non si fissa. &Egrave; quel che illustra anche l&rsquo;antico aneddoto cinese del principe e del carradore. Un giorno un principe stava leggendo un libro nel suo palazzo. Sotto il portico, un carradore stava lavorando a una ruota. A un certo punto il carradore si ferma e chiede al principe:&laquo;Che cosa stai leggendo?&raquo; Il principe risponde: &laquo;Leggo le parole dei saggi.&raquo; Il carradore allora dice: &laquo;I saggi di cui leggi sono vivi o morti?&raquo; &laquo;Morti&raquo;, risponde il principe. &laquo;Allora &ndash; replica il carradore, &ndash; ci&ograve; che stai leggendo &egrave; solo la feccia dei morti.&raquo; Il principe dice: &laquo;Spiegati.&raquo; Il carradore risponde: &laquo;Parlo a partire dal mio mestiere. Quando lavoro una ruota, se colpisco troppo piano, il legno non prende forma; se colpisco troppo forte, si spezza. Serve una giusta misura: la sento con le mani, ma non posso esprimerla a parole. Non ho potuto trasmetterla nemmeno a mio figlio, e cos&igrave;, a settant&rsquo;anni, sono ancora io a fare le ruote. Ci&ograve; che non si pu&ograve; dire con le parole &egrave; proprio ci&ograve; che conta. I saggi, con quello che non potevano dire, sono morti; ci&ograve; che resta scritto &egrave; solo il loro residuo&raquo;.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La logica messa a punto con la triade soggetto, sapere, sesso, informa tutto il lavoro di Lacan negli anni Sessanta, tanto che la ritroviamo nella Proposta del 1967 nell&rsquo;algoritmo della traslazione. Anche qui troviamo una scrittura con due indici dei partecipanti al gioco psicoanalitico, contrassegnati come un significante che rappresenta il soggetto, e un significante qualunque che rappresenta lo psicoanalista &ndash; perch&eacute; l&rsquo;incontro con lo psicoanalista avviene in fondo per pura contingenza. Sotto la barra c&rsquo;&egrave; poi l&rsquo;indicazione di una sequenza di significanti che stanno ad indicare l&rsquo;articolazione del sapere. Anche qui abbiamo una regola, perch&eacute; l&rsquo;algoritmo funziona seguendo una regola che combina determinati elementi. In questo caso a ricombinarsi &egrave; il sapere, articolato nei significanti di cui &egrave; composto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; il momento insomma, quello degli anni Sessanta, in cui Lacan crede fermamente nella logica, in cui crede che la logica sia la scienza del reale, come dice esplicitamente ne&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;Etourdit</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;(pag. 449) e lo ribadisce: &ldquo;Se ho detto che la logica &egrave; la scienza del reale, questo evidentemente ha uno stretto rapporto con il fatto che la scienza pu&ograve; essere senza coscienza&rdquo; &ndash;&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">&ldquo;science sans conscience c&rsquo;est la ruine de l&rsquo;&acirc;me&rdquo;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;[</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Les non-dupes errent</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, 19 febbraio 1974]. L&rsquo;ultima frase &egrave; presa da Rabelais</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">,&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">che afferma come la scienza abbia bisogno di una coscienza, cio&egrave; du un fondamento morale.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Non c&rsquo;&egrave; scienza del reale</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se ci mettiamo alla distanza critica da cui Miller, a Buenos Aires nel 2008, considera questa fase dell&rsquo;insegnamento di Lacan, vediamo che la logica viene fatta scadere a mera concatenazione di parvenze &ldquo;Cosa racconta la narrativa dell&rsquo;algoritmo della traslazione? Cosa dice? &ndash; si domanda Miller &ndash; L&rsquo;affiorare di una parvenza, il soggetto supposto sapere e la sua trasformazione in altra parvenza, l&rsquo;oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)"><em>a</em></strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, d&rsquo;identica sostanza, attraverso il distaccarsi di alcuni significanti padroni.&rdquo;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Quello proposto da Miller pu&ograve; sembrare un salto brusco, ma per capirlo credo sia interessante trovare i fili che da questa fase ci portano verso il suo ultimo insegnamento e ritengo che questi fili passino attraverso la nozione di senso che elabora Lacan.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Abbiamo visto che Lacan lega il senso alla correttezza grammaticale. Per esempio per&ograve; ne&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;Etourdit</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;sostiene anche che il senso si produce sempre nella traduzione da un discorso a un altro. Come sempre in Lacan le definizioni si moltiplicano, ma l&rsquo;interessante ne&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;Etourdit</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&egrave; partendo da un&rsquo;antinomia tra senso e significato si definisce l&rsquo;interpretazione come del senso e come ci&ograve; che va contro il significato. Ne&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La troisi&egrave;me</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;sembra dire la cosa opposta: &ldquo;L&rsquo;interpretazione non &egrave; interpretazione di senso, ma gioca sull&rsquo;equivoco&rdquo;. Con Lacan siamo abituati a questi passaggi da una sponda all&rsquo;altra di un concetto, ma qui direi che, se guardiamo bene il contesto, le definizioni non stridono. Il senso infatti ha il suo punto focale, come abbiamo detto, nel buco del non-senso in cui Lacan riconosce il significante primordiale, irriducibile, traumatico. Al tempo stesso, quando diciamo che l&rsquo;interpretazione gioca sull&rsquo;equivoco, non dobbiamo tanto pensare a una molteplicit&agrave; di sensi, quanto piuttosto all&rsquo;azzeramento di senso a cui &egrave; ridotto il significante quando &egrave; spinto al confine, alla soglia tra due campi semantici, dove non appartenendo n&eacute; all&rsquo;uno n&eacute; all&rsquo;altro, non rileva di alcun senso.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo azzeramento del senso fa affiorare quel significante primordiale, o quel che ne&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;Etourdit</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Lacan definisce come una parola senza al di l&agrave;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A cosa porta allora questa promozione della logica nello sviluppo del suo insegnamento negli anni Sessanta? Qual &egrave;, in ultima istanza, la funzione della logica? Diciamo che la logica stabilisce le condizioni di verit&agrave;. Le tavole di verit&agrave; formalizzano il comportamento del vero e del falso e stabilizzano le regole combinatorie dei valori di verit&agrave;. Quindi la funzione della logica</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">rispetto al vero e al falso &egrave; puramente sintattico-semantica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per esempio: PvQ &egrave; una formula sintatticamente ben formata, ma se P &egrave; vero, allora PvQ &egrave; vera, indipendentemente dal valore di Q che riguarda il piano semantico. Parliamo quindi di una formula semantica, ma senza alcun riferimento ontologico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;uso che fa dunque Lacan della logica negli anni Sessanta insegue le condizioni di verit&agrave;, sviluppa cio&egrave; le possibilit&agrave; del senso fino a che questo arriva a toccare il non-senso. La verit&agrave; che affiora dall&rsquo;esperienza psicoanalitica &egrave; allora semplicemente la verit&agrave; traumatica, la verit&agrave; della castrazione. Possiamo dunque dire che la ricerca di Lacan, negli anni Sessanta, segue il tracciato della logica perch&eacute; considera che la logica possa portarci a cogliere il nucleo traumatico della verit&agrave; della castrazione. In altri termini la logica dovrebbe permetterci di dire la verit&agrave; sul reale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Che la logica sia la scienza del reale significa esattamente questo: significa che la logica portata al suo estremo rigore incontra il reale come impossibile. I teoremi di incompletezza, a cui Lacan fa ampiamente riferimento, in particolare in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Da un Altro all&rsquo;altro</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, le antinomie, i punti dove il sistema formale non pu&ograve; procedere, non risolvono l&rsquo;impossibile, ma lo articolano precisamente come tale. &Egrave; proprio il teorema di incompletezza di G&ouml;del a sganciare la verit&agrave; del sistema dimostrativo. Fa apparire infatti che in ogni sistema formale sufficientemente potente da contenere l&rsquo;aritmetica esistono enunciati che sono veri ma non dimostrabili all&rsquo;interno del sistema.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;impotenza della verit&agrave;</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">G&ouml;del sgancia le verit&agrave; dalla dimostrazione, ma Lacan fa un altro passo, diverso, quando, a partire dal seminario XVII comincia a parlare dell&rsquo;impotenza della verit&agrave;. &Egrave; a partire da qui che comincia a scricchiolare l&rsquo;idea che la logica sia una scienza del reale, perch&eacute; da qui si vede che la logica non pu&ograve; dire la verit&agrave; sul reale. Cosa vuol dire che la verit&agrave; &egrave; impotente? Non vuol dire che sia inutile, o che non dovremmo curarcene, ma semplicemente che &egrave; incapace di fare ci&ograve; che promette, cio&egrave; di ricongiungersi con il reale, &egrave; incapace di produrre gli effetti che dovrebbe produrre, e questa &egrave; la sua debolezza costitutiva, strutturale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Quel che nel lessico della psicoanalisi anglosassone &egrave; l&rsquo;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">insight</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, cio&egrave; il colpo d&rsquo;occhio, lo sguardo d&rsquo;insieme su un panorama, &egrave; quel che potremmo tradurre come rivelazione. Rivelare vuol dire togliere un velo &ndash; e la verit&agrave; richiama il velo come un ostacolo. L&rsquo;esperienza di analisi consiste certamente anche in questo: togliere un velo dagli occhi. Una realt&agrave; appare sotto una certa luce e, improvvisamente, una parola nuova lasciata cadere al punto giusto rivela un altro risvolto, scopre un altro modo di vedere quella realt&agrave;. Sono i momenti cos&igrave;, in una analisi, che ne scandiscono la narrazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma ci sono anche momenti che interrompono la narrazione, che hanno valore di reale pi&ugrave; che di verit&agrave; e di senso. Per cogliere l&rsquo;impotenza della verit&agrave; dobbiamo considerare nel seminario XVII la costruzione dei quattro discorsi, che implica due livelli. C&rsquo;&egrave; una prima linea, quella superiore, dove troviamo l&rsquo;agente e l&rsquo;altro, che &egrave; caratterizzata dall&rsquo;impossibilit&agrave;. Il padrone non pu&ograve; davvero far lavorare lo schiavo . Il sapere non pu&ograve; davvero cogliere l&rsquo;oggetto di desiderio. L&rsquo;isterico non pu&ograve; far altro che mettere i bastoni fra le ruote al padrone, e deve farsi oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)"><em>a</em></strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;per essere desiderato. Nel discorso dello psicoanalista si tratta di mettere al lavoro questa impossibilit&agrave;, di mettere al lavoro il soggetto nella sua divisione per farne decadere i significanti padroni. C&rsquo;&egrave; poi una seconda linea, quella inferiore, che presenta i posti della verit&agrave; e della produzione. Tra questi due termini c&rsquo;&egrave; una doppia barra, non c&rsquo;&egrave; comunicazione, la verit&agrave; non pu&ograve; congiungersi con la produzione e questa &egrave; la sua impotenza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan dice anche che l&rsquo;impotenza protegge l&rsquo;impossibilit&agrave;. Siamo sempre con il fiato sospeso intorno alla verit&agrave; se continuiamo a cercarla, a interrogarla, a girarci intorno senza mai arrivare, perch&eacute; c&rsquo;&egrave; qualcosa che ci impedisce di toccare l&rsquo;impossibile del reale. Il punto &egrave;, dice Lacan, che tra noi e il reale c&rsquo;&egrave; la verit&agrave;. In effetti la verit&agrave; non &egrave; ci&ograve; che porta al reale, ma ci&ograve; che ostacola la possibilit&agrave; di raggiungerlo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il punto &egrave; che la verit&agrave; appartiene all&rsquo;ordine simbolico e la logica articola le condizioni di un discorso vero, ma restando sul piano formale. Costituisce un ordine del discorso ma, dice Lacan, &ldquo;tutto ci&ograve; che instaura l&rsquo;ordine del discorso lascia le cose in una fenditura, in una&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">b&eacute;ance</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.&rdquo; Il linguaggio per sua natura non pu&ograve; chiudere il cerchio. Proprio perch&eacute; il reale si definisce come impossibile, perch&eacute; eccede le capacit&agrave; del simbolico, proprio per questo non pu&ograve; essere dimostrato vero. Non perch&eacute; sia falso, non &egrave; n&eacute; vero n&eacute; falso, perch&eacute; la verit&agrave;, che fa coppia con il senso, appartiene al registro simbolico. La verit&agrave; circola nel simbolico e proprio per questo &egrave; impotente rispetto al reale. Siamo sicuri che seguendone il filo, dice Lacan, non faremo altro che seguire un contorno. Per quanto elaborata, molteplice, fatta di infinite sfaccettature, la verit&agrave; non satura di senso la&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">b&eacute;ance,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;e quindi non giunge al reale. Ci sono molti volti della verit&agrave;, e il senso &egrave; sempre mobile e plurale, ma non c&rsquo;&egrave; un senso ultimo in gradi di chiudere, definire la questione. Ci sono sempre altri sensi possibili, altre verit&agrave; che incontriamo ad ogni angolo della strada. &ldquo;La prima linea di condotta d tenere quando si &egrave; analisti &egrave; di diffidare un po&rsquo;, di non lasciarsi incantare da una verit&agrave;,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">du premier minois rencontr&eacute; au tournant de la rue,&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dal primo visetto incontrato voltando l&rsquo;angolo.&rdquo; Questa molteplicit&agrave; di sensi della verit&agrave; &egrave; insieme una ricchezza che permette l&rsquo;interrogazione continua, il movimento del pensiero, e la sua impotenza, perch&eacute; non arriva mai a un punto fermo, e non &egrave; in grado di toccare il reale.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Il corpo separato dal godimento</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Perch&eacute;, potremmo domandarci, l&rsquo;insufficienza della verit&agrave; e la sua inadeguatezza a cogliere il reale diventa cos&igrave; importanti proprio in questo seminario? Perch&eacute; abbiamo proprio qui, per la prima volta, un&rsquo;articolazione del godimento che ne delinea il distacco dal corpo. Come? Gi&agrave; nel seminario XI Lacan aveva definito come&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">non-sensical</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;quel significante primordiale della rimozione primaria, quell&rsquo;ombelico del sogno in cui va a inabissarsi il senso. Ora questo significante &egrave; ripreso come la marca, nel momento originario in cui entra in gioco come significante che separa il godimento del corpo. &ldquo;Di ci&ograve; di cui godono l&rsquo;ostrica e il castoro nessuno sapr&agrave; mai niente, perch&eacute; in mancanza del significante</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">non c&rsquo;&egrave; una distanza tra il godimento e il corpo.&rdquo; (p. 206) Il godimento &egrave; correlativo alla marca, al tratto unario, che &egrave; la marca della morte. Bisogna infatti notare che niente prende senso se non quando entra in gioco la morte, aggiunge Lacan. Vediamo quindi chiaramente che il senso si mette a girare nel momento stesso in cui il godimento &egrave; separato dal corpo, nel momento in cui si sfila dai meandri della verit&agrave;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Chiaramente questo pone un problema sul piano della pratica clinica. Finch&eacute; si lavora con gli effetti di senso si pu&ograve; procedere togliendo l&rsquo;ostacolo che impedisce di cogliere l&rsquo;oggetto causa di desiderio, si pu&ograve; togliere il velo che lo nasconde, rivelare.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">All&rsquo;inizio questo velo &egrave; l&rsquo;immaginario. Togliendo man mano gli ostacoli, i veli, si arriva a quel che Freud chiamava la roccia basilare, dove non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; niente da levare. Arrivati qui per&ograve; le cose non cambiano. &Egrave; perch&eacute;, si dice allora, si incontra la difesa. La difesa viene prima di ogni velo. &Egrave; primaria, dice Miller. Per questo non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; niente da svelare, non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; nessuna verit&agrave; da scoprire. Si tratta allora di fare qualcosa d&rsquo;altro, e la soluzione proposta da Miller &egrave;: disturbare la difesa, spiazzarla, sconcertarla, per toccare quel punto senza al di l&agrave;, quel punto in cui si tocca il reale.</span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Autismo, soggetto, modernità. La faglia tra due forme di pensiero]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/autismo-soggetto-modernita-la-faglia-tra-due-forme-di-pensiero]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/autismo-soggetto-modernita-la-faglia-tra-due-forme-di-pensiero#comments]]></comments><pubDate>Thu, 02 Apr 2026 12:48:02 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/autismo-soggetto-modernita-la-faglia-tra-due-forme-di-pensiero</guid><description><![CDATA[       Conferenza tenuta il 1 aprile 2026 presso l'Universit&agrave; statale di MilanoMarco FocchiIl punto di fratturaVisto dall&rsquo;esterno l&rsquo;acceso dibattito tra il comportamentismo dei trattamenti ABA e la psicoanalisi pu&ograve; apparire come una controversia tra diversi approcci terapeutici, una delle tante contese di settore che attraversano il campo clinico. Fermarsi a questo aspetto sarebbe per&ograve; superficiale. Il contrasto in realt&agrave; non riguarda semplicemente un meto [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/img-6814_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><em>Conferenza tenuta il 1 aprile 2026 presso l'Universit&agrave; statale di Milano<br /><br /></em>Marco Focchi<em><br /><br />Il punto di frattura</em><br />Visto dall&rsquo;esterno l&rsquo;acceso dibattito tra il comportamentismo dei trattamenti ABA e la psicoanalisi pu&ograve; apparire come una controversia tra diversi approcci terapeutici, una delle tante contese di settore che attraversano il campo clinico. Fermarsi a questo aspetto sarebbe per&ograve; superficiale. Il contrasto in realt&agrave; non riguarda semplicemente un metodo, ma qualcosa di pi&ugrave; fondamentale: la natura stessa dell'oggetto di cui si parla. La disputa non verte su come trattare l&rsquo;autismo ma, in effetti, su cosa sia un essere umano.<br />Il pensiero scientista, di cui il comportamentismo &egrave; l&rsquo;espressione in psicologia, nella sua versione oggi dominante non afferma soltanto che l'autismo ha cause biologiche, ma punta a qualcosa di pi&ugrave; radicale: l&rsquo;idea di fondo &egrave; infatti che l'autismo sia un oggetto naturale della stessa natura degli oggetti di cui si occupano la fisica o la chimica. Qualcosa dunque di circoscrivibile, di misurabile, di riducibile a componenti elementari come geni, neuroni, circuiti. Il soggetto, in questo quadro, non &egrave; un concetto pertinente all&rsquo;approccio scientifico: &egrave; al massimo un epifenomeno, un effetto secondario di processi fisici che sono i soli realmente causali.<br />Per il pensiero psicoanalitico invece, e per la psicoanalisi lacaniana in modo particolarmente rigoroso, il soggetto umano &egrave; tutt&rsquo;altro che un oggetto naturale: si articola nel linguaggio, non si trova in nessun neurone, ed emerge nella relazione con l'Altro. Il soggetto non &egrave; n&eacute; causa n&eacute; effetto: &egrave; una variabile nella struttura del linguaggio.<br />La posizione dello scientismo e quella della psicoanalisi non sono semplicemente in disaccordo sui fatti. Sono in disaccordo su cosa debba essere contato come fatto, su cosa sia un'evidenza, su cosa significhi spiegare. Per questo il dibattito non ha una qualsiasi forma di risoluzione possibile: chi, da una parte o dall&rsquo;altra, entri nella disputa pensando di portare e confrontare argomenti e prove empiriche, si trova a dover discutere su ci&ograve; che conta come prova.</div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La genesi dello scientismo: da Galileo alla scuola di Chicago</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per capire la forza e la pervasivit&agrave; della posizione scientista occorre ricostruirne brevemente la genealogia, che in parte accompagna la genealogia della modernit&agrave;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il punto di partenza &egrave; il progetto galileiano, con la matematizzazione della natura. L&rsquo;assunto conseguente &egrave; che ci&ograve; che non &egrave; traducibile in misura non appartiene alla scienza. Grazie a questo il criterio della conoscenza diventa la misurabilit&agrave;. Galilei produce un vero e proprio terremoto nel pensiero occidentale, in grado di condizionare tutta la filosofia successiva, fino a che, con l&rsquo;Illuminismo, la ragione viene fatta assurgere a norma universale. La scienza &egrave; un metodo d&rsquo;indagine che si applica a un preciso campo, quello degli oggetti inerti, che sono inerti perch&eacute; non prendono decisioni. Non a caso un punto d&rsquo;avvio fondamentale nella scienza &egrave; proprio il principio d&rsquo;inerzia. Il problema sorge quando il metodo scientifico viene applicato, spostandolo dal suo campo di pertinenza, a un campo di enti che non sono inerti perch&eacute; si muovono da soli e fanno delle scelte, come gli esseri umani. Il primo passo in questa direzione avviene con Auguste Comte, secondo il quale la sociologia deve imitare la fisica. Herbert Spencer poi innalza la scienza a ideologia normativa, andando verso una naturalizzazione del sociale. John Stuart Mill infine considera che solo induzione e osservazione producono conoscenze valide, dando luogo cos&igrave; a un monismo metodologico. Lo scientismo giunto a questo si &egrave; ormai aperto la strada per diventare il pensiero dominante che conosciamo oggi.&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp; &nbsp;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La psicologia scientifica nasce nel XIX secolo nella stessa scia: Wilhelm Wundt fa il primo passo misurando i tempi di reazione. I comportamentisti, per completare l&rsquo;opera e aderire pienamente al vocabolario scientifico, eliminano la coscienza dall&rsquo;orizzonte della psicologia. Le neuroscienze contemporanee cercano poi il correlato neurale di ogni esperienza. &Egrave; un programma di ricerca senz&rsquo;altro mirato alla produttivit&agrave;, ma fonda la propria coerenza sull'esclusione preliminare sulla fonte della produzione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa marcia spinta verso l&rsquo;estensione applicativa del dominio della ragione calcolante trova a un certo punto i suoi critici: in Max Weber, che presenta la razionalit&agrave; moderna come una gabbia d&rsquo;acciaio, e nella scuola di Francoforte, che mostra la razionalit&agrave; tecnico-scientifica come forma di dominio non solo sulla natura ma sull&rsquo;uomo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Con un'ironia storica tutt'altro che secondaria, anche Friedrich Hayek compare nella schiera dei critici dello scientismo. Ci&ograve; a cui Hayek si oppone &egrave; la pretesa di estendere il metodo delle scienze naturali alle scienze sociali, giacch&eacute; considera che questa estensione produca non conoscenza, ma ideologia. &Egrave; un'obiezione che ha un serio valore epistemologico. Eppure la storia ha riservato a questa critica un esito paradossale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Con la scuola di Chicago e con Milton Friedman si realizza infatti una sorta di matrimonio di convenienza tra il neoliberismo di Hayek, come abbiamo visto all'origine marcatamente anti-scientista, e la matematizzazione dell'economia. In questa sintesi si compie un'operazione ideologica precisa: le decisioni politiche diventano invisibili dietro il formalismo della teoria, dove la normalit&agrave;, incorporata nelle definizioni, appare come risultato puramente tecnico. Lo scientismo che Hayek aveva combattuto sul piano filosofico vince ora sul piano sociale attraverso i suoi eredi. Il mercato cessa di essere un luogo di conoscenza dispersa non unificabile n&eacute; calcolabile, e diventa il nome tecnico della realt&agrave; dietro cui le scelte politiche restano velate. Tutto appare allora come un processo neutrale che segue un corso necessario, e questa&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">doxa</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;prende forma con l&rsquo;affermazione di Margaret Tatcher:&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">there is no alternative</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; in questo contesto che va compresa la battaglia sull'autismo. Non &egrave; accidentale che il pensiero dominante sull'autismo parli esattamente il linguaggio della burocrazia scientista fatto di misure, protocolli, livelli di evidenza, studi controllati randomizzati. &Egrave; la stessa struttura argomentativa che ha reso invisibili le premesse politiche del neoliberismo. Applicata al soggetto umano, questa struttura produce lo stesso effetto: rende invisibile il soggetto.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'autismo come terreno di scontro privilegiato</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'autismo &egrave; diventato il campo di battaglia di questa contesa non certo per ragioni contingenti, perch&eacute; si colloca precisamente sulla la faglia in cui le due formazioni tettoniche di pensiero si scontrano: il momento in cui il bambino entra &mdash; o non entra, o entra in modo atipico &mdash; nel linguaggio, ovvero il passaggio chiave della costituzione del soggetto. Chi sostiene che tutto &egrave; biologia vede in questa soglia un processo neuronale fatto di maturazione corticale, connettivit&agrave;, neuroni specchio. Chi sostiene che il soggetto &egrave; effetto del linguaggio vede in quella stessa soglia una struttura determinata dal modo in cui il bambino si posiziona rispetto alla domanda dell'Altro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Le due posizioni non sono comparabili, perch&eacute; non riguardano gli stessi fatti. La ricerca dei marcatori biologici dell'autismo &mdash; che &egrave; oggi il programma dominante &mdash; non &egrave; semplicemente ricerca empirica: &egrave; un'operazione che ha gi&agrave; preliminarmente deciso che l'autismo &egrave; un'entit&agrave; biologica di cui si cercano le impronte nel corpo. Ogni marcatore ipotizzato non punta a scoprire una verit&agrave; preesistente, ma produce l'autismo come oggetto biologico. Il soggetto, in questo programma, non &egrave; una categoria pertinente, non perch&eacute; sia stato esaminato e trovato irrilevante, ma perch&eacute; &egrave; escluso a priori dalle condizioni di intelligibilit&agrave; del programma.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La psicoanalisi &egrave; un'anomalia in questo paesaggio: pretende di rendere intellegibile ci&ograve; che il soggetto fa senza saperlo. Lacan poi radicalizza questa anomalia dicendo il soggetto non &egrave; una realt&agrave; psicologica, ma una struttura logica, prodotta dall'articolazione significante.</span><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La forza politica e il limite clinico del pensiero scientista</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La forza del pensiero scientista sull'autismo &egrave; tuttavia reale e non va sottovalutata, tanto pi&ugrave; se si vuole ingaggiare un confronto con argomenti solidi anzich&eacute; con posture difensive.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Esso offre infatti risultati cumulativi: ogni ricerca si aggiunge alle precedenti, costruendo un corpo di conoscenze verificabile, e permette confronti tra laboratori e popolazioni. &Egrave; un programma di ricerca nel senso lakatosiano, cio&egrave; un quadro teorico dinamico con un nucleo centrale protetto e una parte modificabile, che guida lo sviluppo della conoscenza scientifica. Questo tipo di ricerca produce tecnologie applicabili: farmaci, interventi precoci, strumenti diagnostici. L'ABA, per quanto discutibile, d&agrave; luogo a cambiamenti comportamentali misurabili che, per alcune famiglie, possono rappresentare un sollievo concreto. Questo programma di lavoro possiede infine legittimit&agrave; istituzionale: le istituzioni moderne &mdash; ministeri, fondi di ricerca, agenzie regolatorie &mdash; parlano il linguaggio della misura e dell&rsquo;evidenza, e un programma che non si esprime in questi termini risulta invisibile o illegittimo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il limite fondamentale di questa prospettiva &egrave; per&ograve; altrettanto tangibile: non pu&ograve; pensare il soggetto, semplicemente perch&eacute; il soggetto non &egrave; un oggetto, e quindi non &egrave; misurabile. Nessun marcatore biologico, per quanto raffinato, potr&agrave; mai dire perch&eacute; questo bambino ha seguito una via sintomatica piuttosto che non un'altra.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lo scientismo non si occupa di pensare il significato: la biologia dell'autismo pu&ograve; descrivere come funziona il cervello autistico, non cosa significa, per questo soggetto, essere autistico, e non quale logica governa il suo modo di abitare il mondo. Il significato non &egrave; una propriet&agrave; dei neuroni.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per questo motivo il comportamentismo non pu&ograve; quindi autenticamente pensare la cura. Pu&ograve; modificare comportamenti, ridurre sintomi, promuovere l'adattamento sociale. Ma la cura &egrave; qualcosa di diverso, che attraversa il soggetto, che richiede che il soggetto metta in gioco la propria posizione, e questo non &egrave; standardizzabile n&eacute; misurabile, e non &egrave; riducibile a protocollo.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Il movimento per la neurodiversit&agrave;</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A partire dalla fine degli anni Novanta, il campo si &egrave; arricchito di un terzo attore: il movimento per la neurodiversit&agrave;. Il concetto &mdash; coniato dalla sociologa Judy Singer nel 1998 &mdash; compie una precisa operazione retorica e politica rovesciando il segno della differenza. L'autismo non &egrave; un deficit rispetto a una norma biologica, &egrave; una variante neurologica nella diversit&agrave; della specie, della stessa natura della variazione nella pigmentazione della pelle o nel gruppo sanguigno.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'operazione &egrave; politicamente potente perch&eacute; usa le armi del pensiero scientista contro il pensiero scientista stesso. Non dice: "il soggetto &egrave; irriducibile alla biologia". Dice: "anche dentro la biologia, la vostra norma &egrave; arbitraria". &Egrave; una critica interna, non esterna, e per questo gli ha dato una forza istituzionale che la psicoanalisi non ha mai raggiunto. Ha alimentato movimenti per i diritti civili delle persone autistiche, ha prodotto politiche di accomodamento ragionevole nel mondo del lavoro, ha cambiato il modo in cui molte istituzioni educative concepiscono l'inclusione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Con la psicoanalisi il movimento pu&ograve; condividere, come avversario comune, il programma normalizzante. L'ABA &egrave; il bersaglio condiviso: la neurodiversit&agrave; l&rsquo;attacca perch&eacute; mira a rendere il comportamento autistico indistinguibile da quello neurotipico, cancellando una differenza che vuole invece rispettata. La psicoanalisi l&rsquo;attacca invece perch&eacute; passa sopra la soluzione soggettiva, il bordo, l'invenzione propria del soggetto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il fatto di avere un comune avversario non crea per&ograve; una comune prospettiva. Ci sono infatti aspetti che non &egrave; possibile sottovalutare. Il primo riguarda il soggetto rispetto all'identit&agrave;: il movimento per la neurodiversit&agrave; tende a costruire un'identit&agrave; collettiva &mdash; "siamo autistici, siamo diversi, abbiamo diritti" &mdash; che &egrave; politicamente necessaria ma che sutura il soggetto, perch&eacute; il soggetto si costituisce proprio in una differenza che fa cadere le identificazioni. Il soggetto autistico, nel modo in cui ne parla per esempio Jean-Claude Maleval, non &egrave; "un autistico&rdquo;, &egrave; questo soggetto particolare, con questa logica singolare, con questo bordo specifico. L'identit&agrave; collettiva diventa un Ideale dell'Io che copre la singolarit&agrave; invece di aprirla.