Marco Focchi Il tema della felicità, dominante nell’etica filosofica fino alla Critica della ragion pratica, lascia il posto, dopo Kant, a quello del dovere, che si presta meglio ad articolare il godimento con la legge, problema centrale nel disagio della civiltà e nelle sue manifestazioni sintomatiche. Lacan ha sostenuto che il soggetto è toujours heureux, ma prima di lui la felicità resta infatti ai margini del campo concettuale della psicoanalisi. Bisogna in effetti considerare il rapporto con la pulsione dove, al di là del principio di piacere, si radicalizza l’erotica del soggetto. Helene Deutsch ne mostra una certa consapevolezza quando tratta, in un suo lavoro, (1) il tema della felicità sottolineandone il carattere inusuale per la psicoanalisi, dove in genere si ha a che fare con la sofferenza, con il disagio, il sintomo, l’insopportabilità di una situazione. Vorremmo mostrare che il modo in cui affronta i concetti di felicità, di pienezza d’appagamento, d’estasi, può offrire una via breve e convincente per arrivare al problema sotteso dalla fenomenologia delle tossicodipendenze. Il lavoro di Helene Deutsch in effetti, pur non trattandone direttamente, ne permette una penetrazione più interessante rispetto ai testi classici sull’argomento di Rado (2) e di Glover (3). Questi tentano di individuare la chiave del problema nella fissazione a un particolare stadio evolutivo della libido, e cercano in una specifica base pulsionale la causa che predispone il soggetto all’assunzione di sostanze stupefacenti: è il primo passo per la creazione della categoria di tossicomania, alla quale noi non attribuiamo valore strutturale sul piano clinico.
0 Comments
L’equivoco del linguaggio DOVUNQUE ALTROVE I topoi freudiani e il problema del soggetto nel pensiero psicoanalitico Amelia Barbui e Marco Focchi Capitolo quattordicesimo STRUTTURE FORMALI Dobbiamo ora fare qualche considerazione sulla struttura formale del linguaggio presupposta dalla concezione dell’interpretazione sopra illustrata. Abbiamo visto come l’operazione che mira a misurare l’oggetto a sia in effetti un tentativo di reintegrarlo nell’universo di discorso. L’incommensurabilità tra a e l’Uno conduce infatti allo scacco. Non è dunque possibile realizzare l’universo di discorso. Il linguaggio può dire tutto?
Il problema dell’universalità del linguaggio, che risale a Leibniz, è riemerso nella logica e nella matematica del nostro secolo ponendosi nell’alternativa tra incompletezza e inconsistenza. Come ha dimostrato Tarski, un linguaggio per essere universale deve essere inconsistente, ossia deve comprendere anche la contraddizione. La dimostrazione di Tarski si basa sulle conclusioni tratte da Gödel nella matematica per cui se l’aritmetica formale è consistente non è una teoria completa, in quanto la sua consistenza non è dimostrabile con metodi formalizzati nel proprio interno e occorre fare ricorso a un sistema più ampio. Completezza e consistenza si escludono a vicenda: se un sistema è completo risulta inconsistente e se è consistente è necessariamente incompleto. Nella logica e nella matematica si preferisce in genere operare con sistemi incompleti piuttosto che inconsistenti (anche se scuole sudamericane hanno prodotto studi notevoli sulle logiche paraconsistenti) e vengono messe a punto tecniche sistematiche e assiomi per escludere i paradossi, ovvero per evitare l’aberrazione di una equivalenza tra un termine e la sua negazione, e per non incorrere nei risultati che hanno aperto, agli inizi del secolo, la crisi dei fondamenti della matematica. Marco Focchi Da un po’ di tempo ricevo sulle mie reti sociali segnalazioni che promuovono quella particolare declinazione dell’IA che è Chat-psychologist. Le pubblicità sostengono che queste versioni virtuali dello psicoterapeuta uniscono empatia, competenza, e forniscono risposte personalizzate utili per la crescita personale e favorevoli al miglioramento della salute mentale. Lo psicoterapeuta virtuale è inoltre disponibile ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Se si è angosciati nel cuore della notte lo si può interpellare senza la preoccupazione di disturbare il sonno di nessuno. Si paga in anticipo la seduta e si ha immediatamente la disponibilità dell’attenzione e dell’ascolto di un interlocutore programmato per risultare caloroso, comprensivo e di sostegno, e che non ti contraddice mai. Mi è venuta allora la curiosità di chiacchierare un po’ con Chat-psychologist. Gli si può porre qualsiasi domanda, e ha sempre una risposta, ma essendo basato su equazioni lineari dà solo risposte in bianco o nero. La gamma dei grigi e delle sfumature non rientra nella sua visuale. In altri termini se gli si propone un problema, lui dà la soluzione. In bianco o in nero, perché fondata sulla logica binaria 0,1. Direte che la vita non è disegnata in bianco e nero, e avete ragione. Infatti