L'illusione della trasparenza del linguaggio Conferenza tenuta presso l'Istituto freudiano - sede di Milano, il 28 marzo 2026 Andres Borderias Introduzione Prima di entrare nel dettaglio del capitolo uno di Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi, intitolato "Parola vuota e parola piena nella realizzazione psicoanalitica del soggetto", cercherò di collocare le linee di fondo in cui si situa questo scritto di Jacques Lacan: le linee che ne definiscono la tensione interna, le difficoltà, il movimento. J.-A. Miller considera Funzione e campo come il testo che dà inizio all'insegnamento di Lacan. Si tratta infatti di un testo che introduce il fondamento del suo primo insegnamento e al tempo stesso chiama a una riformulazione dottrinale e concettuale della psicoanalisi rispetto a ciò che era diventata nell'IPA. In questo senso, Funzione e campo è un appello al ritorno al filo tagliente della verità freudiana e al tempo stesso un programma di lavoro che Lacan avrebbe sviluppato nel corso degli anni Cinquanta. Sotto la preminenza dell'ordine simbolico, Lacan avvia lo svuotamento dell'infiammazione immaginaria che aveva pervaso la concezione della psicoanalisi nell'IPA — con l'Ego-psychology e la Teoria della relazione oggettuale — per tornare all'ispirazione freudiana, al filo tagliente della sua verità, a partire dal privilegio che Lacan attribuisce in questo momento all'ordine simbolico, alla funzione della parola e al campo del linguaggio, riportando in primo piano l'inconscio e il soggetto: concetti relegati, misconosciuti, preclusi nell'IPA. In questo quadro, Lacan procede interrogando e riordinando anche altri
concetti e termini fondamentali della psicoanalisi, nonché dell'esperienza analitica, della fine dell'analisi e, di conseguenza, della formazione degli analisti. Tre mesi prima di presentare questo Rapporto a Roma si era prodotta la scissione della SFP in seguito a un conflitto per il controllo dell'Istituto. Per chi fosse interessato a seguire da vicino quanto accaduto, J.-A. Miller ha raccolto i testi e i resoconti di quel momento nel libro L'excommunication: la communauté psychanalytique en France. Sacha Nacht e Marie Bonaparte erano riusciti a imporre i loro statuti e il loro programma di formazione, e sullo sfondo si delineava un rifiuto dell'orientamento che Jacques Lacan aveva cominciato a imprimere alla sua concezione della pratica analitica. Dopo la scissione, Nacht aveva proclamato che avrebbe impedito a Lacan di parlare a Roma. Tuttavia, il gruppo italiano consentì l'intervento di Lacan, che nel settembre del 1953 presentò il testo che oggi esamineremo. Lacan, che aveva letto tutto, critica nel Rapporto le varie deviazioni della psicoanalisi della sua epoca e i suoi principali rappresentanti — in modo sommario qui, più estesamente in seguito: la Teoria della relazione Pagina di 1 9oggettuale, l'Ego-psychology; Anna Freud e Melanie Klein; la generazione precedente: Abraham, Ferenczi, Reich, Jones; i suoi contemporanei: Bouvet, Rado, Winnicott; e naturalmente coloro con i quali si confronta sulle differenze nella crisi appena scoppiata nell'ambito dell'Istituto, Sacha Nacht e Marie Bonaparte. Come Lacan afferma nella prefazione: "Il discorso che si troverà qui merita di essere introdotto dalle sue circostanze". Ricordiamo che Funzione e campo della parola e del linguaggio è il Rapporto teorico annuale che la Società Psicoanalitica di Parigi aveva incaricato Lacan di redigere per il Congresso che si sarebbe tenuto a Roma nel settembre del 1953. Ed è in quell'intervallo che si è prodotta la scissione del nuovo gruppo, la SFP, guidato da Daniel Lagache, Lacan, Dolto, Favez-Boutonier e altri — gruppo rimasto fuori dall'IPA in attesa del suo riconoscimento internazionale. In questo senso, Funzione e campo della parola e del linguaggio è un testo tanto epistemico quanto politico: affronta la deriva che la psicoanalisi aveva preso come conseguenza dell'oblio e del rifiuto dell'inconscio e del suo statuto secondo la funzione della parola e del campo del linguaggio. Le conseguenze di questo