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il secondo nodo &egrave; quello del&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">nothing about us without us</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">: il motto rivendica il carattere politicamente attivo delle persone autistiche e, per quanto funzionale sul piano operativo, presuppone una capacit&agrave; di articolare la propria posizione nel discorso pubblico. Il movimento &egrave; stato costituito prevalentemente da persone con autismo ad alto funzionamento. Ma chi parla per i soggetti autistici che non si esprimono con il linguaggio verbale? La psicoanalisi, al contrario, ha sviluppato la propria clinica proprio con i casi pi&ugrave; gravi &mdash; Kanner, non Asperger &mdash; e sa che anche l&igrave; c'&egrave; un soggetto, anche se non parla nel senso usuale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il terzo nodo riguarda la cura. Il movimento nella sua versione pi&ugrave; radicale tende a rifiutare l'idea stessa di cura: se l'autismo &egrave; una variante neurologica legittima, non c'&egrave; nulla da curare. La psicoanalisi mantiene invece una distinzione cruciale tra modificare il soggetto &mdash; che non fa o non vuole fare &mdash; e accompagnare il soggetto nella costruzione dei propri strumenti. La cura non punta a rendere il soggetto autistico neurotipico, mira a permettergli di abitare il proprio modo di essere nel mondo con minore sofferenza e maggiore invenzione.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La posta in gioco politica: soggetto, differenza, cittadinanza</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La disputa, come vediamo, non &egrave; tra specialisti dell'autismo. &Egrave; tra due concezioni dell'essere umano che hanno conseguenze politiche, giuridiche, istituzionali enormi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se l'essere umano &egrave; essenzialmente un oggetto biologico, allora la cura &egrave; gestione del substrato fisico, la norma &egrave; l'adattamento funzionale, la differenza &egrave; deficit da correggere, e il soggetto &egrave; un'illusione utile ma non una realt&agrave; fondamentale. Se l'essere umano &egrave; invece un soggetto parlante, allora la cura &egrave; accompagnamento nell'invenzione di soluzioni proprie, la norma non &egrave; data biologicamente n&eacute; simbolicamente, e la differenza &egrave; una modalit&agrave; singolare di essere nel linguaggio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Queste due posizioni producono politiche radicalmente diverse: sui diritti, sull'educazione, sul lavoro, sulla cittadinanza delle persone autistiche. Il fatto che oggi prevalga istituzionalmente la prima non &egrave; un fatto scientifico neutro, &egrave; una scelta politica travestita da evidenza empirica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La questione della cittadinanza &egrave; il nodo pi&ugrave; concreto e pi&ugrave; irrisolto. La cittadinanza moderna &egrave; stata costruita su presupposti impliciti di razionalit&agrave;, autonomia e reciprocit&agrave;: il cittadino &egrave; colui che pu&ograve; partecipare al contratto sociale, che pu&ograve; deliberare, che pu&ograve; essere responsabile dei propri atti. Questi presupposti escludono, non intenzionalmente ma per la logica stessa del modello, molti autistici.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Le risposte istituzionali si sono orientate su due modelli entrambi insufficienti. Il modello del deficit e della tutela: l&rsquo;autistico non pu&ograve; essere cittadino pieno, quindi viene tutelato &mdash; da genitori, da istituzioni, da amministratori di sostegno. Si produce allora dipendenza e invisibilit&agrave;. L&rsquo;altro modello &egrave; quello dell'accomodamento ragionevole &mdash; emanante dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilit&agrave; del 2006 &mdash; ed &egrave; politicamente pi&ugrave; avanzato, ma presuppone ancora che il soggetto possa, con adeguati aggiustamenti, partecipare ai dispositivi ordinari della cittadinanza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nessuno dei due modelli pensa la cittadinanza a partire dalla differenza, dalla possibilit&agrave; che forme di soggettivit&agrave; radicalmente diverse dalla norma neurotipica producano possibilit&agrave; di partecipazione politica e sociale che non sono n&eacute; deficit n&eacute; adattamento, ma specifiche. &Egrave; qui che la psicoanalisi potrebbe dare il suo contributo pi&ugrave; originale: non come clinica applicata al diritto, ma come teoria del soggetto che permette di pensare la differenza senza ridurla al deficit n&eacute; all'identit&agrave;.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La situazione italiana: tra clinico ed educativo</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La situazione legislativa italiana sull'autismo &egrave; un caso esemplare di come una buona intenzione normativa possa essere svuotata dalle sue stesse clausole interne e dalla frammentazione istituzionale. Guardando al sistema nel suo funzionamento reale, vediamo che formalmente l&rsquo;orientamento &egrave; clinico, ma che sostanzialmente &egrave; educativo , con una tensione strutturale tra i due piani che non viene mai risolta.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sul piano normativo, la legge 134/2015 e le linee guida dell&rsquo;Istituto Superiore di Sanit&agrave; collocano l'autismo senza ambiguit&agrave; nell'alveo sanitario. Il quadro&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">de iure&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&egrave; chiaro: la sanit&agrave; coordina, la scuola collabora. I numeri raccontano per&ograve; una storia diversa. Secondo gli ultimi rapporti ISTAT sull'inclusione scolastica, la categoria F84 &mdash; disturbi evolutivi globali dello sviluppo psicologico, che comprende autismo infantile e Asperger &mdash; &egrave; presente nel 34,8% del totale degli alunni con disabilit&agrave;, pari a circa 114.000 allievi. Per la grande maggioranza dei bambini autistici, il luogo di incontro quotidiano con le istituzioni &egrave; la scuola, non il servizio sanitario. L'insegnante di sostegno &mdash; figura educativa, non clinica &mdash; &egrave; spesso il principale referente. Il Piano Educativo Individualizzato sostituisce di fatto il progetto terapeutico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il caso dell'ABA rivela con precisione questa tensione. Il metodo &egrave; formalmente classificato come prestazione sanitaria LEA, ma viene erogato prevalentemente in contesto scolastico, da operatori con formazione educativa, senza coordinamento clinico effettivo. &Egrave; sanitario nel nome, educativo nella sostanza. I genitori hanno dovuto ricorrere ai tribunali per ottenere che le istituzioni scolastiche consentissero l'ingresso degli specialisti privati e trasmettessero rapporti sulle attivit&agrave; svolte.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La frattura pi&ugrave; rivelatrice &egrave; quella della discontinuit&agrave;. L'8,4% degli alunni ha visto cambiare l'insegnante di sostegno in corso d&rsquo;anno. Questa discontinuit&agrave; &egrave; generalmente dannosa per tutti gli alunni con disabilit&agrave;, e particolarmente grave per chi ha disturbi autistici. Sul versante adulto il vuoto &egrave; ancora pi&ugrave; netto: al compimento dei diciotto anni il panorama muta radicalmente. Manca per gli adulti un riferimento univoco come quello rappresentato dalle UONPIA &mdash; Unit&agrave; Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza &mdash;per i minori. L'adulto autistico transita formalmente nella psichiatria generale &mdash; i Dipartimenti di Salute Mentale &mdash; che non sono strutturati per accogliere questa specifica clinica e non hanno la continuit&agrave; di &eacute;quipe che caratterizza, almeno in teoria, la UONPIA.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dal punto di vista della prospettiva teorica che abbiamo sviluppato questa bipartizione non &egrave; accidentale. Riflette la stessa ambiguit&agrave; ontologica del pensiero istituzionale sull'autismo: non si sa se il soggetto autistico &egrave; un malato da trattare o uno studente da formare, e quindi si fanno entrambe le cose, ed entrambe male. Il soggetto &mdash; nel senso</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">analitico del termine &mdash; resta invisibile a entrambi i dispositivi: n&eacute; il medico n&eacute; l'insegnante sono formati a interrogarsi sui labirinti in cui questo bambino si muove per abitare il mondo.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'architettura istituzionale e i suoi vuoti strutturali</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il sistema sanitario italiano per l'autismo &egrave; organizzato teoricamente su tre livelli. Il pediatra di libera scelta costituisce il punto di ingresso: osserva le modalit&agrave; di funzionamento del bambino e, in caso di sospetto, attiva la UONPIA di riferimento territoriale. La UONPIA &egrave; il dispositivo centrale per i minori: svolge attivit&agrave; di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione nella fascia 0-18 anni, con percorsi di valutazione psicodiagnostica multidisciplinare. Al vertice, ogni regione dovrebbe avere centri di riferimento ad alta specializzazione per l'approfondimento diagnostico e la costruzione del progetto terapeutico-riabilitativo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Guardando questa architettura con occhio critico, emergono alcune osservazioni decisive.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il dispositivo &egrave; diagnostico-riabilitativo, non clinico nel senso pieno. Le figure professionali previste sono neuropsichiatri, logopedisti, terapisti della neuropsicomotricit&agrave;, psicologi. Lo psicoanalista non esiste come figura istituzionale. La psicoterapia &egrave; formalmente prevista nei LEA, ma nella pratica delle UONPIA &egrave; residuale rispetto agli interventi riabilitativi standardizzati.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il dispositivo &egrave; centrato sull'et&agrave; evolutiva e sulla diagnosi precoce. L'investimento istituzionale massimo &egrave; nel momento dell'identificazione del rischio e dell'intervento nei primissimi anni &mdash; coerente con la logica scientista: intervenire sul substrato il prima possibile, quando la neuroplasticit&agrave; &egrave; massima. Ma questa logica produce il vuoto dell'adulto, perch&eacute; una volta che il substrato si &egrave; consolidato l'interesse istituzionale scema.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Pratiche alternative sopravvivono nel privato, nel convenzionato, nel terzo settore &mdash; ai margini del sistema, con finanziamenti precari, senza riconoscimento normativo. Questa esclusione strutturale non &egrave; accidentale, ma conseguente alle premesse politico-epistemiche del sistema.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Il terzo dispositivo</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La psicoanalisi lacaniana ha costruito, nel corso dei decenni, un dispositivo clinico che non &egrave; n&eacute; sanitario n&eacute; educativo nel senso istituzionale: la&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">pratique &agrave; plusieurs</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, inventata da Antonio Di Ciaccia all'Antenne 110 di Bruxelles, fondata nel 1974.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il principio fondamentale &egrave; che il bambino autistico non &egrave; trattato come un paziente su cui applicare un protocollo, ma come un soggetto a partire dal quale si costruisce il dispositivo di lavoro. Gli operatori &mdash; educatori, insegnanti, clinici &mdash; non intervengono direttamente sulla condotta del bambino, ma si lasciano orientare da ci&ograve; che il bambino inventa: i suoi oggetti privilegiati, le sue routine, le sue soluzioni difensive dall'invasivit&agrave; dell'Altro. Il bordo che il bambino ha costruito non &egrave; un sintomo da eliminare: &egrave; il punto di partenza della clinica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa linea &egrave; stata trasmessa e sviluppata attraverso una catena di elaborazione teorica: a Di Ciaccia &egrave; succeduto Virginio Baio nel 1990, e a Baio Bruno de Halleux nel 2004. Non &egrave; una successione puramente amministrativa: ciascun passaggio ha aggiunto qualcosa di specifico senza rompere con la logica fondamentale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Baio ha teorizzato la clinica dell'Antenne 110 con la nozione del&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">sapere sul vuoto</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">: l'operatore non porta al bambino un sapere gi&agrave; costituito, ma si posiziona in un luogo di non-sapere da cui pu&ograve; essere guidato da ci&ograve; che il bambino stesso mostra. De Halleux si &egrave; incentrato il concetto di&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">significante asematico</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il significante asematico non ha senso nel modo ordinario della catena significante: non rinvia a un altro significante, non produce metafora n&eacute; metonimia, non apre un'interpretazione. Funziona come oggetto piuttosto che come elemento della struttura simbolica. Nei soggetti autistici certi suoni, certe parole, certe sequenze verbali funzionano in questo modo: non comunicano ma regolano il godimento, costruiscono bordo, tengono a distanza l'invasivit&agrave; dell'Altro. Non vanno interpretati &mdash; vanno rispettati come parte dell'architettura soggettiva che il bambino ha costruito. Il concetto precisa e arricchisce la teoria del bordo di Maleval: anche nella dimensione linguistica stessa &mdash; non solo negli oggetti e negli interessi specifici &mdash; si trova una componente del bordo. Il soggetto autistico non rifiuta il linguaggio in toto: usa certi elementi linguistici in modo asematico, svuotandoli del loro valore simbolico ordinario per farne strumenti di regolazione del godimento.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Queste esperienze si sono diramate in Italia con l&rsquo;Antennina 112 a Marghera, l&rsquo;Antenna Beolchi a Cuggiono, l&rsquo;Antenna di Pisa, e Il Cortile a Roma</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'autismo come rivelatore della modernit&agrave;</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La riflessione teorica e politica sistematica su questi temi &egrave; quella di &Eacute;ric Laurent. Il suo lavoro &egrave; costruito sull'opposizione tra due tempi che sono anche due versanti del problema: il tempo lungo della clinica e il tempo corto e accelerato della sequenza politica e mediatica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa struttura &egrave; teoricamente rilevante. I due tempi non sono paralleli ma asimmetrici. Il tempo lungo della clinica produce sapere singolare, caso per caso, non generalizzabile; il tempo corto della politica mediatica produce urgenza, cifre, protocolli, evidenze statistiche. Il conflitto riguarda due regimi di razionalit&agrave; incompatibili.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il primo movimento critico di Laurent riguarda la burocrazia sanitaria: essa non usa la scienza se non impropriamente. Prende risultati parziali della ricerca neurobiologica &mdash; correlazioni statistiche, associazioni genetiche, dati epidemiologici &mdash; e li trasforma in fondamento di politiche normative universali. Dall&rsquo;osservazione in una certa popolazione di determinate correlazioni alla conclusione che un protocollo deve essere applicato a tutti non c'&egrave; conseguenza logica: c'&egrave; una scelta politica travestita da evidenza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si evidenzia allora come l'autismo riveli le tendenze disfunzionali della modernit&agrave; democratica, mettendo in luce</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">tre aspetti particolari.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il primo abbiamo visto in diverse angolature, &egrave; la tirannia della misura. La modernit&agrave; democratica legittima le proprie politiche attraverso i numeri. Si misurano il comportamento adattivo, il quoziente intellettivo, la frequenza delle stereotipie. I soggetti pi&ugrave; gravemente autistici ovviamente resistono a qualsiasi misura, e la loro resistenza rivela l'artificialit&agrave; del parametro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il secondo aspetto riguarda il paradosso della democrazia tecnocratica. La campagna lanciata in Francia contro la psicoanalisi nei trattamenti dell'autismo si &egrave; presentata come difesa dei diritti degli autistici contro una pratica colpevolizzante, ma in realt&agrave; le cose vanno in senso opposto: si vuole eliminare una pratica che si occupa del soggetto per sostituirla con protocolli uniformi applicati da tecnici che non tengono in nessun conto il valore della persona. &Egrave; la forma classica del totalitarismo morbido democratico: si agisce in nome dei soggetti eliminando la possibilit&agrave; che i soggetti dicano qualcosa di proprio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il terzo aspetto riguarda il conflitto tra godimento e norma. Il soggetto autistico porta al limite la questione del godimento non regolato dal simbolico. Le stereotipie, gli interessi specifici, i rituali non sono deficit rispetto alla norma, ma modalit&agrave; di regolazione del godimento che la norma non contempla. La modernit&agrave; neo-liberista, che &egrave; essenzialmente un progetto di regolazione del godimento attraverso il mercato, non sa cosa fare di questo eccesso. La risposta tecnocratica &mdash; normalizzare il comportamento con l'ABA &mdash; &egrave; la modalit&agrave; economista di riportare le cose in un quadro funzionale.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L'etica del soggetto e l&rsquo;atto politico</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Tutta la questione politica converge su un punto: chi ha il diritto di definire cosa &egrave; l'autismo, cosa &egrave; normale, cosa &egrave; cura?</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il pensiero scientista risponde: la scienza, attraverso i protocolli di validazione empirica. &Egrave; una risposta che sembra neutrale ma che in realt&agrave; decide gi&agrave; che l'autismo &egrave; un oggetto naturale, che la norma &egrave; biologicamente definita, che la cura &egrave; gestione del substrato fisico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il movimento per la neurodiversit&agrave; risponde: le persone autistiche stesse. &Egrave; una risposta politicamente potente ma che esclude chi non pu&ograve; parlare nel senso abituale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La psicoanalisi offre una risposta diversa: nessuno ha il diritto di definire dall'esterno la logica soggettiva di un essere umano. La definizione &mdash; la diagnosi, il trattamento, la direzione &mdash; emerge dal lavoro&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">con</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;il soggetto, non&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">sul</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;soggetto. Non &egrave; un principio metodologico: &egrave; un&rsquo;etica dove la singolarit&agrave; irriducibile di ogni soggetto prevale contro qualsiasi programma di normalizzazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Qui la prospettiva politica e quella clinica si saldano. La battaglia per il diritto alla differenza non &egrave; esterna alla clinica, perch&eacute; &egrave; occorre una premessa politica per rendere possibile una clinica che consideri il soggetto. Per altro verso una clinica che tiene conto del soggetto &egrave; gi&agrave; in s&eacute; un atto politico. Una clinica che, caso per caso, rende possibile a questo soggetto a trovare la propria soluzione invece di applicargli dall'esterno l&rsquo;impronta della norma, prepara il terreno per una politica dove la decisione non &egrave; fatta sparire dietro il velo di un formalismo apparentemente neutrale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La domanda che rimane aperta &egrave; come si porti questa contesa sul piano della discussione pubblica senza che venga immediatamente ridotta allo scontro tra scuole o al conflitto di interessi. Occorre rendere visibile che &egrave; in gioco qualcosa di pi&ugrave; grande: un&rsquo;antropologia, una grande politica in senso nietzscheiano intesa come produzione di senso, e non solo una modalit&agrave; di terapia. &Egrave; un orizzonte vasto, ma riconoscerlo offre gi&agrave; la possibilit&agrave; di cominciare a tracciarne le coordinate.</span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'inconscio come taglio]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/linconscio-come-taglio]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/linconscio-come-taglio#comments]]></comments><pubDate>Wed, 25 Mar 2026 17:42:27 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/linconscio-come-taglio</guid><description><![CDATA[ Seminario tenuto online a Tel Aviv ila mattina del 23 marzo 2026 per il gruppo israeliano della NLS. Leggi la seconda parte del seminarioMarco FocchiIl lavoro previsto per il seminario di quest&rsquo;anno abbraccia un&rsquo;estensione concettuale decisamente ampia: va dall&rsquo;inconscio come si presenta nei lavori di Freud, coprendo lo sviluppo del suo pensiero nell&rsquo;arco di trenta, quarant&rsquo;anni, per poi vagliare il modo, o piuttosto i modi in cui Lacan formula l&rsquo;inconscio, a [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/lucio-fontana-lucio-fontana-concetto-spaziale-rosso-01-1161x1170_orig.webp" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><em>Seminario tenuto online a Tel Aviv ila mattina del 23 marzo 2026 per il gruppo israeliano della NLS. <a href="https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/una-logica-della-mancanza" target="_blank">Leggi la seconda parte del seminario</a></em><br /><br />Marco Focchi<br /><br />Il lavoro previsto per il seminario di quest&rsquo;anno abbraccia un&rsquo;estensione concettuale decisamente ampia: va dall&rsquo;inconscio come si presenta nei lavori di Freud, coprendo lo sviluppo del suo pensiero nell&rsquo;arco di trenta, quarant&rsquo;anni, per poi vagliare il modo, o piuttosto i modi in cui Lacan formula l&rsquo;inconscio, andando dall&rsquo;appoggio inizialmente preso sulla linguistica di Ferdinand De Saussure e di Roland Jakobson e sull&rsquo;antropologia di Levi-Strauss, passando poi alla logica e alla ripresa e rivalutazione della dimensione pulsionale, per concludere sulla nozione di <em>semblant</em> nella sua articolazione e opposizione con il reale.<br />&Egrave; un panorama complesso che, visto a distanza, potrebbe sembrare segua un&rsquo;evoluzione lineare: dall&rsquo;inconscio fatto di rappresentazioni, all&rsquo;inconscio fatto di significanti, alla logica e alla ripresa della pulsione con la nozione di godimento, all&rsquo;inconscio reale dell&rsquo;ultimissimo insegnamento.<br />In realt&agrave;, quando guardiamo da vicino e seguiamo questo percorso passo per passo, vediamo come tutti questi temi s&rsquo;intreccino, si accavallino, si complichino sovrapponendosi gli uni agli altri. Lacan di fatto &egrave; una miniera aperta, ricca di risorse ancora inesplorate, che ci dar&agrave; da lavorare ancora per anni.<br /><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;inconscio e la causa</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Considereremo, in queste due giornate, il periodo che va dal seminario XI al XVII, ovvero il segmento centrale dell&rsquo;insegnamento di Lacan, dove si verificano diverse svolte, diverse trasformazioni. Gi&agrave; da tempo, almeno dal seminario VII, la solida e ben articolata definizione strutturalista dell&rsquo;inconscio, sostenuta dall&rsquo;ossatura della linguistica, cominciava a sentire la pressione e la scossa di un fattore eterogeneo rispetto al linguaggio. Nel seminario VII questo fattore va sotto il nome freudiano di&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">das Ding,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;la Cosa, e nel seminario X si delinea pi&ugrave; precisamente come oggetto&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">a</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, la cui realt&agrave; &egrave; per&ograve; ancora descritta attraverso i termini della biologia. Nel seminario XI, da cui parte la sezione di cui mi occuper&ograve;, Lacan ancora non differenzia concettualmente realt&agrave; e reale. Ci troviamo per&ograve; in questo seminario sulla soglia di una fondamentale ridefinizione dell&rsquo;inconscio, la cui messa in atto attraverso la traslazione ne pone in risalto la realt&agrave; sessuale. Questa definizione, spesso citata, la realt&agrave; sessuale dell&rsquo;inconscio, diventa possibile solo a partire dalla riabilitazione della nozione di pulsione, che qui &egrave; presentata come uno dei quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, dopo che in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Funzione e campo</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, il testo d&rsquo;apertura dell&rsquo;insegnamento di Lacan, la pulsione era stata semplicemente squalificata e messa a margine.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La realt&agrave; sessuale dell&rsquo;inconscio &egrave; la realt&agrave; pulsionale, &egrave; il riconoscimento del fatto che se l&rsquo;inconscio &egrave; strutturato come un linguaggio, non funziona nello stesso modo nell&rsquo;uomo e nella donna, e che l&rsquo;uomo e la donna hanno desideri diversi, hanno un rapporto diverso con il sesso.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Di fatto, comunque, nel seminario XI, Lacan mette anima i suoi concetti e, senza cancellare l&rsquo;inconscio strutturato come un linguaggio, pone l&rsquo;accento su un aspetto diverso. Potremmo in un certo senso dire che il fatto stesso di indicare la realt&agrave; sessuale dell&rsquo;inconscio contiene in nuce quel che apparir&agrave; pi&ugrave; tardi nell&rsquo;insegnamento di Lacan con l&rsquo;apoftegma: non c&rsquo;&egrave; rapporto sessuale. La dimensione pulsionale, la dimensione sessuale compaiono infatti qui manifestandosi come ostacolo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;inconscio non si esprime pi&ugrave; semplicemente attraverso la catena significante, ma si manifesta nell&rsquo;ostacolo, nell&rsquo;inciampo, nel cedimento (</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">d&eacute;faillance</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">) e nell&rsquo;incrinatura (</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">f&ecirc;lure</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">).</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Interessante &egrave; che questa incrinatura, questa discontinuit&agrave;, interrompe la catena logica del significante, e in questa interruzione si situa la causa. Lacan per introdurre la causa si appoggia sulla differenza tra contraddizione logica e opposizione reale formulata da Kant. Nell&rsquo;opposizione reale, dice Kant, nulla spiega perch&eacute; un fenomeno derivi da un altro: la pioggia non viene dal vento secondo una concatenazione logica, e il moto di un corpo si oppone a quello di un altro senza che ci sia alcuna contraddizione logica. Analogamente, per quanto riguarda l&rsquo;inconscio, quando accanto alla concatenazione significante &ndash; secondo le leggi, mutuate dalla linguistica, della metafora e della metonimia &ndash; prendiamo in considerazione la causa, mettiamo in gioco un'interruzione nella continuit&agrave; logica della concatenazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel seminario precedente, il X, Lacan aveva gi&agrave; introdotto l&rsquo;idea di una causa di desiderio che &egrave; l&rsquo;oggetto perduto e, tenendo sullo sfondo questa formulazione, qui sta ora parlando della causa per distinguerla dal determinismo della legge fisica. A questo scopo prende da Kant l&rsquo;idea dell&rsquo;impossibilit&agrave; di formulare sul piano logico la relazione tra causa ed effetto, e sostiene che c&rsquo;&egrave; un intervallo, uno iato tra la causa e l&rsquo;effetto. Nella legge fisica abbiamo che&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">ablata causa tollitur effectus</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Nella psicoanalisi quando &egrave; tolta la causa gli effetti permangono, l&rsquo;apertura, la&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">b&eacute;ance</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;sono il segno dell&rsquo;ablazione, &egrave; proprio perch&eacute; sottratta che l&rsquo;accusa causa il desiderio. Ed &egrave; qui che si insinua l&rsquo;inconscio come non realizzato, come in attesa, come ci&ograve; che non ha trovato ancora una forma simbolica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Accanto alla formulazione, ribadita, dell&rsquo;inconscio strutturato come un linguaggio, comincia ad apparire quindi un aspetto dell&rsquo;inconscio sottratto al marchio del simbolico e alle sue leggi, e che affiora proprio quando Lacan delinea una netta opposizione tra la legge e le causa. Nella legge c&rsquo;&egrave; una determinazione continua. Per esempio il terzo principio della dinamica di Newton asserisce che a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. &Egrave; una legge, cio&egrave; la descrizione matematica e sistematica di un fenomeno naturale che si verifica in modo costante. Pensiamo ora all&rsquo;opposizione reale presentata da Kant: se colpisco una palla con una mazza da baseball, la palla accelera per la forza imposta dalla mazza, e al tempo stesso la palla esercita una forza sulla mazza, facendo sentire il contraccolpo. In questo caso non c&rsquo;&egrave; causa, ma integrazione della massa e della forza in un continuum senza aperture. La causa non &egrave; integrata dalla legge, c&rsquo;&egrave; qualcosa di &ldquo;anti-concettuale&rdquo; &ndash; dice Lacan &ndash; quando parliamo di causa. Ci troviamo dunque con il seminario XI su un preciso crinale: da una parte c&rsquo;&egrave; l&rsquo;inconscio strutturato come un linguaggio, con le sue leggi, dall&rsquo;altra l&rsquo;inconscio come non realizzato, sottratto al marchio del simbolico, al cui iato appare la causa.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Rappresentazione/significante</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan d&agrave; il colpo di avvio a questa articolazione mettendola sotto il titolo della differenza tra l&rsquo;inconscio freudiano e il nostro. &Egrave; una differenza fondamentale, e solo tenendone conto possiamo inserire il tema della mancanza, della falla, della discontinuit&agrave; che questo seminario inaugura. La differenza fondamentale &egrave; quella che si pone tra un inconscio fatto di rappresentazioni e uno fatto di significati.&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Vorstellung</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, la rappresentazione, &egrave; un termine che Freud trova nella tradizione filosofica del pensiero tedesco, in particolare attraverso la mediazione di Franz Brentano e di Johann Friedrich Herbart. Questo trae con s&eacute; il fatto che le rappresentazioni hanno un&rsquo;implicazione ontologica in un duplice senso: per Brentano le rappresentazioni sono atti intenzionali che presentano qualcosa alla coscienza, l&rsquo;oggetto &egrave; immanente alla coscienza, anche se non ha esistenza reale nel mondo esterno. Per Herbart la rappresentazione &egrave; un&rsquo;unit&agrave; dinamica della coscienza, e la psiche &egrave; concepita come un campo dinamico di rappresentazioni, pensate come entit&agrave; attive che si attraggono e si respingono, che si fondono o si oscurano a vicenda. Solo le rappresentazioni che superano una certa intensit&agrave; diventano coscienti, mentre le altre restano inconsce, sotto soglia, anche se hanno sempre la capacit&agrave; di riemergere. &Egrave; chiaro come questa sia stata la forgia in cui si &egrave; formata la nozione dinamica dell&rsquo;inconscio freudiano, quello a cui Lacan si riferisce nel seminario XI.