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Gentile Dottore, ho due figli, uno di 10 e uno di 7 anni, e mi accorgo con disagio che con il più grande ho un rapporto più naturale, mentre con il più piccolo faccio più fatica a entrare in sintonia. Non c’è nulla di “oggettivo”, ma è come se con uno mi venisse tutto più spontaneo e con l’altro no. Questa differenza mi fa sentire in colpa. È normale che un genitore si senta più vicino a un figlio rispetto all’altro? E come si può gestire questa cosa senza creare squilibri? La ringrazio.
R. >Gentile R., Ciò che descrive — sentirsi più in sintonia con un figlio che con l'altro — è qualcosa di molto comune, anche se raramente detto ad alta voce, proprio per il senso di colpa che produce. Il primo dato rassicurante è questo: il senso di colpa stesso testimonia che lei è un genitore attento e responsabile. Chi non si cura del proprio rapporto con i figli non si pone queste domande. Vale tuttavia la pena capire da dove nasce questa differenza. Non si tratta quasi mai di amore in senso quantitativo — non si ama di più l'uno e di meno l'altro. Si tratta piuttosto di risonanza: ogni figlio, con il suo carattere, i suoi ritmi, il suo modo di stare al mondo, incontra in modo diverso qualcosa di noi. Un figlio può assomigliarci in certi tratti e renderci più facile il contatto; un altro può essere più distante dal nostro stile emotivo, e richiedere uno sforzo maggiore di sintonizzazione. Non è un difetto, è la normale complessità delle relazioni. Ciò che conta non è tanto il punto di partenza, ma la direzione. Può, per cominciare, riservare al figlio "più difficile" momenti dedicati, senza l'altro, in cui cercare attività o interessi condivisi — anche piccoli, anche banali. La sintonia spesso si costruisce nel tempo, non arriva spontaneamente. Non tenti poi di compensare con eccessi di attenzione forzata, che i bambini percepiscono come artificiali e che possono produrre l'effetto opposto. Se la difficoltà permane o si approfondisce, un colloquio con un professionista può aiutare a capire cosa è in gioco, sia nel figlio che in lei. I figli non hanno bisogno di genitori identici con loro, hanno bisogno di genitori presenti e onesti. Il fatto che lei se ne accorga e se ne preoccupi è già, in sé, una forma di cura. Marco Focchi
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AutoreMarco Focchi riceve in Archivi
Maggio 2026
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