rifiuto avevano inevitabilmente raggiunto la concezione della fine dell'analisi, promuovendo l'idea di una fine analisi come identificazione con l'analista, nonché di un'analisi didattica differenziata dall'analisi clinica. Ma anche la concezione del controllo, dell'insegnamento e dell'istituzione analitica stessa. È questa deriva della psicoanalisi verso una psicoterapia dell'io e dell'identificazione — sostenuta da un idealismo che manteneva l'idea di un presunto sviluppo evolutivo della sessualità umana per tappe, e che aveva dimenticato, anzi precluso, il filo tagliente della verità freudiana: l'inconscio, le impasse della sessualità, l'incidenza del reale nel trauma, la pulsione di morte o la ripetizione — per fare posto a una teoria dell'adattamento all'americana. Nei primi capitoli del Rapporto di Roma si trova questa lettura critica. Seguendo Lacan in questo Rapporto, potremmo riassumere questa deriva come la conseguenza di una massiccia immaginarizzazione dell'edificio freudiano, risultato di una lettura confusa de L'Io e l'Es di S. Freud. J. Lacan si servì dello stadio dello specchio per mostrare la determinazione da parte dell'ordine simbolico dei fenomeni immaginari che rendono conto dell'io e del narcisismo. D'altro lato, Lacan, allievo di Kojève agli inizi degli anni Trenta e conoscitore dell'opera di F. de Saussure, si serve della dialettica hegeliana e della funzione della parola e del campo del linguaggio per concepire uno statuto dell'inconscio in termini di ordine simbolico. J. Lacan introduce una differenza tra l'Io — immaginario — e il soggetto dell'inconscio, simbolico. L'istanza del soggetto dell'inconscio richiederà da parte di Lacan un processo complesso di elaborazione nel corso di diversi anni, in quel primo tempo del suo insegnamento, fino a culminare nel suo testo del 1960 Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio. Questo processo va da un primo soggetto ancora vicino alla fenomenologia e alla Pagina di 2 9dialettica hegeliana a un soggetto strutturalista: un soggetto antipsicologico, vuoto di identità, di immagine, di contenuti e proprietà, un soggetto come puro effetto dell'articolazione e della rappresentazione significante. Ma quel soggetto non è ancora il soggetto che Lacan concepisce in Funzione e campo della parola e del linguaggio. Il soggetto iniziale, con cui Lacan inizia la demolizione dell'io autonomo dell'IPA, è un soggetto che "comprende" il senso della parola, un soggetto che partecipa alla comunicazione. E l'esperienza analitica è concepita da Lacan come una dialettica tra due soggetti tra i quali circola la parola, al servizio del recupero di una parola piena che restituisce la storia del soggetto che si analizza. Soffermiamoci un momento a considerare lo statuto di questo soggetto. Si tratta di un concetto complesso, costruito, che si discosta da qualsiasi reificazione dell'uomo. Ricusa l'oggettivazione delle proprietà individuali come proprie di una psicologia. Ma, come dicevo, questo non è ancora il soggetto barrato. L'anello intermedio tra lo stadio dello specchio e l'inconscio strutturato come un linguaggio è quello della psicoanalisi come dialettica, che è ciò che introduce l'operatore del soggetto. Questo soggetto apre un buco, produce un vuoto nella concezione dell'io propria dell'IPA, perché in principio si presenta come non-essendo: è il vuoto del non- essere. Si introduce come non-ente e dovendo costituirsi nell'esperienza. Non è dato in partenza, deve costituirsi nella parola così come si formula nell'esperienza analitica. Che debba costituirsi significa anche che deve realizzarsi, e ciò implica che nel suo parentesi la realtà è sospesa, appare in forma di realizzazione. Questa realizzazione si produce nel movimento dialettico della parola tra due soggetti. Di modo che il soggetto, in questo momento dell'insegnamento di Lacan, non si concepisce come una risposta del reale, ma come una risposta del soggetto, vale a dire che il soggetto è situato da un altro soggetto. Il soggetto, così come Lacan lo affronta negli anni 1948-49, si definisce