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In altri termini, la rappresentazione non pu&ograve; mai essere vuota, ed &egrave; sempre, in un modo o nell&rsquo;altro, una messa in presenza, come si esprime Heidegger scomponendo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">vor,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;davanti, e&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">stellen,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;porre. Queste implicazioni ontologiche della rappresentazione hanno precise conseguenze cliniche nella pratica freudiana, che sono ben chiarite in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Analisi finita e infinita</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, dove Freud segnala la difficolt&agrave;, sia per l&rsquo;uomo sia per la donna, di accettare la castrazione a fine analisi. &Egrave; una difficolt&agrave; relativa appunto all&rsquo;impossibilit&agrave;, nella logica rappresentativa, di far posto al vuoto, all&rsquo;assenza, alla mancanza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Con un inconscio fatto di significanti ci troviamo in tutt&rsquo;altro panorama. Nella struttura significante, secondo L&eacute;vi-Strauss, in una lettura che Lacan fa sua, introduce l&rsquo;idea di un&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">signifiant flottant</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;per descrivere quei termini, come&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">truc</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;in francese, o &ldquo;coso&rdquo;, &ldquo;roba&rdquo;, in italiano, che non hanno un significato fisso e funzionano come contenitori vuoti, pronti per essere riempiti con significati secondo il contesto. L&rsquo;esempio emblematico di Levi-Strauss &egrave; la parola&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">mana</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, che serve a indicare una forza magica indefinita, e che senza avere un significato preciso &egrave; carica di grande potenziale simbolico. Non troviamo una certa assonanza tra questa idea del potenziale simbolico e l&rsquo;inconscio come non realizzato? Ma l&rsquo;interessante &egrave; proprio che il&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">signifiant flottant</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;ha il ruolo &ldquo;di permettere al pensiero simbolico di funzionare malgrado la contraddizione che le &egrave; inerente&rdquo;. Anche in Freud c&rsquo;&egrave; l&rsquo;idea che l&rsquo;inconscio ammetta la contraddizione, che ignori la negazione o il dubbio, e questo riguarda per esempio desideri contrastanti, o la convivenza di amore e odio, ma non c&rsquo;&egrave; il concetto di una rappresentazione&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">flottant,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;vuota per trattare queste contraddizioni, proprio perch&eacute; il carico ontologico del concetto di rappresentazione lo impedisce. Il&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">signifiant flottant,&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">che Lacan assume come&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">signifiant asemantique&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&egrave; dunque la leva che permette a Lacan di superare l&rsquo;impasse segnalata da Freud in&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Analisi terminale e interminabile</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Il rapporto con la scienza</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Come dicevano il seminario XI &egrave; sul crinale tra la concezione classica dell&rsquo;inconscio in Lacan e quella nuova che comincia qui a presentarsi, ma &egrave; sul crinale anche per un&rsquo;altra ragione: perch&eacute; qui Lacan comincia a domandarsi se la psicoanalisi sia o non sia scienza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il rapporto con la scienza non era mai stato messo in questione prima, il problema non si era posto perch&eacute; era dato per scontato il valore scientifico della psicoanalisi. Sappiamo per un verso che lo era certamente per Freud. Nel&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Compendio di psicoanalisi</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, nei suoi ultimi anni, diceva: naturalmente la psicoanalisi &egrave; una scienza, cos&rsquo;altro dovrebbe essere? Ma Freud viveva in un&rsquo;epoca di rigoglio del pensiero positivista, ed era nell&rsquo;aria del tempo che qualsiasi disciplina dovesse andare sotto la supremazia dell&rsquo;idea scientifica. In un certo senso, ancora oggi &egrave; cos&igrave;, seppur in modo diverso, forse potenziato. Negli anni Cinquanta, in piena fioritura dello strutturalismo, la valenza scientifica era tuttavia qualcosa di diverso da come era pensata nel positivismo, era pi&ugrave; elastica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan aveva comunque l&rsquo;esigenza di dare una forma rigorosa alla psicoanalisi. L&rsquo;insegnamento e la trasmissione della psicoanalisi sono state per lui una delle preoccupazioni maggiori, e il rigore formale avrebbe dovuto garantire una possibilit&agrave; di trasmissione di pari livello di quello della scienza. Tutto lo sforzo di formalizzazione, tutta l&rsquo;attenzione rivolta alla matematica, tutta la svolta verso la topologia vanno in questa direzione: garantire quanto pi&ugrave; possibile una trasmissione adeguata. Ma &egrave; uno sforzo che va in questa direzione solo dopo il seminario XI, cio&egrave; dopo il momento in cui si solleva per Lacan la questione se la psicoanalisi sia o no una scienza. Noi, oggi, al punto di riflessione in cui siamo, in particolare nella nostra comunit&agrave;, consideriamo che la psicoanalisi e la scienza seguano dei percorsi separati. Certo la scienza &egrave; la premessa della psicoanalisi, idea questa che ci viene da Lacan, ma il reale su cui lavora la scienza &egrave; diverso da quello su cui lavora la psicoanalisi. Per dirlo con una formula un po&rsquo; rigida, il reale della psicoanalisi non &egrave; oggettivabile, non &egrave;, come nella scienza galileiana, qualcosa che possiamo porci di fronte, un&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Gegenstand</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. La scienza ha bisogno di distanziarsi dal proprio oggetto per poterci lavorare. Anche nella meccanica quantistica, dove si dice che i dati vengono trasformati dall&rsquo;osservazione, in realt&agrave; l&rsquo;interferenza non viene dall&rsquo;osservatore, non viene da un soggetto, ma da uno strumento. I fenomeni che osserviamo non sono veramente osservabili nel senso in cui parliamo comunemente di osservare, perch&eacute; si tratta piuttosto di rilevazioni strumentali. Quel che lo scienziato osserva &egrave; l&rsquo;insieme dello strumento di rilevazione e del fenomeno rilevato. In un certo senso possiamo dire la stessa cosa per le osservazioni di Galilei. La luna di Galilei &egrave; la luna dal suo cannocchiale, e in fondo le obiezioni sollevate gli avversari quando accusavano lo strumento delle imperfezioni notate sull&rsquo;astro</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">avevano, per motivi ovviamente diversi da quelli da loro portati, un qualche fondamento nel rilevare la natura strumentale dell&rsquo;osservazione. Non esiste osservazione pura, ingenua, diretta. Quel che la scienza ottiene come rilevamento dell&rsquo;esperienza, &ldquo;le sensate esperienze e le certe dimostrazioni&rdquo; di Galilei, sono una costruzione simbolica che produce, per cos&igrave; dire, il reale della scienza, e lo produce come qualcosa su cui possiamo intervenire, che possiamo plasmare, e soprattutto che possiamo dominare, e per questo deve essere oggettivato, deve essere un reale posto di fronte a noi.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Un inconscio oggettivabile</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Non deve sfuggirci, a questo proposito, un passaggio importante nelle prima battute del seminario, dove Lacan dice: &ldquo;Ai giorni nostri, in questo periodo storico di formazione di una scienza che si pu&ograve; qualificare come umana, ma che bisogna distinguere da ogni psicosociologia &ndash; sto parlando della linguistica il cui modello &egrave; il gioco combinatorio che opera nella sua spontaneit&agrave;, da solo, in modo pre-soggettivo &ndash; ebbene, &egrave; proprio questo che d&agrave; all&rsquo;inconscio il suo statuto. &Egrave; lei, in ogni caso, ad assicurarci che sotto il termine di inconscio ci sia qualcosa di qualificabile, accessibile e oggettivabile&rdquo; (fr. p24, it. p. 22). Quando Lacan si esprime cos&igrave; sta ancora rispondendo in modo positivo alla domanda se la psicoanalisi sia una scienza. &Egrave; solo nel corso del seminario che la domanda diventa effettiva, e non semplicemente retorica, e comincia a gettare un dubbio sul carattere di scienza della psicoanalisi. Ma fino a questo punto la sua appartenenza alla scienza &egrave; presa come fuori discussione. Bisogna mettere in luce in questa frase di Lacan, la contrapposizione tra psicosociologia e scienza umana, la prima rifiutata, la seconda presa come modello, anche se solo per un breve momento.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Che cos&rsquo;&egrave; la psicosociologia? &Egrave; la scienza dell&rsquo;interazione sociale, lo studio di come le persone si relazionano tra loro sia in piccoli gruppi, come famiglia o squadra di lavoro, sia in contesti pi&ugrave; ampi, come comunit&agrave; e societ&agrave;. Il presupposto &egrave; l&rsquo;individuo nella sua interazione con il gruppo, il che vuol dire che l&rsquo;individuo &egrave; gi&agrave; dato, &egrave; il presupposto di partenza. Le scienze umane, almeno come le intende lo strutturalismo francese negli anni Cinquanta, non presuppongono affatto l&rsquo;individuo, non partono dall&rsquo;uomo come costituito, ma dalle strutture profonde che lo costituiscono. Si tratta, nello strutturalismo, di una visione antiumanista e antistoricista, e il modello di riferimento &egrave; la linguistica, giacch&eacute; la&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">langue</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&egrave; studiata da Saussure come un sistema autonomo di segni, in cui ogni elemento ha valore solo in relazione con gli altri. Il gioco combinatorio, la spontaneit&agrave;, il presoggettivo, sono tutti termini che Lacan utilizza all&rsquo;interno della cornice strutturalista. Il presoggettivo</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&egrave; un&rsquo;idea che vedremo riflettersi pochi anni pi&ugrave; tardi in Michel Foucault come campo delle pratiche disciplinari, morali, spirituali, e che prende forma nella famosa immagine de&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Le parole e le cose</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;(1966) dove, considerando come le condizioni epistemiche che hanno reso possibile la figura dell&rsquo;uomo siano destinate a cambiare, la figura stessa</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">svanir&agrave; come un volto di sabbia cancellato dall&rsquo;onda. In questo sfondo del pensiero strutturalista troviamo le condizioni che portano Lacan a definire l&rsquo;inconscio come qualificabile, accessibile, oggettivabile. La cosa singolare &egrave; che queste parole compaiono proprio nel seminario che d&agrave; avvio, nei capitoli successivi, a un&rsquo;ampia rilettura del cogito cartesiano, protratta negli anni successivi, dove il problema diventa definire il soggetto dell&rsquo;inconscio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan parte quindi da un inconscio oggettivo, per sviluppare un percorso che d&agrave; spazio al soggetto dell&rsquo;inconscio. In fondo, proprio perch&eacute; fino al seminario XI domina una concezione strutturale dell&rsquo;inconscio, in termini strutturalisti, non ha nessun posto la domanda se la psicoanalisi sia o no una scienza, perch&eacute; lo &egrave; nel nuovo senso in cui lo strutturalismo sta definendo una nuova via della scienza sotto il termine di scienze umane. Nella misura in cui per&ograve; il seminario parte con una nuova definizione dell&rsquo;inconscio, in relazione alle implicazioni aperte da questa trasformazione diventa urgente la domanda sulla scientificit&agrave; della psicoanalisi, perch&eacute; ci si allontana oramai dalla garanzia data dallo strutturalismo. Analogamente per Freud la garanzia della scientificit&agrave; era data, nel positivismo della sua epoca, dal dinamismo di forze matematicamente misurato dell&rsquo;inconscio di Herbart che rimaneva sullo sfondo dell&rsquo;inconscio freudiano. Occorre tuttavia vedere che Freud &egrave; un positivista a suo modo, che parte da una piattaforma di pensiero di cui non resta prigioniero, come Lacan non lo resta dallo strutturalismo.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;invasivit&agrave; della libido</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La nuova definizione dell&rsquo;inconscio a partire dal seminario XI implica la nozione di causa, che Lacan fa entrare in scena qui con la presenza altisonante di Kant. Ma non &egrave; solo da qui che comincia la riflessione di Lacan sulla causa.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Miller ha messo ben in luce come ci sia una svolta nel modo di pensare la natura del linguaggio a partire da&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;istanza della lettera</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;(1957). &Egrave; in questo scritto che Miller individua la formulazione di una nuova teoria della causa, perch&eacute;, rispetto alla precedente concezione secondo la quale nel linguaggio il significante rappresenta il significato, la prospettiva che si apre qui &egrave; quella per cui il significante &egrave; causa del significato. Metafora e metonimia non sono aspetti di una retorica inerte ma sono figure che causano due diversi tipi di significato.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo &egrave; importante per le conseguenze che ha nel modo in cui pensiamo il soggetto. Nella fase che possiamo dire di clinica hegeliana, nella fase cio&egrave; in cui Lacan utilizza i concetti di Hegel per ripensare la clinica, ci&ograve; a cui il soggetto ambisce &egrave; il riconoscimento. &Egrave; quel che si vede nelle figure del servo e del padrone. La lotta di puro prestigio si fa per avere un riconoscimento. E il soggetto il cui desiderio &egrave; un desiderio di riconoscimento &egrave; un soggetto del senso, che stabilisce la propria identit&agrave; nella relazione con l&rsquo;altro, che crea le condizioni per lo sviluppo della ragione, della libert&agrave; che inserisce la singola coscienza in un processo storico pi&ugrave; ampio. L&rsquo;accento &egrave; messo quindi sulla storicit&agrave;, sulla storia. Finch&eacute; il soggetto &egrave; un soggetto del senso, il trauma &egrave; considerato come un evento storico, un evento che ha avuto luogo nella vita del soggetto. Il trauma &egrave; letteralmente una ferita, una lacerazione nello sviluppo del soggetto, lascia un vuoto che si tratta di recuperare, colmare, una ferita o una lacerazione da suturare.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Le cose stanno diversamente se, invece del soggetto del senso, consideriamo il soggetto del significante. Lacan rompe con il soggetto del senso, quando fa la mossa di domandarsi se il posto che il soggetto occupa come soggetto del significante &egrave; concentrico o eccentrico rispetto a quello che occupa come soggetto del significato, e siccome &egrave; eccentrico, il trauma non pu&ograve; pi&ugrave; essere considerato come un episodio della storia che si tratta di recuperare. Diventa allora una lacerazione insita nel soggetto, diventa quel che Lacan chiama &ldquo;significante enigmatico del trauma sessuale&rdquo; (</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;istanza della lettera</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;p. 558).</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Commentando questo testo</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Miller nota che il significante enigmatico &egrave; per Lacan il colmo del senso, ma &egrave; anche l&rsquo;annullamento di ogni senso. Il trauma, che in Freud era pensato come un eccesso di eccitazione tale da mettere in scacco la funzione regolativa del principio di piacere, diventa in Lacan il segno del reale. Nell&rsquo;ultimo insegnamento di Lacan abbiamo l&rsquo;antitesi netta tra senso e reale, e il trauma come azzeramento di senso diventa indice del reale, diventa il segno, la memoria indelebile di un brutto incontro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A partire da questa ridefinizione dell&rsquo;inconscio, che non &egrave; pi&ugrave; solo la narrazione di una catena significante, la storia a cui manca un anello che si tratta di restituire, ma &egrave; un inconscio definito a partire dalla frattura, dall&rsquo;inciampo, dall&rsquo;intoppo, dalla voragine &ndash; a partire da qui si apre una nuova modalit&agrave; nella pratica della psicoanalisi che sar&agrave; man mano sviluppata da Lacan negli ultimi anni. Non &egrave; pi&ugrave; tanto questione di lavorare sul senso, quanto di realizzare degli spostamenti della libido &ndash; tema che &egrave; stato riportato all&rsquo;attualit&agrave; dalla giornata del FIPA a Lille (settembre 2025).</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per quanto sia una questione che prende man mano maggiore spazio nell&rsquo;insegnamento di Lacan, il punto di scaturigine si pu&ograve; trovare ancora qui nel seminario XI. Cosa significa infatti spostamento della libido? Se il trauma non &egrave; l&rsquo;evento lontano da ricordare e recuperare, ma la frattura, l&rsquo;inciampo, allora pu&ograve; essere sovrainvertito, pu&ograve; occupare tutta la vita di un paziente, pu&ograve; rendergli impossibile lavorare, fare l&rsquo;amore, anche solo pensare. Il significante traumatico separa dalla libido, o la fa nascere nel momento in cui la separa dal corpo, e la libido, delocalizzata, diventa onnipervasiva.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa invasivit&agrave; della libido viene illustrata da Lacan con il mito della lamella. Da cosa deriva il mito della lamella? Deriva dalla divisione sessuale che garantisce la sopravvivenza della specie, ma che &egrave; al tempo stesso correlativa alla morte. Nella riproduzione sessuale si perde qualcosa di vivente. Il mito illustra quindi l&rsquo;embrione umano &ndash; che Lacan paragona a un uovo per fare una frittata &ndash; nel momento in cui si rompe, e il neonato si stacca dalla placenta come organo temporaneo che gli era servito durante la gestazione. Lacan immagina che questa membrana se ne vada per i fatti suoi, ed &egrave; questa la lamella, ultrapiatta, capace di infilarsi dappertutto, di passare sotto le porte, di avvilupparci il viso durante il sonno. Insomma, la lamella &egrave; una vita indistruttibile che non ha neppure bisogno di un organo che la ospiti, che sopravvive a qualunque divisione, che corre continuamente, che non ha barriere simboliche. Abbiamo, attraverso questa immagine, un&rsquo;idea dell&rsquo;invasivit&agrave; della libido, della sua pervasivit&agrave;, della sua inarrestabilit&agrave;. Possiamo capire come il carattere incontenibile della libido determinato dal significante traumatico possa dilagare, espandersi rendendo la vita difficile. &Egrave; un&rsquo;immagine piuttosto inquietante quella del mito delle lamelle. &Egrave; un&rsquo;idea che nel successivo insegnamento di Lacan diventa quella dell&rsquo;invasivit&agrave; del godimento dell&rsquo;Altro, che il nevrotico cerca di trattare con il desiderio, cio&egrave; a partire da un punto di svuotamento, e che lo psicotico subisce in modo persecutorio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;idea di un trattamento non attraverso la rimodulazione del senso, ma attraverso gli spostamenti della libido &egrave; focalizzato sulla riduzione, sulla contrazione, sulla circoscrizione dello spazio libidico occupato dal significante traumatico. Come si fanno questi spostamenti della libido? Non si fanno certo con le mani. Si fanno con le parole. Nella nevrosi, il racconto della propria vita non ha lo scopo di integrare un ricordo perduto, di togliere una rimozione per rendere qualcosa disponibile alla coscienza. Ha lo scopo piuttosto di trasformare in parole la pressione indicibile della libido. Ci&ograve; che era un roveto di spine deve diventare un piccolo spillo. Non &egrave; che il segno del trauma si cancelli, lo spillo punge ancora ogni tanto se lo si porta in tasca, ma non &egrave; pi&ugrave; l&rsquo;abito di spine, o la botte di Attilio Regolo nella quale ogni movimento lacera le carni.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel trattamento della psicosi c&rsquo;&egrave; qualcosa di analogo: il delirio, macchina mortale che minaccia di distruggere il mondo, deve essere ridotto a una specie di scatola di attrezzi, che si pu&ograve; chiudere in una valigetta e che non d&agrave; troppo ingombro. L&rsquo;ultimo insegnamento di Lacan avvicina in fondo il trattamento della nevrosi e quello della psicosi. Non con questo che una diagnosi differenziale non abbia posto, ma non &egrave; pi&ugrave; l&rsquo;ossessione che ci assillava nei primi anni del Campo Freudiano.</span><br />&#8203;</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La psicosi ordinaria]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/la-psicosi-ordinaria]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/la-psicosi-ordinaria#comments]]></comments><pubDate>Tue, 24 Feb 2026 13:17:02 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/la-psicosi-ordinaria</guid><description><![CDATA[ Conferenza tenuta il 21 febbraio 2026 a Bologna nell'ambito del ciclo dei Seminari internazionali di "Psicoterapia e scienze umane"Marco FocchiHo notato, anche fuori dal mondo lacaniano &ndash; un mondo ormai vasto &ndash; un particolare interesse per la nozione di psicosi ordinaria, nozione che ha una data di nascita precisa perch&eacute; &egrave; stata formulata nel 1998 da Jacques Alain Miller nel contesto di un incontro clinico memorabile che si &egrave; tenuto con il titolo di Convention d [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/img-6179_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><em>Conferenza tenuta il 21 febbraio 2026 a Bologna nell'ambito del ciclo dei Seminari internazionali di "Psicoterapia e scienze umane"</em><br /><br />Marco Focchi<br /><br />Ho notato, anche fuori dal mondo lacaniano &ndash; un mondo ormai vasto &ndash; un particolare interesse per la nozione di psicosi ordinaria, nozione che ha una data di nascita precisa perch&eacute; &egrave; stata formulata nel 1998 da Jacques Alain Miller nel contesto di un incontro clinico memorabile che si &egrave; tenuto con il titolo di Convention d&rsquo;Antibes..<br />&Egrave; quindi una nozione che, dopo quei trent&rsquo;anni dal momento in cui &egrave; stata lanciata, suscita ancora dibattito e, dobbiamo dire, ha ormai dietro di s&eacute; un campo di ricerche e ha dato vita a una vasta letteratura.<br /><br /><br /><em>Gli effetti di sorpresa </em><br /><br /><br />La Convention d&rsquo;Antibes &egrave; il terzo tempo di una riflessione clinica all&rsquo;interno del Campo freudiano iniziata nel 1996 con il Conciliabule d'Angers. Il tema ad Angers era <em>Gli effetti di sorpresa nelle psicosi</em>. Per un verso mettere l&rsquo;accento sulla sorpresa nella cura psicoanalitica punta a mettere in evidenza il contrario di quel che a volte si cerca: la terapia come forma di controllo, con l&rsquo;idea per esempio che occorra tenere sotto controllo l&rsquo;ansia, quando in realt&agrave; vediamo che gi&agrave; i sintomi, per esempio nella nevrosi ossessiva, sono una forma esasperata di controllo. L&rsquo;interessante nel Conciliabule d&rsquo;Angers &egrave; che alla fine dei dibattiti si lascia intravedere una prospettiva comune tra nevrosi e psicosi, se non ci si concentra solo sul significato fallico ma si mette in gioco la dimensione del pulsionale, con il carattere enigmatico che questa riveste per il soggetto.<br />Questa conclusione, nel Conciliabule d&rsquo;Angers, &egrave; particolarmente interessante perch&eacute; interroga quella che a partire dagli anni &rsquo;50 &ndash; da quando Lacan ha formulato l&rsquo;idea della preclusione del Nome-del-Padre come un carattere specifico della psicosi &ndash; &egrave; sempre stata la visione teorica e clinica dominante nel campo lacaniano, quella cio&egrave; che implica una separazione netta tra le nevrosi, il cui meccanismo &egrave; la rimozione <em>(Verdr&auml;ngung),</em> e la psicosi, il cui meccanismo &egrave; la preclusione <em>(Verwerfung)</em>. Contrariamente a quel che &egrave; possibile nella prospettiva kleiniana e nella psichiatria fenomenologica derivante da essa, dove la frontiera tra nevrosi e psicosi &egrave; permeabile, nel mondo lacaniano tra nevrosi e psicosi, che sono pensate come strutture, &egrave; sempre esistita una barriera invalicabile. Il Conciliabule d&rsquo;Angers andava ora a toccare proprio questa barriera, e cominciava a sollevare un interrogativo a proposito alla sua legittimit&agrave;.<br />La questione sollevata era troppo importante, e doveva avere un seguito, uno sviluppo, un&rsquo;articolazione, e questo c&rsquo;&egrave; stato nel 1997 con la Conversation d&rsquo;Arcachon, che segna il secondo tempo di questo percorso in tre tappe.<br /><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Gli inclassificabili</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La Conversation d&rsquo;Arcachon ha come titolo:&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Casi rari: gli inclassificabili della clinica</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il dibattito dell&rsquo;anno precedente aveva puntato l&rsquo;attenzione su una clinica che non si focalizzasse particolarmente sul significato fallico, che allargasse la prospettiva, e questo voleva dire entrare nello spazio di una clinica del sintomo. Il Nome-del-Padre, che determina il significato fallico, segna la via della normalit&agrave;, per cos&igrave; dire, istituisce un senso di base su cui tutti ci intendiamo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma la normalit&agrave; non &egrave; certo un concetto psicoanalitico. La clinica freudiana procede proprio dalla cancellazione della frontiera che stabilisce una netta separazione tra normalit&agrave; e patologia, abbatte l&rsquo;idolo della normalit&agrave; che pu&ograve; essere sostenuto solo per alimentare un&rsquo;ideologia dell&rsquo;adattamento.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se il Nome-del-Padre segna la norma del desiderio, bisogna dire allora che tutti siamo deficitari rispetto a questa norma. In questo senso, quando si parla di padre carente non si individua con questo un&rsquo;etiologia, perch&eacute; il padre &egrave; sempre carente, lo &egrave; strutturalmente, e il sintomo va a supplire proprio la congenita carenza della funzione paterna.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il sintomo, in psicoanalisi, non &egrave; l&rsquo;indice di una malattia, &egrave; un modo di soddisfacimento della pulsione attraverso un compromesso. Questo &egrave; la prospettiva in cui Freud inquadra il problema. Per Lacan invece il sintomo &egrave; una sorta di graffetta che tiene insieme le cose dove il Nome-del-Padre si sbreccia un po&rsquo;. Se prendiamo la prospettiva di una clinica del sintomo non abbiamo pi&ugrave; una clinica bifocale, determinata dall&rsquo;assenza o dalla presenza del Nome-del-Padre. Abbiamo una clinica di infinite sfumature, di infinite possibili soluzioni al problema del desiderio, abbiamo una gamma aperta di possibili invenzioni soggettive. Nel momento in cui si abbraccia la logica di una clinica del sintomo, ovvero di una clinica delle sfumature, ci si pu&ograve; domandare se tenga ancora la ripartizione strutturale a due settori. Interrogando infatti i casi rari e gli inclassificabili si entra proprio in quella regione che altri teorici hanno ricoperto con la nozione di casi limite o di bordeline. Si apre quindi lo spazio a una visione delle sfumature, sviluppatasi in quella che chiamiamo la clinica borromea. Diversamente dal binario classico, in cui si dice s&igrave; o no al Nome-del-Padre, nella clinica borromea abbiamo pi&ugrave; una gradazione che non un&rsquo;opposizione netta. In questo senso, il sintomo viene a essere una generalizzazione del Nome-del-Padre. Nella clinica borromea non si tratta infatti di elementi discreti di un sistema, ma di annodamenti. Che cosa annoda, che cosa tiene insieme la struttura soggettiva? Ovvero: c&rsquo;&egrave; un punto di capitone, qualunque sia? C&rsquo;&egrave; una graffetta che assicura la tenuta? Se questa non c&rsquo;&egrave;, si presenta come una dispersione, una nebbia, e nella nebbia si possono studiare le differenti sfumature di visibilit&agrave;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La risposta tuttavia che viene dal dibattito del &rsquo;97 non &egrave; quella di ristabilire una continuit&agrave; tra nevrosi e psicosi. La gradazione &egrave; piuttosto una gradazione&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">all&rsquo;interno</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;del campo della psicosi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il punto fermo cui arriva questo dibattito, &egrave; che sia nella nevrosi sia nella psicosi c&rsquo;&egrave; un punto di capitone. Nel primo caso &egrave; il Nome-del-Padre, nel secondo &egrave; qualcosa di diverso, di pi&ugrave; complesso, di pi&ugrave; variato.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Le nuove strade della psichiatria</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se per un verso la clinica psicoanalitica viene considerata nella prospettiva di un certo nominalismo, dove ogni cosa viene presa nella sua singolarit&agrave;, sfrondando da qualsiasi generalizzazione, e quindi da ogni classificazione, per altro verso si tiene per&ograve; conto della struttura. Nella problematica che ci presenta ogni soggetto c&rsquo;&egrave; qualcosa di inaggirabile, una sorta di nucleo duro. L&rsquo;inibizione per esempio &egrave; analoga a una barriera, per quanto immaginaria, non la si supera semplicemente con l&rsquo;incoraggiamento o con l&rsquo;incitazione. Allo stesso modo la fobia non si vince soltanto forzandola, e un sintomo non si toglie di mezzo senza averne dipanato gli intricati risvolti.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La crisi della classificazione segnalata da questo dibattito del &rsquo;97 non &egrave; avvistata solo dalla psicoanalisi, ed &egrave; stata percepita anche in campo psichiatrico. C&rsquo;&egrave; un interessante intervento di Mario Maj in un congresso a Cagliari nel 2017 &ndash; Maj &egrave; stato presidente della societ&agrave; mondiale degli psichiatri &ndash; dove viene messa in luce la crisi della logica classificatoria presentata dal DSM, logica orientata dal paradigma neo-kraepeliano lanciato negli anni '70 da Gerald Klerman. Le idee di base di questo paradigma partivano dal presupposto che il dominio clinico della psichiatria consistesse di malattie mentali concepite come entit&agrave; discrete e reali, non di costrutti sociali, che ci fosse un confine netto tra normalit&agrave; e patologia, che la diagnosi psichiatrica debba essere basata su criteri descrittivi e scientifici, che la classificazione dei disturbi mentali sia sistematica e validata empiricamente, che la ricerca punti a identificare le cause biologiche sottostanti. &Egrave; questo l&rsquo;approccio che ha segnato profondamente il DSM</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;III&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">(1980), epurandolo dalle contaminazioni della psicoanalisi e imprimendo una svolta in direzione pi&ugrave; decisamente medica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Secondo Maj, nessuno di questi assunti ha tuttavia trovato conferma nella ricerca degli anni successivi. Alle malattie come entit&agrave; discrete si sono sostituiti pattern interconnessi di sintomi, questi pattern poi non vengono intesi come entit&agrave; naturali, e la comorbilit&agrave; non &egrave; pi&ugrave; considerata l&rsquo;eccezione, ma piuttosto la norma.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Solo la causalit&agrave; biologica &egrave; tenuta ferma, anche se in una prospettiva in cui le cause sono multifattoriali e non lineari. &ldquo;I sintomi psichiatrici&rdquo;, sostiene Maj, &ldquo;devono essere considerati oggetti ibridi, perch&eacute; anche se emergono da un segnale biologico, non possono essere identificati con quel segnale, e rappresentano un processo attraverso cui il soggetto d&agrave; forma all&rsquo;esperienza primaria biologicamente determinata, utilizzando schemi in parte condivisi, socio-culturali, e in parte personali&rdquo;.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Le risposte alla crisi dell&rsquo;impostazione neo-kraepeliniana</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il dibattito del &rsquo;97 ad Arcachon sugli inclassificabili rende molto pi&ugrave; sfumata la netta ripartizione classica, ma mantiene la netta differenza tra nevrosi e psicosi, evidenziando per&ograve; l&rsquo;accumulo di casi che nella pratica contemporanea si addensano sulla linea di confine.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se la reazione a questo fenomeno per Otto Kernberg &egrave; consistita nella costruzione di una struttura di personalit&agrave; intermedia tra psicosi e nevrosi, il mondo lacaniano ha cercato un&rsquo;altra via, e la risposta viene con il terzo tempo di questa importantissima sequenza, nel 1998, nella Convention d&rsquo;Antibes, dove viene lanciato il termine di psicosi ordinaria.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La psicosi ordinaria</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Cosa significa psicosi ordinaria? Vediamo che i due tempi precedenti del dibattito hanno portato a riconoscere un gran numero di casi che non si sa come collocare negli schemi diagnostici classici della psicoanalisi. Non si reputa opportuno per&ograve; creare una sacca dove va a finire tutto quel che non sappiamo bene cosa sia. Si tratta di imboccare l&rsquo;altra via, quella di un affinamento della diagnosi, quella di un&rsquo;attenzione ai segni minimi, di una valorizzazione di tutti gli elementi che, senza precipitare il responso, ci permettono di definire il caso come nevrosi o come psicosi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;idea di fondo &egrave; che in tutti i casi strani di cui non riusciamo a discriminare le determinazioni classiche della nevrosi, ovvero i segni della castrazione &ndash; come la mancanza, i blocchi, le incoerenze, gli inciampi, tutto quel che potremmo classificare sotto il termine di significato fallico &ndash; la diagnosi va tenuta in sospeso, anche se non si manifestano i segni eclatanti della psicosi: deliri, fenomeni di riferimento, allucinazioni, passaggi all&rsquo;atto disastrosi. Si tratta di ampliare il campo clinico della psicosi estendendolo molto al di l&agrave; dei fenomeni classicamente riconosciuti.