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<channel><title><![CDATA[PSICOANALISI, PSICOTERAPIA, SOCIET&Agrave; - PROBLEMI DI COPPIA]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia]]></link><description><![CDATA[PROBLEMI DI COPPIA]]></description><pubDate>Mon, 18 May 2026 17:46:12 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Cambiar musica!]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/cambiar-musica]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/cambiar-musica#comments]]></comments><pubDate>Sat, 03 Feb 2024 13:41:31 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/cambiar-musica</guid><description><![CDATA[       Alessandra Milesi&#8203;Quello&nbsp;che vedete nella foto &egrave; il pi&ugrave; antico organetto ottocentesco che si conservi e, pare, ancora funzionante. Nell&rsquo;espressivit&agrave; idiomatica della nostra lingua l&rsquo;organetto non &egrave; particolarmente valorizzato: suonare l&rsquo;organetto significa fare qualcosa di ripetitivo e noioso, senza fantasia o creativit&agrave;. Vi dice niente questo? Non vi fa pensare ad alcune relazioni di coppia che dopo i primi momenti di accens [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-medium " style="padding-top:5px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:10px;text-align:right"> <a> <img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/photo-2024-02-03-10-36-20_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Alessandra Milesi<br /><br />&#8203;Quello&nbsp;che vedete nella foto &egrave; il pi&ugrave; antico organetto ottocentesco che si conservi e, pare, ancora funzionante. Nell&rsquo;espressivit&agrave; idiomatica della nostra lingua l&rsquo;organetto non &egrave; particolarmente valorizzato: suonare l&rsquo;organetto significa fare qualcosa di ripetitivo e noioso, senza fantasia o creativit&agrave;. Vi dice niente questo? Non vi fa pensare ad alcune relazioni di coppia che dopo i primi momenti di accensione entrano in una routine grigia e monotona, svuotata di desiderio, puramente amministrativa? Non dobbiamo essere ingiusti per&ograve; con lo strumento: in mano a un maestro l&rsquo;organetto pu&ograve; produrre cose straordinarie, non per nulla &egrave; una delle colonne della musica popolare.<br />Nella routine di coppia pu&ograve; esserci qualcosa di analogo: in fondo a volte il terapeuta deve riuscire a tirar fuori le melodie migliori dall&rsquo;organetto, perch&eacute; davvero per la coppia cambi musica!</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Natura morta con terapia di coppia]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/natura-morta-con-terapia-di-coppia]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/natura-morta-con-terapia-di-coppia#comments]]></comments><pubDate>Mon, 15 Jan 2024 08:54:01 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/natura-morta-con-terapia-di-coppia</guid><description><![CDATA[Foto di Lorenzo Girodo Se fossi GIorgio Morandi avvolgerei questa preziosa costruzione di volumi in una sinfonia di sfumature d beige, grigi, ocra, terra di Siena, per creare le silenziose e ipnotiche armonie del maestro bolognese. Non essendolo, mi limito a presentare la spontanea bellezza ed eleganza di questa composizione, dovuta al talento fotografico di Lorenzo Girodo. Si tratta di una bottiglia di liquore di lauro, il laurino, che sgorga dalle essenze naturali del Monferrato, i cui toni di [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/published/photo-2024-01-14-15-47-46.jpg?1705308880" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption">Foto di Lorenzo Girodo</span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Se fossi GIorgio Morandi avvolgerei questa preziosa costruzione di volumi in una sinfonia di sfumature d beige, grigi, ocra, terra di Siena, per creare le silenziose e ipnotiche armonie del maestro bolognese. Non essendolo, mi limito a presentare la spontanea bellezza ed eleganza di questa composizione, dovuta al talento fotografico di Lorenzo Girodo. Si tratta di una bottiglia di liquore di lauro, il laurino, che sgorga dalle essenze naturali del Monferrato, i cui toni di verde scuro si sposano magicamente con i melograni e il kiwi del vassoio.<br />Raramente i matrimoni che vediamo nei nostri incontri di terapia di coppia sono fortunati come quello cos&igrave; intrigante di questa natura morta che contraddice il suo nome esprimendo una piena, inestinta vitalit&agrave;, e che la forza del liquore fa conoscere in modo inequivoco al palato. Ma &egrave; con la nostra azione terapeutica, non con il liquore, che cerchiamo di rianimare le lanche stagnanti in cui a volte ricadono alcuni drammi coniugali.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'amore che attraversa il tempo]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/lamore-che-attraversa-il-tempo]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/lamore-che-attraversa-il-tempo#comments]]></comments><pubDate>Tue, 01 Feb 2022 08:06:42 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/lamore-che-attraversa-il-tempo</guid><description><![CDATA[ di Alessandra MilesiQualche giorno fa, camminando in un piccolo parco milanese, il mio orecchio &egrave; stato attratto dal suono di una voce accompagnata alla chitarra.Ho seguito l&rsquo;indizio uditivo, che diventando sempre pi&ugrave; sonoro, mi ha portato in un angolo del perimetro del parco, dove c&rsquo;&egrave; la coppia che vedete nella fotografia.Il cantante, dalla voce profonda e calda, &egrave; intonato ed espressivo. Suona molto bene anche la chitarra, arricchendo gli accordi con pi [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/img-3424_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><br /><br />di Alessandra Milesi<br /><br />Qualche giorno fa, camminando in un piccolo parco milanese, il mio orecchio &egrave; stato attratto dal suono di una voce accompagnata alla chitarra.