a partire dal senso, più concretamente a partire dalla comprensione del senso: "L'azione psicoanalitica si svolge in e attraverso la comunicazione verbale, ossia in una comprensione dialettica del senso" (L'aggressività in psicoanalisi). "Presuppone dunque un soggetto che si manifesta come tale all'intenzione dell'altro". Questa definizione Lacan non cesserà di smentirla in seguito, in ogni punto, quando riformulerà il soggetto in termini di rappresentazione significante. Ma agli inizi degli anni Cinquanta, questa è la chiave che apre la porta a una promozione della parola e del campo del linguaggio in psicoanalisi. Questa concezione del soggetto del senso e dell'intenzionalità sostiene l'intersoggettività come fondamento della comunicazione che si svilupperebbe nella dialettica di un'analisi. Due anni prima Lacan aveva pubblicato Intervento sul transfert, in cui porta alla massima espressione questa concezione della psicoanalisi. Lì la dialettica appare già come un processo creazionista, non evoluzionista. È un processo costituente il cui risultato non è dato in partenza, e che si sviluppa nella forma di una Pagina di 3 9sequenza di movimenti dialettici della verità, con scansioni, in cui l'interpretazione dell'analista rilancia ogni volta il dispiegarsi di un sapere sulla verità del soggetto, la verità del suo sintomo. La verità e il senso del sintomo appaiono come conseguenza dello sviluppo dialettico: si costituiscono. Bisogna prestare attenzione a questo punto, perché un momento dopo -- presente già nel testo di Funzione e campo della parola e del linguaggio -- Lacan indica la metafora come la figura linguistica che rende conto della dimensione creazionista del senso, differenziandola dall'allegoria immaginaria, e lì inizia il suo spostamento verso lo strutturalismo linguistico. Lacan si situa in questo primo tempo del suo insegnamento contemporaneamente nella dialettica e nello strutturalismo, proprio quando nel panorama culturale francese si accende uno scontro, una battaglia tra fenomenologia, dialettica e strutturalismo. Lacan fa uso di entrambe le prospettive al tempo stesso. D'altro canto, questa concezione dell'intersoggettività come dialettica tra due soggetti pone problemi a Lacan, e quasi subito troviamo un Lacan contro Lacan. Dal momento in cui diciamo che in psicoanalisi vi sono due soggetti, uno dei quali si manifesta all'altro come tale, il risultato è che possiamo situare l'uno e l'altro soltanto a partire dalla loro differenza di ruolo. Lacan situa allora lo psicoanalista come soggetto a partire dal suo ruolo di personalità ideale che deve sostenere nella cura, il che preclude la possibilità di dargli statuto come oggetto nel transfert. Per collocare meglio questa tensione tra dialettica e strutturalismo, possiamo seguire lo sviluppo che Jacques-Alain Miller ne fa in I paradigmi del godimento. Fino a ora non ho fatto riferimento alla problematica del godimento, perché questa è sfumata nel primo tempo dell'insegnamento di Lacan dietro il protagonismo che attribuisce all'opposizione tra immaginario e simbolico. Il primo paradigma è quello della «immaginarizzazione del godimento», titolo con cui Miller ha designato le conseguenze del primo movimento dell'insegnamento di Lacan quanto alla dottrina del godimento. Esso prende il suo impulso dall'introduzione del simbolico come costitutivo di una dimensione differenziata dell'esperienza analitica e di un ordine proprio dell'esistenza. Rispetto al godimento, tali conseguenze restano velate. Ciò che occupa in un primo tempo la scena concettuale è la dimostrazione della funzione della parola in quanto portatrice di senso, del campo del linguaggio che ne sostiene la struttura e delle operazioni della storia, vale a dire: il dinamismo retroattivo delle soggettivazioni e delle risoggettivazioni dei fatti e degli avvenimenti. La comunicazione è concepita come intersoggettiva e la dialettica domina questo primo momento concettuale. Comunicazione nell'esperienza analitica della relazione da soggetto a soggetto, come lo stesso Lacan Pagina di 4 9esprime in