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Di cosa si parla

Le derive del femminismo

8/4/2026

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 Dibattito tenutosi a Milano il 27 marzo 2026 presso l'Istituto freudiano sul tema: Le derive del femminismo

Andres Borderias

Vi ringrazio per l’invito a partecipare a questo dibattito, al quale intervengo non in qualità di esperto del tema del femminismo, ma a partire dall’orientamento introdotto da Jacques Lacan in merito alla disputa dei sessi.
Ho letto con attenzione il notevole testo di presentazione del ciclo redatto da Marco Focchi, Il nemico necessario: come l’odio tra i sessi supplisce la relazione impossibile, che ho trovato di particolare ispirazione: un orientamento quanto mai necessario nel nostro tempo. Lo stesso vale per Il femminismo contemporaneo, titolo del rapporto redatto per l’AMP nel 2024, di cui Focchi è stato responsabile in qualità di coordinatore del gruppo di lavoro.

Avete convocato questo dibattito sotto il titolo Derive del femminismo; mi limiterò a proporre alcune brevi scansioni concettuali a titolo di introduzione.
In un contributo ormai imprescindibile per la nostra discussione — Osservazioni su tre incontri tra il femminismo e il non rapporto sessuale — Eric Laurent sottolinea come la temporalità dei movimenti femministi contemporanei presenti una configurazione peculiare: essa non si inscrive in una continuità lineare, ma si articola piuttosto in ondate successive che scandiscono la storia dei femminismi. L’attuale congiuntura corrisponderebbe a una quarta ondata. Si tratta di una configurazione discorsiva specifica che merita di essere indagata: assistiamo infatti a un rinnovamento del discorso femminista attorno a tre assi principali che attraversano la civiltà occidentale. Da un lato, la denuncia del femminicidio; dall’altro, la riapertura del dibattito sulla violenza sessuale, promossa dal movimento MeToo e rilanciata nei contesti universitari legati alle comunità LGBT; infine, in relazione alla centralità del movimento trans, la forzatura della lingua attraverso le pratiche di scrittura inclusiva. Si pone allora la questione di come tali movimenti si articolino tra loro e se sussista una relazione causale che li leghi. Essi convergono tuttavia nel produrre una nuova urgenza: quella di un dibattito che ecceda la differenza dei sessi e si concentri sulla domanda: «Che cos’è una donna?».
Laurent propone di affrontare la deriva attuale a partire dalla logica che sottende, al contempo, la divergenza e la convergenza di obiettivi e posizioni all’interno del campo femminista. Lo sviluppo in forma di ondate, così come la moltiplicazione e la coesistenza dei movimenti, rispondono certamente a rivendicazioni differenti — legittime ogniqualvolta si sia trattato dell’estensione dei diritti — ma diventano problematiche laddove pretendono di chiudere la questione «che cos’è una donna?» oppure, in un altro registro, quello dell’incontro tra i sessi, quando si tenta di eliminare l’ambiguità della seduzione e il suo limite rispetto all’abuso mediante una formalizzazione contrattuale (come nella legge spagnola nota come «solo sì vuol dire sì»), emersa nel solco del movimento MeToo a partire dalla questione della violenza.
Abbiamo così assistito, nel 2004, a un ampio consenso attorno all’approvazione della legge sulle misure di protezione integrale contro la violenza di genere, votata all’unanimità e orientata a contrastare la violenza maschile. Tuttavia, il dibattito successivo — incentrato sulla distinzione tra abuso e violenza, riattivato dal caso della «Manada» del 2016 e culminato nella legge del «solo vuol dire è sì» nel 2022 — ha prodotto un clima di crescente conflittualità sociale e politica. Tale tensione si è ulteriormente accentuata con la Legge trans del 2023, che ha diviso lo stesso governo (fino alle dimissioni della vicepresidente Carmen Calvo, in dissenso con la titolare del ministero per la parità) e ha segnato una frattura interna al movimento femminista, cristallizzando la separazione tra due sue correnti.
La legge del 2004 interveniva sul fenomeno del femminicidio, che possiamo leggere come una forma di assolutizzazione ordinaria del godimento, volta a velare il buco della non relazione sessuale. Lacan indica che il fondamento di ogni razzismo risiede nel rifiuto, nell’odio del godimento femminile, e che la causa ultima di ogni segregazione affonda nel corpo, nel rifiuto e nella difficoltà rispetto al godimento dell’Altro — e, in ultima istanza, al godimento femminile — tanto per un uomo quanto per una donna. Si tratta dunque di un’opposizione non soltanto sul piano della parvenza, ma anche sul piano del reale, in quanto connessa alla posizione sessuata.