<br /><span></span>Ho seguito l&rsquo;indizio uditivo, che diventando sempre pi&ugrave; sonoro, mi ha portato in un angolo del perimetro del parco, dove c&rsquo;&egrave; la coppia che vedete nella fotografia.<br /><span></span>Il cantante, dalla voce profonda e calda, &egrave; intonato ed espressivo. Suona molto bene anche la chitarra, arricchendo gli accordi con piccoli passaggi virtuosistici. La signora accanto a lui muove le labbra senza emettere suoni, ma mima i testi delle canzoni con precisione e li sottolinea con gesti, sguardi e sottili espressioni corporee, creando una sorta di teatro. Mi faccio coinvolgere, come altre persone di varie et&agrave; intorno a me, dal repertorio di canzoni degli anni &lsquo;70 e realizzo che quello che sto ascoltando e osservando &egrave; un duo particolarmente affiatato, e non solo dal punto di vista musicale.<br /><span></span>Il cantante &egrave; marcatamente pi&ugrave; giovane della signora; lei senz&rsquo;altro &egrave; stata bella, ancora se ne vedono le tracce, &egrave; aggraziata e delicatamente truccata.<br /><span></span>Durante una breve pausa la signora gli prende la mano e gli fa osservare le nuvole che si stanno accendendo di rosa, preannunciando il tramonto. Si guardano negli occhi, lui si stringe a lei e poi riprendono a suonare.<br /><span></span>Forse, ho immaginato, si sono conosciuti quando lui era trentenne e lei poco pi&ugrave; che quarantenne, un amore passionale che li ha uniti e che ha attraversato chiss&agrave; quali eventi, belli e meno belli, come in tutte le vite, un amore che ha attraversato il tempo.<br /><span></span>Prima di tornare a casa mi sono avvicinata per salutarli e ho chiesto se era da tanto tempo che suonavano insieme.<br /><span></span>Lui mi ha risposto:&rdquo;Una vita&rdquo;.<br /><span></span>Meravigliosi!<br /><span></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Eric, un caso irrisolto]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/eric-un-caso-irrisolto]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/eric-un-caso-irrisolto#comments]]></comments><pubDate>Fri, 27 Sep 2019 07:20:20 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/eric-un-caso-irrisolto</guid><description><![CDATA[ Alessandra MilesiRicevo una chiamata da una collega parigina. Ha fatto alcuni incontri con un manager di un&rsquo;importante multinazionale, che a breve si sposter&agrave; in Italia. Mi chiede se ho spazio per prenderlo in carico ed &egrave; cos&igrave; che Eric arriva nel mio studio. &Egrave; francese, ha appena compiuto 40 anni. Io conosco il francese, lui conosce l&rsquo;italiano. Cos&igrave; decidiamo che ognuno di noi si esprimer&agrave; nella sua lingua madre, condizione ideale in questi  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/come-diventare-un-bravo-seduttore_1_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><span>Alessandra Milesi<br /><br />Ricevo una chiamata da una collega parigina. Ha fatto alcuni incontri con un manager di un&rsquo;importante multinazionale, che a breve si sposter&agrave; in Italia. Mi chiede se ho spazio per prenderlo in carico ed &egrave; cos&igrave; che Eric arriva nel mio studio. &Egrave; francese, ha appena compiuto 40 anni. Io conosco il francese, lui conosce l&rsquo;italiano. Cos&igrave; decidiamo che ognuno di noi si esprimer&agrave; nella sua lingua madre, condizione ideale in questi casi.</span><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Mi racconta, con voce quasi vuota, cosa lo ha spinto a chiedere aiuto. Due anni prima la moglie, scoprendo i suoi molteplici tradimenti, l&rsquo;aveva trascinato in tribunale per la causa di separazione e poi per il divorzio. Mi dice che ha sofferto molto perch&eacute; l&rsquo;amava e si dice arrabbiato per il corposo assegno che le deve versare mensilmente. Anche la casa &egrave; stata assegnata alla ex-moglie, sebbene non abbiano figli. Sente di essere vittima di una giustizia ingiusta. Mi porta un pesante dossier che contiene perizie, memorie e documenti, chiedendomi di leggerlo per dirgli se non penso anch&rsquo;io che lui sia protagonista una storia assurda. Gli dico che non sono un&rsquo;esperta in materia giuridica, che avrei per&ograve; sentito il suo avvocato per avere un&rsquo;idea degli aspetti legali. Aggiungo, sottolineando l&rsquo;importanza della cosa, che per il lavoro che stiamo intraprendendo non &egrave; prioritario il contenuto del dossier, bens&igrave; quello che lui mi porta in seduta e quello che man mano emerger&agrave;.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Gli incontri sono quindicinali, perch&eacute; Eric dice di non poter venire con pi&ugrave; frequenza, dati gli stringenti impegni di lavoro.&nbsp;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Sento il suo avvocato, il quale mi dice che la situazione di Eric &egrave; assai comune: un coniuge tradito o abbandonato spesso ottiene un risarcimento economico che ripara il torto subito (compensazione amore-denaro, che solo in parte funziona...ma questo &egrave; un altro capitolo).