Copyright Deborah Raimo Quando chiediamo a un bambino di disegnare la famiglia, non abbiamo solo la percezione dei legami affettivi, figure grandi per i personaggi importanti, più piccole per i meno significativi, come nella pittura due-trecentesca, dove i santi sono grandissimi, i re un po’ meno e gli umili sono piccolissimi. Nei disegni dei bambini c’è una chiara visione politica del mondo in cui vivono. I rapporti di potere sono lucidamente percepiti e indicati. Solo per citare alcuni aspetti, se il papà è al centro del disegno ai comandi del computer e gli altri sono tutti attorno affaccendati nelle loro cose, abbiamo capito come vanno le cose in famiglia. Se il papà invece sta lavando i piatti mentre la mamma guarda la televisione abbiamo tutt’altra configurazione. Per non dire dei fratelli: quelli che esistono e che non sono disegnati, quelli che sono disegnati e che non necessariamente esistono. È importante vedere chi usa certi oggetti, chi guida la macchina, chi maneggia i denari, chi legge, chi cucina, chi gioca con il bambino e chi no. Dal libro di Marco Focchi L'inconscio algoritmico e l'amore, Orthotes editore, p.41
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Febbraio 2026
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