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sappiamo per esempio che ci sono situazioni di pre-psicosi &ndash; Mauritz Katan &egrave; stato il primo a parlarne. Una pre-psicosi, &egrave; una psicosi che non ha ancora avuto un esordio e che non manifesta all&rsquo;osservazione nessun segno clinico esorbitante. Anche nella fase in cui &egrave; stabilizzata, la psicosi resta tuttavia una psicosi che si regge su un puntello immaginario.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Conosciamo casi di psicosi il cui esordio avviene in occasione di un lutto, per esempio la perdita di un coniuge. Evidentemente sono casi in cui il coniuge offre l&rsquo;appoggio immaginario che supplisce alle strutture simboliche mancanti. Lacan utilizza questa nozione di pre-psicosi per spiegare le forme tipiche di esordio psicotico che si verificano a inizio analisi. Cos&igrave; come non &egrave; la perdita del coniuge che ha fatto impazzire il paziente, ma ha semplicemente slatentizzato la struttura, non &egrave; l&rsquo;inizio dell&rsquo;analisi che ha fatto impazzire il soggetto, ma in verificarsi della traslazione ha chiamato in causa la casella del simbolico dove non c&rsquo;&egrave; nessuno per rispondere.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Disconnessione</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Porto l&rsquo;esempio della pre-psicosi per evidenziare la differenza rispetto alla psicosi ordinaria. La pre-psicosi infatti presenta una situazione clinica che in certe contingenze pu&ograve; venirsi a trovare in una configurazione d&rsquo;esordio. Questo allora si presenta in modo acuto ed evidente, improvviso, dando luogo a deliri, allucinazioni o passaggi all&rsquo;atto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La psicosi ordinaria non si manifesta mai in modo violento. Si presenta piuttosto in modo sottile, sfumato. Il soggetto entra in una sorta di deriva, si sgancia pian piano dagli ormeggi che gli danno una collocazione sociale. &Egrave; quel che i nostri colleghi francesi chiamano&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">d&eacute;branchement</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Il termine&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">d&eacute;brancher</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;ha un significato molto concreto in francese. Significa scollegare un dispositivo elettronico dalla presa o spegnere un apparecchio elettronico, o disinserire un collegamento o un circuito. Ma ha anche un senso figurato, quando si dice di staccare mentalmente, di prendersi una pausa, di rilassarsi, di disconnettersi da una situazione stressante o da pensieri ossessivi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In termini clinici dire che un soggetto&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">debranch&eacute;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;significa che il soggetto si scollega dal circuito simbolico e non si trova pi&ugrave; agganciato alla struttura che lo sostiene. Se c&rsquo;&egrave; un punto di capitone non tanto saldo, ovvero una graffetta o un nodo senza forte tenuta, possiamo pensare che il nodo pian piano si sciolga. Questo esordio graduale &egrave; quel che i nostri colleghi francesi chiamano&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">n&eacute;o-d&eacute;clenchement,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;ovvero una fase di esordio che non rispecchia i fenomeni esplosivi classici nella psicosi, ma allenta gradualmente gli ancoraggi. Possiamo allora trovare disturbi come depersonalizzazione, decorporeizzazione, momenti di derealizzazione traversati da un senso di solitudine, di perdita di riferimenti corporei e identificativi che vengono reinterpretati come esperienze mistiche e ineffabili (La Psychose ordinaire, p.16)</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">.</span><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Neo-conversione</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Accanto allo scollegamento, un tratto che caratterizza la psicosi ordinaria &egrave; la neo-conversione. Si tratta di fenomeni corporei, e il prefisso neo &egrave; messo per indicare la differenza rispetto a quel che nella tradizione freudiana si intende con conversione. Detto molto in breve, il fenomeno di conversione si verifica quando una rappresentazione &egrave; rimossa, l&rsquo;affetto ad essa collegata se ne distacca trasformandosi in una manifestazione corporea.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La neo-conversione presuppone un concetto che appare nel tardo insegnamento di Lacan, ed &egrave; il concetto di godimento. Affetto e godimento sono due cose ovviamente molto diverse. L&rsquo;affetto freudiano &egrave; collegato alla rappresentazione e quando questa &egrave; rimossa si scarica sul corpo. Per quanto riguarda il godimento, Lacan ha molto variato su questo tema. Miller lo ha compendiato in sei paradigmi. Non ci interessa farne qui la rassegna, ci interessa per&ograve; come il godimento entra in gioco nella psicosi. Il modo d&lsquo;insorgenza della psicosi, nel quadro strutturalista degli anni Cinquanta, parte dalla premessa</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">che nella psicosi c&rsquo;&egrave; una preclusione del Nome-del-Padre, e nel momento in cui una figura investita di prerogative paterne &ndash; sacerdote, insegnante, leader &ndash; evoca questo significante incontrando solo al suo posto una casella vuota, si verifica la catastrofe psicotica e la struttura soggettiva si riassesta sull&rsquo;asse della metafora delirante. In altri termini: non potendosi produrre la metafora paterna che d&agrave; luogo al significato fallico, al suo posto si produce la metafora delirante.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo meccanismo significante non permette per&ograve; di per s&eacute; di dar ragione dei fenomeni corporei, e per questo &egrave; utile il concetto di godimento. Prendiamo le cose dal versante pi&ugrave; semplice: nella nevrosi il godimento, cio&egrave; il soddisfacimento della pulsione, &egrave; regolato dal significato fallico, sottost&agrave; cio&egrave; alla castrazione, ed &egrave; per questo che appare sempre come mancante, carente, insoddisfacente, insufficiente. Nella psicosi non &egrave; regolato dal significato fallico. Pu&ograve; quindi apparire in un quadro dove non c&rsquo;&egrave; la casella per delimitarlo in un posto simbolico, e questo provoca la scossa che destabilizza la struttura soggettiva. In una coppia di pazienti che mi si erano presentati per dei dissapori tra loro, il marito era impotente, e alla moglie la cosa andava bene. Quando l&rsquo;uomo scopr&igrave; il Viagra facendo conoscere alla donna una risposta erotica che non si aspettava e che era bandita dalla sua struttura soggettiva, l&rsquo;invasione di godimento slatentizz&ograve; una struttura paranoica con deliri di gelosia.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Vediamo qui come diversamente si configuri l&rsquo;insorgenza psicotica: &egrave; l&rsquo;incontro con un godimento sconosciuto per il quale non c&rsquo;&egrave; nessuna casella simbolica per contenerlo. Con questo non siamo in una situazione che definiremmo come psicosi ordinaria, perch&eacute; c&rsquo;&egrave; un esordio chiaro e improvviso, e inoltre il godimento non ha una ricaduta in fenomeni corporei ma viene ripresa e giustificata in un delirio paranoico. Viene quindi gestito nella struttura del simbolico, anche se su un piano diverso da quello del significato fallico e della metafora del Nome-del-Padre.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ci sono per&ograve; situazioni in cui il godimento si manifesta semplicemente con una forza invasiva, come se l&rsquo;eccitazione del corpo fosse in se stessa un fenomeno esterno. Piuttosto che essere cercata e perseguita, come nel nevrotico, si presenta in modo inatteso. Tali momenti, tali stati di eccitazione, possono essere legati a scoperte, rivelazioni, o ispirazioni. Nelle forme pi&ugrave; discrete la persona pu&ograve; sentire sensazioni corporee strane che preferisce tacere, vissute come piacere, sofferenza o disturbo fisico. A volte queste percezioni possono produrre inquietudini ipocondriache o un senso di perplessit&agrave;. Queste manifestazioni di godimento non fallicizzato possono a volte dar luogo a sensazioni quasi estatiche, come di una felicit&agrave; inaudita. Il pi&ugrave; delle volte sono all&rsquo;origine di disturbi sentiti come ipocondriaci.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Un paziente di Jean-Claude Maleval, chiamata Arielle, quando va in bagno ha l&rsquo;impressione di sentirsi completamente svuotata, e questo le d&agrave; una sensazione che non saprebbe definire se di angoscia o di godimento. E c&rsquo;&egrave; come un risucchio in cui sente una perdita d&rsquo;essere. Questo le crea inquietudini incontrollabili che si interrompono quando il medico le prescrive, in forma di terapia, la necessit&agrave; di una evacuazione regolare in tempi e orari scanditi, prescrizione che lei rispetta</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">scrupolosamente. L&rsquo;inquietudine, cessa quindi nel momento in cui l&rsquo;attivit&agrave; pulsionale viene regolata simbolicamente da un&rsquo;autorit&agrave; come quella di un medico. Ma qui dire autorit&agrave;, &egrave; gi&agrave; dire troppo, si tratta semplicemente di incontrare una funzione regolativa.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Il trattamento delle psicosi</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A partire da queste osservazioni vediamo che la prospettiva odierna nel trattamento della psicosi implica un assetto molto diverso da quello adottato con le nevrosi. Non c&rsquo;&egrave; l&rsquo;idea di una interpretazione simbolica del desiderio o la ricerca di una risonanza di senso nel fantasma, anche perch&eacute; ci troviamo in questo caso nello spazio quello che Jacques-Alain Miller ha chiamato una clinica del deserto, ovvero senza fantasma. Nella psicosi quello che si potrebbe costituire come fantasma &ndash; per esempio in Schreber l&rsquo;idea che sarebbe bello essere una donna che si sottopone al coito&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&ndash;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;si sviluppa</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">come delirio. Oppure &egrave;, per l&rsquo;appunto, il deserto popolato solo di sensazioni.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Non si tratta quindi di interpretazione. Maleval descrive il lavoro con gli psicotici</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">una conversazione, e lo spiega nel suo bel libro&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Conversazioni psicoanalitiche con psicotici ordinari e straordinari</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Si tratta di scambi in cui si cerca di ottenere una regolazione del godimento non fallico, del godimento invasivo, si cerca di costruire un obiettivo che faccia da aggancio, da graffetta, da annodamento del punto di capitone.</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Un paziente, per esempio era venuto spiegandomi che avrebbe voluto fare carriera a Princeton. Fallito quel proposito, saltata quella graffetta, tutto &egrave; crollato.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nelle conversazioni con gli psicotici, dice Maleval, si cerca di ottenere un certo aggancio della lingua privata alla lingua comune. Questa mi sembra una definizione particolarmente interessante, si tratta in effetti di dare un aggancio perch&eacute; il paziente non vada alla deriva.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Neo-traslazione</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Veniamo cos&igrave; all&rsquo;ultimo termine nella ridefinizione della psicosi attraverso il concetto di psicosi ordinaria, che &egrave; la neo-traslazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per Freud gli psicotici non erano trattabili perch&eacute;, secondo lui, non sviluppavano una traslazione, non potevano quindi trovare un assetto nel dispositivo analitico. Sappiamo che gi&agrave; i contemporanei di Freud, da Paul Federn in poi, hanno cercato tuttavia</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">di mettere a punto dei modi possibili di trattamento della psicosi. In linea di massima l&rsquo;idea &egrave; di non mettere gli psicotici sul lettino, di non lanciarli nell&rsquo;associazione libera. Ma il punto chiave &egrave; un altro: quale pu&ograve; essere la posizione dell&rsquo;analista nella relazione con lo psicotico?</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La relazione analitica nella nevrosi &egrave; dissimmetrica. Nella definizione classica di Lacan, non abbiamo un soggetto di fronte a un altro soggetto. Non &egrave; una relazione che definiamo intersoggettiva. Questa dissimmetria si definisce poi nelle successive fasi dell&rsquo;insegnamento di Lacan in diversi modi. Negli anni Cinquanta l&rsquo;analista deve fare attenzione a non ricadere nella specularit&agrave; immaginaria, e deve occupare il posto dell&rsquo;Altro maiuscolo, ovvero, deve tenersi nel luogo del simbolico per evitare tutti quegli effetti di aggressivit&agrave; e di erotizzazione che si verificano sul piano immaginario. Un altro riferimento per definire la traslazione &egrave; al soggetto supposto sapere. Cosa significa? Non che l&rsquo;analista si presenta come quello che la sa lunga, ma che il paziente suppone che ci sia un senso nei suoi sintomi e che ci sia un luogo supposto dove il senso di questi sintomi &egrave; depositato, e che questo luogo sia soggettivabile, cio&egrave; un soggetto possa averne accesso. L&rsquo;analista deve dunque semplicemente sostenere questo luogo perch&eacute; il sapere possa dipanarsi. La dissimmetria viene poi ulteriormente definita a partire dall&rsquo;oggetto e dal soggetto. Vi &egrave;, cio&egrave;, un solo soggetto in analisi, ed &egrave; il paziente, e lo psicoanalista occupa il posto dell&rsquo;oggetto, sostiene cio&egrave; la posizione dell&rsquo;oggetto che causa il desiderio del paziente.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sono tutte posizioni che non possono essere tenute con lo psicotico senza che queste causino una ricaduta con effetti di paranoizzazione, per esempio se c&rsquo;&egrave; un Altro che sa qualcosa di me e mi perseguita, o di invasione fisica se l&rsquo;altro presentifica l&rsquo;oggetto del godimento. La soluzione proposta da Maleval &egrave; che l&rsquo;analista si ponga nella posizione del simile, e conduca la conversazione da simile a simile, evitando cos&igrave; di assumere posizioni che avrebbero ricadute con effetti minacciosi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si tratta, partire da qui: di reperire la contingenza d&rsquo;esordio, con i fenomeni elementari che l&rsquo;hanno preceduta. Questo &egrave; un punto a cui Lacan ha sempre attribuito grande importanza. &Egrave; in un certo senso l&rsquo;analogo di quel che nelle nevrosi &egrave; il reperimento delle coordinate del trauma, vale a dire la traversata dei fantasmi originari. Al tempo stesso c&rsquo;&egrave; per&ograve; una grande differenza. La configurazione d&rsquo;esordio serve a riconoscere il fattore destabilizzante nella prospettiva in cui la psicosi si manifesta attraverso un&rsquo;irruzione di godimento, e d&agrave; le coordinate per trovare gli elementi utili a realizzare una regolazione del godimento, una concentrazione, una circoscrizione tale per cui il soggetto non sia pi&ugrave; preda di una mareggiata invasiva. Si tratta di utilizzare gli strumenti che il soggetto ha trovato per orientarli in modo regolativo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;idea di fondo &egrave; dunque quella non di tentare una decifrazione delle manifestazioni della psicosi, ma piuttosto di cercare un approccio, un punto di capitone che freni la deriva erratica del godimento. In questa prospettiva possiamo fare una considerazione pi&ugrave; generale sull&rsquo;aspetto terapeutico della psicoanalisi. Freud era patito dall&rsquo;isteria, e l&rsquo;effetto terapeutico derivava dalla restituzione di un senso che permetteva di sciogliere il sintomo. Freud vedeva per&ograve; una difficolt&agrave; con le psicosi, che considerava come incentrate su un investimento narcisistico in modo tale da impedire la traslazione, che &egrave; la molla della psicoanalisi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ci sono ancora analisti che considerano la psicoanalisi inadatta al trattamento delle psicosi. Heinz Kohut, per citarne uno tra i pi&ugrave; eminenti, &egrave; uno di questi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan parte da tutt&rsquo;altra posizione. &Egrave; psichiatra e in quanto tale parte dalla psicosi,</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">studiando come suo primo caso quello di Aim&eacute;e. Il suo lavoro, sin dagli inizi, non s&rsquo;incentra tanto sulla restituzione del senso &ndash; sappiamo quanto inutile sia interpretare il delirio &ndash; ma su spostamenti, movimenti di libido. Questo porta anche a reinquadrare la pratica con la nevrosi da operazioni di senso a operazioni sul godimento. Credo sia questa la prospettiva ancora da esplorare sulle possibilit&agrave; terapeutiche nell&rsquo; orizzonte aperto da Lacan.</span><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La legge è uguale per tutti (o quasi)]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/la-legge-e-uguale-per-tutti-o-quasi]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/la-legge-e-uguale-per-tutti-o-quasi#comments]]></comments><pubDate>Mon, 09 Feb 2026 13:35:35 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/la-legge-e-uguale-per-tutti-o-quasi</guid><description><![CDATA[    Relazione presentata al Convegno tenutosi a Torino il 20-21 maggio 2000 con il titolo: Le patologie della legge. Clinica psicoanalitica della legge e della norma.Marco FocchiCi sono due versanti dell'universalit&agrave; della legge: uno scientifico e uno giuridico. Entrambi ci riguardano, anche se in modo diverso. Vorrei affrontare il primo per l'aspetto in cui investe la medicina. Da quando la medicina &egrave; stata assorbita dal discorso scientifico, il concetto di benessere rientra in un [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/img-6028_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="paragraph"><em>Relazione presentata al Convegno tenutosi a Torino il 20-21 maggio 2000 con il titolo: Le patologie della legge. Clinica psicoanalitica della legge e della norma.</em><br /><br />Marco Focchi<br /><br />Ci sono due versanti dell'universalit&agrave; della legge: uno scientifico e uno giuridico. Entrambi ci riguardano, anche se in modo diverso. Vorrei affrontare il primo per l'aspetto in cui investe la medicina. Da quando la medicina &egrave; stata assorbita dal discorso scientifico, il concetto di benessere rientra in una norma generata dalla statistica e la salute &egrave; un diritto garantito al cittadino. Sul piano giuridico invece l'universalit&agrave; &egrave; messa chiaramente a fuoco da Kant, che ha la preoccupazione di accordare le volont&agrave; molteplici secondo una legge di libert&agrave;. Sappiamo che per Lacan il complemento di Kant &egrave; Sade, dove l'idea di un diritto incondizionato a godere del corpo dell'altro fa apparire un orizzonte al di l&agrave; del bene comune a cui pu&ograve; aspirare la volont&agrave; generale.<span>&nbsp;&nbsp;</span>&#8203;</div>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Cominciamo con il primo versante. Ho sempre avuto difficolt&agrave; con un modo di pensare appartenente a un certo tipo di mentalit&agrave; medica e generalmente diffuso tra i professionisti del benessere, sempre pronti a dirti cosa devi fare per dare il meglio di te. Il buon medico, per esempio, per il tuo bene, prescrivendoti gli esami che, all'occhio esperto, rendono trasparente la situazione del tuo organismo, vuole che i dati si rispecchino nel range di alcuni parametri standard dai quali viene definito il tuo stato di salute. Gli esami del sangue per esempio debbono contenere i loro risultati in un arco di variazione stabilito, credo, dall'OMS, dove il benessere della persona &egrave; inquadrato con la precisione del milligrammo. Se, cos&igrave;, i gamma GT o qualcuna delle transaminasi sforano il tetto consentito, &egrave; perch&eacute; si &egrave; andato un po' forte con gli alcolici. Se a superare la soglia sono i trigliceridi, &egrave; con i dolciumi che si &egrave; esagerato. Il sangue, le urine, tutte le nostre escrezioni corporee, pesate al saggiatore della scienza medica, sono in grado di mostrare la dismisura nell'inclinazione ai piaceri, e di rivelare la nostra tendenza a far loro superare la soglia nociva che da piaceri li trasforma in godimento.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per sorvegliare le brame della pulsione orale il metodo pi&ugrave; comune per esempio &egrave; definito da una correlazione tra altezza e peso che vincola questi due valori a dipendere l'uno dall'altro secondo parametri che hanno poco margine di oscillazione. Da un lato &egrave; evidente che, se fissiamo la costante in uno dei due, per esempio l'altezza, l'altro ne dipender&agrave;. In quale misura per&ograve;? E secondo quale norma? Statistica, certo, cio&egrave; secondo la norma che le cose debbano andare bene pi&ugrave; o meno per tutti. Ho cambiato molti medici per la mia poca adattabilit&agrave; a questa norma, fino al giorno in cui ne ho trovato uno che mi ha chiesto: "Qual &egrave; il suo peso quando si sente in forma?". Naturalmente &egrave; stato lui ad arrestare la mia metonimia, la mia fuga di medico in medico. Ha acceso lui la scintilla che produce la metafora dell'amore rendendo unici, perch&eacute; anche per farsi curare da un medico occorre un transfert, e cos&igrave; mi sono fermato con lui.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Correlare il peso con il fatto di sentirsi in forma &egrave; qualcosa di completamente diverso da metterlo in rapporto con l'altezza. Qual &egrave; la misura del sentirsi in forma? L'altezza ha i suoi centimetri, che esercitano un sicuro effetto normativo sulle variazioni di peso, ma cosa misura il mio benessere?</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Una gestione aziendale del sistema sanitario naturalmente non pu&ograve; includere nei suoi parametri il mio benessere. Deve considerare quello dei cittadini in generale, che naturalmente sono un'astrazione numerica. L'amministratore della ASL ha bisogno di sapere entro quali range di valori il malato, che &egrave; stato portato nella sua azienda per la produzione di salute, non &egrave; pi&ugrave; malato. E deve sapere anche in quanto tempo e con quali applicazioni terapeutiche si avr&agrave; la guarigione, se vuole ottimizzare e rendere concorrenziale il prodotto salute. I DRG, Diagnostic Rating Group, sono stati inventati proprio con lo scopo di stabilire standard accettabili di cura per una determinata popolazione di pazienti contenendo il pi&ugrave; possibile i costi. Si &egrave; costretti allora a correlare il peso con l'altezza, perch&eacute; questa &egrave; quantificabile e permette di fissare i numeri entro i quali l'OMS &egrave; convinta che io debba stare bene. Ma se soltanto mi viene la balzana idea che io sto bene in un altro modo, devo allora dissociare la mia idea di benessere da quella universalmente accettata e che la legge mi assegna come diritto. Perch&eacute; c'&egrave; un diritto alla salute. Ma non sono sicuro di volerlo rivendicare.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Prendiamo ora il caso delle psicoterapie. A un certo punto anche Rosi Bindi ha dovuto ammettere qualche riserva a farle entrare nei criteri dei DRG. L'organismo pi&ugrave; o meno si adatta a dei parametri medici: si sa mediamente quanto tempo pu&ograve; essere necessario perch&eacute; un paziente si rimetta da una determinata operazione. Il paziente statistico e quello reale tendono a convergere. Ma quanto ci vorr&agrave; per rimettere in sesto uno psicotico dopo l'esordio? Il pi&ugrave; incallito degli organicisti avrebbe qualche difficolt&agrave; a dirlo con esattezza, o almeno con un'esattezza fruibile per la gestione aziendale retta dai DRG. Ci si accorge, anche ai massimi livelli ministeriali, che quando entra nel conto un fattore come il soggetto, i criteri di quantificazione generalmente saltano. Diventa palmare l'incrinatura che si apre nella catafratta oggettivit&agrave; dell'universale. L'applicazione di un criterio universale a qualcosa di per s&eacute; irriducibilmente singolare provoca uno snaturamento.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Che cos'&egrave; la sofferenza psichica? Il DSM ha la sua risposta, e la espone in un profluvio di pagine in cui dettaglia per filo e per segno tutte le possibili variet&agrave; di sintomi e di quadri patologici. E' talmente ricco e completo che ciascuno di noi potrebbe senz'altro trovare posto in qualcuna delle sue innumerevoli caselle. Chi non ha avuto, da piccolo, almeno un deficit d'attenzione con iperattivit&agrave;, se non altro quando era stufo, quando non ne poteva pi&ugrave;? Il problema del DSM &egrave; per&ograve; che, contro ogni sua intenzione, non solo non &egrave; ateorico, ma sviluppa una delle teorie pi&ugrave; forti che la storia del pensiero conosca: &egrave; un manuale platonico, perch&eacute; promuove la credenza della patologia come essenza rivelata da un sistema indiziario complesso, e inchioda per sempre l'essenza all'esistenza con un acronimo che sigla il suo posto nel mondo: non ci sono pi&ugrave; bambini distratti, ma bambini con DDAI (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattivit&agrave;). Per ogni malanno esistente per&ograve; c'&egrave; un farmaco che gli si adatta, e salta fuori allora ultimamente, con grande allarme, che negli Stati Uniti si &egrave; verificato un incremento inverosimile delle prescrizioni di farmaci per i bambini in et&agrave; scolare.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Noi, nella psicoanalisi, abbiamo risposte meno certe su quello che &egrave; la sofferenza, o almeno risposte meno classificabili. Ci interroghiamo sul reale dell'inconscio, e rivolgiamo la nostra attenzione al godimento, al rapporto sessuale e alla sua inesistenza. Sono cose difficili da regolamentare, sia per il Servizio Sanitario Nazionale, sia per il legislatore che deve sistemare lo spinoso problema delle psicoterapie. Sempre pi&ugrave; spesso gli psicoterapeuti, nello sforzo di assegnare una qualche connotazione di realt&agrave; a ci&ograve; a cui la loro azione deve applicarsi, cercano di adeguare le loro classificazioni diagnostiche a quelle prescritte dal DSM. Il principio del DSM &egrave; che la patologia &egrave; un'entit&agrave;, e che di quest'entit&agrave; &egrave; legittimamente riconosciuta l'esistenza quando il paziente, all'osservazione, soddisfa un certo numero di criteri stabiliti. Il DSM non si pronuncia sulle cause, ma dice che qualcosa c'&egrave;. Naturalmente, con questa preoccupazione di non pregiudicare ideologicamente l'etiologia, si apre il campo alle scorribande della genetica, la cui sola pregiudiziale &egrave; il razzismo, come dimostra ampiamente il dibattito sull'ereditariet&agrave; dell'intelligenza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ora per noi, non c'&egrave; la genetica, e non c'&egrave; neppure il "qualcosa" messo l&igrave; a fare da causa, perch&eacute; tutte le patologie, o meglio tutti i guai a cui le donne e gli uomini vanno incontro nel loro breve passaggio sulla faccia di questa terra dipendono, secondo noi, da un'inesistenza che Lacan ci ha abituato a qualificare come "rapporto sessuale": il problema &egrave; che non c'&egrave; rapporto sessuale, e che bisogna supplire come meglio si pu&ograve;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La legge che &egrave; uguale per tutti (o quasi, perch&eacute;, dice Lacan, nella psicosi le cose vanno diversamente) per noi &egrave; che non c'&egrave; rapporto sessuale. Ma non segnamo il passo sull'universalismo, perch&eacute; lo consideriamo mitigato dal fatto che il modo in cui non c'&egrave; rapporto sessuale &egrave; diverso per ciascuno, e che ciascun soggetto si raccorda in modo singolare con questa inesistenza.</span><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sappiamo bene i tempi di attesa, le accelerazioni, le sorprese, le fughe, gli indugi, i lampi improvvisi che intervengono quando, nell'esperienza psicoanalitica ci mettiamo sulle tracce di questa singolarit&agrave;. Negli stati dove le psicoterapie sono sostenute dalla previdenza sociale, come la Germania, si verificano fenomeni curiosi. Le risorse sociali non sono illimitate neppure in un paese ricco come la Germania. Il numero di ore rimborsate dalla previdenza sociale non supera quindi un certo tetto. Mi raccontava un collega tedesco che questo porta gli psicoterapeuti a non ascoltare pi&ugrave; i pazienti: non ne hanno il tempo, non possono pi&ugrave; seguire i giri e rigiri dell'inconscio, devono guarire la gente nel tempo concesso dai rimborsi della previdenza sociale, e sono costretti a non farli perdere in chiacchiere, ad anticipare le loro domande con risposte tratte dall'enciclopedia di un sapere buono per tutti gli usi. Non sar&agrave; necessariamente il DSM, ma un codice vale l'altro, se &egrave; semplicemente il catalogo di quel che &egrave; gi&agrave; saputo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La patologia che nasce dall'attuale situazione legislativa in Italia credo stia nel fatto che rischia di ricondurre la psicoanalisi al gi&agrave; saputo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Le leggi vigenti di per s&eacute; non sono dogmatiche, anzi, generalmente seguono il costume. Basta vederne le oscillazioni per quanto riguarda il comune senso del pudore. La legge punisce le violazioni al comune senso del pudore, ma non stabilisce cosa esso sia. A questo provvede la peculiare sensibilit&agrave; della comunit&agrave;, e poi sta ai giudici, in punti di frontiera particolarmente delicati, prendere delle decisioni. E' da segnalare per esempio proprio in questi giorni una variazione di frontiera nel comune senso del pudore, giacch&eacute; la Corte di Cassazione ha stabilito che non &egrave; pi&ugrave; reato fare l'amore in macchina. Se il luogo &egrave; isolato e la pronuba notte avvolge di complice oscurit&agrave; gli amanti, il fatto si riduce a mero illecito amministrativo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Senza far slittare troppo i concetti, giacch&eacute; la morale comune &egrave; empirica diversamente da quella pura, potremmo riflettere sulla distinzione stabilita da Kant tra diritto e moralit&agrave;, vedere le sue considerazioni sul carattere primario e fondamentale della norma morale, rispetto alla quale il diritto risulta solo una norma derivata; sarebbe interessante soffermarsi su quel che dice del carattere esterno, e quindi imperfetto che l'azione legale esercita nei confronti dell'azione morale; sarebbe necesario poi tenere conto di quanto afferma sul carattere inevitabilmente coercitivo del diritto. Nella distinzione e nell'articolazione tra morale e dirtitto dobbiamo inoltre dare la tara del fatto che Kant, nel suo sistema morale, pensa a un'etica senza oggetto, regolata da una massima che parla di una legge assolutamente astratta nella sua universalit&agrave;. Il correttivo di una simile astrazione Lacan &egrave; andato a cercarlo in Sade, nella perversione, dove troviamo invece un oggetto assoluto, un oggetto che non appartiene all'esperienza, e che riguarda invece la dimensione del godimento. E' qui che l'universalit&agrave; della legge mostra la corda.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Finch&eacute; ci si deve occupare del benessere possiamo anche cercare di correlare peso e altezza sforzandoci di stare entro gli standard stabiliti dall'OMS. Con il godimento la prospettiva cambia, perch&eacute; si apre l'orizzonte dell'al di l&agrave; del benessere e, in un certo senso, dell'al di l&agrave; del comune senso del pudore, perch&eacute; con il godimento entra in gioco la componente oscena, indicibile, incurabile di cui noi ci occupiamo nella pratica psicoanalitica. Cosa ha da dire la legge su questo? Su questo la legge tace. Aver toccato l'orrore del godimento, essersi spinti fino a riconoscere la singolarit&agrave; della propria relazione con l'inesistenza del rapporto sessuale &egrave; qualcosa che lascia un marchio reso visibile solo dall'esperienza di passe.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se vogliamo verificare l'atto analitico dobbiamo avere un dispositivo che ci consenta di entrare nell'assoluta singolarit&agrave; di un soggetto. La legge, se consideriamo la distinzione kantiana tra diritto e moralit&agrave;, misura la conformit&agrave; dell'azione sulla propria universale necessit&agrave;. Ma nelle sue applicazioni pratiche occorre tuttavia decidere attraverso una sentenza, per esempio, dove comincia e dove finisce il comune senso del pudore. La legge positiva deve implicarsi quindi, al di qua dell'universale, con il generale, con quel che &egrave; comunemente ammesso. Il fatto &egrave; che nell'inconscio non c'&egrave; niente di generalmente ammissibile. Sarebbe troppo, per esempio, dire che l'esperienza psicoanalitica, consegnandoci all'inassumibile del godimento, ha programmaticamente in s&eacute; la violazione del pudore, l'esposizione a quel sentimento ontologico che per Heidegger ha il suo luogo proprio nell'incontro tra l'uomo e l'essere, e che per Lacan &egrave; l'incontro con il reale, con l'orrore del godimento?</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'atto analitico, diversamente dall'azione morale, &egrave; qualcosa di cui per la legge &egrave; difficile prendere le misure. Finch&eacute; parliamo di psicoterapia, di qualcosa che ha di mira un certo benessere, rientriamo in un campo dove la legge positiva pu&ograve; far valere le proprie competenze, come, su un altro piano, pu&ograve; farle valere l'OMS. Il benessere pu&ograve;, non &egrave; necessario che lo sia, ma pu&ograve; essere normato sul metro del principio di piacere, come la psicologia del pudore pu&ograve; far parte di un comune sentire.