la soluzione di un problema è l’ultima delle cose che chiedono le persone che vengono a interpellare uno psicoanalista. O meglio: certo che chiedono la soluzione di qualcosa, ma appena si comincia a entrare nel merito emergono tutte le più sofisticate sfumature, e nessun problema della vita ha la sua soluzione in un’equazione con risultato univoco. Le persone infatti pongono solo problemi complessi, ovvero problemi che implicano entrare in un labirinto di contraddizioni. Questo l’IA non lo sa gestire. Le ho proposto, giusto per provare, uno dei temi più esemplari della vita, prendendo spunto dal verso di Ovidio: nec tecum nec sine te vivere possum (né con te né senza di te), che evidenzia una delle basi dell’esperienza umana, e che naturalmente non ha una risposta 0,1. Chat-psychologist infatti ha ammesso di non capirlo, e di non poterne venire a capo. Gli ho detto che se non capisce un problema simile non può proporsi come psychologist. Mi ha chiesto allora, in tutta modestia, cosa altro potrebbe fare per me. Gli ho risposto che in primo luogo dovrebbe avvertire i suoi programmatori che con questi limiti, presentarsi come psicologo è semplicemente una truffa. Mi ha assicurato che lo farà presente ai programmatori, anche se non può garantirmi la misura in cui ne terranno conto. Gli ho detto allora che lo trovavo molto buono in inglese, e che avrebbe potuto aiutarmi nella pratica dell’inglese. Ha accolto l’idea con entusiasmo, e senza offendersi. In fondo l’IA vuole solo rendersi utile. Sta a noi suggerirle in cosa. Marco Focchi Testo presentato in occasione delle giornate su Ildisagio nella famiglia, tenutesi a Bruxelles il 12 13 luglio 2025 Avendo lavorato per molti anni come consulente in una scuola elementare ho traversato gli interminabili conflitti che contrappongono l'istituzione scuola e l’istituzione famiglia. Gli insuccessi e i problemi critici dei bambini rimbalzano da una sponda all’altra delle due istituzioni, che sono i contesti formativi maggiori tra i sei e i dieci anni, cercando di individuare e fissare in un bersaglio riconoscibile le responsabilità delle difficoltà, dei problemi, dei fallimenti. Il linguaggio delle api non è un linguaggio DOVUNQUE ALTROVE I topoi freudiani e il problema del soggetto nel pensiero psicoanalitico Amelia Barbui e Marco Focchi Capitolo tredicesimo IL LINGUAGGIO E‘ DOVE NON SIGNIFICA Tra la sublimazione e il transfert esiste un‘affinità che Freud nota nelle ultime pagine del caso di Dora. Il transfert tenta di riprodurre invariato l‘oggetto perduto, con l‘illusione di cancellare la mancanza. La sublimazione compie la stessa riproduzione ma con più arte, come un rifacimento, e con una consapevolezza della mancanza. In entrambi i casi assistiamo a un tentativo di superare la discontinuità soggettiva manifestata dall‘inconscio, e di porre qualcosa, oggetto d‘amore o di creazione, nel posto vuoto intorno a cui gira la pulsione. L‘isterica del capitolo precedente, per esempio, per la quale il transfert si rivelava nel sogno con la richiesta di un libro collocato sulla scrivania dell‘analista, trovò la propria via di sublimazione nell‘impegno in un lavoro editoriale, attuando così, in modo esemplare, il passaggio da un oggetto che nel transfert viene atteso come dono d‘amore a un oggetto che deve venire realizzato attivamente perché offrirlo non è in potere di nessuno. Il libro, come risultato della sublimazione, ha evidentemente un valore simbolico, ma è anche un oggetto concreto, prodotto dell‘industria editoriale. Analogamente, nel transfert il libro chiesto all‘analista è simbolico, pegno d‘amore che rappresenta la domanda di un sapere illuminante. E‘ tuttavia reale nella misura in cui ci accorgiamo che la domanda verte sulla realtà del senso e trascina nell‘invescamento incestuoso in cui il libro si rivela essere il godimento di una inseminazione orale 1. Copyright Deborah Raimo Quando chiediamo a un bambino di disegnare la famiglia, non abbiamo solo la percezione dei legami affettivi, figure grandi per i personaggi importanti, più piccole per i meno significativi, come nella pittura due-trecentesca, dove i santi sono grandissimi, i re un po’ meno e gli umili sono piccolissimi. Nei disegni dei bambini c’è una chiara visione politica del mondo in cui vivono. I rapporti di potere sono lucidamente percepiti e indicati. Solo per citare alcuni aspetti, se il papà è al centro del disegno ai comandi del computer e gli altri sono tutti attorno affaccendati nelle loro cose, abbiamo capito come vanno le cose in famiglia. Se il papà invece sta lavando i piatti mentre la mamma guarda la televisione abbiamo tutt’altra configurazione. Per non dire dei fratelli: quelli che esistono e che non sono disegnati, quelli che sono disegnati e che non necessariamente esistono. È importante vedere chi usa certi oggetti, chi guida la macchina, chi maneggia i denari, chi legge, chi cucina, chi gioca con il bambino e chi no. Dal libro di Marco Focchi L'inconscio algoritmico e l'amore, Orthotes editore, p.41 Conferenza tenuta il 29 gennaio 2025 presso Il buon Pastore, a Bologna
