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Buongiorno Dottore,
le scrivo perché sono un po' in difficoltà e non so bene come comportarmi. Mia figlia ha 9 anni e fino a circa sei mesi fa dormiva tranquillamente nella sua cameretta, senza problemi. Da un po' di tempo, invece, ogni sera è diventata una piccola battaglia: dice che ha paura, che sente dei rumori, che non riesce a stare da sola al buio. Spesso si alza nel cuore della notte e viene a infilarsi nel nostro letto, oppure ci chiama finché uno di noi due non va a dormire con lei nella sua stanza. All'inizio pensavamo fosse una fase passeggera, magari legata a qualche brutto sogno, e abbiamo ceduto un po' per stanchezza. Ora però mi rendo conto che la situazione si è quasi cristallizzata: lei dà per scontato che qualcuno resti con lei, e io e mio marito siamo sempre più stanchi e a volte anche un po' nervosi tra di noi per via delle notti interrotte. Non è successo niente di particolare in famiglia, almeno niente di cui io sia consapevole. A scuola sembra serena, ha le sue amiche, i voti sono buoni. Per questo faccio fatica a capire da dove arrivi questa paura così improvvisa. La mia domanda è: è normale che a 9 anni ricompaia una paura del genere? Stiamo sbagliando qualcosa nel modo in cui la rassicuriamo? E soprattutto, come possiamo aiutarla a ritrovare la sua autonomia la sera senza che si senta abbandonata o respinta? Grazie per l'attenzione, una mamma un po' assonnata >Gentile signora, sì, è del tutto possibile che a 9 anni ricompaia una paura notturna che sembrava superata. L'infanzia non procede in linea retta, e certe tappe dello sviluppo — affettivo, corporeo, relazionale — possono riattivare ansie che parevano assopite. Il fatto che a scuola sua figlia stia bene non esclude che qualcosa stia lavorando dentro di lei, qualcosa che magari lei stessa non sa ancora mettere in parole. Una cosa colpisce nella sua descrizione: lei dice che non è successo niente di particolare di cui sia consapevole. È una precisazione che vale la pena di tener presente. I bambini sono spesso sensibili a cambiamenti nell'atmosfera familiare — una tensione, una preoccupazione dei genitori, qualcosa di non detto — anche quando questi cambiamenti non assumono la forma di un evento visibile. Non credo che per la gestione serale stiate sbagliando qualcosa di significativo. Il problema, come lei stessa ha intuito, è che la soluzione si è stabilizzata in un pattern che non aiuta né lei né sua figlia a uscire dalla situazione. Più che indicazioni tecniche su come comportarsi la sera, le suggerirei di trovare un momento tranquillo — di giorno, non al momento di andare a letto — per parlare con sua figlia di questa paura, con curiosità genuina, senza fretta di risolverla. Spesso i bambini hanno qualcosa da dire, se sentono che c'è spazio per dirlo senza che l'adulto si allarmi o voglia immediatamente rassicurarli. Se la situazione dovesse perdurare o intensificarsi, potrebbe valere la pena di un incontro con uno specialista — non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va, ma perché a volte uno sguardo esterno aiuta a capire cosa sta cercando di comunicare un sintomo. La saluto cordialmente. Marco Focchi
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AutoreMarco Focchi riceve in Archivi
Maggio 2026
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