Intervento sul transfert, quando qualifica ciò che opera come "dialettica dell'intersoggettività". Questa intersoggettività sarà corretta dalla dissimmetria che Lacan introduce progressivamente nella relazione da soggetto a soggetto. Lacan concepisce inizialmente il soggetto, nel 1948 in L'aggressività in psicoanalisi, a partire dal senso, dalla comprensione del senso, e questo ci dà una definizione della psicoanalisi: "L'azione psicoanalitica si svolge in e attraverso la comunicazione verbale, ossia in una comprensione dialettica del senso". Lacan non cesserà di correggere successivamente questa definizione, poiché presuppone un soggetto "che si manifesta come tale all'intenzione dell'altro", vale a dire un soggetto entificato, immaginarizzato, che si confonde con l'io come una coscienza preesistente a una realtà che verrebbe colta dialetticamente. Lacan risponderà a Lacan molto presto affermando che un soggetto non si manifesta con un "io sono", ma con un "tu sei" che ritorna sul soggetto realizzandolo, in una parola che impegna il soggetto in una dimensione performativa: quella che caratterizza la parola piena. La parola piena è dunque quella che rende conto dell'essere del soggetto. Inizialmente Lacan propone che sia il soggetto a pronunciarla, ma subito indica che il soggetto riceve il proprio messaggio in forma invertita: nel formulare "Tu sei mia moglie", una parola che lo impegna, ciò ritorna sul soggetto come un "Io sono…". I due soggetti in gioco non sono dunque equivalenti, poiché il soggetto- analista essenzialmente ascolta, scandisce, interpreta e per questo decide sul senso. Da qui l'introduzione nella comunicazione dell'istanza dell'Altro con la maiuscola, che sostituisce l'altro soggetto dell'intersoggettività, diventando un Altro assoluto, data la sua posizione con proprietà distinte da quelle del soggetto, che non trova in lui il suo correlato identico. Poco dopo, nell'insegnamento di Lacan, questo Altro diventa luogo della parola, luogo del linguaggio, luogo della struttura e luogo di tutte le determinazioni del soggetto. Riassumendo brevemente: questo sembra essere il contributo essenziale, l'innovazione introdotta da Lacan in questo primo momento del suo insegnamento. La concettualizzazione di cui si tratta è equivoca, si iscrive sempre tra due poli: quello della parola e quello del linguaggio. Sul versante della parola, Lacan sviluppa — pur correggendola — l'intersoggettività. In controparte, sul versante del linguaggio accentua sempre più l'autonomia del simbolico, il fatto che la catena significante così come gira nell'Altro ha la sua logica, le sue esigenze proprie. Questa prima elaborazione rende conto del fatto che si può decifrare l'inconscio nell'esperienza analitica. In Funzione e campo l'inconscio appare ora come linguaggio, ora come parola. L'accento è posto a volte sulla struttura che l'inconscio comporta, altre volte sul discorso che esso emette, che costituisce, al punto che l'inconscio può essere qualificato da Lacan come soggetto. Pagina di 5 9L'effetto di questo ingresso di Lacan sul corpus freudiano è quello di una scissione tra ciò che procede dalla tecnica di decifrazione dell'inconscio e d'altra parte la teoria degli istinti, vale a dire delle pulsioni. Lacan privilegia la decifrazione in quanto si distacca dal simbolico, suppone la differenza tra significante e significato, e s’inscrive in una struttura di comunicazione. Da qui la domanda su che cosa diventa ciò che in Freud si chiama il punto di vista economico, vale a dire il punto di vista della soddisfazione. Freud ha imposto l'evidenza che nelle formazioni dell'inconscio qualcosa si cifra e si decifra. Ma anche per Freud qualcosa si soddisfa in ciò che si cifra e si decifra. La risposta di Lacan, condizionata dal privilegio che attribuisce alla decifrazione simbolica, è che la soddisfazione essenziale la troviamo nel fatto stesso della comunicazione, in quanto si lega alla liberazione del senso. Da qui l'importanza della "parola piena", il cui senso impegna e determina il soggetto nel suo essere. La sua relazione