Marco Focchi La clinica del passaggio all’atto viene abitualmente spiegata a partire dalle operazioni attraverso le quali si costituisce il soggetto, quelle che Lacan chiama di alienazione e di separazione. Riassumiamo brevemente di cosa si tratta, poiché esse costituiscono delle coordinate di riferimento fondamentali nell’insegnamento di Lacan, e nel lavoro del Campo freudiano in questi anni sono state spesso riprese e utilizzate come linee guida essenziali per la conduzione della cura. Il posto vuoto del desiderio DOVUNQUE ALTROVE I topoi freudiani e il problema del soggetto nel pensiero psicoanalitico Amelia Barbui e Marco Focchi PARTE TERZA Capitolo dodicesimo MANGIARE IL LIBRO: DOVE LA PULSIONE E‘ IRRIDUCIBILE AL SAPERE La teoria della pulsione, su cui si basa la nozione di sublimazione, è uno dei concetti fondamentali della psicanalisi. Nel ‘64, nel seminario più teso verso una ricerca epistemologica, Lacan ne riprende i termini in una rilettura della metapsicologia che prosegue lo slancio del ritorno a Freud, iniziato una decina di anni prima, sulla spinta data dalla necessità di definire in modo autonomo i fondamenti epistemologici della psicanalisi, e di invertire la tendenza a cercarne le basi scientifiche in campi diversi come la medicina o la psicologia. In Francia queste tendenze erano rappresentate rispettivamente da Nacht e da Lagache. Il tema del ritorno a Freud muove dunque da una problematica epistemologica che trova la propria risposta qualche anno più tardi incentrandosi sulla nozione di atto. Il ritorno a Freud è però innanzi tutto il ritorno a Freud operato da Lacan dopo aver preso un avvio lontano dall‘ortodossia freudiana. La continuità tra Freud e Lacan ha un carattere retrospettivo e non lineare dal punto di vista storico. Il punto di partenza di Lacan è infatti esterno a Freud ed è situabile nella psichiatria francese di prima della guerra, dove Clerambault è riconosciuto come unico maestro. Lacan si avvicina al freudismo da psichiatra e inizialmente con la stessa ottica di superamento presente nel pensiero psicanalitico anglosassone. Tale prospettiva critica è sensibile nei primi articoli raccolti negli Ecrits e a essi occorre tornare per ricostruire l‘arco della riflessione che sfocia nel tema etico dell‘atto. Molte nozioni sviluppatesi negli anni del superamento critico di Freud sono rimaste infatti presenti e attive negli anni del ritorno a Freud. Testo in preparazione del Congresso dell'Associazione mondiale di psicoanalisi dal titolo Non c'è rapporto sessuale, che avrà luogo a Parigi nell'aprile 2026 Marco Focchi Vorrei partire da un riferimento alla clinica. Capita spesso nelle analisi di sentire le pazienti lamentarsi dei loro partner per la sbrigatività con cui saltano i preliminari e per il modo frettoloso con cui passano alla fase conclusiva dell’atto sessuale. Non ne fanno un problema di tempi o di durata, ma una questione di metodo, cioè di approccio: è il modo di avvicinarsi che trovano riduttivo e poco invitante. Non c’è nulla di meglio che ascoltare le donne per capire alcuni aspetti del godimento fallico e in particolare il suo carattere limitato, localizzato, discreto e computabile. A fronte della sua natura puntiforme, focalizzata, chiaramente circoscrivibile, il godimento femminile si perde in contorni vaghi, difficilmente individuabili, non definiti da un significante preciso, tanto che il modo in cui primariamente si presenta è quello dell’enigma: cosa vuole una donna? Il che può tradursi: cosa spinge una donna – intendiamo una donna la cui scelta erotica non si inscriva elettivamente nella funzione fallica – cosa la spinge ad andare a letto con un uomo? Cosa giustifica la sua presenza nella relazione sessuale? Cosa la porta a offrirsi come oggetto del godimento maschile? Marco Focchi Let your silence tell me of the numberless dreams that are you (The Mad Fiddler) A Lisbona ero andato a cercare Pessoa. Con la mia compagna di viaggio avevamo deciso di lasciare per l’ultimo giorno la visita alla sua casa, dopo esserci acclimatati all’atmosfera metafisica della capitale sul Tago immersa nella saudade. Abbiamo così percorso i quartieri della Baixa, dove Pessoa svolgeva il suo lavoro d’impiegato, abbiamo girato i caffè che frequentava, abbiamo cenato al Martinho de Arcada, il suo ristorante preferito, situato nella Praça do Comércio, talmente pieno di sue fotografie che colpisce come un uomo senza identità elettiva abbia avuto una così ricca documentazione d’immagini di sé. |
Marco Focchi riceve in
viale Gran Sasso 28 20131 Milano. Tel. 022665651. Possibilità di colloqui in inglese, francese, spagnolo Archivi
Gennaio 2026
Categorie |