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'azione benefica della psicoterapia non soffre nell'adeguarsi a un canone generale per regolare la propria azione, un canone che riconduce al principio di piacere, a una comune idea di felicit&agrave;. Non &egrave; un problema quindi inquadrare la psicoterapia in una norma di diritto, avendo essa gi&agrave; in s&eacute; un obiettivo di normalit&agrave; morale prospettabile all'interno di una finalit&agrave; sociale generale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Personalmente non credo che sia incongruo, per lo psicoanalista, operare con l'obiettivo di conseguire delle ragionevoli finalit&agrave; sociali sviluppando la possibilit&agrave; che la psicoanalisi ha in s&eacute; di orientare qualsiasi forma di psicoterapia. Occorre anzi avanzare in questo senso, senza paura di compromettere chiss&agrave; quale idea di purezza. Penso per&ograve; che l'atto psicoanalitico sia diverso dall'azione psicoterapeutica proprio perch&eacute; non &egrave; commisurabile con le finalit&agrave; sociali. Se una legge spinge a identificare l'azione psicoterapeutica con l'atto psicoanalitico, allora &egrave; una legge iniqua, che produce patologia.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In questo senso credo che la patologia della legge si verifichi quando avviene un rovesciamento della prospettiva kantiana: non &egrave; pi&ugrave; la norma morale a venire prima della norma di diritto ma, al contrario, &egrave; il diritto che si trova a prescrivere l'etica. Si ha allora qualcosa di distorto, come nella legge statunitense che vieta i rapporti di sodomia anche tra coniugi consenzienti. Si ha il grande fratello che entra nella camera da letto della gente a spiegare come &egrave; giusto fare l'amore: la legge diventa un kamasutra.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel seminario sul transfert Lacan ruba una definizione della medicina data da Erissimaco, per vestirne la psicoanalisi. Erissimaco descrive la medicina come una scienza delle erotiche del corpo, e Lacan si impossessa di queste parole dicendo che non si potrebbe dare migliore definizione della psicoanalisi. Credo che possiamo prendere questa definizione come il rovescio del kamasutra legislativo, come il contrario di un sapere manualistico che prescrive i modi corretti per fare l'amore. Si tratta, con la psicoanalisi, di una scienza dove l'universalit&agrave; fa spazio alla singolarit&agrave; del corpo. Il corpo va qui inteso come il luogo attraverso cui ciascun soggetto si raccorda con l'inesistenza del rapporto sessuale. Ogni prescrizione esterna su qualcosa che riguardi la sua intimit&agrave;, la sua singolarit&agrave;, tende a farla rientrare in ci&ograve; che &egrave; uguale per tutti con l'effetto di snaturare l'oggetto e di destituire la legge del proprio fondamento.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Omologare l'atto psicoanalitico all'azione terapeutica produce una sorta di nichilismo del benessere, promuove un benessere indifferente, un benessere senza godimento, dove non avrebbe pi&ugrave; senso l'apologo di Kant che mette il lussurioso di fronte all'imbarazzante scelta se vuole o no entrare nella camera dove potr&agrave; godere della donna dei suoi desideri, sapendo che all'uscita lo aspetter&agrave; la forca. Kant non mette neppure in conto dubbi possibili sulla scelta, &egrave; convinto che il lussurioso rinuncer&agrave;. Ma sono esistiti uomini che hanno perso vita e imperi per passare una notte con Cleopatra.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nella psicoanalisi quel che &egrave; messo in gioco &egrave; meno drammatizzato, ma sul piatto della bilancia che disegna Lacan nella lettera agli italiani i termini sono omologhi: da una parte c'&egrave; la comune felicit&agrave; del principio di piacere, dall'altra c'&egrave; l'al di l&agrave; di questa felicit&agrave;, che &egrave; anche l'al di l&agrave; del principio di piacere. E' come nella scelta degli scrigni: vince non chi sceglie l'oro che tutti desiderano, ma chi sa vedere, dietro la nudit&agrave; del piombo, l'agalma inestimabile del proprio desiderio.</span><br />&#8203;</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'impasse del sesso]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/limpasse-del-sesso]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/limpasse-del-sesso#comments]]></comments><pubDate>Wed, 28 Jan 2026 12:35:15 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/limpasse-del-sesso</guid><description><![CDATA[Foto di Lorenzo Girodo Testo in preparazione del Congresso AMP del 30 aprile-3 maggio 2026 a ParigiMarco Focchi&#8203;Nessuno &egrave; a proprio agio con il sesso. Ai tempi di Freud questo poteva sembrare un problema indotto dal regime vittoriano &ndash; e lo era, almeno per le donne: non a caso tutto nella psicoanalisi comincia con lo studio delle isteriche. Lacan, che ha vissuto in un&rsquo;altra epoca, ha potuto mostrare che le cose non sono cos&igrave; semplici, che il problema non si pu&ogr [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/photo-2025-12-02-11-01-21_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption">Foto di Lorenzo Girodo</span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><em>Testo in preparazione del Congresso AMP del 30 aprile-3 maggio 2026 a Parigi</em><br /><br />Marco Focchi<br />&#8203;<br />Nessuno &egrave; a proprio agio con il sesso. Ai tempi di Freud questo poteva sembrare un problema indotto dal regime vittoriano &ndash; e lo era, almeno per le donne: non a caso tutto nella psicoanalisi comincia con lo studio delle isteriche. Lacan, che ha vissuto in un&rsquo;altra epoca, ha potuto mostrare che le cose non sono cos&igrave; semplici, che il problema non si pu&ograve; buttare sulle spalle di una particolare configurazione sociale o politica, che &egrave; pi&ugrave; profondo, radicale, strutturale. Il sesso &egrave;, in ultima istanza, un aspetto della nostra esistenza con il quale non ci si aggiusta, e con cui ciascuno deve trovare un proprio di convivere.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">I primi accenni di questa difficolt&agrave; a far tornare i conti con il sesso Lacan li d&agrave; nel seminario XII, portando l&rsquo;esempio della morra cinese. Al posto di sasso, forbice, carta, Lacan mette soggetto, sapere, sesso. Nella morra cinese non c&rsquo;&egrave; una gerarchia: ogni elemento vince su uno e perde su un altro, non c&rsquo;&egrave; un elemento superiore agli altri in modo stabile. La struttura &egrave; un sistema circolare non transitivo. Cos&igrave; &egrave;, secondo Lacan per soggetto, sapere, sesso: &ldquo;il soggetto s&rsquo;indetermina nel sapere, il quale si ferma di fronte al sesso, che conferisce al soggetto una nuova specie di certezza, quella di prendere dimora nella pura mancanza del sesso&rdquo;. Il soggetto &egrave; diviso, non identico a s&eacute;, vuole e non vuole la stessa cosa, e si determina nel desiderio, ma &egrave; proprio determinandosi che si divide. Il sapere, in questa fase, &egrave; ci&ograve; di cui &egrave; fatto l&rsquo;inconscio, e l&rsquo;inconscio &egrave; un sapere il cui soggetto resta indeterminato. Il sesso &egrave; poi il punto limite, l&rsquo;ostacolo intorno a cui girano i termini, e conferisce al soggetto una certezza che lo determina sottraendovisi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;intoppo della sessualit&agrave; appare dunque piuttosto presto nell&rsquo;insegnamento di Lacan, anche se trova la sua forma canonica solo pi&ugrave; tardi, con&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">il n&rsquo;y a pas de rapport sexuel.</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il modo pi&ugrave; semplice di capire la questione &egrave; dire che non vi &egrave; minimo comune denominatore tra il godimento maschile e quello femminile. Tra i due sessi si scava dunque una voragine incolmabile. Ecco perch&eacute; se il reale della scienza ricade completamente sotto la rubrica del calcolabile, nella psicoanalisi questo calcolo risulta impossibile, e per l&rsquo;essere parlante l&rsquo;interazione passa per l&rsquo;esclusione del sesso.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il gioco della psicoanalisi si svolge cos&igrave; tra soggetto e sapere, ma il sapere non pu&ograve; essere un sapere sul sesso. In questo senso, se per la scienza c&rsquo;&egrave; un sapere nel reale, non possiamo dire lo stesso per la psicoanalisi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Cosa cerca tuttavia il soggetto in analisi se non la verit&agrave; sul sesso? quella verit&agrave; che non si riesce a dire per intero, e che fa s&igrave; che quella dello psicoanalista sia una posizione impossibile?</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si tratta quindi nell&rsquo;analisi di di articolare un sapere che pu&ograve; solo sfiorare la verit&agrave;, mai afferrarla. La regola dell&rsquo;analisi consiste quindi nel mettere l&rsquo;oggetto a al posto del rapporto sessuale, e qui cominciamo a vedere che l&rsquo;oggetto a &egrave; una parvenza, che il reale del sesso &egrave; quel che rimane comunque escluso. Abbiamo per&ograve; un&rsquo;anticipazione di quel che Lacan dir&agrave; nel seminario XX sostenendo che l&rsquo;amore supplisce all&rsquo;assenza di rapporto sessuale, perch&eacute; lo vediamo in funzionamento nel procedimento analitico come amore di traslazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Auden invocava, in uno dei suoi libri, la verit&agrave; sull&rsquo;amore. Potremmo dire in un certo senso che la verit&agrave; sull&rsquo;amore &egrave; il sesso, ma questa verit&agrave; &egrave; coperta da un pudore radicale, un&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">aidos</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, che non ne permette in nessun modo il totale disoccultamento. Nel proprio movimento di schiusura la verit&agrave; al tempo stesso nasconde. In questo senso il sapere stesso &ndash; dice Lacan &ndash; viene a porsi come custode al servizio di questo rifiuto della realt&agrave; sessuale. Quanto pi&ugrave; si lavora il sapere in conscio tanto pi&ugrave; ci si scontra con la difesa del soggetto, che non &egrave; una difesa rivolta contro l&rsquo;analista ma, per l&rsquo;appunto, contro la realt&agrave; sessuale. Il soggetto non ne vuol sapere, anche se se ne attende la rivelazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; l&rsquo;amore allora che permette un relativo avvicinamento a quel che altrimenti sarebbe insopportabile, e che permette di schiuderlo all&rsquo;Altro. La formula, notissima, che Lacan pronuncia nel seminario sull&rsquo;angoscia (p.209), &egrave; che solo l&rsquo;amore permette al godimento di accondiscendere al desiderio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;evocazione di Auden, un poeta, non &egrave; casuale, perch&eacute; in questa impossibilit&agrave; di serrare con il sapere il nodo intorno al reale del sesso c&rsquo;&egrave; il riconoscimento &ndash; come segnala Miller (</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;inconscient et le corps parlant</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">) che il simbolico non domina il reale. Nel seminario XII &egrave; indicata come una possibilit&agrave; di sfiorare il reale quando il sapere, custode del rifiuto, &egrave; portato al culmine di questa sua funzione al punto da rovesciarsi in una mancanza di custodia che lascia trapelare un tocco di reale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">C&rsquo;&egrave; qui tutta la prospettiva dell&rsquo;ultimissimo Lacan, che si lascia alle spalle i diversi momenti in cui cerca di dare alla psicoanalisi una veste scientifica prima con la linguistica, che abbandona per prendere la via della logica, definita come scienza del reale, per poi abbandonare anche questa, imbarcarsi con Joyce e infine, ne&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;insu,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;per rinunciare a ogni idea che il simbolico governi il reale, chiamando in causa la scrittura poetica per avere &ldquo;la dimensione di quel che potrebbe essere l&rsquo;interpretazione analitica&rdquo; (p. 155).</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Non sono pi&ugrave; allora le leggi della metafora e della metonimia ad avere incidenza, se non nella misura in cui mettono in risonanza il suono e il senso, e non &egrave; pi&ugrave; neanche la logica articolata a dare portata al dire analitico. Solo la poesia perette l&rsquo;interpretazione, perch&eacute; la poesia produce &ldquo;effetti di senso, ma anche effetti di buco&rdquo; (</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;insu</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;p. 169)</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il sapere non riesce a coprire l&rsquo;assenza di rapporto sessuale se non nell&rsquo;estremizzazione della sua funzione di custode del rigetto. La poesia tuttavia non &egrave; un sapere, e per questo attraverso la produzione di senso pu&ograve; far anche apparire il buco, perch&eacute; fa lavorare il linguaggio con altri mezzi che quelli del sapere e della logica. Il buco sfugge alla presa del linguaggio come sapere e come logica, non pu&ograve; essere detto. La poesia, proprio perch&eacute; porta il linguaggio al limite, pu&ograve; invece farne intravedere il vuoto strutturale. Pur producendo un effetto di senso non lo colma, ma lo delinea. &Egrave; il solo modo per toccare l&rsquo;inesprimibile, l&rsquo;assenza di rapporto sessuale, il punto in cui il senso svuota invece di riempire.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In altre parole, la poesia &egrave; l&rsquo;espediente per mettere in gioco l&rsquo;impasse del senso senza colmarlo, bens&igrave; mettendolo in scena. &Egrave; un riempimento che mostra l'incolmabile.</span><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il nemico necessario: come l'odio tra i sessi supplisce il rapporto impossibile]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/il-nemico-necessario-come-lodio-tra-i-sessi-supplisce-il-rapporto-impossibile]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/il-nemico-necessario-come-lodio-tra-i-sessi-supplisce-il-rapporto-impossibile#comments]]></comments><pubDate>Mon, 19 Jan 2026 13:21:40 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/il-nemico-necessario-come-lodio-tra-i-sessi-supplisce-il-rapporto-impossibile</guid><description><![CDATA[ Testo di orientamento per il ciclo del 2026 dei venerd&igrave; milanesi di psicoanalisi e politicaMarco Focchi"Non c'&egrave; rapporto sessuale" &egrave; il titolo del prossimo Congresso AMP, ed &egrave; una formula centrale dell'ultimo insegnamento di Lacan. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, questa affermazione non &egrave; uno slogan provocatorio n&eacute; una tesi antropologica. &Egrave; piuttosto il punto di condensazione logica e clinica a cui l'insegnamento di Lacan giunge negli  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/screenshot-2026-01-14-alle-12-14-53_orig.png" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><br /><em>Testo di orientamento per il ciclo del 2026 dei venerd&igrave; milanesi di psicoanalisi e politica</em><br /><br />Marco Focchi<br /><br />"Non c'&egrave; rapporto sessuale" &egrave; il titolo del prossimo Congresso AMP, ed &egrave; una formula centrale dell'ultimo insegnamento di Lacan. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, questa affermazione non &egrave; uno slogan provocatorio n&eacute; una tesi antropologica. &Egrave; piuttosto il punto di condensazione logica e clinica a cui l'insegnamento di Lacan giunge negli anni '70, soprattutto a partire dal Seminario XX, <em>Encore</em>. &Egrave; una tesi talmente fondamentale che merita un posto centrale, e dovremmo poterla scrivere come la formula della gravitazione universale nella fisica di Newton, o come la formula della trasformazione della massa in energia nella fisica di Einstein, una di quelle equazioni folgoranti che si imprimono indelebilmente nella memoria collettiva. In realt&agrave; non la possiamo scrivere, e proprio in questo sta la sua forza e la sua importanza.<br />Quando Lacan dice che non c'&egrave; rapporto sessuale, ovviamente non sta sostenendo che non esistano relazioni erotiche tra uomini e donne, o che non ci siano incontri, scambio di desideri o realizzazione di godimento. Non sta negando l'evidenza quotidiana degli incontri amorosi, delle passioni, delle unioni che si formano e si disfano. Sta dicendo qualcosa di molto pi&ugrave; radicale: il rapporto non &egrave; scrivibile come relazione logica, non si pu&ograve; istituire una regola atta a determinare quale sia il partner giusto. Non esiste, in altre parole, una formula matematica dell'amore, un algoritmo della compatibilit&agrave;, una legge universale che garantisca l'incontro tra i sessi.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Le condizioni perch&eacute; una relazione esista</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per comprendere questa affermazione dobbiamo fare un passo indietro e chiederci cosa significa, in logica, parlare di una relazione. Per poter parlare di una relazione in logica occorre che i due termini della relazione siano ben definiti. Una relazione, infatti, non &egrave; altro che un insieme di coppie, e queste coppie presuppongono due insiemi di partenza. Immaginiamo di voler scrivere una relazione molto semplice, per esempio: a ogni elemento di un insieme A corrisponde un elemento di un insieme B. Per farlo dobbiamo prima sapere che cos'&egrave; A e che cos'&egrave; B. Devono essere due insiemi chiusi, ben individuati, circoscritti. Dobbiamo poter dire: questi sono tutti e soli gli elementi di A, e questi sono tutti e soli gli elementi di B.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Immaginiamo ora che A sia un insieme ben definito, mentre B no. Non perch&eacute; sia vuoto, ma perch&eacute; non possiamo dire quali siano tutti i suoi elementi. Non possiamo cio&egrave; scriverlo come un insieme completo. Possiamo avere alcuni elementi di B, possiamo anche averne molti, ma non possiamo mai dire: questi sono tutti. L'insieme B rimane aperto, non totalizzabile. In questo caso la relazione non &egrave; falsa, &egrave; impossibile. Non siamo nemmeno in grado di cominciare a scriverla perch&eacute; uno dei due termini non &egrave; costituito come totalit&agrave;. &Egrave; come voler costruire un ponte quando uno dei due argini non esiste: non &egrave; che il ponte crolli, &egrave; che non si pu&ograve; nemmeno iniziare a costruirlo.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Il polo inesistente</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se uno dei due insiemi non pu&ograve; essere precisato, la relazione non &egrave; nemmeno formulabile. &Egrave; qui che entra in gioco ora il modo in cui sono definite le formule della sessuazione, mostrando che la relazione tra il maschile e il femminile non solo non &egrave; simmetrica, ma pi&ugrave; radicalmente non &egrave; possibile, perch&eacute; il lato maschile e il lato femminile non funzionano allo stesso modo dal punto di vista della logica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dal lato maschile, la funzione fallica permette una totalizzazione. Si pu&ograve; dire: tutti gli uomini sono sottoposti alla funzione fallica, a condizione che esista un'eccezione. Questa eccezione non nega la legge, anzi la fonda. &Egrave; come la figura del padre primordiale in Freud: colui che pu&ograve; godere di tutte le donne istituisce la legge che vieta agli altri di farlo. L'eccezione fonda la regola. Per questo motivo il lato maschile pu&ograve; essere pensato come un insieme chiuso, come una totalit&agrave;. C'&egrave; un "tutti" maschile perch&eacute; c'&egrave; un'eccezione che lo delimita.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dal lato femminile invece Lacan introduce la nozione di non-tutto. Questo &egrave; un punto cruciale: il non-tutto non significa semplicemente che alcune donne sarebbero fuori dalla funzione fallica, come se ci fosse una parte dentro e una parte fuori. Il non-tutto significa che non &egrave; possibile dirle "tutte". Manca l'universale che chiuderebbe l'insieme. Non c'&egrave; modo di tracciare un confine che delimiti l'insieme delle donne come totalit&agrave;. &Egrave; in questo senso preciso che Lacan pu&ograve; dire che La donna non esiste come universale, come totalit&agrave; simbolicamente definibile. Non sta dicendo che le donne non esistono, ovviamente, ma che non esiste "La donna" come categoria universale, come insieme chiuso.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se, come dicevamo, uno dei due poli del rapporto non esiste come totalit&agrave;, la relazione non pu&ograve; nemmeno essere pensata. Il rapporto non &egrave; falso, o mancante, o inadeguato: semplicemente non &egrave; formalizzabile perch&eacute; manca una delle condizioni logiche necessarie a determinare la relazione. &Egrave; un'impossibilit&agrave; di principio, non un fallimento empirico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In questo senso, "non c'&egrave; rapporto sessuale" non &egrave; una tesi psicologica n&eacute; sociologica, ma una tesi rigorosamente logica: l'impossibilit&agrave; del rapporto segue dall'impossibilit&agrave; di costituire uno dei due termini come insieme. Non &egrave; la constatazione di un'inefficacia o un'insufficienza dei soggetti, non &egrave; un giudizio morale sulle difficolt&agrave; delle coppie, ma una conseguenza strutturale: il rapporto non &egrave; scrivibile perch&eacute; uno dei suoi termini non &egrave; totalizzabile.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il rapporto sessuale quindi in realt&agrave; non &egrave; qualcosa che manca in quanto tale, &egrave; qualcosa che semplicemente non ha senso formulare come rapporto. Ed &egrave; proprio questa vacuit&agrave; concettuale, questo vuoto, ad aprire lo spazio del desiderio, del fantasma e delle soluzioni singolari che ogni soggetto &egrave; spinto a inventare. Se ci fosse una formula del rapporto, se esistesse un algoritmo dell'incontro, il desiderio sarebbe superfluo. &Egrave; proprio perch&eacute; non c'&egrave; rapporto che ogni incontro fa parte a s&eacute;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il punto sostanziale da tener fermo &egrave; dunque che non ci troviamo di fronte a due insiemi complementari, come due pezzi di un puzzle che si incastrano perfettamente, ma che dobbiamo trattare due logiche eterogenee, non articolabili in una relazione scrivibile. Non c'&egrave; rapporto non perch&eacute; l'altro vi si sottragga o perch&eacute; in qualche punto fallisca, ma per l'impossibilit&agrave; di formulare un operatore simbolico in grado di mettere in relazione due modalit&agrave; di godimento senza comune misura.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">La versione comica</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; quel che Woody Allen coglie perfettamente in una sua battuta quando dice: gli uomini e le donne vogliono cose diverse dal sesso... e non se lo perdonano. Potremmo in fondo esplorare tutto il versante comico dell'impossibilit&agrave; di correlarsi tra i sessi. Lacan stesso lo ha fatto quando ha detto:&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">"les hommes et les femmes s'entendent, oui&hellip; s'entendent crier"</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Il gioco di parole francese &egrave; intraducibile ma illuminante:&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">s'entendre</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;significa sia intendersi sia sentirsi. Gli uomini e le donne si sentono, certo, ma quel che sentono sono urla.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Woody Allen impernia tutta la sua comicit&agrave; su questa impossibilit&agrave;. Pensiamo per esempio a uno dei suoi capolavori,&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Io e Annie</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, che si conclude con questa battuta memorabile: un tipo va da uno psichiatra e dice: "Mia moglie &egrave; pazza, crede di essere una gallina". "Perch&eacute; non la fa ricoverare?" risponde lo psichiatra. "Lo farei &ndash; replica l'uomo &ndash; &egrave; che ho bisogno delle uova." E il commento con cui si conclude il film, espresso dalla voce del protagonista, &egrave;: ecco, per me le relazioni sono cos&igrave;: irrazionali, assurde, spesso dolorose... ma ci resti dentro perch&eacute;, alla fine, hai bisogno delle uova.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Il punto di rottura</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E le uova di Woody Allen sono quel che noi chiamiamo il godimento. &Egrave; qui il punto di rottura. Nell'ultimo Lacan, il centro di gravit&agrave; concettuale si sposta infatti sul godimento. La formula "non c'&egrave; rapporto sessuale" significa allora che il godimento non &egrave; armonizzabile, che nel maschile e nel femminile non c'&egrave; complementarit&agrave; dei godimenti, che il godimento dell'uno non &egrave; in rapporto con il godimento dell'altro. Il rapporto sessuale si scontra quindi con il reale del godimento e trova in esso un ostacolo insormontabile.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Una situazione molto comune nella clinica e nella vita &egrave; quella in cui un soggetto pensa di sapere cos'&egrave; una donna, o di sapere che cosa vogliono le donne, tutte le donne. &Egrave; la posizione di chi dice: "Le donne cercano sempre la sicurezza economica" oppure "Le donne vogliono un uomo che le faccia sentire protette" o ancora "Le donne sono tutte uguali". Freud, molto pi&ugrave; prudente e consapevole della complessit&agrave; della questione, ammetteva semplicemente di non sapere cosa vuole una donna.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La presupposizione di sapere cosa vogliono le donne ha come premessa implicita l'esistenza de La donna come categoria universale, come se ci fosse un tratto comune, un'essenza femminile che permetta di dire: tutte le donne sono cos&igrave;, tutte le donne vogliono questo. Lacan attribuisce a Don Giovanni la qualit&agrave; di mito femminile perch&eacute; Don Giovanni fa il contrario, parte dalla lista, enumera le donne &ndash; mille e tre in Spagna, come canta Leporello &ndash; e se sono mille e tre possono per&ograve; essere prese una per una, quindi riconosciute nella loro unicit&agrave;. Don Giovanni non dice "le donne sono tutte uguali", dice piuttosto: ogni donna &egrave; diversa, e io le voglio una per una.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'esperienza clinica mostra in effetti che ogni volta che un soggetto tenta di rapportarsi all'altro sesso come a un universale, qualcosa va storto. L'altro eccede sempre la definizione, sfugge alle categorie, evade dalla mappa, le cose non coincidono. La persona reale che si ha di fronte non corrisponde mai all'idea che ci si era fatti. Questo non &egrave; un problema di percezione o di conoscenza insufficiente, ma un fatto strutturale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il divario che si incontra non &egrave; un incidente psicologico, non &egrave; dovuto a una cattiva comunicazione o a una mancanza di empatia, ma &egrave; dovuto a un fattore intrinseco. Proprio perch&eacute; non si pu&ograve; dire "tutte", non si pu&ograve; stabilire una regola del rapporto. L&rsquo;incontro fallisce se cerca una regola universale proprio perch&eacute; ciascun incontro ha un valore in s&eacute;, &egrave; irripetibile, non standardizzabile. Non c'&egrave; una legge che prescriva come uno dei due sessi possa rapportarsi all'altro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per questo ogni soggetto deve inventare il proprio modo e trovare la propria via per creare un legame, per aprirsi un passaggio dove non ci sono vie di transito gi&agrave; segnate: la regola universale infatti non funziona non perch&eacute; qualcosa si sia messo di traverso, non perch&eacute; ci siano ostacoli accidentali da rimuovere, ma perch&eacute; non esiste una formula che garantisca, che sia atta a fondare il rapporto. Ogni incontro, ogni legame nascono, in un certo senso, da un espediente per far fronte a un problema che non ha soluzione universale.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Il fraintendimento empirico e il passaggio dalla mancanza di rapporto al colpevole</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Possiamo ora domandarci quali sono le possibili ricadute dell'assenza di rapporto sessuale nella societ&agrave; e nella vita delle persone. Nel caso favorevole, abbiamo visto, questo problema viene affrontato con il colpo d&rsquo;estro, viene supplito con l'amore, viene gestito con il fantasma. In psicoanalisi il fantasma &egrave; quel che permette al soggetto di organizzare il proprio desiderio e di trovare un modo di rapportarsi con l'oggetto. L'amore, da parte sua, &egrave; ci&ograve; che viene a supplire l'assenza di rapporto, ci&ograve; che permette di costruire un legame dove mancano i presupposti logici.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma cosa succede quando queste possibilit&agrave; si arenano, quando le relazioni s'infilano in un vicolo cieco? Quel che si verifica &egrave; allora uno slittamento pericoloso, e il nucleo di tante difficolt&agrave; tra i sessi nasce proprio da questo. Il fatto che non esiste una formula logica del rapporto &ndash; dove, poich&eacute; mi rendo conto che non esiste, cerco di darmi i mezzi per affrontare la situazione &ndash; pu&ograve; scivolare verso l'idea che il rapporto tra uomini e donne non funziona perch&eacute; il problema &egrave; l'altro sesso. Un dato che riguarda la logica stessa del rapporto, viene letto allora come una questione psicologica, morale o politica. L'impossibilit&agrave; logica viene trasformata in colpa empirica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'assenza di rapporto sessuale si degrada allora nell'idea "gli uomini non sono capaci di..." o "le donne sono impossibili da...". In ultima istanza si fa strada l'idea che, in linea di principio, l'altro sesso &egrave; il nemico, il responsabile di tutte le difficolt&agrave;, passando quindi dal registro logico al registro accusatorio. Ci&ograve; che era una questione di struttura diventa una questione di colpa.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nella psicoanalisi se non c'&egrave; rapporto &egrave; perch&eacute; manca l'universale, e nessuno dei due sessi &egrave; preso come colpevole. &Egrave; una questione di logica, non di morale. Nel fraintendimento empirico sul piano sociale, invece, il fatto che non ci sia rapporto implica che qualcuno deve essere imputabile delle difficolt&agrave; che ne nascono, e deve subirne il biasimo. Nasce quindi la ricerca del responsabile, la caccia al colpevole, ed &egrave; qui che il conflitto prende forma e si radicalizza.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Femminismo radicale: la versione misandrica</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Vediamo prodursi quindi una polarizzazione in cui si ricostituiscono immaginariamente gli universali. Il primo polo &egrave; quello che incontriamo nel femminismo radicale pi&ugrave; duro, per esempio quello di Valerie Solanas &ndash; autrice del celebre&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">SCUM Manifesto</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;in cui propone l'eliminazione degli uomini &ndash; o di Pauline Harmange con il suo pamphlet&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Moi les hommes, je les d&eacute;teste</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, dove il ragionamento implicito &egrave;: se il rapporto non funziona &egrave; perch&eacute; il maschile &egrave; essenzialmente violento, predatorio o dominatore. La misandria, l'odio verso gli uomini, &egrave; considerata una legittima reazione alla misoginia maschile, e le donne dovrebbero riconoscersi il diritto di non amare gli uomini reagendo alla loro congenita violenza di genere. La cultura maschile &egrave; considerata profondamente radicata nella misoginia, nel dominio, nel controllo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il fallimento del rapporto viene attribuito a un difetto essenziale del polo maschile, e il maschile viene immaginariamente trattato come universale negativo: tutti gli uomini sono oppressori, tutti gli uomini beneficiano del patriarcato, tutti gli uomini sono potenzialmente violenti. La produzione di un universale maschile patologico ha cos&igrave; il contraccolpo di creare un universale femminile speculare, fatto di sorellanza, di una solidariet&agrave; contrapposta e simmetrica al maschile. Si sostituisce cos&igrave; l'assenza di rapporto con una teoria del colpevole: il rapporto non c'&egrave; perch&eacute; l'uomo &egrave; per sua natura inadeguato, violento, oppressivo.