</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Durante gli incontri, Eric torna continuamente al racconto della vicenda matrimoniale, dicendo che gli serve molto poterne parlare apertamente con qualcuno con cui pu&ograve; mostrarsi afflitto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Questa &egrave; una fase e una funzione legittima e talvolta indispensabile del lavoro psicologico o analitico, tuttavia Eric si compiace del suo ruolo di vittima, provando nel lamento un godimento che non pu&ograve; abbandonare.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">E poi, c&rsquo;&egrave; il contrappeso: la conquista. &Egrave; un uomo cui piace sedurre e l&rsquo;accento francese lo rende particolarmente attraente alle donne italiane, sembra. Appena le ha avute, le disprezza.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Con qualche sollecitazione da parte mia, emergono alcuni ricordi e alcuni fatti dell&rsquo;infanzia e della giovinezza. Sono elementi preziosi, che si agganciano bene sia al suo essere un impenitente seduttore, sia alla tendenza vittimistica.&nbsp;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Eric capisce quello che gli faccio vedere, ma non abbraccia la posizione di responsabilit&agrave; soggettiva, prerequisito indispensabile al cambiamento. Finch&eacute; la colpa &egrave; del mondo, degli altri o del destino, la comprensione rimane intellettuale e non permette alcuna messa in gioco.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Un giorno mi annuncia di essersi innamorato. Si tratta di una bellissima collega della multinazionale per cui lavora, donna che, a differenza delle avventure precedenti, sente di stimare e ammirare per il carattere deciso e l&rsquo;intelligenza con cui si muove nell&rsquo;ambito lavorativo.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Tutto avviene rapidamente e dopo pochi mesi Eric si sposa e va a vivere con la nuova moglie in una casa lussuosa nel centro di Milano, acquistata con un mutuo piuttosto congruo e intestata a lei.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Segue una breve fase di benessere, ma presto Eric comincia a tradire la moglie. Dice di amarla (e senz&rsquo;altro le d&agrave; un posto che non d&agrave; alle altre), ma di aver bisogno di novit&agrave; e di trasgressioni.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Qualche whatsapp notturno lo mette nei guai. La moglie scopre i tradimenti e chiede la separazione.&nbsp;</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Lui &egrave; disperato e arrabbiato, proprio come quando l&rsquo;ho visto la prima volta. Si sente vittima predestinata.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&Egrave; la ripetizione del primo capitolo della sua vita! Nonostante due anni di incontri psicologici, pur saltuari, Eric, come Lord Jim, non coglie la seconda possibilit&agrave; e ricade nello stesso errore.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il punto cruciale &egrave; proprio la mancanza di presa di responsabilit&agrave; di Eric. &Egrave; una cosa che lo psicologo non pu&ograve; imporre o consigliare, e talvolta non ci sono i presupposti per sviluppare questa posizione di responsabilit&agrave; soggettiva.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Identificarsi nel ruolo di vittima ha portato Eric a incarnarlo per due volte consecutivamente, continuando a soffrirne e a goderne allo stesso tempo.</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8203;</span><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Dietro l'ansia. Il caso di Lucrezia]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/dietro-lansia-il-caso-di-lucrezia]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/dietro-lansia-il-caso-di-lucrezia#comments]]></comments><pubDate>Mon, 23 Oct 2017 07:55:23 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/dietro-lansia-il-caso-di-lucrezia</guid><description><![CDATA[ Alessandra Milesi&#8203;Una giovane donna chiede di vedermi perch&eacute; da qualche mese non sta bene, &ldquo;forse &egrave; ansia&rdquo;, dice incerta. Non &egrave; un problema che le impedisce di andare al lavoro, frequentare gli amici, condurre una vita apparentemente normale. Per&ograve;, dice di sentirsi &ldquo;non a posto&rdquo;, non rilassata, come se avvertisse un sottile malessere quasi fisico che le impedisce di essere serena. Noi psicologi sappiamo bene quante volte l&rsquo;ansia ve [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/separazione-divorzio_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Foto" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;">Alessandra Milesi<br /><br />&#8203;Una giovane donna chiede di vedermi perch&eacute; da qualche mese non sta bene, &ldquo;forse &egrave; ansia&rdquo;, dice incerta. Non &egrave; un problema che le impedisce di andare al lavoro, frequentare gli amici, condurre una vita apparentemente normale. Per&ograve;, dice di sentirsi &ldquo;non a posto&rdquo;, non rilassata, come se avvertisse un sottile malessere quasi fisico che le impedisce di essere serena. Noi psicologi sappiamo bene quante volte l&rsquo;ansia venga descritta come un qualcosa di fisico, che si sente nel cuore o nello stomaco. Da qualche settimana fa anche fatica a dormire e sta assumendo prodotti fitoterapici, che per&ograve; non l&rsquo;aiutano granch&eacute;. Una sua amica, che &egrave; stata mia paziente, le ha messo in mano un biglietto con le mie coordinate&hellip;ed eccola qui.