Luca Signorelli -GIudizio universale, particolare Guy Trobas La libido si sposta! È ciò che Freud ha individuato in due fasi: innanzi tutto la libido, con il suo statuto “psichico”, in quanto si lega a delle rappresentazioni; poi il suo spostamento. La libido che non si lega costituisce “l’eccedenza sessuale”. Questo spostamento della libido fa parte del nostro senso comune freudiano. Il senso comune lacaniano vi aggiunge due elementi: primo, che il sistema di rappresentazioni in questione è costituito dalla materialità delle catene significanti; secondo, che la dinamica del movimento è legata all’oggetto a. Come dice Lacan: «la funzione dell’oggetto a è lo spostamento». Benissimo, ma questa scoperta di Freud non è andata affatto da sé! Approfondire la questione significa accogliere un sollecito invito di Lacan: «far emergere, da concetti che si affievoliscono nell’uso routinario, il senso che ritrovano sia tornando alla loro storia sia nella riflessione sui loro fondamenti soggettivi».
Per far emergere la nozione di “spostamento”, infatti, Freud ha dovuto emanciparsi dall’ideologia scientista del suo tempo, alla quale aderiva pensando di fare opera scientifica. Di quale ideologia si tratta? Di quella dell’associazionismo, teoria ben nota a Freud. Prima di questa emancipazione, e riguardo alla determinazione dei materiali dei sintomi isterici, come concepiva Freud la questione? Proprio sulla base delle prime due regole associazioniste di David Hume. Così, affinché una rappresentazione – concetto piuttosto inconsistente all’epoca – venga “patologizzata” dall’energia sessuale legata a una rappresentazione divenuta insopportabile (trauma e difesa), deve stabilirsi una connessione con un’altra rappresentazione, sessualmente neutra, o per coincidenza fortuita (contiguità nello spazio e nel tempo), o per comunanza concettuale (significato condiviso). All’inizio degli anni 1890, Freud ritiene, in sostanza, che questa determinazione associativa del materiale del sintomo sia una sorta di contaminazione. Qua e là, è però possibile supporre che sospetti una dinamica dell’energia in questione, senza andare oltre. Dopo numerosi esempi, nelle Studi sull’isteria, di sintomi di conversione costruiti secondo la logica precedente, si verifica una svolta a partire dai discorsi di Elisabeth von R. e Frau Cäcilie M. Leggendo Freud passo passo, osserviamo che a un certo punto (fine ’93, inizio ’94), presta attenzione al modo in cui i soggetti usano le parole, prima nel registro dell’insistenza del significato (metonimia), poi in quello del significante (metafora). Qui, considerando l’ingresso di Freud in una concezione dell’inconscio strutturato come un linguaggio, dobbiamo elevare questa nota (che chiude il capitolo “Storie di pazienti” nelle Studi…) al rango di paradigma di una rottura epistemologica: si tratta della famosa allucinazione dei “due impiccati” di Cäcilie che, il giorno prima, riferendosi all’atteggiamento frustrante di Breuer e Freud, aveva pensato, furiosa: «L’uno è proprio il pendant dell’altro». Ed è anche in questa lettura passo passo che vediamo i tentennamenti di Freud, le sue esitazioni nel decidere su ciò che scopre, incredulo – non gli sembra serio, “superficiale”! Allora: è semplice elemento accessorio del sintomo o causa vera e propria? Alla fine prende posizione: esiste effettivamente un altro modo di formazione dei sintomi isterici, “per simbolizzazione”, precisamente. Siamo alla fine del 1894. E poi? Tre o quattro anni di silenzio (momento delicato per Freud a Vienna) fino al 1898, anno in cui inizia, con il celebre articolo sull’oblio e il nome di Signorelli, il lavoro di elaborazione per passare da un uso raro e vago del termine “spostamento” al suo concetto immediatamente associato alla libido. Parallelamente all’affinamento di questo concetto come metonimia nel significante, il termine “associazione” decade e ritorna a un uso comune, salvo nella regola fondamentale. Bibliografia Lacan J., « À la mémoire d’Ernest Jones. Sur sa théorie du symbolisme », Écrits, Paris, Seuil, 1966, p. 705 : « Ainsi manque-t-il cette fonction parfois si sensible dans le symbole et le symptôme analytique, d'être une sorte de régénération du signifiant. » Lacan J., Le Séminaire, livre XIX, …ou pire, Paris, Seuil, 2011, p. 183. Lacan J., « Fonction et champ de la parole et du langage en psychanalyse », Écrits, op. cit., p. 240.
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