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Maschilismo&nbsp;</strong><strong style="color:rgb(42, 42, 42)"><em>red pill</em></strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il maschilismo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">incel</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;e&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">red pill</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, che ha tra i suoi rappresentanti maggiori figure come Rollo Tomassi &ndash; autore di&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">The Rational Male</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&ndash; e Andrew Tate &ndash; controverso&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">influencer</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;diventato icona di un certo discorso maschilista contemporaneo &ndash; parte dall'idea che esista una realt&agrave; delle dinamiche maschio-femmina al di l&agrave; dei miti romantici e delle illusioni sociali. La&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">red pill&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&ndash; metafora tratta dal film&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Matrix</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&ndash; mostrerebbe la verit&agrave; scomoda che gli uomini devono accettare per comprendere davvero le donne e le relazioni. Sulla base di un'analisi gerarchica dei sessi, la relazione uomo-donna viene letta come gioco di strategia, come rapporto di forze, non come legame affettivo o simbolico. L'ideale maschile &egrave; l'uomo alfa, che domina la gerarchia sociale e vince nelle relazioni come in una competizione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La struttura del discorso &egrave; costruita in modo rigorosamente analogo a quella del femminismo misandrico: se il rapporto non funziona &egrave; perch&eacute; le donne sono ipergamiche, manipolatrici, incapaci di intesa e di solidariet&agrave;. L'idea dell'ipergamia femminile &ndash; la tendenza delle donne a cercare partner di status superiore &ndash; trova giustificazione nella psicologia evoluzionista, dove si sostiene che le donne cerchino partner di valore superiore per garantire risorse ai figli, e che questo spieghi i loro comportamenti e le loro scelte sentimentali. Il non-tutto femminile, che per Lacan &egrave; un fatto di struttura logica, viene letto allora come incoerenza, inganno, malafede, e quindi come difetto morale. Le donne sarebbero inaffidabili, incapaci di lealt&agrave;, mosse solo da calcoli utilitaristici. Ci&ograve; che &egrave; impossibilit&agrave; logica diventa allora accusa antropologica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La strategia difensiva proposta consiste nel non affidarsi a un partner unico per non cadere nella dipendenza e nella perdita di autostima, e nel giocare su molti tavoli mantenendo la propria autonomia. L'idea di fondo &egrave; che chi ha meno bisogno dell'altro ha pi&ugrave; potere nella relazione. Bisogna dunque mantenere le distanze, evitare l'investimento emotivo, gestire pi&ugrave; relazioni contemporaneamente per non essere vulnerabili. Anche qui dunque l'assenza di rapporto viene riempita con una narrazione esplicativa ostile, che attribuisce alle donne la responsabilit&agrave; del fallimento.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Posizione strutturale vs discorsi identitari</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Femminismo misandrico e maschilismo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">red pill&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">condividono lo stesso abbaglio fondamentale: credere che il rapporto dovrebbe esistere, che sarebbe naturale, possibile, auspicabile, e che sia inceppato a causa dell'altro sesso. Entrambi sono ciechi all'idea che il non-rapporto sia un fatto strutturale, che appartenga alla logica stessa della sessuazione, e cercano una causa empirica costruendo un discorso di guerra. Ci troviamo quindi con discorsi speculari che si affrontano, non con logiche irrelate che si cercano.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Quando il non-rapporto non &egrave; riconosciuto come tale, viene trasformato in conflitto identitario. In altri termini: ci&ograve; che non pu&ograve; essere scritto come legge viene messo in scena come antagonismo, e il sociale diventa il luogo dove si tenta di forzare il rapporto, oppure di punire l'altro perch&eacute; &egrave; lui a renderlo impossibile. La battaglia tra i sessi diventa la forma degradata del non-rapporto, la sua traduzione immaginaria.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il conflitto contemporaneo tra femminismo radicale e maschilismo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">red pill&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">nasce dallo stesso fraintendimento: l'idea che il rapporto sessuale dovrebbe esistere e che la sua assenza dipenda dall'altro sesso. Nella psicoanalisi vediamo invece che il rapporto non manca per colpa di qualcuno, ma perch&eacute; non &egrave; possibile scrivere un universale. Quando questa impossibilit&agrave; non &egrave; assunta come dato di fondo, ritorna immaginariamente come conflitto, come guerra tra identit&agrave; costituite.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">L'impossibilit&agrave; del rapporto</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'incontro tra un uomo e una donna non passa dunque per una via generalizzabile, per qualche automatismo che faccia scoccare la scintilla, come mi chiedeva una volta un mio paziente la cui domanda insistente era di trovare un sistema sicuro per sedurre le donne. Voleva una tecnica, un metodo, una formula. Questo significa che non c'&egrave; una legge in grado di dire come i sessi si rapportano, che non c'&egrave; complementarit&agrave; simbolica. Ora, questa impossibilit&agrave; pu&ograve; anche essere negata o scotomizzata, ma non sparisce. Se non viene assunta, trova un'altra forma di inscrizione. Ci&ograve; che non si scrive nel simbolico ritorna nel reale &ndash; &egrave; la famosa formula lacaniana &ndash; ma nel dramma dei sessi viene semplicemente messo in scena nell'immaginario. Il nemico &egrave; una di queste messe in scena.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Il nemico come pseudo-rapporto</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Possiamo dirlo cos&igrave;: il nemico &egrave; una forma di legame che si produce quando il rapporto &egrave; impossibile. Con il nemico infatti c'&egrave; un legame, c'&egrave; una direzione dell'affetto, c'&egrave; una configurazione binaria riconoscibile: noi contro loro. Il nemico permette di dire: "Io so chi sei, so cosa vuoi, so perch&eacute; non funziona", cosa che il non-rapporto rende radicalmente impossibile. Il nemico offre certezze dove il rapporto offre solo enigmi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Tre sono le funzioni fondamentali del nemico. In primo luogo il nemico produce un universale. Dove c&rsquo;&egrave; il non-tutto, dove la logica mostra un'impossibilit&agrave; di totalizzazione, il discorso del nemico dice: "tutti gli uomini sono..." "tutte le donne fanno...". Il nemico reintroduce quindi l'universale perduto, ricostituisce immaginariamente l'insieme che la logica mostra essere impossibile. In secondo luogo il nemico trasforma l'impossibilit&agrave; in colpa. Nella psicoanalisi il rapporto &egrave; impossibile strutturalmente, per il discorso del nemico il rapporto &egrave; impossibile perch&eacute; l'altro &egrave; fatto cos&igrave;, perch&eacute; l'altro &egrave; cattivo, malvagio, inadeguato. L'impossibile diventa imputabile. C'&egrave; qualcuno da incolpare, c'&egrave; qualcuno su cui scaricare la responsabilit&agrave;. In terzo luogo il nemico stabilizza l'identit&agrave;. Senza rapporto l'identit&agrave; sessuata &egrave; instabile e non garantita, fluttuante. Con il nemico: io so chi non sono per opposizione, mi definisco contro. Sono quel che il nemico non &egrave;. Il nemico d&agrave; consistenza immaginaria al soggetto, gli offre un'identit&agrave; solida e riconoscibile.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Paradossalmente, il nemico &egrave; pi&ugrave; affidabile del partner perch&eacute; non richiede particolare elaborazione, non espone al fallimento, tutt'al pi&ugrave; alla sconfitta, in una battaglia che per&ograve; lascia l&rsquo;identit&agrave; intatta, non mette in gioco il desiderio ma la rivalit&agrave;. Il nemico &egrave; prevedibile, &egrave; spiegabile, &egrave; coerente. Posso anticipare le sue mosse, interpretare le sue azioni, spiegare il suo comportamento. Il partner, invece, eccede sempre, sfugge a ogni previsione, smentisce ogni prefigurazione teorica. Il partner mi sorprende, mi disorienta, mi costringe a riscoprirlo ogni volta. Mentre il nemico &egrave; un oggetto stabile, il partner non lo &egrave; mai.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel femminismo radicale misandrico l'uomo &egrave; l'universale del male, il nemico spiega tutto, il conflitto sostituisce il rapporto. Nel maschilismo r</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">ed pill&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">la donna &egrave; l'universale ingannevole, il nemico giustifica il fallimento, l'odio organizza il legame. In entrambi i casi: il nemico permette di avere un rapporto dove il rapporto non esiste. Lacan, attraverso la trilogia di Claudel, aveva visto chiaramente come anche l'odio possa supplire l'assenza di rapporto sessuale. La relazione di Sygne de Co&ucirc;fontaine e di Turelure, uno dei nodi pi&ugrave; drammatici e feroci della letteratura del Novecento, &egrave; segnata dal disprezzo di classe, da ideali opposti, da un ricatto che si trasforma in atto teologico, ma &egrave; tuttavia un legame a tutti gli effetti, che d&agrave; luogo anche a un figlio.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Il godimento del nemico</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il punto decisivo &egrave; che il nemico non &egrave; solo una spiegazione, non &egrave; solo una narrazione che d&agrave; senso alle difficolt&agrave;, &egrave; anche una fonte di godimento. &Egrave; il godimento della denuncia, il piacere quasi sensuale di smascherare l'altro, di indicarlo come colpevole. &Egrave; il godimento della vittimizzazione, la soddisfazione paradossale di occupare la posizione della parte lesa. &Egrave; il godimento dell'indignazione, l'ebbrezza morale di sentirsi nel giusto. Questi circuiti autoerotici di godimento escludono il desiderio e la relazione con l'altro che implica, e non espongono all'alea dell'incontro. Il nemico, in un certo senso, satura il vuoto del rapporto. Riempie lo spazio che il non-rapporto lascia aperto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Quando il rapporto non &egrave; accolto nella sua valenza strutturale, quando risulta impraticabile perch&eacute; non riconosciuto come impossibilit&agrave; logica, il nemico diventa il modo di legarsi all'altro. L'odio allora non &egrave; l'opposto del rapporto, ma un suo surrogato, un suo sostituto immaginario. Il nemico diventa cos&igrave; un modo di avere un rapporto aggirando la necessit&agrave; di affrontarne l'impossibilit&agrave;. &Egrave; una soluzione di comodo, una scorciatoia che evita il confronto con l&rsquo;alterit&agrave; radicale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dal punto di vista psicoanalitico, il lavoro ovviamente non consiste nell'eliminare il nemico, n&eacute; nel riconciliare i sessi attraverso qualche buona volont&agrave; pedagogica, ma nel decostruire il nemico come funzione di universale, restituendo il non-rapporto al di fuori della cortina immaginaria che in modo palliativo ne vela l'inesistenza. Solo cos&igrave; il conflitto perde la sua necessit&agrave;, la sua apparenza di inevitabilit&agrave;, e torna possibile la creazione di un legame.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">Sovraesposizione sulle reti sociali</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'assenza di rapporto reale genera vuoti che, come vediamo, nella vita sociale vengono riempiti da nemici, stereotipi o generalizzazioni. Sul piano empirico il femminismo radicale estremo trasforma il nemico maschile in colpevole sostitutivo. Il maschilismo&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">red pill&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">fa lo stesso con le donne. Qui entra in gioco poi il ruolo delle reti sociali, che amplificano e accelerano esponenzialmente questa dinamica, perch&eacute; ogni vuoto pu&ograve; essere esposto, condiviso, commentato e polarizzato istantaneamente.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Post controversi, thread polemici e video di contenuti radicali diventano virali perch&eacute; catturano emozioni forti: odio, indignazione, disprezzo, sollecitando l'ironia malevola e il sarcasmo distruttivo. Come si sa, le piattaforme premiano contenuti che suscitano l'implicazione emotiva, che generano reazioni immediate, non il ragionamento complesso o la riflessione articolata. L'algoritmo favorisce ci&ograve; che polarizza, ci&ograve; che divide, ci&ograve; che fa reagire. Il nemico sostitutivo, che sia uomo, donna, patriarcato, femminismo, viene costantemente reso visibile, indicato come capro espiatorio e messo alla gogna pubblica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Tutto questo produce una riduzione drastica della complessit&agrave;. Il non-rapporto, che &egrave; una questione logica sottile e difficile, viene degradato e offuscato sotto slogan semplici e apparentemente universali, come: tutte le donne fanno cos&igrave;, nella logica&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">red pill,&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">o tutti gli uomini sono oppressori, nella logica del femminismo radicale misandrico. La rete sociale, per sua natura algoritmica, rinforza la generalizzazione, perch&eacute; le frasi brevi e riconoscibili sono pi&ugrave; facili da condividere, pi&ugrave; veloci da leggere, pi&ugrave; efficaci nel generare reazioni.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo porta a una ipersaturazione del simbolico. Quando infatti tutti postano continuamente contenuti che presentano e demonizzano il nemico, il vuoto invisibile del non-rapporto viene riempito in modo visibile, pubblico e reiterato. Si generano cos&igrave; una certezza illusoria e un effetto di realt&agrave;: ci&ograve; che &egrave; ripetuto mille volte appare come vero o naturale. Gli utenti allora non solo visualizzano il nemico, ma si comportano come se esistesse realmente, acuendo la tensione e amplificando i conflitti sociali. Le relazioni simboliche vengono allora sostituite da prese di posizione dove si dimostra di essere contro o si dimostra di essere a favore, e non si verifica nessun tentativo di cercare un legame reale, un incontro autentico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Come &egrave; noto la conferma sociale, la visibilit&agrave; di contenuti contrapposti, la reiterazione ossessiva creano un effetto di camera d'eco, rafforzando le convinzioni dei gruppi. Il soggetto, contro il nemico fantasmatico, si costruisce cos&igrave; un'identit&agrave; digitale come roccaforte e come surrogato del non-rapporto. Questa identit&agrave; digitale &egrave; rigida, impermeabile al dubbio, costruita per opposizione. Si produce cos&igrave; una percezione di realt&agrave; falsata, perch&eacute; ci&ograve; che &egrave; sempre condiviso online sembra concretizzarsi diventando universale, e appare come un dato di fatto del mondo reale. La distinzione tra il virtuale e il reale si sfuma.</span><br /><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">La scomparsa del pudore</strong><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La sovraesposizione mediatica si accompagna a un altro fenomeno cruciale: la scomparsa del pudore. Il fenomeno della scomparsa del pudore trae per&ograve; con s&eacute; anche l'estinzione del desiderio. Bataille aveva segnalato come l'erotismo non elimini il pudore ma lo presupponga, facendolo sentire come il punto in cui il soggetto pu&ograve; perdere la propria identit&agrave; senza annullarsi del tutto. Il pudore &egrave; ci&ograve; che preserva una distanza, un velo, un enigma. &Egrave; ci&ograve; che mantiene vivo il desiderio facendo dell'altro un mistero da scoprire.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sul piano clinico il calo del desiderio, che era fino a qualche decennio fa un fenomeno prettamente femminile, si &egrave; generalizzato ed &egrave; in crescita, e non perch&eacute; il desiderio venga represso. Per Baudrillard la modernit&agrave; avanzata non reprime il desiderio: lo costringe a diventare visibile. Il potere non opera pi&ugrave; tramite il divieto, ma tramite la trasparenza obbligatoria: tutto deve mostrarsi, tutto deve significare, tutto deve produrre un segno verificabile. Non ci sono pi&ugrave; segreti, non ci sono pi&ugrave; zone d'ombra.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La pornografia &egrave; il paradigma di questo regime: non &egrave; un'esuberanza di sesso, ma una forzatura di visibilit&agrave; del sesso. Essa elimina la distanza, l'enigma, la seduzione, cancella l'incertezza per proiettarsi verso un'egemonia meccanica della rappresentazione. Lo sforzo di Sade, per esempio, nei suoi macchinosi preparativi erotici, era di mettere il desiderio sotto il controllo di una programmazione meticolosa, con l'idea di poter costringere la vittima a godere. L'essenza del sadismo non &egrave; infliggere dolore, &egrave; indurre il godimento contro la volont&agrave; del soggetto. Questo godimento ha bisogno di un segno visibile, e l'ipostasi dell'eiaculazione femminile nel dispositivo sadiano &egrave; ci&ograve; che forza l'invisibile alla visibilit&agrave;. Il godimento deve essere visibile, certificato, contabilizzato, registrato.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Qui nasce il fantasma pornografico per cui nulla deve restare invisibile. La pornografia non erotizza il sesso, lo svuota d&rsquo;intensit&agrave;. Essa funziona come confessione integrale del corpo, abolizione della distanza, eliminazione della seduzione. Il corpo pornografico &egrave; un corpo che non ha segreti, non ha ombre, non ha interiorit&agrave;. &Egrave; il corpo perfetto per una societ&agrave; che aspira alla totalit&agrave; del visibile e che vuole tutto verificabile, tutto misurabile, tutto quantificabile.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Vediamo allora che quando l'</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">evidence based&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">del metodo scientifico diventa comandamento di un pensiero unico applicato a ogni dimensione dell'esistenza, quando ogni affermazione deve essere provata e certificata, siamo avviati verso l'universalizzazione della pornografia confessionale, dove il desiderio &egrave; detto solo per essere certificato. La pornografia confessionale &egrave; la forma estrema di una societ&agrave; che ha trasformato la confessione in obbligo di visibilit&agrave;, il desiderio in segno, la verit&agrave; in esposizione, una sorta di generalizzazione del boudoir sadiano, che si sposta oggi nei salotti televisivi della societ&agrave; di massa.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La troviamo nelle confessioni mediatiche iper-intime dei talk show, nello storytelling del trauma dove ogni sofferenza deve essere raccontata pubblicamente, nelle narrazioni di s&eacute; nelle reti sociali dove ogni aspetto della vita privata diventa spettacolo, nei reality show dove l'intimit&agrave; &egrave; messa in scena h24, nella pornografia esplicita che incorpora il racconto dove "ti dico cosa provo mentre lo faccio." La pornografia confessionale istituisce un regime discorsivo &ndash; non un genere erotico &ndash; in cui la modalit&agrave; della confessione post-tridentina viene secolarizzata e rovesciata, mantenendone per&ograve; intatta l'esigenza fondamentale: dire tutto, non lasciare resto, rendere visibile l'intimo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se la pornografia, nella sua esibizione oscena, fa sfumare l'aura erotica della sessualit&agrave;, la pornografia confessionale di una societ&agrave; segnata dalla scomparsa del pudore spinge il potere sullo stesso terreno, portandolo all'esibizione di quel che gli&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">arcana imperii&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">celavano sotto il velo istituzionale per metterlo in forma di legalit&agrave;. In passato, il potere era teatrale. Per Carl Schmitt, per esempio, la rappresentanza parlamentare non aveva nessun senso senza la rappresentazione, senza il fatto che la presenza del potere diventasse manifestazione pubblica. C'erano costumi, rituali, distanze codificate. Il potere si mostrava ma attraverso forme simboliche.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Oggi il potere, modellato dalla pornografia confessionale, esibisce un leader che non chiede di essere rispettato per la sua carica, ma che vuole essere visto nella sua immediatezza. L'antesignano di questa forma di potere era Hitler, e chi aveva letto il&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Mein Kampf</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;sapeva cosa avrebbe fatto. Oggi un leader che ha dietro di s&eacute; l'esercito pi&ugrave; potente del mondo trova nella messa in forma istituzionale solo un ostacolo, e i mezzi giustificano il fine, ovvero: i mezzi che abbiamo ci consentono di prefigurare i fini che possiamo conseguire. La dichiarazione fuori dai denti, senza ricami, dei propri obiettivi &egrave; una sorta di esibizionismo politico: &egrave; mostrare l'organo del potere, la nuda forza, senza l'abito della diplomazia.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Di fatto il pudore istituzionale non &egrave; ipocrisia, &egrave; ci&ograve; che permette al potere di essere qualcosa di pi&ugrave; della semplice violenza. Se il potere perde il velo, se sfuma il suo pudore e il potere aderisce alla pornografia confessionale, allora smette di essere autorit&agrave; e si contrae nella potenza bruta. Un leader che agisce senza pudore non &egrave; niente di diverso da un pirata. La differenza tra il sovrano e il pirata &egrave; che il primo rappresenta un ordine, il secondo esibisce un appetito. Difficile dire se &egrave; la pornografia confessionale della societ&agrave; a riplasmare il potere, o se sono le nuove forme del potere a ridefinire la societ&agrave;, ma sicuramente l'effetto del potere spudorato porta in primo luogo a una desensibilizzazione, perch&eacute; la violenza dichiarata non scandalizza pi&ugrave;, proprio come il corpo nudo in un mondo iper-pornografico non eccita pi&ugrave;, diventa banale, si normalizza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In secondo luogo annulla l'effetto critico della denuncia. Se il potere ammette gi&agrave; tutto, se dice chiaramente e senza arrossire: non operiamo legittimati da qualche norma, ma perch&eacute; ci prendiamo quel che ci serve, la critica non ha pi&ugrave; nulla da smascherare, la spudoratezza implica l'immunit&agrave; dalla vergogna. Il potere ha gi&agrave; rimosso la maschera da solo, lasciando l'oppositore senza argomenti. Come si critica chi ha gi&agrave; ammesso tutto? Come si denuncia chi si &egrave; gi&agrave; autodichiarato colpevole ma indifferente?</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La scomparsa del pudore, in ultima istanza, trasforma gli&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">arcana imperii&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">da segreti sacri a esibizioni volgari. Il potere non cerca pi&ugrave; di sembrare giusto, non si preoccupa pi&ugrave; della legittimit&agrave;, cerca solo di sembrare efficace, usando l'oscenit&agrave; come prova della propria autenticit&agrave;. &Egrave; la rivincita di Trasimaco, il sofista che nel primo libro della&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Repubblica</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;di Platone sosteneva che la giustizia non &egrave; altro che l'utile del pi&ugrave; forte. Quando il pudore scompare, quando il velo cade, rimane solo la nuda forza, e la politica si riduce a rapporto di potenza. Carl Schmitt che concepisce la politica come gestione specifica di un conflitto tra due parti ostili, la fonda sullo scontro in cui ciascuna delle parti si riconosce attraverso ci&ograve; che non &egrave;, attraverso il nemico. &Egrave; una politica fondata sull&rsquo;identit&agrave;, e ci&ograve; vuol dire che, anche quando usa la forza, passa attraverso per le forme del simbolico, non entrando nei cortocircuiti immaginari come nell&rsquo;ostilit&agrave; tra femminismo radicale e&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">red pill.</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Nell&rsquo;affermazione incondizionata della supremazia come la esercita il potere nella pornografia confessionale il simbolico &egrave; invece completamente indifferente, e il solo limite auto-riconosciuto &egrave; la coscienza di chi non ha nessuna coscienza.</span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Less is more]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/less-is-more]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/less-is-more#comments]]></comments><pubDate>Tue, 09 Dec 2025 13:22:49 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/less-is-more</guid><description><![CDATA[Andrea del Sarto - La moglie dell'artista Marco Focchi&#8203;Nel 1913 Jones pubblic&ograve; su Imago un articolo dal curioso titolo &ldquo;L&rsquo;influenza della moglie sull&rsquo;arte di Andrea del Sarto&rdquo;. In poche pagine Jones delinea un rapido schizzo per spiegare le ragioni inconsce che impedirono al pittore fiorentino di svettare alle altezze dei grandi contemporanei, come Raffaello e Michelangelo. La tesi &egrave; che la presenza costante della moglie nella sua esistenza polarizz&og [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/screenshot-2025-12-08-alle-12-12-19_orig.jpeg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption">Andrea del Sarto - La moglie dell'artista</span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><br />Marco Focchi<br /><br />&#8203;Nel 1913 Jones pubblic&ograve; su <em>Imago</em> un articolo dal curioso titolo &ldquo;L&rsquo;influenza della moglie sull&rsquo;arte di Andrea del Sarto&rdquo;. In poche pagine Jones delinea un rapido schizzo per spiegare le ragioni inconsce che impedirono al pittore fiorentino di svettare alle altezze dei grandi contemporanei, come Raffaello e Michelangelo. La tesi &egrave; che la presenza costante della moglie nella sua esistenza polarizz&ograve; completamente i suoi conflitti nell&rsquo;attuale impedendogli di attingere ai complessi infantili e di trovarne una soluzione attraverso la fantasia. Se non pot&eacute; sprofondarsi nell&rsquo;arte per sprigionarvi la fantasia fu perch&eacute; tutto il suo investimento era convogliato sulla moglie, presente in carne ed ossa. La sua arte rimase priva di vita perch&eacute; tutta la sua vitalit&agrave; era assorbita dalla relazione con la moglie.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph">Per chi si &egrave; emozionato di fronte alla &ldquo;Madonna delle arpie&rdquo;, o si &egrave; lasciato incantare dalla bellezza degli affreschi nel Cenacolo di S. Salvi, questi giudizi critici risultano un po&rsquo; riduttivi. Per quanto riguarda il personaggio invece, Andrea del Sarto non appare certo nella figura d&rsquo;artista solitario e ascetico, come Leonardo, o dal carattere impossibile, come Michelangelo. Vasari lo descrive come &ldquo;persona facilissima&rdquo;, meglio disposto a lavorare per la gente semplice che non per quella altolocata e rispettabile. Amante della compagnia, in giovinezza aveva stretto amicizia con un altro pittore fiorentino, il Franciabigio, con cui aveva diviso la stanza, e &ldquo;piacendoli il comerzio delle donne&rdquo;, il suo biografo e amico ci fa capire che non se ne era privato.<br /><span></span>Quella che sarebbe diventata sua moglie era una giovane bellissima: Andrea la conobbe quando ancora era sposata con un berrettaio, e se ne invagh&igrave; perdutamente, tanto da abbandonare lo studio e l&rsquo;esercizio della sua arte. Il ritratto che Vasari fa della ragazza non pu&ograve; essere definito generoso: la descrive come altera e superba, pur provenendo da famiglia modesta con un padre povero e vizioso. Qualunque fossero i vizi del padre, a quelli della figlia si aggiungeva una certa civetteria giacch&eacute;, sapendo di piacere, era &ldquo;vaga d&rsquo;essere volentieri intrattenuta e vagheggiata d&rsquo;altrui&rdquo;.<br /><span></span>Non sappiamo se il marito fosse d&rsquo;ostacolo alla brama di godere delle sue grazie che infiammava il sangue di Andrea. Se cos&igrave; fu per&ograve; la cosa non dur&ograve; a lungo, giacch&eacute; il berrettaio non stava in buona salute, e ammalatosi gravemente si mise a letto per non alzarsi pi&ugrave;.<br /><span></span>Per Andrea non poteva esservi occasione migliore: non stette a sentire consigli d&rsquo;amici e &ldquo;non risguardando alla virt&ugrave; dell&rsquo;arte, n&eacute; alla bellezza dell&rsquo;ingegno, n&eacute; al grado che egli avesse acquistato con tante fatiche, senza far motto a nessuno, prese per sua donna la Lucrezia di Baccio del Fede, che cos&igrave; aveva nome la giovane, parendoli che le sue bellezze lo meritassero e stimando molto pi&ugrave; l&rsquo;appetito de l&rsquo;animo che la gloria e l&rsquo;onore per il quale aveva gi&agrave; caminato tanta via&rdquo;.<br /><span></span>Per Vasari fu un errore imperdonabile che cost&ograve; ad Andrea la pace propria e di quanti gli erano intorno. Lucrezia, secondo lui, in breve tempo lo port&ograve; a cader preda della gelosia e del suo capriccio, facendogli subire ogni sorta di soperchierie e dominandolo completamente attraverso &ldquo;il tossico delle amorose lusinghe&rdquo;. Per dedicarsi completamente a lei Andrea volt&ograve; le spalle ai genitori, che prima aveva sempre aiutato nonostante i suoi magri guadagni. Gli amici, che lo avevano sempre cercato, cominciarono a fuggirlo, mentre i garzoni che imparavano da lui a bottega dovettero adattarsi alle male parole e spesso alle percosse di questa terribile dominatrice.<br /><span></span>Anche Vasari deve essersi sentito le sue quando, principiante sconosciuto e povero in canna, dimor&ograve; nella casa del maestro, e questo &egrave; certamente un fomite non secondario della sua antipatia nei confronti di Lucrezia.<br /><span></span>L&rsquo;immagine trasmessaci dalla sua biografia &egrave; quella di un pittore di grande talento, dotato di una straordinaria facilit&agrave; nella tecnica esecutiva, tanto da valergli l&rsquo;appellativo di &ldquo;pittore senza errori&rdquo;, ma incapace di cogliere l&rsquo;occasione di successo offertagli dai suoi doni naturali perch&eacute; dominato dalla passione che lo teneva attaccato alle sottane di quella che, con un carattere appena migliore, avrebbe potuto essere la sua Ninfa Egeria.<br /><span></span>L&rsquo;idea dell&rsquo;occasione perduta trova la propria piena realizzazione nell&rsquo;aneddoto del suo incontro con Francesco primo. Al re di Francia erano straordinariamente piaciuti alcuni dei quadri di Andrea, lo volle accanto a s&eacute; e lo fece invitare a corte. Andrea non mise in mezzo difficolt&agrave;: prese armi e bagagli e part&igrave; per la Francia. Qui fu messo subito al lavoro con profitto, traendone ricchezza e crescendo in considerazione. Dopo alcuni mesi, quando la ruota della fortuna sembrava aver imboccato il verso giusto, cominciarono ad arrivare le lettere di Lucrezia, che sapeva trovare le parole adatte a toccargli il cuore e a risvegliare in lui il desiderio. Cos&igrave; &ldquo;elesse pi&ugrave; tosto la miseria de la vita, che l&rsquo;utile e la gloria e la fama de l&rsquo;arte&rdquo;. Rifatti i bagagli disse al re che andava a sistemare alcuni affari a Firenze e che sarebbe tornato in breve tempo in Francia. Promise che, oltre alla moglie, avrebbe portato con s&eacute; un carico di tesori della pittura e scultura italiane. Si fece dare all&rsquo;uopo un adeguato quantitativo di danaro, giur&ograve; sul Vangelo che nel giro di pochi mesi gli avrebbe riempito la reggia di tutte le bellezze dell&rsquo;arte e il re, che si fidava di lui come dei suoi occhi, gli diede licenza.<br /><span></span>A Firenze, con i soldi del re, Andrea si costru&igrave; una casa dove and&ograve; a vivere con Lucrezia. Il re la prese male, non volle pi&ugrave; nemmeno sentir parlare di pittori fiorentini, e Andrea, caduto, per la brama della sua donna, dall&rsquo;Eden della corte reale alle miserie della quotidianit&agrave;, sfiorato dall&rsquo;ala veloce di una fortuna che non aveva potuto o voluto cogliere, continu&ograve; a vivacchiare della propria arte in un&rsquo;oscurit&agrave; ormai lontana dagli onori e dalla grandezza.<br /><span></span>Jones si pone il problema di accertare in quale misura e per quali vie inconsce l&rsquo;influenza di Lucrezia sia stata causa del fallimento di Andrea. La sua tesi &egrave; molto semplice: l&rsquo;amore di Andrea per Lucrezia &egrave; connotato da una forte ambivalenza, e tanto &egrave; pi&ugrave; forte in lui quanto pi&ugrave; deve contrastare l&rsquo;odio. L&rsquo;ambivalenza, in questo caso, oltre che dalla naturale ribellione allo spirito di dominatrice posseduto dalla moglie, avrebbe origine nella necessit&agrave; di contrastare la particolare forza della tendenza omosessuale rimossa. Jones la desume dalla convivenza giovanile con il Fanciabigio, dalle amicizie con uomini pi&ugrave; anziani, oltre che, e soprattutto, dalle manifestazioni di gelosia di Andrea. L&rsquo;amore in lui sarebbe rimasto in uno stato di costante tensione perch&eacute;, oltre alle sue normali funzioni, serviva ad arginare l&rsquo;odio e l&rsquo;omosessualit&agrave; rimossa. La moglie poteva esigere da lui qualsiasi cosa perch&eacute; in fondo sapeva che senza di lei lui era perduto: Andrea non poteva permettersi di non amarla per non essere travolto dall'insopportabile. Nei nostri termini potremmo dire che era Lucrezia a svolgere le funzioni di Nome del Padre, e non c&rsquo;era quindi nessun bisogno, o nessuna possibilit&agrave;, per Andrea, di trovare una supplenza nel sintomo artistico.