Un’altra modalità di velare il buco della non relazione sessuale concerne l’uso del linguaggio inclusivo, che mobilita il potere del significante al fine di neutralizzare le differenze, tra cui quella sessuale. Negli Stati Uniti, in particolare, il discorso universitario ha cercato di espungere le passioni odiose dal linguaggio; tuttavia, ciò non ha prodotto un rafforzamento del legame sociale, se non all’interno di comunità identitarie di appartenenza. Il politicamente corretto ha tentato di imporsi nei campus come dispositivo di pacificazione delle relazioni tra i sessi e tra le comunità, ma senza ridurre il sentimento di solitudine e di esclusione, che anzi ha raggiunto livelli senza precedenti. I tassi di suicidio tra gli adolescenti sono aumentati in modo significativo a partire dal 2011-2012 (+25% tra i ragazzi e +70% tra le ragazze). Il linguaggio inclusivo si inserisce così in un contesto segnato da una lettura delle relazioni in termini di potere — tratto distintivo del movimento MeToo — accompagnando il dibattito su abuso, aggressione, seduzione e legame sociale. In numerosi campus è stata dichiarata una vera e propria guerra alle «microaggressioni», alimentando ulteriormente la discussione sul riconoscimento, sulle politiche identitarie e sulla libertà di espressione. La nozione di microaggressione designa quelle ferite sottili che colpiscono i soggetti esposti a forme di svalutazione mediate dal linguaggio, colpendo in particolare le minoranze e rinviandole alla loro alterità. Da qui il carattere potenzialmente infinito del compito assegnato al politicamente corretto.
Lo stesso movimento MeToo ha subito una trasformazione, come evidenzia J.-C. Milner in Riflessioni sul movimento #MeToo e la sua filosofia (2019). Esso ha rappresentato l’occasione per una rottura con il discorso universitario: non più microaggressioni identitarie, ma la macroaggressione rappresentata dal coito concepito come violenza. «Secondo MeToo, il campo di battaglia decisivo non è più il campus universitario, ma l’opinione pubblica. L’epoca degli articoli brillanti e dei libri eruditi è superata: contano ormai i mass media e i social network. La questione del coito deve essere posta in modo diretto; a tal fine risultano più efficaci donne meno titolate e meno visibili online rispetto alle icone dei Women’s Studies». Milner arriva così a sostenere che l’uscita del movimento dal discorso universitario riapre il dibattito sullo statuto della relazione sessuale.
Questa questione tocca il fondamento reale della disputa dei sessi, che Marco Focchi formula con chiarezza attraverso l’assioma: «non c’è rapporto sessuale». Nel suo testo, egli individua uno dei tratti più salienti del presente nell’esasperazione e nella radicalizzazione del conflitto: una consolidazione immaginaria dello scontro tra una versione misandrica del femminismo e il neomachismo della «pillola rossa», quest’ultimo strumentalizzato dai movimenti di estrema destra. Si tratta, in entrambi i casi, di derive fondate sul rigetto della dimensione reale del problema.
Su questo punto, la psicoanalisi si distingue tanto da ogni tentativo di risolvere l’impasse attraverso una logica contrattuale quanto da ogni soluzione ridotta a un puro rapporto di forze. Essa concepisce l’accoppiamento sessuale — in qualunque forma si dia — come un legame di godimento che viene al posto di ciò che fa impasse nel significante e che continuerà a farlo, indipendentemente dalle più raffinate inclusioni linguistiche.
È in questa duplice prospettiva — del significante e del sessuale — che Lacan eleva l’impasse a soluzione: una soluzione che, nel campo dell’amore, implica ogni volta l’invenzione di nuove regole del gioco, regole non scritte capaci di sostenere l’incontro con l’ineffabile del godimento femminile.


BIBLIOGRAFIA
Laurent E., “Observaciones sobre tres encuentros entre el feminismo y la no relación sexual”, Revista El Psicoanálisis nº 35, febbraio 2020. ( Esiste una versione digitale: www.elpsicoanalisis.elp.org.es ).


Milner, Jean-Claude, “Reflections on the Me Too Movement and Its Philosophy”, PROBLEMI INTERNATIONAL, vol. 3, no. 3, 2019 © Society for Theoretical Psychoanalysis. Online: efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://problemi.si/issues/p2019-3/04problemi_international_2019_3_milner.pdf
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Per seguire lo sviluppo di J.Lacan su questo punto si può leggere il testo di Patrick Monribot “Construir una mujer” nel volume Recorridos, Colección de la ELP nº 11, 2016.
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