Conferenza tenuta il 21 febbraio 2026 a Bologna nell'ambito del ciclo dei Seminari internazionali di "Psicoterapia e scienze umane" Marco Focchi Ho notato, anche fuori dal mondo lacaniano – un mondo ormai vasto – un particolare interesse per la nozione di psicosi ordinaria, nozione che ha una data di nascita precisa perché è stata formulata nel 1998 da Jacques Alain Miller nel contesto di un incontro clinico memorabile che si è tenuto con il titolo di Convention d’Antibes.. È quindi una nozione che, dopo quei trent’anni dal momento in cui è stata lanciata, suscita ancora dibattito e, dobbiamo dire, ha ormai dietro di sé un campo di ricerche e ha dato vita a una vasta letteratura. Gli effetti di sorpresa La Convention d’Antibes è il terzo tempo di una riflessione clinica all’interno del Campo freudiano iniziata nel 1996 con il Conciliabule d'Angers. Il tema ad Angers era Gli effetti di sorpresa nelle psicosi. Per un verso mettere l’accento sulla sorpresa nella cura psicoanalitica punta a mettere in evidenza il contrario di quel che a volte si cerca: la terapia come forma di controllo, con l’idea per esempio che occorra tenere sotto controllo l’ansia, quando in realtà vediamo che già i sintomi, per esempio nella nevrosi ossessiva, sono una forma esasperata di controllo. L’interessante nel Conciliabule d’Angers è che alla fine dei dibattiti si lascia intravedere una prospettiva comune tra nevrosi e psicosi, se non ci si concentra solo sul significato fallico ma si mette in gioco la dimensione del pulsionale, con il carattere enigmatico che questa riveste per il soggetto. Questa conclusione, nel Conciliabule d’Angers, è particolarmente interessante perché interroga quella che a partire dagli anni ’50 – da quando Lacan ha formulato l’idea della preclusione del Nome-del-Padre come un carattere specifico della psicosi – è sempre stata la visione teorica e clinica dominante nel campo lacaniano, quella cioè che implica una separazione netta tra le nevrosi, il cui meccanismo è la rimozione (Verdrängung), e la psicosi, il cui meccanismo è la preclusione (Verwerfung). Contrariamente a quel che è possibile nella prospettiva kleiniana e nella psichiatria fenomenologica derivante da essa, dove la frontiera tra nevrosi e psicosi è permeabile, nel mondo lacaniano tra nevrosi e psicosi, che sono pensate come strutture, è sempre esistita una barriera invalicabile. Il Conciliabule d’Angers andava ora a toccare proprio questa barriera, e cominciava a sollevare un interrogativo a proposito alla sua legittimità. La questione sollevata era troppo importante, e doveva avere un seguito, uno sviluppo, un’articolazione, e questo c’è stato nel 1997 con la Conversation d’Arcachon, che segna il secondo tempo di questo percorso in tre tappe.
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Relazione presentata al Convegno tenutosi a Torino il 20-21 maggio 2000 con il titolo: Le patologie della legge. Clinica psicoanalitica della legge e della norma.
Marco Focchi Ci sono due versanti dell'universalità della legge: uno scientifico e uno giuridico. Entrambi ci riguardano, anche se in modo diverso. Vorrei affrontare il primo per l'aspetto in cui investe la medicina. Da quando la medicina è stata assorbita dal discorso scientifico, il concetto di benessere rientra in una norma generata dalla statistica e la salute è un diritto garantito al cittadino. Sul piano giuridico invece l'universalità è messa chiaramente a fuoco da Kant, che ha la preoccupazione di accordare le volontà molteplici secondo una legge di libertà. Sappiamo che per Lacan il complemento di Kant è Sade, dove l'idea di un diritto incondizionato a godere del corpo dell'altro fa apparire un orizzonte al di là del bene comune a cui può aspirare la volontà generale. |
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