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Di cosa si parla

Gli equivoci della lingua e del sesso

27/10/2025

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PictureMademoiselle en est réduit à ne manger que des écrevisses à la nage


Valeria Sommer Dupont

In una lezione del Seminario «L'Insu que sait de l'Une-bévue s'aile à mourre», Lacan condivide con gli ascoltatori un errore di concordanza di genere da lui commesso al ristorante: «Mademoiselle en est réduit à ne manger que des écrevisses à la nage» "La signorina è ridotto a mangiare solo gamberi alla nage"(1)
Un lettore avveduto, giudicando la frase secondo la regola che esige di accordare il participio che segue il verbo essere al genere del soggetto, segnalerebbe qui un uso scorretto nella concordanza di genere. E preoccupandosi per la comprensione, potrebbe esigere chiarimenti: Mademoiselle en est réduite, voleva dire? O forse Monsieur est réduit? E se da un certo punto di vista l'interrogativo sarebbe giusto, ma da un altro, sarebbe vero? Come giudicare, valutare, ciò che risuona étourtit*  tra le lingue? Ciò che, per uno scivolamento della lingua passa di contrabbando dal femminile al maschile e viceversa, scomponendo il genere e l'identità semantica, ignorando la regola, il codice, la norma? È un errore – ortografico o altro? È eccesso? O ancora qualcos'altro?

Nel corso di tutto questo Seminario, Lacan si sforza di mostrare quanto l'inconscio, che egli scrive Une-bévue, non sia un un-dû**, non sia un errore.
Dire qualcosa di falso non è mentire, afferma Lacan in questo Seminario. E precisa a proposito della Verneinung: «ciò da cui si riconosce tipicamente la Verneinung, è che bisogna dire una cosa falsa, per riuscire a far passare una verità». Lacan aggiunge che, salvo il caso raro della psicoanalisi, la Verneinung come verità non ha troppi seguaci.
Più avanti nello stesso Seminario, Lacan dà un'altra pista per leggere la bévue: concepire la falla come puro nodo di una parola con un'altra. Puro nodo di una parola con un'altra, questa sarebbe l'unico significato di ciò che inciampa, di une-bévue, ossia dell'inconscio. Il significato che, precisa Lacan, non è il senso – che può essere doppio – è una parola vuota, puro nodo senza senso, sens blanc (2) senso lasciato in bianco (omofonia di semblant, parvenza)
In un'altra lezione del suo Seminario, Lacan introduce surrettiziamente ancora una questione a proposito del genere: incoraggiato da «una signora Kress-Rosen» a spiegare la differenza tra lapsus ed errore grossolano, Lacan chiede se «lei c’era tra quelle che si chiamano ascoltatrici, e non vedo perché dovrei mettere questo termine al femminile giacché non ha senso, non ha senso valido» (3). Non senza ironia, Lacan utilizza l'articolo indeterminativo «une» prima di «madame» e mette in causa l'uso del genere femminile per riferirsi a quello che sarebbe un insieme, «le ascoltatrici». Lacan risponde in atto alla domanda che la signora Kress-Rosen avrebbe posto il giorno prima nel suo intervento intitolato «Lacan: linguisteria o linguistica?». Piccolo happening lacaniano con cui dichiara la sua scelta: l'insieme femminile non ha senso e ciò implica tagliare gli ormeggi dalla linguistica e dalla visione troppo occidentale (4) – euclidea e binaria – della lettera. Lacan precisa che non c'è nulla che permetta a un uomo di riconoscere una donna: non c'è rapporto sessuale.
Une-bévurier il genere***
Lituraterrir (5) e une-bévurier (6), Lacan fa un verbo di questi sostantivi in due occasioni. Di fronte all'esigenza attuale che si fa sentire sulla lingua pretesa univoca, trasparente, vera ed esatta sull'identità del parlêtre,  dell’essere parlante, l’opzione lacaniana s'aile à mourre, omofonia che, equivocando ala, ella, amore, essere e il gioco d’azzardo [la morra], mette a repentaglio il senso lasciato in bianco. Non bisogna vedere qui una qualsivoglia morale benevola. «Stropicciare le parole: servirsi di una parola per un uso diverso da quello per cui è fatta» (7), per cogliere il punto in cui il singolare dell'enunciazione disfa l'universale, come Lacan nota a proposito della calligrafia orientale: la mano, con il suo gesto singolare, travolge l’universale (8). Evento di corpo. È impossibile qualcosa di più diverso che questo. Papeludun, Hun-En-Peluce****, è diverso del particolare (caso articolato di un universale) e diverso dalla minoranza, che per definizione si posiziona in relazione a una maggioranza. Il singolare invita a regolarsi ogni volta sul reale che la lettera implica nella sua immanenza contingente e nel suo rapporto esclusivo con il significante. Yad’lun, c’è l’uno e nient'altro, invita a situarsi sul piano dell'esistenza, positiva, puntuale e affermativa, a lasciarsi interrogare da ciò che esiste, e non soltanto da ciò che manca.
Così, del soggetto che dice io sono ciò che dico, non si sa nulla del godimento che ne trae, del desiderio che lo impegna. È fuori discussione per noi prendere a nostra volta il “dico" in modo letterale o normativo. La sola cosa decisiva è la condizione “litorale”, come propone Lacan in «Lituraterre», dove dice che ci spetta la responsabilità di immettere l'inconscio nel dizionario, l'âme-sonner, l'une-bévurier, il literaturrir*****.
Omo, trans ed eretico, l'orientamento lacaniano propone un'alternativa radicale per dire ciò che sono. Il gusto e la pratica della lingua implica far transitare il proprio malinteso per il godimento, unico ed esclusivo, al fine di invertire l'orrore di sapere trasformandolo in causa (9).
​