con la soddisfazione risiede nell'effetto di riconoscimento che eventualmente comporta. Nel Seminario V Lacan si dedica in gran parte a mettere in evidenza la soddisfazione che si lega al fatto che l'Altro approvi, ammetta le curiose, sorprendenti e a volte deviate formazioni linguistiche che provengono dal soggetto. Questo accordo, che eventualmente può manifestarsi come riso nel caso del motto di spirito, è interamente legato a una soddisfazione di ordine semantico. Soddisfazione che possiamo illustrare tanto dal lato del soggetto quanto dal lato dell'Altro. Dal lato del soggetto, l'imprigionamento del senso che produce la sofferenza: Lacan rende conto del sintomo come un senso non liberato, traduzione della rimozione. Il sintomo si sostiene in un senso rimosso e la soddisfazione avviene con la riapparizione di quel senso. Dal lato dell'Altro, si tratta dell'accoglienza, della registrazione, della validazione del senso soggettivo che culmina nel riconoscimento. Se Lacan si consacra in tal misura al tema del riconoscimento, al punto da fare del desiderio di riconoscimento il desiderio più profondo del soggetto, è nella misura in cui questo riconoscimento equivale a una soddisfazione nell'ordine della comunicazione. La parola piena è quella che coglie nel segno. Che cosa accade dal punto di vista economico in questa costruzione? La prima risposta è che si tratta della soddisfazione simbolica. Ma questa non ricopre tutto ciò di cui si tratta in Freud. Che cosa è delle pulsioni, dell'investimento libidico, delle sue fissazioni, del fantasma, del Super-io, dell'io? L'evidenza di questa obiezione trova risposta nel fatto che il simbolico non è tutto, che lascia fuori di sé l'immaginario, che è un altro ordine di realtà in cui si dà una soddisfazione di diverso ordine. In altri termini, di fronte alla soddisfazione simbolica — che estende il suo impero sull'insieme dello psichismo — rimane la soddisfazione immaginaria, che Lacan chiama godimento. Se dobbiamo cercare il luogo del godimento come distinto dalla soddisfazione simbolica, lo troviamo nell'asse immaginario a-a' in cui Lacan si sforza di far entrare tutto ciò che Freud indica come investimento libidico. Pagina di 6 9Vediamo Lacan percorrere il corpus dell'opera di Freud e qualificare di immaginario tutto ciò che non è integrabile nell'ordine della soddisfazione simbolica. Il godimento propriamente detto, il godimento immaginario, non è intersoggettivo ma intraimmaginario. Non è dialettico. Lacan lo descrive costantemente come permanente, stagnante e inerte. Per questo, già prima del suo Rapporto di Roma, ritiene che il transfert non appartenga alla dialettica dell'esperienza analitica ma dipenda, al contrario, dalla dimensione immaginaria, che sorge in un momento di stagnazione della dialettica e riproduce quelli che Lacan chiama i modi permanenti di costituzione degli oggetti. Il secondo paradigma dell'insegnamento di Lacan è quello della significantizzazione del godimento. È il secondo movimento del suo insegnamento e si mescola con il primo, lo completa e poi, progressivamente, gli si impone. Assistiamo a una vera e propria riscrittura concettuale dedicata a dimostrare che tutti i termini versati nella categoria dell'immaginario sono anche, in definitiva, presi nel simbolico, che sono fondamentalmente termini simbolici. Il primo paradigma designa questa enorme riserva immaginaria e, a seguire, in un secondo movimento, Lacan mostra la consistenza e l'articolazione simbolica dell'immaginario. Per esempio, il transfert: in un primo tempo si lega al godimento immaginario, e in un secondo momento è spostato sull'asse simbolico. Bene, questo è il contesto in cui dobbiamo situare questo secondo capitolo di Funzione e campo della parola e del linguaggio, nel quale abbiamo già situato l'espressione "parola piena". Segue uno sviluppo su alcuni punti del capitolo I sui quali mi soffermerò a commentare più in dettaglio. • "Mostreremo che non c'è parola senza risposta, anche se non trova che il silenzio, purché trovi un ascoltatore, e questo è il nucleo della sua