<br /><span></span>Lucrezia &egrave; una graziosa ragazza di 26 anni. Dopo avermi descritto come si sente, le chiedo di parlarmi di cosa fa, della sua famiglia e della sua vita di relazione.<br /><span></span>E&rsquo; figlia unica di due genitori che lei descrive con stima e affetto e che vede come innamorati e affiatati. Dopo la laurea in giurisprudenza, lavora come praticante presso uno studio legale e intanto studia per l&rsquo;esame di stato. Da nove anni sta con Mattia, che &egrave; di due anni maggiore e anche lui figlio unico. Frequentano da sempre i reciproci genitori, che li considerano come dei secondi figli e con cui hanno fatto spesso le vacanze quando erano pi&ugrave; giovani. Da poco pi&ugrave; di un anno convivono in un appartamento che Mattia ha ereditato da una zia materna e, con i loro stipendi (Mattia lavora come informatico presso una solida azienda), se la cavano senza problemi, permettendosi anche dei bei viaggi durante le ferie, soprattutto quelle estive. Gli amici li considerano una &ldquo;coppia di ferro&rdquo;.<br /><span></span>Quando vedo Lucrezia la settimana successiva, esordisce con tono pi&ugrave; veemente rispetto al primo incontro, e mi parla del suo rapporto con Mattia in modo diverso, pi&ugrave; approfondito e pi&ugrave; vero. Le sembra che le cose non siano pi&ugrave; come una volta. Litigano spesso, senza riuscire a trovare n&eacute; un&rsquo;integrazione delle diverse posizioni, n&eacute; l&rsquo;accettazione di opinioni divergenti, come se questo rappresentasse di per s&eacute; un allontanamento. E cos&igrave;, l&rsquo;allontanamento temuto, diviene un passaggio all&rsquo;atto. Si tengono il muso per diversi giorni, non fanno l&rsquo;amore, mangiano in silenzio. A un certo punto, chi si riavvicina &egrave; lei, che dice di &ldquo;stare troppo male in quella situazione&rdquo;. La pace fatta non riporta a un equilibrio soddisfacente e per di pi&ugrave; &egrave; di breve durata:qualcosa lasciato in disordine da uno dei due, desideri diversi su cosa fare o su che amici frequentare, opinioni opposte su fatti avvenuti scatenano i litigi.<br /><span></span>Nel corso dei nostri incontri, Lucrezia lavora bene e capisce molte cose di s&eacute;. Diventa anche consapevole di non essere pi&ugrave; innamorata di Mattia da qualche tempo, perfino da prima dell&rsquo;inizio della convivenza, ma di non essere stata in grado non solo di vederlo, ma neppure di concepirlo. Crescendo hanno perso quelle affinit&agrave; che li avevano avvicinati tanti anni prima; le differenze tra loro, che potenzialmente potrebbero rappresentare un arricchimento e un completamento reciproco, aprono a una continua guerriglia.<br /><span></span>L&rsquo;ansia di Lucrezia ha quindi a che vedere con la difficolt&agrave; di accettare che l&rsquo;amore possa finire e, in pari misura, con la difficolt&agrave; di prendere l&rsquo;iniziativa di lasciarsi, decisione che Mattia, pur dichiarandosi insoddisfatto del loro rapporto, non condivide.<br /><span></span>Non &egrave; facile chiudere un rapporto importante, neppure quando i momenti belli o sereni sono solo un ricordo. Non &egrave; facile neppure se non c&rsquo;&egrave; un vincolo matrimoniale o patrimoniale, se non ci sono dei figli.<br /><span></span>Non c&rsquo;&egrave; mai un unico motivo alla base di questa difficolt&agrave;, si tratta di configurazioni complesse, che hanno a che fare con il vissuto reale e simbolico di chi ci si trova dentro. Anche per Lucrezia &egrave; cos&igrave;, e non entrer&ograve; nel merito delle cose pi&ugrave; profonde e soggettive, che richiederebbero una pi&ugrave; ampia esposizione del caso clinico. Due elementi meritano per&ograve; di essere sottolineati, proprio per il loro carattere pi&ugrave; generale e che ho ritrovato in altri casi che presentavano la stessa problematica.<br /><span></span>Il primo &egrave; la giovane et&agrave; in cui il rapporto affettivo &egrave; iniziato, insieme alla lunga durata. Il legame che si crea in questi casi contiene anche la proiezione nell&rsquo;altro di un s&eacute; ancora in evoluzione, e questo crea una doppia difficolt&agrave; al momento del distacco. La persona sente di chiudere con l&rsquo;altro ma anche con una parte fantasticata di s&eacute;, una parte mai realizzata di cui si deve fare il lutto.<br /><span></span>L&rsquo;altro elemento &egrave; l&rsquo;ideale di coppia perfetta con cui ci si misura e che, se non raggiunto o mantenuto, convoglia un senso di fallimento. Per Lucrezia l&rsquo;immagine &egrave; reale, rappresentata dal rapporto ben funzionante dei genitori. In altri casi pu&ograve; essere un ideale interiore, contrapposto all&rsquo;aver avuto genitori separati o litigiosi.