Il principe e il carradore Seconda parte del seminario tenuto a Tel Aviv il 23 marzo 2026 per il Gruppo israeliano della NLS. Leggi la prima parte Marco Focchi La nuova definizione dell’inconscio che compare nel seminario XI porta a mettere in dubbio la garanzia di scientificità che il riferimento alla linguistica permetteva di dare per acquisita. L’inconscio non è più materializzato semplicemente dalla catena significante, ma si presenta attraverso pulsazioni, interruzioni, fratture, intoppi, manifestazioni evanescenti che appaiono e scompaiono. La questione emersa qui è evidentemente di primaria importanza. Fino a che l’inconscio viene infatti formulato come una catena significante, è passibile di qualche tipo di oggettivazione, è articolato come qualcosa che mi sta di contro, di fronte e, anche se non immediatamente visibile, è depositato in un altrove raggiungibile attraverso l’interpretazione. Finché Lacan si attiene all’idea di un’intersoggettività presentata come dimensione caratterizzante la relazione analitica, l’inconscio resta contrapposto ai due soggetti implicati nella partita dell’analisi, e quindi in questo senso è oggettivato. Solo a partire dal seminario XI (p. 234) e dalla formulazione presente in Posizione dell’inconscio (p. 834) si comincia a dire che gli analisti fanno parte del problema stesso dell’inconscio e, nella misura in cui ne fanno parte, non possono evidentemente esservi contrapposti.
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Conferenza tenuta il 1 aprile 2026 presso l'Università statale di Milano
Marco Focchi Il punto di frattura Visto dall’esterno l’acceso dibattito tra il comportamentismo dei trattamenti ABA e la psicoanalisi può apparire come una controversia tra diversi approcci terapeutici, una delle tante contese di settore che attraversano il campo clinico. Fermarsi a questo aspetto sarebbe però superficiale. Il contrasto in realtà non riguarda semplicemente un metodo, ma qualcosa di più fondamentale: la natura stessa dell'oggetto di cui si parla. La disputa non verte su come trattare l’autismo ma, in effetti, su cosa sia un essere umano. Il pensiero scientista, di cui il comportamentismo è l’espressione in psicologia, nella sua versione oggi dominante non afferma soltanto che l'autismo ha cause biologiche, ma punta a qualcosa di più radicale: l’idea di fondo è infatti che l'autismo sia un oggetto naturale della stessa natura degli oggetti di cui si occupano la fisica o la chimica. Qualcosa dunque di circoscrivibile, di misurabile, di riducibile a componenti elementari come geni, neuroni, circuiti. Il soggetto, in questo quadro, non è un concetto pertinente all’approccio scientifico: è al massimo un epifenomeno, un effetto secondario di processi fisici che sono i soli realmente causali. Per il pensiero psicoanalitico invece, e per la psicoanalisi lacaniana in modo particolarmente rigoroso, il soggetto umano è tutt’altro che un oggetto naturale: si articola nel linguaggio, non si trova in nessun neurone, ed emerge nella relazione con l'Altro. Il soggetto non è né causa né effetto: è una variabile nella struttura del linguaggio. La posizione dello scientismo e quella della psicoanalisi non sono semplicemente in disaccordo sui fatti. Sono in disaccordo su cosa debba essere contato come fatto, su cosa sia un'evidenza, su cosa significhi spiegare. Per questo il dibattito non ha una qualsiasi forma di risoluzione possibile: chi, da una parte o dall’altra, entri nella disputa pensando di portare e confrontare argomenti e prove empiriche, si trova a dover discutere su ciò che conta come prova. |
Marco Focchi riceve in
viale Gran Sasso 28 20131 Milano. Tel. 022665651. Possibilità di colloqui in inglese, francese, spagnolo Archivi
Aprile 2026
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