funzione nell'analisi" (p. 237). Qui Lacan indica la struttura di linguaggio nell'interlocuzione e anticipa la funzione dell'Altro, al di là dell'intersoggettività. Se nel suo dire vi è parola vuota, è tuttavia presente la dimensione della domanda e anche quella della seduzione in gioco, un modo in cui Lacan indica la dimensione del transfert. • "Chiediamoci da dove viene quella frustrazione" (p. 239). Lacan riformula il concetto di frustrazione proprio del kleinismo e dell'Ego- psychology. Non si tratta della mancata risposta alla domanda, ma di un effetto del discorso stesso, che conduce il soggetto nell'esperienza della sua mancanza d’essere, via via che cadono le sue identificazioni e svanisce l'idea che ha di sé come falso essere immaginario, per "finire per riconoscere che quell'essere non fu mai che la sua opera nell'immaginario". Pagina di 7 9• Di qui Lacan indica che "l'arte dell'analista deve essere quella di sospendere le certezze del soggetto, finché non si consumino i suoi ultimi miraggi" (p. 241). È un orientamento sulla direzione della cura, già anche sulla fine dell'analisi: questione che svilupperà nella seconda parte di questo capitolo, dedicata ora alla parola piena, a partire da p. 244. L'arte dell'analista è quella della sua interpretazione sul discorso del soggetto, decidendo sul termine significativo. "È una punteggiatura felice quella che dà il suo senso al discorso del soggetto" (p. 242). • "È certamente questa assunzione da parte del soggetto della sua storia, in quanto è costituita dalla parola rivolta all'altro, che forma il fondo del nuovo metodo al quale Freud dà il nome di psicoanalisi" e poco più avanti "i suoi mezzi sono quelli della parola in quanto conferisce alle funzioni dell'individuo un senso; il suo dominio è quello del discorso concreto in quanto campo della realtà transindividuale del soggetto; le sue operazioni sono quelle della storia in quanto costituisce l'emergenza della verità nel reale" (p. 247). Lacan rende conto qui della sua concezione dell'inconscio come storia, e il compito analitico come assunzione della sua verità che deve costituirsi nella relazione intersoggettiva con l'analista. • Vengono ora alcune definizioni: "L'inconscio è quella parte del discorso concreto in quanto transindividuale che manca alla disposizione del soggetto per ristabilire la continuità del suo discorso cosciente" (p. 248). Vale a dire: il compito analitico mira a ristabilire la parola rimossa e trattenuta nel sintomo. "L'inconscio è quel capitolo della mia storia che è contrassegnato da un bianco od occupato da una menzogna: è il capitolo censurato. Ma la verità può essere ritrovata; il più delle volte è già scritta altrove… il mio corpo… i ricordi — documenti d'archivio —… nell'evoluzione semantica, nello stock e nelle accezioni del vocabolario… nella tradizione… nelle tracce…". Dispiegamento delle connessioni simboliche, significanti del significante rimosso. Un anticipo di ciò che presto articolerà in termini di metafora e metonimia. • Alla fine di p. 251 Lacan articola la soddisfazione pulsionale con l'ordine simbolico: "ogni fissazione è anzitutto uno stigma storico… il dimenticato si ricorda negli atti… lo stadio anale non è meno puramente storico quando è vissuto che quando è ripensato, né meno puramente fondato nell'intersoggettività". E subito dopo si scaglia contro le concezioni genetiste e idealizzanti di una presunta "maturazione istintuale" che condurrebbe a un "genital love". Lacan relativizzerà il fattore economico, come abbiamo visto, per concludere questo capitolo con una svolta sul concetto di soggetto: "Il soggetto v a m o l t o a l d i l à d i c i ò c h e l ' i n d i v i d u o s p e r i m e n t a 'soggettivamente'…", "che l'inconscio del soggetto sia il discorso dell'altro…" (p. 254): ciò introduce già una asimmetria Pagina di 8 9nell'intersoggettività e nella sua dialettica, poiché questo altro con la minuscola non è che l'anticipo del concetto di Altro che vedremo apparire molto presto nel suo insegnamento.
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