<br /><span></span><br /><br /><span></span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Donne in cerca di se stesse]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/donne-in-cerca-di-se-stesse]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/donne-in-cerca-di-se-stesse#comments]]></comments><pubDate>Sun, 03 Sep 2017 08:02:59 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/donne-in-cerca-di-se-stesse</guid><description><![CDATA[ Alessandra Milesi&#8203;&#8203;Molte volte, e sempre pi&ugrave; spesso negli ultimi anni, mi &egrave; capitato di ricevere domande di presa in carico clinica da donne che, pur all&rsquo;interno di peculiarit&agrave; individuali, presentano alcune caratteristiche comuni.Si tratta di donne intelligenti, con una personalit&agrave; ben disegnata, che hanno studiato. C&rsquo;&egrave; un sottile tratto di insicurezza che traspare dai loro racconti, che ha fonti diverse e che non ha impedito loro una  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/240-f-93312032-36d1zjjjbjf7utbpa0ehzb0yryeklwbe_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><font size="3">Alessandra Milesi<br /><br />&#8203;&#8203;Molte volte, e sempre pi&ugrave; spesso negli ultimi anni, mi &egrave; capitato di ricevere domande di presa in carico clinica da donne che, pur all&rsquo;interno di peculiarit&agrave; individuali, presentano alcune caratteristiche comuni.<br />Si tratta di donne intelligenti, con una personalit&agrave; ben disegnata, che hanno studiato. C&rsquo;&egrave; un sottile tratto di insicurezza che traspare dai loro racconti, che ha fonti diverse e che non ha impedito loro una vita soddisfacente in vari ambiti. Tutte hanno una passione artistica, collegata direttamente ai loro studi, o sviluppata in modo tangenziale partendo comunque dagli stessi. Definisco &ldquo;artistici&rdquo; in senso ampio questi interessi o passioni, intendendo fotografia, scultura, design, pittura, musica; proprio la loro natura &egrave;, credo, collegata alla configurazione che sto per descrivere.<br />Infatti, queste donne hanno compiuto diversi anni fa una scelta ben ponderata e abbracciata con convinzione, senza apparenti forzature o pressioni esterne: quella di rinunciare a mettere a frutto gli studi fatti (o, in alcuni casi, a lasciare un lavoro promettente in tal senso) per dedicarsi interamente alla famiglia e a crescere i figli.<br />Contrariamente a quello che qualcuno potrebbe supporre, queste madri non compensano attraverso i figli la rinuncia fatta. Anzi, sono madri presenti e attente, ma non invadenti. Buone madri e non madri perfette. Non proiettano nei figli se stesse, ma ne riconoscono l&rsquo;unicit&agrave; e li aiutano a farla emergere e a svilupparla, di concerto con il partner che coinvolgono nei discorsi e nei progetti. Insomma, in linguaggio psicoanalitico, non sono madri falliche; proprio per questo sanno misurare i bisogni dei figli in modo quantitativo e qualitativo. Cos&igrave;, quando i figli entrano nell&rsquo;adolescenza, si configura un nuovo scenario. Da un lato, diventano ancora pi&ugrave; importanti attenzione e sensibilit&agrave; ai continui cambiamenti e talvolta a nuove problematiche che figli fino a quel momento &ldquo;facili&rdquo; da crescere possono presentare, mentre dall&rsquo;altro lato l&rsquo;accresciuta autonomia dei ragazzi libera spazi di tempo concreti.</font><br /><font size="3">In questa fase, le passioni e gli interessi sospesi o dimensionati reclamano in modo pi&ugrave; o meno cogente la loro realizzazione.<br />Ma perch&eacute; queste donne arrivano in consultazione?<br />Tornando a quanto accennavo sopra: in linea generale, avere studiato una materia che non si trasforma in lavoro fa s&igrave; che questa entri a far parte del patrimonio di sapere ma non dell&rsquo;identit&agrave; personale, mentre le passioni e gli interessi artistici conservano sempre un potenziale di espressione.<br />Cosa da sottolineare &egrave; infatti che in queste donne le passioni di cui parliamo sono sempre state presenti, sospese o dimensionate, dicevamo, ma parte di s&eacute; riconosciuta e custodita a un certo livello di consapevolezza.<br />Quello che serve ora &egrave; che questi interessi vengano sfoderati, tolti dalla custodia, sviluppati e utilizzati; il lavoro terapeutico va in direzione di un&rsquo;autorizzazione a farlo, non scontata, che la donna si deve dare.<br />Ho osservato come l&rsquo;altro passaggio essenziale e difficile sia il riconoscimento da parte del partner, che se assente pu&ograve; condizionare la libert&agrave; che la donna si d&agrave; nel portare avanti i suoi progetti. Infatti, se in lei, come dicevamo sopra, queste passioni sono rimaste come costituenti il s&eacute;, il partner non le ha viste e accoglie con stupore o con sufficienza il loro emergere. Difficilmente le apprezza con spontaneit&agrave; o spinge la compagna a realizzarle. Talvolta c&rsquo;&egrave; una paura inconscia che la novit&agrave; possa destabilizzare la coppia.<br />Allora qui le strade sono essenzialmente due, e in entrambe la terapia pu&ograve; aiutare. La prima &egrave; far capire al giusto tempo e nel giusto modo il posto e il ruolo che questo cambiamento pu&ograve; portare in termini di soddisfazione di s&eacute;, arrivare ad aprire lo spazio a un confronto di interessi e idee che c&rsquo;&egrave; stato in altri campi e che pu&ograve; essere rinvigorente anche per la coppia. Spesso questo dialogo spinge il partner a essere incoraggiante e partecipativo.<br />Se questo non succede, o non succede in tempi accettabili, si apre la seconda strada, quella di autorizzarsi ad andare avanti anche senza questo apprezzamento e questa condivisione.</font> <font size="3">Alcune volte, &egrave; solo quando l&rsquo;interesse o la passione diventano un progetto remunerativo, un lavoro &ldquo;vero&rdquo;, che qualcosa cambia.