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Lavoro a tempo pieno e spesso torno a casa stanca e con poca pazienza. Mi capita di rispondere male ai miei figli o di non avere voglia di giocare con loro. Poi però mi sento in colpa e ho la sensazione di non essere una “brava madre”. È normale alternare amore e insofferenza? Come si può distinguere tra stanchezza fisiologica e un disagio più profondo nel proprio ruolo di genitore?
F. >Gentile F. amore e insofferenza possono certamente alternarsi, nessun sentimento, neanche nei confronti delle persone più vicine, è mai univoco. Essere genitori inoltre non significa essere sempre pazienti o disponibili: stanchezza e irritazione fanno parte della realtà della vita, ed è giusto che i figli ne conoscano le conseguenze, soprattutto quando si lavora molto e quando la vedono arrivare a fine giornata con poche energie. Questo non la rende una “cattiva madre”, ma una persona con dei limiti, come tutti. La stanchezza fisiologica tende a migliorare con il riposo e lascia spazio anche a momenti di piacere e vicinanza con i figli. Un disagio più profondo, invece, si manifesta come fatica costante, distanza emotiva o senso di inadeguatezza che non si attenua nel tempo: in questi casi può essere utile cercare uno spazio di confronto con un professionista. I figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di adulti capaci anche di riconoscere i propri limiti e, se serve, di ripararsi quando traversano un momento difficile, per riparare con questo anche i figli. Marco Focchi
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AutoreMarco Focchi riceve in Archivi
Febbraio 2026
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