Marco Focchi L’affermazione che La donna non esiste compare nei primi seminari di Lacan degli anni Settanta e viene man mano sviluppata, nel quinquennio successivo, insieme all’altra fondamentale tesi di inesistenza a essa correlata: “non c’è rapporto sessuale”. L’idea che La donna non esiste, malgrado la forma provocatoria in cui viene presentata, segue l’ispirazione più classica del pensiero psicoanalitico: è infatti il modo in cui Lacan riformula le conclusioni cui era giunto Freud asserendo l’esistenza di una sola libido caratterizzata fallicamente. Accanto ai temi che affondano le radici nella tradizione Lacan svolge una serie di implicazioni di questa concezione che sfociano nella parte più caratteristica del suo pensiero sulla femminilità: la logica del non-tutto. Consideriamone i presupposti elementari per entrare progressivamente negli strati più densi.
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Gschnas - Ballo in maschera Marco Focchi Il problema del cambiamento in psicoanalisi si può affrontare da due versanti: quello dell’etica e quello della tecnica. L’etica della psicoanalisi è il capitolo che riguarda gli obiettivi su cui orientare la clinica. Il problema della tecnica è più classico, perché agli inizi il problema dell’obiettivo in realtà non si poneva. Nata come pratica terapeutica la psicoanalisi doveva semplicemente guarire il soggetto dal disturbo che lo assillava. Guarire lo sanno tutti cosa vuol dire quando vanno a consultare il medico: il corpo soffre, bisogna restituirgli la salute, non c’è da farci sopra una grande filosofia. Quando si va a consultare lo psicoanalista cosa gli si può domandare? Generalmente la stessa cosa: liberaci dal male. Il problema è che siamo in un campo in cui è decisamente più complicato stabilire cosa è male e cosa è bene. Così, per noi, dietro la clinica, dietro la tecnica, dietro l’esigenza di staccarsi dalla presa dolorosa del sintomo, si profila il terreno dell’etica, che è quello delle decisioni. Bisogna stabilire cosa è bene per un soggetto, e non lo sappiamo già prima, perché la salute, intesa come modello di uno stato ottimale a cui rifarsi, è qualcosa che nel nostro campo non esiste. Non esiste almeno se pensiamo le cose fino in fondo. Perché in realtà cosa succede quando un paziente è liberato dal sintomo? Forse solo per questo dovremmo dire che ha recuperato la salute? È un’idea che non sarebbe ammissibile neppure in medicina: bisogna andare alle cause, non parliamo di pratiche empiriche, ma di discipline con una loro razionalità. |
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Ottobre 2025
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