</font><br /><br /><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Moderno Pigmalione]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/moderno-pigmalione]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/moderno-pigmalione#comments]]></comments><pubDate>Fri, 11 Nov 2016 15:43:04 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/moderno-pigmalione</guid><description><![CDATA[ di Alessandra Milesi&#8203;Conosco Ferruccio a una festa organizzata da Alessandro, un amico comune. Scambiamo qualche frase di circostanza, poi, senza preamboli, Ferruccio mi dice di essere in un momento molto difficile per lui: &rdquo;Sono veramente gi&ugrave; di corda&rdquo;. Sa da Alessandro che sono psicologa e mi chiede se posso dargli un appuntamento in studio. Capisco che se avessi cercato di indirizzarlo a un collega, non sarebbe partita alcuna terapia. In qualche modo, come talvolta s [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/0609-pigmalione-int2_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><font size="3"><span>di Alessandra Milesi<br /><br />&#8203;Conosco Ferruccio a una festa organizzata da Alessandro, un amico comune. Scambiamo qualche frase di circostanza, poi, senza preamboli, Ferruccio mi dice di essere in un momento molto difficile per lui: &rdquo;Sono veramente gi&ugrave; di corda&rdquo;. Sa da Alessandro che sono psicologa e mi chiede se posso dargli un appuntamento in studio. Capisco che se avessi cercato di indirizzarlo a un collega, non sarebbe partita alcuna terapia. In qualche modo, come talvolta succede, quel breve contatto avuto durante la cena ha innestato una relazione transferale.</span><br /><span>Durante le prime sedute si configura con una certa chiarezza la problematica di fondo di Ferruccio, su cui avremmo poi lavorato insieme.</span><br /><span>Ferruccio ha 34 anni ed &egrave; quello che si definisce un bell&rsquo;uomo. Ha un discreto successo nel campo in cui lavora, quello del giornalismo e della scrittura. Non &egrave; famoso, ma &egrave; stimato nell&rsquo;ambiente sia come giornalista, sia come insegnante. Lui mi dice, senza arroganza, di sentire per&ograve; di non essere abbastanza riconosciuto nella sua parte pi&ugrave; creativa, la scrittura; questo tema torna durante la terapia, intersecato con quello dell&rsquo;amore, anche se non in primo piano. Una volta, partendo da un sogno, mi dice: &rdquo;La notoriet&agrave; che sento di meritare, testimonierebbe il riconoscimento da parte di tutti del mio valore&rdquo;.&nbsp;</span><br /><span>L&rsquo;evento che porta Ferruccio a chiedere aiuto appartiene a un altro ambito, quello affettivo.</span></font><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><font size="3">&#8203;Poche settimane prima del nostro incontro, &egrave; stato lasciato dalla compagna con cui viveva da due anni. Nonostante da qualche tempo avessero discussioni piuttosto accese, lui non se lo aspettava ed &egrave; desolato. Aveva conosciuto Mirela nell&rsquo;ambiente di lavoro, poco dopo che lei, straniera, era arrivata in Italia fornita di vari titoli di studio, ma senza esperienza. Gli era piaciuta subito, cos&igrave; carina e indifesa. L&rsquo;aveva aiutata economicamente e, soprattutto, si era completamente dedicato a lei nel tempo che rimaneva libero dai vari impegni lavorativi; le aveva insegnato sul campo moltissime cose, e le aveva dato suggerimenti su come come muoversi in un ambiente difficile e affollato. In quei primi mesi stavano bene insieme. Mirela, intanto, si rende indipendente dal punto di vista finanziario e si muove con agio nel campo che ha deciso di abbracciare. Ferruccio mi dice:&rdquo;appena non ha avuto pi&ugrave; bisogno di me, ha smesso di riconoscermi tutto quello che ho fatto per lei&rdquo;. Continuavano a vivere insieme, ma il rapporto era diventato aspro: lui non sentiva pi&ugrave; di essere un punto di riferimento e, pur innamorato, reagiva accusandola di ingratitudine. Due settimane prima che io conoscessi Ferruccio lei se ne era andata, dicendogli di essersi messa con un altro uomo.&nbsp;<br />Ripercorrendo con Ferruccio gli anni precedenti al rapporto con Mirela, emerge che una dinamica molto simile ha connotato anche l&rsquo;altra sua storia amorosa importante. In quel caso, Ferruccio si era innamorato di una giovane artista, Anna, che era stata abbandonata dal fidanzato e che aveva una bimba di neppure un anno. L&rsquo;aveva consolata, aiutata dal punto di vista pratico e, come con Mirela, l&rsquo;aveva introdotta nell&rsquo;ambiente giornalistico. La posizione universitaria gli permetteva di avere una certa influenza quando consigliava un nome. Oltretutto Anna aveva dei numeri e rapidamente il suo incarico lavorativo di fotografa in una rivista femminile si era consolidato. Dopo qualche mese il rapporto, divenuto litigioso, si interrompe.<br />Appare chiaro che il ruolo che Ferruccio&nbsp; cerca e abita &egrave; quello di Pigmalione, di un Pigmalione che per sentirsi bene ha bisogno di essere riconosciuto e amato in questo ruolo preciso. Anna continuava ad amarlo, ma da quando la relazione da asimmetrica era diventata paritaria, era proprio Ferruccio che non ci stava pi&ugrave; dentro. Il dispositivo in cui l&rsquo;oggetto amato da questo moderno Pigmalione deve inserirsi &egrave; assai rigido, uno schema che salta appena viene meno uno dei parametri. Ferruccio stesso distrugge il rapporto d&rsquo;amore, diventando aggressivo e malfidente, rendendo sgradevole a se stesso e all&rsquo;Altro la relazione, come se perdendo il ruolo che abita, perdesse anche parte della sua identit&agrave;.