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Gentile Dottore, negli ultimi tempi mi accorgo che faccio sempre più fatica a restare sereno. Seguo poco i telegiornali, eppure mi basta aprire un sito, vedere un titolo o sentire nominare guerre come quella in Iran o in Ucraina per sentirmi inquieto, appesantito, come se vivessi in uno stato di allarme di fondo. Non ho un problema preciso da risolvere nella mia vita personale, ma è come se il clima generale del mondo entrasse dentro di me e mi togliesse energia, fiducia e leggerezza. A volte mi sento anche in colpa, perché penso che rispetto a chi vive davvero queste tragedie io non avrei motivo di stare così. È normale risentire in questo modo di eventi che accadono lontano da noi? E come si fa a restare informati senza sentirsi continuamente angosciati? Grazie se vorrà rispondermi.
R >Gentile lettore,Lo stato che descrive è molto più diffuso di quanto si pensi, e merita di essere preso sul serio. Viviamo in un'epoca in cui il mondo intero è diventato immediatamente presente: non c'è più distanza geografica che filtri le notizie, e un titolo basta a far sentire la guerra come qualcosa che accade dietro la finestra. Dal punto di vista psicoanalitico, ciò che lei descrive — una sensazione di allarme diffuso, senza oggetto preciso — assomiglia a quella che Freud chiamava angoscia fluttuante: un'angoscia che non si aggancia a un pericolo definito e perciò non si scarica, ma rimane come rumore di fondo che consuma energia e fiducia. Il flusso continuo di minacce lontane, su cui non abbiamo alcuna presa, impedisce alla psiche di fare ciò che le è necessario: elaborare, rispondere, chiudere. Si resta in una situazione di allerta permanente, sospesi. La colpa che prova è comprensibile ma fuorviante. Essere toccati da ciò che accade lontano è segno di una capacità di identificazione con l'altro che, in dosi eccessive e senza elaborazione, può diventare essa stessa fonte di sofferenza. Alcuni suggerimenti pratici: regolare quando ci si informa, piuttosto che chiudersi all'informazione; distinguere tra sapere e ruminare, evitando il ciclo degli aggiornamenti in tempo reale; e trovare, se possibile, un'azione concreta — anche piccola — che restituisca alla psiche il senso che qualcosa è possibile fare. Se invece il malessere persiste e comincia a erodere la vita quotidiana, può essere utile parlarne con un professionista: spesso questi stati trovano nelle notizie un veicolo, ma le loro radici sono più personali di quanto sembrino. Prendersi cura del proprio equilibrio non è indifferenza verso il mondo. È la condizione per non esserne sopraffatti. Marco Focchi
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Marzo 2026
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