<br /><span></span>A una donna per la quale un poeta o un pittore mostra un attaccamento appassionato, si attribuisce in genere il merito di essere ispiratrice della sua arte. Questo ovviamente non si pu&ograve; negare, ma possiamo dire che &egrave; vero sotto certe condizioni, possiamo affermare che avviene cos&igrave; quando questa donna si configura come la parvenza di un godimento imprendibile. Cos&igrave; Dante &egrave; costretto a scrivere tutta la Divina Commedia prima di arrivare all&rsquo;estasi indicibile del Paradiso in cui l&rsquo;accompagna Beatrice; e Boccaccio scrive il Decamerone per intrattenere&nbsp;&nbsp;le donne nei giorni vuoti d&rsquo;amore, perch&eacute; chi meglio di lui, scottato da Fiammetta, conosce il lenimento e la consolazione di un racconto che colma l&rsquo;assenza dell&rsquo;oggetto di desiderio?<br /><span></span>Seneca gi&agrave; diceva come non ci si possa occupare della filosofia e di una moglie al tempo stesso. Per i trovatori dell&rsquo;amor cortese in fondo era facile proclamarsi servitori di una Dama con la quale il rapporto era fondato sull&rsquo;<em>amor de lonh,</em>&nbsp;sulla distanza, o addirittura, come per Jaufre Rudel, sull'innamoramento per una nobildonna&nbsp;<em>ses vezer,</em>&nbsp;cio&egrave; solo per averne sentito parlare. Altra cosa doveva essere, per Andrea del Sarto, servire Lucrezia che aveva accanto tutto il santo giorno, e chiss&agrave; che l&rsquo;enigmatico basamento della &ldquo;Madonna delle arpie&rdquo;, che ha fatto scervellare la critica per svelarne il senso, oltre a rimandare alle cavallette dell&rsquo;Apocalisse di S. Giovanni, come suggeriscono le interpretazioni pi&ugrave; recenti, abbia anche un significato molto pi&ugrave; semplice e quotidiano.<br /><span></span>Ci sarebbero insomma due possibili funzioni femminili accanto all&rsquo;uomo di pensiero e all&rsquo;artista: una &egrave; la donna portatrice d&rsquo;assenza, che fa desiderare, che si delinea come parvenza innescando la necessit&agrave; della creazione; l&rsquo;altra &egrave; la donna portatrice della presenza, che detta le regole organizzando la vita a volte pi&ugrave; del necessario o che, in altra variante, &egrave; dispensatrice di benessere materiale e sazia i bisogni lasciando correre la fantasia. Naturalmente possono esserci entrambe: Beatrice era per Dante la donna dell&rsquo;assenza, ma nella vita quotidiana aveva accanto la moglie Gemma, che probabilmente, meno invadente di Lucrezia, non pretendeva di occupare anche lo spazio dei pensieri. Dovremmo poi riuscire ad astrarci dalle realizzazioni empiriche per vedere come le due funzioni possano benissimo essere sostenute dalla stessa donna.<br /><span></span>Andrea del Sarto &egrave; in fondo un nevrotico che materializza, in modo forse meno drammatizzato, una di quelle figure balzachiane di uomini dominati da una passione, come pap&agrave; Goriot, uomini capaci di distruggersi nel perseguire un oggetto di godimento incomparabile. Ma sarebbe interessante prendere le misure dell&rsquo;impatto devastante che &ldquo;la donna della presenza&rdquo; ha invece nella psicosi. Dino Campana, per esempio, era sempre stato un po&rsquo; strano, e le descrizioni degli amici poeti fiorentini dipingono l&rsquo;immagine di un uomo dall&rsquo;aria trasandata, con spesso l&rsquo;aspetto di uno che aveva passato la notte su una panchina, chiuso in umori scontrosi e non sempre decifrabili. La poesia doveva avere funzionato per lui come supplenza fino all&rsquo;incontro con Sibilla Aleramo, della cui vigorosa presenza nella letteratura italiana, pi&ugrave; ancora che i suoi libri, ci parlano le memorie di quanti l&rsquo;hanno conosciuta. L&rsquo;esordio psicotico di Campana segue all&rsquo;incontro con Sibilla Aleramo, come se la forza detonante della sua femminilit&agrave; avesse minato alla base la possibilit&agrave; di compensazione offerta dalla scrittura. Nel manicomio dove Pariani, uno psichiatra ammiratore della sua poesia divenuto suo biografo, lo va a trovare sollecitandolo a tornare a scrivere, Campana risponde che non ne ha materialmente il tempo, perch&eacute; &egrave; occupato a scrivere tutti i giornali del mondo. Joyce forse ha avuto pi&ugrave; prudenza o pi&ugrave; fortuna nei suoi rapporti con le donne: non ha avuto bisogno di scrivere tutti i giornali del mondo, si &egrave; accontentato di scrivere il Finnegans wake.<br /><span></span>Andrea del Sarto non aveva queste smisurate ambizioni, e Vasari lo mostra come un uomo a cui gli appetiti dell&rsquo;immediato parlano in modo pi&ugrave; eloquente che le promesse della gloria. Per far sentire in lui la voce nostalgica del rimpianto, la malinconia infinita dell&rsquo;occasione perduta, bisognava se ne appropriasse l&rsquo;immaginazione romantica.<br /><span></span>In una poesia pubblicata nel 1855 Robert Browining mostra Andrea nella sua casa con Lucrezia: la supplica di non litigare pi&ugrave;, di avvicinarsi a lui e prendergli la mano, di affacciarsi alla finestra che guarda verso le dolci colline di Fiesole rivolgendo entrambi per un poco la mente agli stessi pensieri, come usano fare gli sposi. E&rsquo; stanco, questa sera pi&ugrave; di altre, promette che far&agrave; domani i lavori che deve finire, e deporr&agrave; il denaro guadagnato nella sua piccola graziosa mano. La giovinezza, la speranza l&rsquo;arte sono sfumati, come nel crepuscolo autunnale che attenua i colori del paesaggio di Fiesole davanti a loro. Lui le mostra i suoi dipinti nella stanza: sa che lei non ne capisce il valore, n&eacute; si preoccupa di capirlo, ma pu&ograve; sentire cosa ne dice la gente. Quel che altri sognano o tentano invano di fare a lui riesce senza nessuna difficolt&agrave;, senza studio, senza abbozzi preparatori. Molti altri darebbero qualunque cosa per riuscire a dipingere soltanto quel piccolo dettaglio che lei, passando incurante l&rsquo;altro giorno, ha imbrattato facendo ondeggiare l&rsquo;abito. Eppure riescono a fare meno, molto meno.&nbsp;<em>Well, less is more, Lucrezia.</em>&nbsp;In loro brilla una luce divina pi&ugrave; autentica, e nel loro cervello inceppato, affollato di sconfitte, il cuore sale pi&ugrave; rapidamente di questa mia abile mano d&rsquo;artigiano senza slancio.<br /><span></span>L&igrave; accanto c&rsquo;&egrave; la copia di un dipinto di Raffaello, che gli ha fatto arrivare Vasari. Pu&ograve; perfettamente immaginare come lo abbia realizzato. Pu&ograve; anche mostrarne gli errori: un braccio &egrave; sbagliato, ci sono piccole inesattezze nelle linee del disegno: ma riguardano il corpo, perch&eacute; l&rsquo;anima &egrave; perfetta. Si potrebbe persino correggere; basterebbe dare un po&rsquo; di pastello qui, cos&igrave;, e la linea ora va bene. Ma l&rsquo;anima &egrave; sparita. Se mi avessi dato tu l&rsquo;anima, avremmo potuto innalzarci ai vertici di Raffaello. Se mi avessi detto &ldquo;Pensa all&rsquo;arte e alla gloria, non curarti del guadagno; rinuncia al presente per il futuro, vivi per la fama, accanto a Michelangelo!&rdquo; Ma ogni rimpianto &egrave; inutile, perch&eacute; se ci fosse una nuova occasione, dove quattro pareti nella Gerusalemme Celeste dovessero essere affrescate da Leonardo, Raffaello, Michelangelo e lui stesso, i primi tre sarebbero senza moglie, e lui con la sua. Cos&igrave; loro vincerebbero ancora.&nbsp;<em>Because there&rsquo;s still Lucrezia, - as I choose.</em><br /><span></span>Da una parte c&rsquo;&egrave; l&rsquo;invocazione di un meno, una minore perfezione che &egrave; l&rsquo;immagine di un minore soddisfacimento immediato (il futuro contro il presente). Se Lucrezia non fosse per lui un oggetto cos&igrave; pienamente appagante, se fosse anche un po&rsquo; la donna dell&rsquo;assenza, la mancanza si tradurrebbe in slancio di realizzazione nell&rsquo;arte. Dall&rsquo;altra Lucrezia &egrave; irrinunciabile, perch&eacute; di fronte a una nuova possibilit&agrave; la scelta ricadrebbe di nuovo su di lei, che &egrave; senza sfumature la donna della presenza.<br /><span></span>Usciamo ora dalla prospettiva delle dinamiche conflittuali in cui Jones legge la vicenda di Andrea, per inquadrarla in quella clinica borromea che Miller propone di interpretare come una clinica senza conflitto, fatta di annodamento e non di opposizione. In questa luce Lucrezia &egrave; un annodamento riuscito, e se il legame con lei &egrave; tanto tenace &egrave; perch&eacute; offre una soluzione vivibile. La ripetizione che appare nella poesia di Browning, presentata come una nuova rinuncia all&rsquo;arte, non &egrave; in fondo che la scelta ribadita della&nbsp;<em>happiness</em>&nbsp;pulsionale. Nulla prescrive, dal nostro punto di vista, che il soddisfacimento sublimato offerto dall&rsquo;arte debba essere migliore di quello diretto offerto dal partner-sintomo.<br /><span></span>Il problema, pi&ugrave; che nel carattere di Lucrezia, &egrave; nella scelta di Andrea, &egrave; quale&nbsp;<em>more</em>&nbsp;uno pu&ograve; trovare per compensare il&nbsp;<em>less</em>&nbsp;originario. Bisogna inventare un modo per trattare la mancanza, per circoscriverla, per farci qualcosa, per farne un buon uso. Con tutta la differenza che occorre mettere in conto tra nevrosi e psicosi, il fallimento non &egrave; quello di Andrea,&nbsp;&nbsp;che dopo l&rsquo;insorgenza della malattia d&rsquo;amore, patologia dal decorso generalmente sfavorevole, ha sostituito l&rsquo;arte con la donna trasformando in teriaca il tossico che l&rsquo;aveva messo sottosopra. Il vero fallimento &egrave; quello di Dino Campana, che rimasto senza arte e senza donna, si aggrappa alla sola risorsa delirante di scrivere tutti i giornali del mondo, nel manicomio dove lo va a trovare lo sconsolato Pariani, orfano, come tutti noi, del grande poeta che ha saputo dare alla nostra lingua un&rsquo;opera di sconvolgente bellezza come i Canti Orfici.<br /><span></span></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'armonia non simmetrica tra i sessi]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/larmonia-non-simmetrica-tra-i-sessi]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/larmonia-non-simmetrica-tra-i-sessi#comments]]></comments><pubDate>Mon, 01 Dec 2025 10:21:47 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/larmonia-non-simmetrica-tra-i-sessi</guid><description><![CDATA[Sygne de Coûfontaine nell'intepretazione di Evelyne Bouix Marco FocchiConferenza tenuta a Siviglia il 29 novembre 2025Nel Seminario su La logica del fantasma Lacan pone le basi di quello che sar&agrave; l&rsquo;assioma reso esplicito negli anni successivi del suo insegnamento: non c&rsquo;&egrave; rapporto sessuale. &Egrave; l'aforisma che d&agrave; il titolo al nostro prossimo Congresso AMP a Parigi ed &egrave;, possiamo dire, uno dei punti d&rsquo;arrivo della riflessione di Lacan, e uno dei  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/published/e-velyne-bouix.jpg?1764584551" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption">Sygne de Co&ucirc;fontaine nell'intepretazione di Evelyne Bouix</span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Marco Focchi<br /><br /><em>Conferenza tenuta a Siviglia il 29 novembre 2025</em><br /><br />Nel Seminario su <em>La logica del fantasma</em> Lacan pone le basi di quello che sar&agrave; l&rsquo;assioma reso esplicito negli anni successivi del suo insegnamento: non c&rsquo;&egrave; rapporto sessuale. &Egrave; l'aforisma che d&agrave; il titolo al nostro prossimo Congresso AMP a Parigi ed &egrave;, possiamo dire, uno dei punti d&rsquo;arrivo della riflessione di Lacan, e uno dei punti fondativi del suo pensiero. Come notato da Massimiliano Rielli in un lavoro di cartello, possiamo trovarne un&rsquo;esemplificazione letteraria attraverso il racconto di Borges <em>La setta della fenice</em> che, secondo Miller, offre una metafora illuminante della sessualit&agrave;: una setta misteriosa unisce tutti gli uomini attraverso un rito tramandato di generazione in generazione. Il segreto del rito, come si coglie, &egrave; il coito stesso: ogni essere umano ne condivide la pratica, che rimane tuttavia paradossalmente occultata per ognuno. Borges evidenzia il carattere enigmatico l'atto sessuale presentandolo come un rituale misterioso.<br />Questa pratica, sottratta alla visibilit&agrave;, tocca il cuore di quel che Lacan esprime dicendo che non c'&egrave; rapporto sessuale. Si tratta infatti di mostrare che nessun rito simbolico e nessuna formula pu&ograve; definire nell&rsquo;essere parlante una corrispondenza tra il godimento maschile e quello femminile. Come suggerisce un verso di Montale, ricordatoci da Simone Barbagallo, &ldquo;Il fiore che ripete/ dall&rsquo;orlo del burrato/ non scordarti di me/ non ha tinte pi&ugrave; liete n&eacute; pi&ugrave; chiare/ dello spazio gettato tra me e te" (Mottetti, da <em>Le occasioni). </em>Questo spazio gettato tra te e me esiste come iato incolmabile, come una separazione creata dal linguaggio stesso. Prendo il riferimento a questo verso perch&eacute; mette in gioco lo spazio, quello spazio tra te e me definito come incolmabile, come preso sull&rsquo;orlo di un baratro, di un precipizio, ed &egrave; come lo spazio geometrico del segmento che Lacan usa per cercare di dare una prima formalizzazione matematica dell&rsquo;assenza di rapporto sessuale<br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Dal paradigma fallico al paradigma del non-rapporto</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;insegnamento di Lacan, ricorda Rielli, va dal paradigma fallico presente nei Seminari V e VI, a quello del non-rapporto esplicitato nel Seminario XX. La Fenice del racconto borgesiano pu&ograve; essere presa come espressione del fallo, che scompare e risorge come fa l'organo nell'atto sessuale. Ogni essere parlante si riconosce nel culto della Fenice, ovvero nel significato del fallo come funzione su cui s&rsquo;impernia il linguaggio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel Seminario XX Lacan mostra poi come il fallo costituisca un ostacolo al rapporto tra i sessi: "il godimento fallico &egrave; l'ostacolo per cui un uomo non arriva a godere del corpo della donna". Il godimento dell'organo elude il desiderio, che richiede l'operativit&agrave; della castrazione simbolica. Invece di partire dell&rsquo;Altro, nella logica in cui il desiderio &egrave; desiderio dell&rsquo;Altro, si parte allora dal fatto che c'&egrave; godimento, un godimento Uno, asessuato, localizzato nel corpo proprio che gode senza l&rsquo;Altro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nel seminario XIV non siamo ancora in questo scenario, c&rsquo;&egrave; per&ograve; la messa in gioco di quella che Lacan definisce come un&rsquo;eterogeneit&agrave; tra il godimento maschile e quello femminile. Tra i due godimenti non c&rsquo;&egrave; una comune misura. Per questo Lacan prende come riferimento matematico la relazione aurea con la divisione del segmento in media ed estrema ragione, giacch&eacute; questa costruzione non &egrave; solo una formulazione elegante &ndash; che nell&rsquo;arte rinascimentale &egrave; anche stata presa poi a modello della bellezza &ndash; ma &egrave; l&rsquo;espressione formale di un punto di struttura.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;incommensurabile</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La media ed estrema ragione nascono infatti come soluzione al grande problema sorto con la scoperta di Ippaso di Metaponto dell&rsquo;incommensurabilit&agrave; e al trauma che ha provocato nel pensiero greco. I pitagorici, per i quali tutta la realt&agrave; &egrave; riconducibile a numeri, ne furono sconvolti, ma non solo loro: tutto il pensiero greco era impostato sulla razionalit&agrave; della misura. Per esempio Policleto, lo scultore, considerava che la bellezza dipendesse da un sistema rigoroso di rapporti numerici tra le parti del corpo. I rapporti che usava erano per&ograve; tutte frazioni razionali: il piede doveva essere 1/6 dell&rsquo;altezza, la testa 1/7 ecc. La scoperta dell&rsquo;incommensurabile d&agrave; luogo dunque a una crisi, ed Euclide &egrave; il primo a dare una formulazione rigorosa della seziona aurea, la stessa che Lacan riprende nel seminario sulla logica del fantasma.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">C&rsquo;&egrave; in fondo un particolare parallelismo tra la crisi del pensiero greco indotta dall&rsquo;incommensurabile e i problemi che affronta Lacan in questi anni. La crisi nata dalla scoperta dell&rsquo;incommensurabile mette in discussione l&rsquo;idea che l&rsquo;armonia del mondo sia esprimibile solo in termini di rapporti tra numeri interi. Il Lacan degli anni Sessanta deve fare i conti con il fatto che l&rsquo;inconscio strutturato come un linguaggio non esaurisce tutte le questioni poste dal trattamento psicoanalitico. Non stupisce dunque che vada a cercare una via d&rsquo;uscita negli stessi mezzi con cui i greci han tentato di trattare il loro problema. La media ed estrema ragione offrivano ai greci un ponte concettuale dove, partendo da costruzioni geometriche rigorose legate a figure regolari, si arrivava a un rapporto incommensurabile che per&ograve; non appariva caotico, bens&igrave; armonico e perfettamente definito. Per questo Platone (</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Timeo</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;36a) e poi Euclide la valorizzarono come simbolo di mediazione, come un ponte tra finito e infinito, tra ordine e disordine.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La soddisfazione</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A questo proposito il problema da cui Lacan parte &egrave; quello della soddisfazione. Che modello possiamo darci della soddisfazione? Freud, come prototipo di soddisfazione soggettiva, propone l&rsquo;unione sessuale. Per altro verso per&ograve;, l&rsquo;esperienza clinica da cui &egrave; partito Freud ma, possiamo dire, l&rsquo;esperienza che &egrave; di tutti, &egrave; quella che mostra chiaramente come l&rsquo;unione sessuale sia il punto in cui maggiormente incontriamo l&rsquo;insoddisfazione soggettiva. Era cos&igrave; al tempo di Freud ed &egrave; cos&igrave; ancora per noi oggi. Da cosa dipende? Evidentemente il problema non si limita alle restrizioni presenti nella societ&agrave; vittoriana, dove la sessualit&agrave; era vista come qualcosa da disciplinare, regolare e da contenere. Lacan parla negli anni Sessanta, quelli della rivoluzione sessuale, quando gi&agrave; era arrivata la pillola anticoncezionale, quando il sesso aveva smesso di essere solo legato al matrimonio e alla procreazione, diventando espressione di piacere e di realizzazione personale. Cosa fa s&igrave; allora che ci sia questa ininterrotta continuit&agrave; d&rsquo;insoddisfazione nell&rsquo;esperienza umana che neppure la prospettiva freudiana ha potuto cancellare? Qui c&rsquo;&egrave; il passo avanti che Lacan fa proprio con la formula secondo cui non c&rsquo;&egrave; rapporto sessuale: l&rsquo;insoddisfazione non &egrave; accidentale, non &egrave; contingente, &egrave; qualcosa di fondo, di strutturale, che discente dal modo stesso in cui &egrave; organizzata la sessualit&agrave; per l&rsquo;essere parlante.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Potremmo dire che Lacan segue un binario parallelo a quello de&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Il disagio della civilt&agrave;,</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;quando Freud diagnostica l&rsquo;insoddisfazione del genere umano con la rinuncia pulsionale necessaria perch&eacute; possa costituirsi la civilt&agrave;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan, nel qualificare il disagio, aggiunge per&ograve; qualcosa di significativo, facendo un&rsquo;osservazione sulla posizione dell&rsquo;uomo contemporaneo in quello che &egrave; il sistema capitalistico. L&rsquo;individuo &egrave; visto, nel sistema capitalistico, esclusivamente in funzione della produttivit&agrave;: il tempo &egrave; impiegato in un lavoro destinato a rendere possibile il sostentamento e deve essere utile alla produttivit&agrave;, ovvero alla creazione di quel che Marx chiamava il plusvalore. C&rsquo;&egrave;, in queste osservazioni, come un&rsquo;eco delle analisi di Marcuse sul principio di prestazione. &ldquo;Quale margine viene lasciato al tempo proprio di una cultura dell&rsquo;amore? &ndash; si domanda Lacan &ndash; Tutto testimonia &ndash; risponde &ndash; che &egrave; la realt&agrave; pi&ugrave; esclusa dalla nostra realt&agrave; soggettiva.&rdquo; Questa osservazione, qui apparentemente marginale, &egrave; un seme che ha un successivo sviluppo nel suo pensiero, e che verr&agrave; ripresa negli anni pi&ugrave; tardi del suo insegnamento, dopo aver formulato la teoria dei quattro discorsi. &Egrave; l&rsquo;idea che nel discorso capitalistico &ndash; un quinto discorso aggiunto in seguito ai quattro canonici &ndash; non c&lsquo;&egrave; posto per l&rsquo;amore, perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; posto per la mancanza. Il capitalismo ti ipersazia, ti riempie di oggetti paccottiglia, alimenta ad artificio desideri, con la pubblicit&agrave;, con il marketing, solo per poterli saturare con le sue merci.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il modello di soddisfazione promosso dal capitalismo &egrave; dunque quello della saturazione. Il modello freudiano &egrave; evidentemente diverso. Come abbiamo visto &egrave; la funzione della sessualit&agrave; a fornire per Freud il modello della soddisfazione, e la grande differenza &egrave; che la sessualit&agrave; mantiene una mancanza, un varco incolmabile. Se il capitalismo alimenta desideri come crateri da riempire e in cui far defluire le proprie merci, Freud vede invece nella sessualit&agrave; il modello di una soddisfazione insatura, e in essa Lacan fa apparire in questa una crepa in cui solo l&rsquo;amore pu&ograve; fare da ponte.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si tratta allora di analizzare cosa significa soddisfazione nella sessualit&agrave; e si tratta di distinguerla dai modelli biologici che di essa si possono dare. Lacan prende alcuni esempi organici di soddisfazione, come la digestione, dove l&rsquo;appagamento viene dalla replezione. In questo e in altri schemi vagliati da Freud di modi di soddisfazione, il punto significativo &egrave; che la soggettivit&agrave; non vi ha nessuna parte. La prospettiva freudiana &egrave; infatti anche sostanzialmente diversa dal modello stimolo-risposta, dove la soddisfazione coincide con la nozione di scarica. Anche qui la soddisfazione non &egrave; qui provata come un&rsquo;emozione soggettiva, ma piuttosto come una condizione funzionale. &Egrave; stato Edward Lee Thorndike a formulare per primo la legge dell&rsquo;effetto, secondo cui se una risposta a uno stimolo &egrave; seguita da uno stato di soddisfazione, il legame S-R si rafforza, se invece &egrave; seguita da insoddisfazione o da un fastidio, il legame si indebolisce. C&rsquo;&egrave; quindi una sollecitazione che va dalle strutture sensoriali alla rete nervosa che ne costituisce il motore. Lacan considera l&rsquo;esempio di una rana: se ne stimoliamo una zampa, la rana la ritira. Non c&rsquo;&egrave; quindi nessuno movimento rivolto al mondo per afferrare un oggetto, ma semplicemente un movimento di fuga da qualcosa che la</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">ferisce. Per i primi comportamentisti quindi vediamo che la soddisfazione &egrave; considerata semplicemente come un fattore quasi meccanico. Skinner poi interpreter&agrave; la soddisfazione come un rinforzo positivo. Il termine rinforzo si sostituisce cos&igrave; a soddisfazione, interessando poi il campo dell&rsquo;apprendimento.</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La ripetizione e l&rsquo;oggetto</em><br /><br /><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Nella prospettiva psicoanalitica invece non c&rsquo;&egrave; soddisfazione senza oggetto, non &egrave; concepibile la dimensione della soddisfazione senza la ricerca dell&rsquo;oggetto. Ma quale oggetto? In questo &egrave; rilevante la funzione della ripetizione, che si muove nei suoi giri per riafferrare un oggetto che &egrave; perduto. La costituzione dell&rsquo;oggetto parte dalla mancanza. &Egrave; l&rsquo;inquadratura del problema che Lacan ha dato gi&agrave; a partire dal seminario IV su&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La relazione d&rsquo;oggetto.&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Proprio perch&eacute; la pulsione non &egrave; l&rsquo;istinto, non si muove verso verso un oggetto disponibile nella realt&agrave;, la pulsione gira intorno a un&rsquo;assenza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan confronta il tema freudiano della ripetizione con il pensiero di Eraclito, per il quale tutto scorre, &pi;&#940;&nu;&tau;&alpha; &#8165;&epsilon;&#8150;&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">(p&aacute;nta rhe&icirc;),</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;e non possiamo bagnarci due volte nello stesso fiume, niente ripassa mai per la stessa traccia. Questo &egrave; un pensiero &ndash; dice Lacan &ndash; che paga &ldquo;il prezzo di una costante rottura con l&rsquo;assenza.&rdquo; Occorre quindi s&rsquo;inscriva un&rsquo;assenza, occorre che l&rsquo;oggetto si sia fatto mancare perch&eacute; il movimento puro flusso, o non sia semplicemente meccanico come nello stimolo-risposta, e a partire da qui si apra un campo in cui &egrave; inscritto il soggetto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A questo proposito Lacan dice che la ripetizione comporta in Freud un elemento di misura e armonia. Credo possiamo dire si riferisca al fatto che la ripetizione porta in s&eacute; una legge, e che la misura viene intesa come un ritmo, quello scandito dal fort-da. La ripetizione gira intorno a questa alternanza tra il prodursi di un&rsquo;assenza e di richiamo a una presenza. L&rsquo;armonia pu&ograve; essere poi considerarla relativamente a una ordine formale: il trauma &egrave;, in un certo senso, organizzato e messo in forma dalla ripetizione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa armonia per&ograve; non d&agrave; luogo a nessuna complementarit&agrave;. Sarebbe cos&igrave; se il partner sessuale incarnasse la pienezza dell&rsquo;oggetto perduto. Sappiamo invece che non c&rsquo;&egrave; recupero dell&rsquo;oggetto perduto, e l&rsquo;oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">a&nbsp;</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">che l&rsquo;amato porta in s&eacute; &egrave; una parvenza, &egrave; un agalma, &egrave; una lusinga vellutata, un vestigio tentatore, un sortilegio sottile.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;atto sessuale non si realizza infatti tra due partner che combaciano tra loro, e bisogna mettere in conto il terzo elemento, il fallo &ldquo;e tutto ci&ograve; che ruota intorno alla castrazione&rdquo; (p.192).</span><br /><br /><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Il concetto di armonia nella ripetizione</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan distingue due prospettive rispetto all'atto sessuale: una &egrave; la pseudo-complementarit&agrave; maschile-femminile, che si delinea per esempio nei rappresentanti dell&rsquo;orientamento della relazione d&rsquo;oggetto criticati nel Seminario IV. Si tratta qui di una visione ancorata all&rsquo;oggetto come realt&agrave;, che il partner potrebbe incarnare e che darebbe luogo a un completamento immaginario tra i sessi, basato sull'illusione che l'altro possa colmare la mancanza. L&rsquo;altra &egrave; quella che passa per la struttura della ripetizione, ed &egrave; a questo proposito che si parla di armonia strutturale. Abbiamo qui una ripetizione che non ritorna sull&rsquo;identico, ma che mette in gioco una differenza strutturale implicata dal sistema simbolico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan introduce cos&igrave; il concetto di gruppo armonico, che presenta un rapporto tra media ed estrema ragione perfettamente determinato e unico. Dividere un segmento secondo media ed estrema ragione significa tagliarlo in modo tale che il rapporto tra l'intero segmento e la parte maggiore sia uguale al rapporto tra la parte maggiore e quella minore.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Immaginiamo di avere un segmento AB che dividiamo nel punto C, creando due parti: AC (la maggiore) e CB (la minore). La divisione aurea si ha quando:</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">AB : AC = AC : CB</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se chiamiamo &phi; (phi) il numero aureo, poniamo AB= a+b (tutto il segmento) AC = a (la parte maggiore) CB = b (la parte minore), allora la proporzione viene riscritta in forma algebrica: (a + b)/a = a/b. Risolvendo l&rsquo;equazione otteniamo il valore: &phi; = (1 + &radic;5)/2 &asymp; 1,618...</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A rendere straordinario questo numero &egrave; il fatto che possiede propriet&agrave; uniche. Per esempio, &phi;&sup2; = &phi; + 1, il che significa che il quadrato del numero aureo &egrave; uguale al numero stesso pi&ugrave; uno. Inoltre, 1/&phi; = &phi; - 1, quindi il reciproco del numero aureo &egrave; uguale al numero stesso meno uno. &Egrave; curioso constatare come la sezione aurea sta si ritrovi un po&rsquo; dappertutto in natura: nella spirale delle conchiglie nautilus, nella disposizione delle foglie sui rami, nella struttura dei girasoli, nella forma del corpo umano secondo il canone di Vitruvio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;aspetto interessante per Lacan &egrave; che la sezione aurea rappresenta un tipo molto particolare di armonia non simmetrica, come sarebbe una divisione a met&agrave;, ma asimmetrica in modo per&ograve; proporzionalmente perfetto. C'&egrave; infatti una tensione dinamica tra le parti che non si risolve mai in un equilibrio statico.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo rispecchia direi quel che Lacan intende quando parla di armonia della ripetizione nella relazione tra i sessi: non si tratta di una complementarit&agrave; simmetrica, dell&rsquo;illusione cio&egrave; che uomo e donna si completino come due met&agrave; uguali, ma di una proporzione asimmetrica da cui si genera una spinta produttiva, un movimento che nasce proprio dalla differenza. L'armonia in questo senso non si chiude mai completamente su se stessa, &egrave; sempre insatura, la soddisfazione non &egrave; mai piena e richiede sempre un passo successivo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo approccio suggerisce che la vera soddisfazione sessuale non deriva dal completamento immaginario con l'altro sesso, ma dall'inserimento della relazione in una struttura simbolica dove l'armonia emerge da progressioni differenziali che non sono mai speculari. In altre parole, gli uomini e le donne dal sesso vogliono cose diverse</span><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Dare forma alla perdita</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">I modelli matematici utilizzati da Lacan non sono semplici ornamenti concettuali, sono mappe precise per orientarsi nell'ambiente specificamente umano, quello in cui l'acquisizione del linguaggio ha spezzato per sempre la spontaneit&agrave; dell'istinto, lasciando al suo posto un'assenza che non pu&ograve; essere colmata.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L'idea di fondo &egrave; che quando l'essere umano diventa parlante &ndash; cio&egrave; quando entra nel mondo simbolico del linguaggio &ndash; perde quella connessione diretta e immediata con i propri bisogni e impulsi che caratterizza gli altri animali. Un animale sa istintivamente cosa fare, quando accoppiarsi, come nutrirsi. L'umano no: deve mediare tutto attraverso il linguaggio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa mediazione simbolica, per&ograve;, non &egrave; neutra. Trasforma radicalmente la natura dei desideri e dei bisogni, introducendo un divario, una distanza, un vuoto tra noi e la soddisfazione diretta. Il linguaggio, nel momento stesso in cui apre infinite possibilit&agrave; espressive e relazionali, taglia per&ograve; fuori dalla semplicit&agrave; dell'appagamento immediato.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La matematica, in questo contesto, serve allora a Lacan per modellizzare con precisione queste strutture di perdita e di mancanza costitutive dell'esperienza umana, fornendo gli strumenti concettuali necessari per pensare dinamiche che altrimenti rimarrebbero intuitive e imprecise.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Si tratta allora di far affiorare la presenza del soggetto in quelle che Lacan definisce come le sue fallacie, i punti d&rsquo;inciampo, le resistenze, i fallimenti, gli intoppi del discorso. &Egrave; l&igrave; che si manifesta l&rsquo;inconscio.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ponendo in relazione la ripetizione con il passaggio all&rsquo;atto, Lacan mette a fuoco in particolare l&rsquo;atto sessuale. Bisogna innanzi tutto considerare che l&rsquo;atto &egrave; un evento che separa, &egrave; qualcosa che irrompe in una situazione, che produce una cesura, che segna un prima e un dopo. Lacan parla di taglio, e ogni atto &egrave; marcato dal superamento di una soglia e da una frattura. Un atto di parola come una dichiarazione d&rsquo;amore, o una promessa, cambiano irreversibilmente il campo simbolico in cui vengono pronunciati, giacch&eacute; dopo non si &egrave; pi&ugrave; nello stesso quadro di prima.