<br />Durante il percorso clinico si lavorer&agrave; sui temi qui disegnati, per trovarne il senso nell&rsquo;economia del soggetto. Intorno alla ripetizione (storie di Anna e Mirela) e al bisogno di essere riconosciuto in un preciso ruolo (Pigmalione nell&rsquo;amore e scrittore famoso nella professione) si articola il punto di partenza dell&rsquo;interessante storia terapeutica di Ferruccio.<br /><br /><br /></font><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le solitudini contemporanee]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/le-solitudini-contemporanee]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/le-solitudini-contemporanee#comments]]></comments><pubDate>Wed, 21 Sep 2016 07:26:19 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/le-solitudini-contemporanee</guid><description><![CDATA[ Intervista a Miquel Bassols1- La domanda d'analisi nel XXI secolo riguarda la sofferenza causata dalla solitudine? Come sono le solitudini contemporanee?Anche quando non costituisce un motivo esplicito della richiesta di colloquio, la solitudine del soggetto contemporaneo si avverte fin dai primi istanti dell'incontro psicoanalitico. "Testimone della solitudine", scriveva Lacan gi&agrave; negli anni '30 per indicare la funzione di colui che prende atto di questa condizione inerente all'essere p [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/imagen7_1_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; none; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><font size="4">Intervista a Miquel Bassols<br /><br />1- La domanda d'analisi nel XXI secolo riguarda la sofferenza causata dalla solitudine? Come sono le solitudini contemporanee?<br /><br />Anche quando non costituisce un motivo esplicito della richiesta di colloquio, la solitudine del soggetto contemporaneo si avverte fin dai primi istanti dell'incontro psicoanalitico. "Testimone della solitudine", scriveva Lacan gi&agrave; negli anni '30 per indicare la funzione di colui che prende atto di questa condizione inerente all'essere parlante. E continua ad essere cos&igrave;. Il che permette anche di chiedersi cosa sarebbe una solitudine senza testimone, una solitudine elevata alla seconda potenza per cos&igrave; dire, fino a una solitudine che non sa di esserlo. "Era solo ma non lo sapeva", potremmo dire seguendo il paradosso di quel sogno freudiano: &ldquo;Era morto ma non lo sapeva".</font><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph"><font size="4">Ci sono poi solitudini molto diverse, al plurale, varie e al contempo singolari. Non mi &egrave; mai successo di ascoltare un soggetto che mi parlasse della sua solitudine come quella di un altro. Comunque sia, possiamo distinguere in principio due solitudini. C'&egrave; una solitudine con l'Altro, di cui per esempio parlava gi&agrave; Winnicott nel suo classico articolo "La capacit&agrave; di stare solo". &Egrave; una solitudine con l'Altro che lui eguagliava alla madre. E c'&egrave; poi una solitudine senza l'Altro, una solitudine di fatto pi&ugrave; radicale, senza una possibile rappresentazione nel luogo dell'Altro. &Egrave; questa la solitudine che troviamo in particolare quando il soggetto si confronta con il godimento femminile, questo godimento senza rappresentazione significante, al di l&agrave; del fallo. &Egrave; la solitudine a cui si riferisce Lacan, per esempio nel seminario &ldquo;Anc&ograve;ra&rdquo;, come a una solitudine di cui non sappiamo nulla, una solitudine che &egrave; "rottura del sapere". Lacan giunge a dire anche qualcosa di pi&ugrave; enigmatico: &egrave; la solitudine "che lascia traccia di una rottura dell'essere". Come essere, in ogni caso, testimone di questa solitudine? Dove e come leggere la traccia che lascia nell'esperienza analitica?<br />Per rispondere alla domanda, non c'&egrave; di meglio che un'altra domanda.<br /><br />2- Cosa pu&ograve; rispondere lo psicoanalista a tale disagio?<br /><br />La prima mossa che l'analista deve fare verso il disagio del soggetto &egrave;, precisamente, vincolarlo al luogo dell'Altro attraverso quel che chiamiamo transfert. Si tratta di passare dallo stato autoerotico della pulsione a quello eteroerotico del transfert. Quando si tratta di solitudini, questa operazione &egrave; la condizione necessaria per passare da una posizione all'altra. L'amore di transfert &egrave; quello che permette alla pulsione di accondiscendere, attraverso un "falso nesso&rdquo;, come Freud definiva il transfert, con il luogo dell'Altro e con la domanda del suo desiderio. Come dice il mostro Chapalu, nel passaggio di Apollinaire evocato da Lacan alla fine del Seminario III:" chi mangia non &egrave; mai solo". Ebbene: anche chi mangia significanti nel transfert non &egrave; pi&ugrave; solo. Tutti gli analisti possono testimoniare gli effetti &nbsp;terapeutici di questa soluzione orale della solitudine. Il paradosso &egrave; che, per il fatto che l'analista non risponde all'amore del transfert specularmente con il controtransfert, il soggetto pu&ograve; cos&igrave; confrontarsi con la solitudine alla seconda potenza cui ci riferivamo prima. Da una solitudine all'altra. O, per essere pi&ugrave; rigorosi con la logica lacaniana: dalla solitudine con l'Altro alla solitudine dell'Uno, l'Uno del corpo parlante di cui si &egrave; parlato al Congresso dell'AMP a Rio de Janeiro.