1 Lacan J., Le Séminaire, livre xxiv, « L’Insu que sait de l’Une-bévue s’aile mourre », lezione del 14 dicembre 1976, inedito.
2 Cfr. ibid., lezione del 10 maggio 1977.
3 Ibid., lezione del 15 marzo 1977.
4 Cfr. Lacan J., « Lituraterre », Autres écrits, Paris, Seuil, 2001.
5 Cfr. ibid., p. 18.
6 Cfr. Lacan J., Le Séminaire, livre xxiv, « L’Insu que sait… », cit., lezione del 17 maggio 1977 : « l’homme, il une-bevue à tour de bras ».
7 Lacan J., « L’insu… » , cit., lezione del 17 maggio 1977.
8 Cf. Lacan J., « Lituraterre », cit., p. 16.
9 Cf. Miller J.-A., « L’orientation lacanienne. Le banquet des analystes », corso tenuto nell’ambito del Département de psychanalyse de l’université Paris 8, inedito.

*Potremmo comprendere étourdit come ciò che nel passaggio e nello scivolamento tra le lingue fa vacillare, scompone il senso stabilito [Ndt].
**Qualcosa di non dovuto. Lacan afferma che l'inconscio (l'Une-bévue, il lapsus) non è qualcosa da restituire, non è un debito da saldare, non è una colpa morale o un errore da correggere. L'inconscio come Une-bévue è quindi legittimo nella sua illegittimità grammaticale - non è una faute (colpa/errore) da emendare, ma una verità che passa attraverso l'inciampo della lingua [Ndt].
***Significa far inciampare il genere, introdurre la bévue nel genere, rendere il genere un lapsus - cioè sottoporre la categoria del genere (grammaticale, sessuale, identitario) all'operazione dell'inconscio, della falla, dello scivolamento equivoco [Ndt].
****Questi neologismi designano il singolare assoluto - lo Yad'lun (Y a d'l'un = c'è l’uno) Diverso del particolare, che è caso articolato di un universale. È l'esistenza pura, puntuale, irriducibile, non classificabile. Il reale del singolare che sfugge a ogni categorizzazione. Sono modi fonetici per dire l'uno-per-uno dell'esistenza, la dimensione del singolare contingente che resiste all'universale, al particolare e persino al minoritario. L'evento di corpo nella sua irriducibile diversità.
*****Questi tre neologismi verbali sono operazioni lacaniane sul linguaggio. L’âme-sonner (far risuonare l’anima). Omofonia con "hameçonner" = adescare, prendere all’amo. Âme = anima + sonner = suonare, far risuonare. Doppio senso: “prendere all'amo/adescare" il “dico”, e "far risuonare l'anima" attraverso l’equivoco. Catturare il "dico" (l’autoaffermazione) con l'amo dell'inconscio, facendo risuonare ciò che eccede il senso stabilito.
L’une-bévurier. Verbo creato da "Une-bévue" (il lapsus/inconscio). Far inciampare, far cadere in un lapsus, introdurre la bévue nel linguaggio codificato. Operare attraverso l'errore significante che apre alla verità. Sovvertire il "dico" con lo scivolamento, l'equivoco, la falla.
Le literaturrir / lituraterrir. Da "littérature" (letteratura) + "terre" (terra) + "terroir" (territorio). Riferimento a "Lituraterre" (testo di Lacan): littorale, lettera, terra. Fare letteratura come operazione di littorale - bordo tra sapere e godimento. Territorializzare la lettera nel suo rapporto al reale del corpo. Scrivere sul filo dell'esistenza singolare, contingente.
Insieme: queste tre operazioni costituiscono la responsabilità dell’analista: immettere l'inconscio nel “dico”. Non prendere il "dico" in modo letterale/normativo. Operare dalla condizione littorale - il bordo dove la lettera incontra il reale.
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