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Come abbiamo visto Freud concepisce la soddisfazione, la&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Befriedigung</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;come correlata al soggetto, anzi come il luogo in cui il soggetto si istituisce, e se Lacan parla di atto sessuale lo fa in contrasto con la spinta regressiva che nella tradizione post-freudiana riassorbe l&rsquo;atto occultandolo dietro quella che chiama relazione sessuale. La sessualit&agrave;, definita come relazione, viene infatti idealizzata e considerata armoniosa, legata al raggiungimento della maturit&agrave; genitale. In questo modo si perde di vista ci&ograve; che Lacan vuole invece sottolineare, cio&egrave; che l&rsquo;atto sessuale porta con s&eacute; una struttura di taglio, di rottura, irriducibile al semplice raggiungimento di un equilibrio affettivo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Resta nell&rsquo;atto una discrepanza, un dislivello, un salto. Per questo non possiamo ridurre il sesso a un gesto banale, come quello descritto da Aleksandra Kollontaj, secondo la quale fare l&rsquo;amore doveva diventare facile come bere un bicchier d&rsquo;acqua. Nonostante la spinta libertaria manifestatasi negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, l&rsquo;atto sessuale non si &egrave; potuto banalizzare, e porta con s&eacute; anomalie, discordanze, inciampi, fallimenti, qualcosa che non si aggiusta e che resta legato alla colpa.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questi aspetti appartengono in modo essenziale alla sua struttura. La teoria che parla di genitale come stadio di maturit&agrave; affettiva finisce per proporre un modello conformista: la coppia tenera, la sessualit&agrave; vissuta come integrazione armoniosa. Ma la verit&agrave; dell&rsquo;atto sessuale &egrave; pi&ugrave; complessa: pu&ograve; includere anche l&rsquo;odio, e non per questo smette di essere quel che &egrave;, cio&egrave; un atto. La psicoanalisi, se vuole restare fedele alla scoperta freudiana, deve entrare nel merito di questa dimensione meno edenica, meno innocente dell&rsquo;amore.</span><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;ambiguit&agrave; dell&rsquo;amore: Claudel</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan introduce cos&igrave; un riferimento a Claudel per contestare un assunto fondamentale nella teoria psicoanalitica ortodossa, secondo cui l'atto sessuale maturo dovrebbe essere accompagnato dalla tenerezza, e che un atto sessuale compiuto nell'odio sia segno di immaturit&agrave; e di fissazione a stadi arcaici dello sviluppo libidico. La domanda che provocatoriamente si pone &egrave;: "Un atto sessuale &egrave; forse falsato se &egrave; compiuto nell'odio?"</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lacan legge allora la trilogia di Co&ucirc;fontaine, che inizia con&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;Otage,&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">seguita da&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Le Pain dur</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;e&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Le P&egrave;re humili&eacute;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">, concentrandosi sulla relazione tra Turelure, un parvenu senza scrupoli, figlio di contadini arricchito, e Sygne de Co&ucirc;fontaine, aristocratica legittimista, ultima della sua stirpe. La loro relazione &egrave; caratterizzata da un odio di classe, giacch&eacute; Sygne disprezza profondamente Turelure per le sue origini e i suoi metodi; da un senso di sacrificio, giacch&eacute; Sygne accetta di sposarlo per salvare il Papa, rifugiatosi nella propriet&agrave; della famiglia; e dalla necessit&agrave; di garantire la continuit&agrave; del nome Co&ucirc;fontane. Il matrimonio, malgrado il disprezzo, viene tuttavia consumato e genera un figlio, senza che l'odio venga mai superato o sublimato.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo esempio serve a Lacan per dimostrare che l'odio non invalida la struttura dell&rsquo;atto La relazione tra Turelure e Sygne &egrave; infatti una congiunzione sessuale pienamente realizzata dal punto di vista strutturale, fino a produrre un figlio. Non pu&ograve; quindi essere liquidata come immatura o patologica solo perch&eacute; manca la tenerezza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La tenerezza &ndash; suggerisce Lacan &ndash; sarebbe semplicemente una sorta di compassione che serve per velare l'impossibilit&agrave; di amare, e si ridurrebbe quindi a una funzione schermo, a una formazione reattiva, piuttosto che non essere la forma matura dell'amore.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La trilogia di Claudel mostra che la grazia, il sacrificio, il compimento del dovere non valgono a trasformare l&rsquo;odio, attenuarlo. L&rsquo;odio di Sygne rimane immutato fino alla fine, anche se tutto, incluso l'atto sessuale, viene compiuto come di dovere.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Per Lacan questo esempio dimostra con chiarezza come l'atto sessuale abbia una struttura di taglio e possa benissimo prescindere dall&rsquo;aspetto sentimentale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La teoria psicoanalitica che definisce la maturit&agrave; in termini di relazione d'oggetto realizzata nella tenerezza semplicemente evita la dimensione radicale dell&rsquo;atto, perch&eacute; l'odio va messo in conto anche come la forma attraverso cui si manifesta il rapporto impossibile con l'Altro sesso. La castrazione, la mancanza strutturale non viene infatti eliminata dalla tenerezza, ma semplicemente mascherata.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;ambiguit&agrave;, o l&rsquo;ambivalenza, amore-odio non &egrave; qualcosa che si risolva attraverso la maturazione, perch&eacute; appartiene alla struttura stessa dell'incontro sessuale. L'odio pu&ograve; essere il modo in cui il soggetto riconosce e si confronta con l'alterit&agrave; radicale del partner, senza le consolazioni della tenerezza che temperano lo scandalo dell'atto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La trilogia di Claudel offre quindi in un esempio letterario di ci&ograve; che la teoria analitica dei post-freudiani fatica a pensare: che un atto sessuale pienamente realizzato pu&ograve; avvenire nell'odio, e che questo rivela qualcosa di essenziale sulla struttura del desiderio umano.</span><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;atto analitico</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">A partire da qui Lacan introduce il confronto con l&rsquo;atto analitico. Quest&rsquo;ultimo, chiarisce subito, non ha nulla a che fare con l&rsquo;atto sessuale: &egrave;, anzi, il suo opposto strutturale. L&rsquo;atto analitico si comprende meglio se partiamo dall&rsquo;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">acting-out,&nbsp;</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">e vediamo in cosa si distingue da questo. L&rsquo;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">acting-out</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;riguarda quei gesti o quei comportamenti che il paziente compie in analisi e che non possono ancora essere detti, ma che manifestano comunque qualcosa dell&rsquo;inconscio. Un qualsiasi gesto apparentemente insignificante pu&ograve; rivelarsi una messa in scena dell&rsquo;oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">a</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. In questo senso, l&rsquo;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">acting-out</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&egrave; un passaggio fondamentale: mostra come il soggetto faccia esistere, con un atto, ci&ograve; che non trova posto nella parola.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;atto analitico invece non &egrave; una rappresentazione, e Lacan lo introduce distinguendolo dall&rsquo;atto sessuale. Il letto si presta bene a mostrare la differenza. Dove meglio che nel letto infatti ha luogo l&rsquo;atto sessuale, con tutto il suo portato di soddisfazione e di mancanza. Il lettino analitico, invece, &egrave; per contrasto il luogo in cui l&rsquo;atto sessuale &egrave; escluso. E proprio questa esclusione &egrave; la condizione essenziale, perch&eacute; sul lettino analitico il sessuale entra come come insieme vuoto, e questo vuoto &egrave; la condizione per cui l&rsquo;intervento analitico produce un effetto nel campo della verit&agrave;. Di quale effetto si tratta? Quello di presentificare l&rsquo;oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">a</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Qui cogliamo il motivo per cui Lacan presenta l&rsquo;atto analitico introducendolo attraverso l&rsquo;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">acting-out</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Nell&rsquo;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">acting-out</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;infatti l&rsquo;oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">a</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;si presenta, ma in cortocircuito, dove il taglio interpretativo &egrave; mancato. L&rsquo;oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">a</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;cade fuori dal campo della verit&agrave; ed entra per questo in scena rappresentandosi. Nell&rsquo;atto analitico il campo desessualizzato, il vuoto lasciato permette all&rsquo;analista di occupare questo vuoto per sostenere la presenza dell&rsquo;oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">a</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Se nell&rsquo;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">acting-out</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;l&rsquo;oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">a</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;si&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">rappresenta</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;avendo mancato l&rsquo;appuntamento con la parola rivelatrice, nell&rsquo;atto analitico si&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">presenta</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;grazie al vuoto che gli fa posto.</span><br /><em style="color:rgb(42, 42, 42)">La sublimazione</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La soddisfazione sessuale, come abbiamo detto &egrave; sempre legata a una mancanza. Nel momento stesso in cui si realizza infatti, porta in s&eacute; il segno di una perdita. Questo &egrave; reso evidente dal fenomeno della detumescenza. La caduta del godimento che segue l&rsquo;atto sessuale diventa infatti indice del limite strutturale imposto dalla legge del piacere, giacch&eacute; il piacere ha un limite nel fatto che quando &egrave; in eccesso si rovescia in dispiacere. &Egrave; proprio questo limita a occultare la mancanza, a far sembrare che non manchi nulla. Nell&rsquo;atto sessuale infatti, la mancanza viene mascherata dalla soddisfazione, anzi, la soddisfazione viene proprio dal fatto che non ci si accorge dalla mancanza, perch&eacute; la detumescenza che materializza la mancanza viene vissuta come compimento e non come perdita.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Proprio a partire da questa mancanza invece Lacan introduce la sublimazione, ma a differenza della sessualit&agrave;, che tende a mascherarla inseguendo una soddisfazione sempre incompleta, la sublimazione prende la mancanza come punto di partenza. Non cerca di riempirla, ma la assume e la riproduce come tale. Sublimare significa allora costruire attorno alla mancanza, trasformarla in una forza produttiva. Anche in questo caso Lacan ricorre al il numero aureo, calcolando una progressione convergente di potenze pari e dispari lungo il cui sviluppo il taglio ultimo equivale sempre alla mancanza di partenza. &Egrave; una sequenza che utilizza proprio la mancanza, ed &egrave; questo che fa la sublimazione: ripete e rimaneggia la mancanza originaria portandola sempre al limite.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In conclusione, Lacan mostra come l&rsquo;atto sessuale, quello analitico e la sublimazione</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">abbiano in comune il rapporto con la mancanza, ma la trattino in modi differenti. L&rsquo;atto sessuale, che fonda il soggetto, lo porta a una soddisfazione che, per quanto incompleta, si realizza attraverso l&rsquo;occultamento del suo limite costitutivo. L&rsquo;atto analitico, al contrario, si determina nella messa in gioco del vuoto che fa spazio all&rsquo;oggetto&nbsp;</span><strong style="color:rgb(42, 42, 42)">a</strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. La sublimazione, infine, prende la mancanza come propria risorsa, facendone il motore di una costruzione infinita. Questo &egrave; il filo che attraversa il testo di Lacan: nella costituzione di un campo dove il soggetto abbia un posto nel suo rapporto con la verit&agrave;, non basta riferirsi genericamente alla mancanza, occorre definirne sempre la peculiare mappatura, e questa operazione passa attraverso precisi riferimenti matematici con la funzione non tanto di essere dei modelli, ma di presentare il pensiero psicoanalitico in modo non semplicemente descrittivo e attraverso una scrittura che resiste al senso.</span><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Tutto scorre (o quasi)]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/tutto-scorre-o-quasi]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/tutto-scorre-o-quasi#comments]]></comments><pubDate>Mon, 24 Nov 2025 12:48:47 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/il-buon-uso-dellinconscio/tutto-scorre-o-quasi</guid><description><![CDATA[Vino nuovo in otri vecchi - Foto di Lorenzo Girodo &#8203;Marco FocchiTesto presentato a Roma il 20 settembre 1997 in occasione della giornata per l'inaugurazione della pratica di passe in ItaliaCi siamo abituati, da quando Miller ha proposto la metafora nel suo corso, a parlare della comunit&agrave; psicoanalitica come di un simposio. L&rsquo;immagine &egrave; pi&ugrave; ridente di quella del truculento festino cannibalico proposta da Freud. Non c&rsquo;&egrave; violenza sanguinaria a un simpos [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:11px;*margin-top:22px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/published/photo-2025-11-23-10-39-27.jpg?1763988576" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption">Vino nuovo in otri vecchi - Foto di Lorenzo Girodo</span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><br />&#8203;Marco Focchi<br /><br /><em>Testo presentato a Roma il 20 settembre 1997 in occasione della giornata per l'inaugurazione della pratica di passe in Italia</em><br /><br />Ci siamo abituati, da quando Miller ha proposto la metafora nel suo corso, a parlare della comunit&agrave; psicoanalitica come di un simposio. L&rsquo;immagine &egrave; pi&ugrave; ridente di quella del truculento festino cannibalico proposta da Freud. Non c&rsquo;&egrave; violenza sanguinaria a un simposio. Si possono fare discorsi un po&rsquo; scaldati dal vino, ci si pu&ograve; lasciar trasportare dalla veemenza verbale, si possono tutt&rsquo;al pi&ugrave; picchiare i pugni sul tavolo quando si viene a parlare dei massimi sistemi del mondo o dei quesiti supremi della psicoanalisi.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Grazie all'insegnamento di Lacan sappiamo che uno dei principali tra tali quesiti &egrave; &ldquo;Che vuoi?&rdquo;. Per esempio: cosa vuoi tu che allarghi troppo i gomiti accanto a me? Fatti pi&ugrave; in l&agrave;! Oppure: cosa vuole quel tipo entrato or ora con una combriccola un po&rsquo; sguaiata? Chi l&rsquo;ha invitato? Qualcuno lo conosce?</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Un simposio ha, se non delle leggi, almeno delle regole e delle consuetudini, e tra queste il brindisi &egrave; d&rsquo;obbligo. Oggi, con l&rsquo;introduzione della passe nella nostra comunit&agrave;, possiamo dire che brindiamo con vino nuovo. Alla nostra salute dunque, e attenzione alle malattie contagiose per chi non alza il calice.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Anche se, devo dire, la peste deve proprio essere l&rsquo;ultima delle cose a farci paura, noi che la presentiamo come se fosse uno dei nostri migliori articoli d&rsquo;esportazione! Pronti a lamentarci poi quando i legislatori promulgano i loro decreti e pronti a dire che ci trattano come appestati.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La nostra attenzione, comunque, non credo debba rivolgersi tanto ai contagi, da cui siamo immuni, quanto piuttosto agli otri.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Da oggi la nostra vera preoccupazione devono essere gli otri: perch&eacute; se la passe &egrave; un vino nuovo, il precetto evangelico ci suggerisce di non metterlo negli otri vecchi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ricordo che la parabola si trova nel Vangelo secondo Matteo (9, 17) e riguarda il digiuno cristiano. &Egrave; il momento in cui i farisei chiedono a Ges&ugrave; perch&eacute;, contrariamente a loro, i suoi discepoli non digiunino mai, e Ges&ugrave; risponde con due paragoni. Uno riguarda il buon senso e la sartoria. Avete un vestito nuovo e uno vecchio, cosa fate? Tagliate una toppa da quello nuovo per rammendare il vecchio? No, perch&eacute; il nuovo vi resta bucato e il vecchio si strappa lo stesso. L&rsquo;altro &egrave; un paragone da osteria: se si mette il vino nuovo in otri vecchi si perdono l&rsquo;uno e gli altri, perch&eacute; il vino nuovo fermentando sfonda gli otri vecchi gi&agrave; logori. L&rsquo;interpretazione canonica dalla parabola sostiene che non bisogna mettere nuovi contenuti nella vecchia legge: il nuovo verbo portato da Ges&ugrave; non pu&ograve; essere contenuto nella vecchia legge ebraica.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa parabola aveva gi&agrave; attirato l&rsquo;attenzione di Freud, ed &egrave; uno dei suoi rari riferimenti al Nuovo Testamento. La menziona nel caso di Dora a proposito della particolare persistenza del sintomo. Oltre a corrispondere a pi&ugrave; significati contemporaneamente il sintomo &ndash; dice &ndash; pu&ograve; esprimere pi&ugrave; significati successivamente. Per un verso pu&ograve; corrispondere a diversi fantasmi nella struttura della surdeterminazione, per un altro pu&ograve; includere diversi fantasmi nello sviluppo cronologico. Con il passare degli anni infatti, il sintomo pu&ograve; modificare il proprio significato principale, oppure il ruolo principale pu&ograve; passare da un significato all&rsquo;altro. &Egrave; come se ci fosse nella nevrosi un elemento conservatore, per cui il sintomo, una volta costituito, viene mantenuto, per quanto possibile, anche quando il pensiero inconscio che in esso trovava espressione ha perso il suo significato. &Egrave; pi&ugrave; facile costituire rapporti associativi tra un nuovo pensiero che ha bisogno di scaricarsi e quello vecchio ormai scarico che non creare una nuova conversione. In altre parole &egrave; pi&ugrave; semplice creare nuove associazioni tra i pensieri inconsci che non nuovi sintomi. &Egrave; cos&igrave; che l&rsquo;eccitamento fluisce dalla nuova fonte &ndash; il nuovo fantasma &ndash; verso l&rsquo;antico punto di scarico &ndash; l&rsquo;involucro formale mantenuto &ndash; e il sintomo viene a somigliare a un vecchio otre riempito di vino nuovo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lasciamo da parte i problemi esegetici che il testo di Freud pone su cosa pu&ograve; cambiare e cosa invece permane nella struttura del sintomo. L&rsquo;essenziale &egrave; che non si pu&ograve; cambiare tutto, vino e otri.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dobbiamo dunque considerare che se il simposio ha le sue regole consolidate dall&rsquo;uso, queste in qualche modo dovremo tenercele, e saranno gli otri vecchi in cui versare il vino nuovo, con la sua forza dirompente. Dunque attenzione agli otri, visto che dei vecchi contenitori, quantomeno a Milano, stiamo gi&agrave; cominciando a disfarcene.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;ansia di novit&agrave; spinge a liberarsi delle vecchie cianfrusaglie, e a volte viene l&rsquo;impulso di sbrattare la soffitta, aprire le finestre, cambiare aria, cambiare vita. Un impulso del genere, per quanto mi riguarda, ricordo di averlo provato nella primavera del 1981, quando insieme ad altri quattro complici preparai un lavoro di cartello da presentare al Forum che Lacan aveva indetto per la nascente ECF. Si trattava allora di progettare un&rsquo;istituzione psicoanalitica sulla base di una controesperienza inaugurale, cos&igrave; la si chiamava, che tenesse conto degli insuccessi che la psicoanalisi pu&ograve; aver storicamente incontrato, delle scissioni di cui &egrave; costellato il suo percorso, dei vicoli ciechi in cui ogni tanto si &egrave; infilata. Si voleva insomma una controesperienza che tenesse conto dei sintomi. Con giovanile spirito d&rsquo;avventura e con una spudorata assenza di inibizioni che poteva passare per disinvoltura, avevamo dato come titolo al nostro intervento&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Dissoluzione del sintomo</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">. Prima della presentazione pubblica eravamo stati invitati a discuterne gli argomenti con Paul Lemoine, che fu molto accogliente e gentile. Mi domand&ograve; soltanto: &ldquo;E allora, voi, in Italia, pensate di aver dissolto il vostro sintomo?&rdquo;. Mi prendeva in contropiede perch&eacute; in realt&agrave;, per quanto ne sapessi, nella geografia psicoanalitica non erano stati fatti n&eacute; l&rsquo;Italia n&eacute; gli italiani. Pensavo di presentarmi come cittadino del mondo e invece nel programma il nostro intervento, insieme ad altri due o tre, era classificato tra i contributi stranieri. Il che, devo dire, era assolutamente azzeccato: ti fai avanti come uomo nuovo e scopri di avere secoli di storia alle spalle; ti affacci come il&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">voyageur sans bagage</em><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;e invece devi accorgerti di avere una valigia pesante come un masso in cui mettere ordine. Cos&igrave; a Paul Lemoine risposi che no, non avevamo dissolto il nostro sintomo e che probabilmente c&rsquo;era ancora molto da lavorarci. Lui rispose semplicemente: &ldquo;Allora va bene&rdquo;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Potremmo domandarci, oggi che l&rsquo;Italia &egrave; fatta, (parlo sempre di geografia psicoanalitica) se il sintomo sia dissolto. Non oso neppure abbozzare una risposta. Alle spalle abbiamo una serie di grandi rimescolamenti, n&eacute; tranquilli n&eacute; stazionari. Ma dopo tutto sono passati solo sedici anni, e potrebbe essere troppo presto per fare bilanci.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La parabola evangelica del vino e degli otri ha un suo incomparabile fascino nell&rsquo;indicare i frangenti tempestosi, quando il tempo si spezza in due e comincia qualcosa di assolutamente nuovo. Conosciamo momenti di cos&igrave; radicale rottura di continuit&agrave; in cui la storia fa i suoi esperimenti: il cristianesimo delle origini, la rivoluzione francese, quella d&rsquo;ottobre. Anche le nostre vite individuali</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">incontrano a volte rivolgimenti globali, fratture nette in cui sembra di varcare frontiere estreme, in cui pare che la stretta della ripetizione si sia allentata e si abbia un&rsquo;occasione nuova di zecca per ripartire.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Se la psicoanalisi &egrave; un&rsquo;esperienza autentica, e si compie in quel che, per intenderci, chiamiamo traversata del fantasma, la passe dovrebbe metterci in grado di rendere formulabile questo momento chiave in cui sentiamo che una frontiera &egrave; varcata.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Siamo dopotutto convinti che la psicoanalisi non si limiti affatto a finalit&agrave; terapeutiche e che debba rivoluzionare profondamente l&rsquo;economia soggettiva, indurre mutamenti radicali e portare l&rsquo;esistenza su nuove assise. Freud, nelle sue riflessioni finali era giunto anche a domandarsi se l&rsquo;equivalente di un soggetto analizzato possa mai prodursi spontaneamente. Il che significa davvero spingersi molto in l&agrave;, perch&eacute; implica l&rsquo;idea che la psicoanalisi possa essere all&rsquo;origine di un tipo di umanit&agrave; diversa da quella che conosciamo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ora, credo che il problema non sia tanto la profondit&agrave; del mutamento. La vera difficolt&agrave; nelle concezioni rivoluzionarie radicali, come quella presentata nella parabola evangelica, sta nell&rsquo;idea che il mutamento debba essere totale; sta nella volont&agrave; di lasciarsi il passato alle spalle, dove siano i morti a seppellire i loro morti: davanti solo la luce, dietro solo la tenebra. La prospettiva catartica infatti, l&rsquo;obiettivo di purificare il presente sradicandolo dal passato, &egrave; fuorviante e destinata all&rsquo;insuccesso. Cromwell non &egrave; riuscito a eliminare i cattolici dall&rsquo;Irlanda e per il suo tentativo gli inglesi pagano ancora oggi le conseguenze. La notte di San Bartolomeo non ha ripulito la Francia dai protestanti, e oggi il papa viene a Parigi a scusarsi ufficialmente.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Le guerre di religione! Straordinario capitolo della storia moderna, che non mi sembra affatto inappropriato al nostro argomento. Non sono guerre di religione quelle che dividono gli psicoanalisti quando discutono dei sommersi e dei salvati, degli eletti e dei dannati, dei bene e dei male analizzati? Spero che l&rsquo;avvio dell&rsquo;esperienza di passe in Italia ci dia la possibilit&agrave; di rendere trasparente una verit&agrave; che Lacan esprimeva dicendo che un&rsquo;analisi condotta a fondo d&agrave; luogo a un soggetto incurabile. Non l&rsquo;uomo nuovo, non l&rsquo;analista ideale, ma l&rsquo;incurabile, il soggetto per cui non si pu&ograve; fare pi&ugrave; nient&rsquo;altro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La mistica del cambiamento totale, sia esso rappresentato da San Paolo sulla via di Damasco o da Jean Valjean di fronte al vescovo monsignor Bienvenu, le grandi conversioni che trasformano in san Francesco un libertino patito di scorribande, hanno il limite di voler trattare il &ldquo;tutto&rdquo; come &ldquo;uno&rdquo; e come coerente. Questo, come insegna la logica contemporanea, crea delle difficolt&agrave; insormontabili. &Egrave; d&rsquo;altra parte evidente che va nel senso della rimozione: posso essere san Francesco perch&eacute; rigetto come non-io il turbine di sensualit&agrave; che mi ha avvolto fino a prima del gesto pubblico di spoliazione.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">La mistica del cambiamento totale ha poi un controcanto che in Italia conosciamo bene: tutto deve cambiare perch&eacute; tutto resti uguale. Dopo i gattopardi e i leoni vengono gli sciacalli e le iene, anche se tutti continuano</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">a credersi il sale della terra. Ma ancora pi&ugrave; del principe di Salina &egrave; Consalvo Uzeda l&rsquo;espressione di questo spirito che si incarnava prima nelle corti dei vicer&eacute; spagnoli poi nelle aule parlamentari di Torino, Firenze e Roma.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il controcanto dell&rsquo;immutabile &egrave; stato quasi sempre letto nel senso del trasformismo italiano, dell&rsquo;indifferenza ai princip&icirc;, di un&rsquo;immoralit&agrave; machiavellica che fa prevalere su tutto l&rsquo;esigenza di stare a cavallo. Mi domando se non vi si possa leggere invece una saggezza pi&ugrave; profonda, l&rsquo;eco di un pensiero parmenideo che non si concede alla voracit&agrave; delle mode. Don Fabrizio Salina dice: noi siciliani non cambiamo perch&eacute; ci sentiamo perfetti. Ma non c&rsquo;&egrave; niente di pi&ugrave; fragile della perfezione, e il romanzo di Tomasi di Lampedusa &egrave; traversato da un profondo senso della morte. Consalvo Uzeda non ha bisogno di questi richiami all&rsquo;ideale: vuole semplicemente appagare la sua animalesca brama di vita, come la pulsione vuole soddisfacimento, senza deroghe al&nbsp;</span><em style="color:rgb(42, 42, 42)">Triebverzicht.</em><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Anche il controcanto dell&rsquo;immutabile, per dar vita alla sua verit&agrave;, deve sciogliersi dai vincoli del &ldquo;tutto&rdquo;, o meglio, dalle catene che imprigionano il &ldquo;tutto&rdquo; nell&rsquo;ideale unitario della coerenza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo ideale, trasferito nella vita dei gruppi umani, produce l&rsquo;asfissia dell&rsquo;omologazione: tutti devono avere una determinata qualit&agrave; come contrassegno d&rsquo;appartenenza. Proiettata sui gruppi psicoanalitici questa logica diventa un flagello: come si riconosce la qualit&agrave; positiva per definire un analista ben analizzato? Spero che nel modo in cui realizzeremo l&rsquo;esperienza di passe in Italia riusciremo a sfuggire alla china, ahim&egrave; sin troppo svelta, di farci dei criteri generali, identificanti, per definire gli AE.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il problema difficile &egrave;: come individuare, con la necessaria precisione, qualcosa di sfuggente senza indulgere alla via sbrigativa dell&rsquo;etichettatura identificativa?</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Credo possiamo ottenere una precisione molto maggiore se al posto della logica identificativa abbracciamo il margine inqualificabile che pu&ograve; essere colto solo con un &ldquo;quasi&rdquo;. Tutto pu&ograve; cambiare...o quasi, giacch&eacute; resta sempre qualcosa di, pi&ugrave; o meno, immutabile.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questo modo di avvicinarsi al reale mi sembra espresso con notevole chiarezza nell&rsquo;interpretazione che Kundera fa della pittura di Bacon, e soprattutto della sua arte del ritratto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il ritratto, tutti i ritratti, senza eccezione, vogliono svelare il tratto peculiare del modello, portare al visibile il segreto della sua intimit&agrave;. Noi per&ograve; viviamo in un&rsquo;epoca in cui milioni di persone possono partecipare a uno stesso evento, per esempio il funerale di Diana, confondendosi in un grumo emotivo indistinto, lasciandosi pilotare nei comportamenti e nelle opinioni, imitandosi l&rsquo;un l&rsquo;altro in una coralit&agrave; dove l&rsquo;individuo annulla la propria esistenza e si trasforma in elemento di una massa. Il volto rischia allora di riflettere solo questa uniformit&agrave;, la patina omologante che ci fa aderire al nostro habitat e senza la quale sarebbe difficile qualsiasi forma di vita sociale.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il pittore, secondo Kundera, alza allora la propria mano per violentare la parvenza, e la posa con un gesto brutale sopra il volto dei suoi modelli per farne uscire quel che rende inconfondibile la loro esistenza. La novit&agrave; in Bacon &egrave; il carattere organico, corporeo, carnale delle forme che trova in un processo di completa distorsione. Non &egrave; un&rsquo;essenza ideale che fa venire alla luce, il punto comune di infinite variazioni: &egrave; piuttosto l&rsquo;immutabile e inconfondibile pulsazione della vita strappata alla pluralit&agrave; delle apparenze. Ma non &egrave; cosa che si offra nuda davanti ai nostri occhi.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&ldquo;Guardo i ritratti di Bacon &ndash; scrive Kundera &ndash; e mi stupisce il fatto che, nonostante la loro distorsione, essi somiglino tutti al loro modello. Ma come pu&ograve; un&rsquo;immagine somigliare a un modello del quale &egrave; consapevolmente, programmaticamente, una distorsione? Eppure gli somiglia: prova ne siano le fotografie delle persone ritratte; ma anche senza conoscere queste fotografie, salta agli occhi che in tutti i cicli e in tutti i trittici le diverse deformazioni del volto si assomigliano, e che vi si riconosce una sola e medesima persona. Per quanto distorti siano, questi ritratti sono fedeli. Da qui nasce in me la sensazione di un miracolo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">In altre parole: i ritratti di Bacon pongono la questione dei limiti dell&rsquo;io. Fino a che grado di distorsione un individuo rimane ancora se stesso? Fino a che grado di distorsione un essere amato rimane ancora un essere amato? Per quanto tempo un volto caro che si allontana a causa di una malattia, della follia, dell&rsquo;odio o della morte resta ancora riconoscibile? Dove si situa la frontiera dietro la quale un io smette di essere io?&rdquo;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">L&rsquo;aspetto per noi interessante, in queste riflessioni di Kundera, &egrave; la ricerca di un punto che non ha pi&ugrave; il nome di prima e non ha ancora il nome di dopo. &Egrave; quasi l&rsquo;uno e quasi l&rsquo;altro senza appartenere all&rsquo;uno o all&rsquo;altro.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Direi che si tratta di quel punto che Lacan cercava nell&rsquo;istante inafferrabile del risveglio, quando sono quel che sono prima di svegliarmi,</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">e posso cogliermi solo dopo il risveglio nella rappresentazione che mi riduce a coscienza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Credo che la passe dovr&agrave; metterci in grado di reperire &ndash; senza bisogno del gesto brutale di Bacon ma anzi, con tutta la delicatezza del caso &ndash; di reperire nelle esperienze singolari che ascolteremo il lampo che segnala l&rsquo;attraversamento di questo punto, per porre un contrassegno, come &egrave; quello di AE, a indicare che l&igrave; &egrave; accaduto qualcosa di inetichettabile.</span><br /></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>