<br /><br />3- Ci piacerebbe ritornare alle differenze che definisci nel tuo testo "Solitudini&rdquo; tra il sentimento di solitudine e essere soli, e tra l'unico e il solo, il solitario.<br /><br />Mi ha attratto questa differenza che l'uso della lingua ci offre: una cosa &egrave; "essere soli", altra cosa &egrave; "stare da soli". Si pu&ograve; essere soli con una moltitudine attorno. Siamo spesso testimoni, come analisti, di questa solitudine cos&igrave; contemporanea. &Egrave; anche l'impossibilit&agrave; di stare da soli. D'altra parte, si pu&ograve; "stare da soli con" in molti modi e situazioni, per&ograve; sempre marcati da un'asimmetria e da una non reciprocit&agrave;: si pu&ograve; stare da soli con qualcun altro, anche con se stessi, con un buon libro, con Dio. La seduta analitica &egrave; un modo assai singolare di "stare da soli" senza "essere soli". Questo "stare solo con" &egrave; gi&agrave; un modo di rinunciare alla solitudine che non tiene altro orizzonte che quello autoerotico della pulsione. Proprio come ha ricordato e commentato Jacques-Alain Miller,&nbsp; Lacan decise di rinunciare proprio alla solitudine nel momento in cui fond&ograve; la sua Scuola con il famoso:"Solo, come sempre sono stato in relazione alla causa analitica...".<br />Diciamo che la relazione con la causa analitica, in cui ciascuno sperimenta la solitudine estrema, solitudine che non sa di esserlo, implica un "essere soli" che ci porta necessariamente all'esperienza della Scuola, intesa come una somma di solitudini. &Egrave; il modo di rendere produttivo quel saldo cinico che si incontra alla fine dell'analisi, un saldo inerente alla non esistenza dell'Altro, senza essere portato a questa altra solitudine, subito criticata da Lacan nella comunit&agrave; analitica degli anni Cinquanta, quella delle Beatitudini che bastano a se stesse. &Egrave; anche la differenza che stabilisce nell'omonimia che esiste in francese tra "&ecirc;tre le seul", essere l'unico, e "&ecirc;tre seul", essere solo, l'essere solo dell'analista nella sua funzione.<br />Se mi &egrave; consentito l'excursus topologico che Lacan evoca per distinguere queste due forme di solitudine: si tratta del passaggio dalla solitudine della sfera, chiusa su se stessa in una sorta di monade, alla solitudine del toro, che include due buchi distinti, quello interno e quello centrale. La solitudine della sfera &egrave; la solitudine che si pensa unica. La solitudine del toro &egrave; quella che si pu&ograve; permettere di coinvolgersi in un'altra solitudine senza alcuna illusione di complementarit&agrave; o di completamento.<br /><br /><font size="3">Fonte: Boletin de la Escuela de la Orientaci&oacute;n Lacaniana n. 8<br /><br />Traduzione di Alessandra Milesi</font></font><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La terapia di coppia centrata sul desiderio]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/la-terapia-di-coppia-centrata-sul-desiderio]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/la-terapia-di-coppia-centrata-sul-desiderio#comments]]></comments><pubDate>Mon, 13 Jun 2016 11:18:49 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/la-terapia-di-coppia-centrata-sul-desiderio</guid><description><![CDATA[ di Alessandra MilesiL&rsquo;immaginario di ciascuno &ndash; anche di noi terapeuti &ndash; quando si parla di terapia sessuale corre a Masters e Johnson: un intervento centrato sull&rsquo;ansia, i tab&ugrave; e l&rsquo;inibizione, e quindi un paradigma efficace soprattutto per disturbi chiaramente connessi all&rsquo;ansia di prestazione. Parallelamente, la terapia di coppia, di ascendenza principalmente sistemica, tende a subordinare la dimensione sessuale a quella relazionale, ritenuta la base [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.marcofocchi.com/uploads/1/9/0/9/19092175/6168239_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:justify;display:block;"><font size="3"><span>di Alessandra Milesi<br /><br />L&rsquo;immaginario di ciascuno &ndash; anche di noi terapeuti &ndash; quando si parla di terapia sessuale corre a Masters e Johnson: un intervento centrato sull&rsquo;ansia, i tab&ugrave; e l&rsquo;inibizione, e quindi un paradigma efficace soprattutto per disturbi chiaramente connessi all&rsquo;ansia di prestazione. Parallelamente, la terapia di coppia, di ascendenza principalmente sistemica, tende a subordinare la dimensione sessuale a quella relazionale, ritenuta la base di qualunque problematica di coppia. Ulrich Clement inizia il suo libro con una riflessione critica approfondita e documentata sull&rsquo;argomento.</span><br /><span>Nella sua prospettiva, tutti gli approcci derivati dalle idee di Masters e Johnson sottovalutano nelle dinamiche sessuali il peso di aspettative e desideri. Noi stessi, pensando alle problematiche sessuali portate dalle coppie che seguiamo nella pratica clinica, rileviamo quanto queste siano oggi pi&ugrave; spesso legate al desiderio che non all&rsquo;ansia di prestazione. Inoltre, quello di Masters e Johnson rimane un modello normativo: se demitizza l&rsquo;orgasmo vaginale, mitizza per&ograve; quello clitorideo. Instaura cos&igrave; un modello di deficit, che legittima l&rsquo;intervento secondo una prospettiva direttiva come quella comportamentale, attraverso un&rsquo;educazione che porti a sviluppare competenze prima assenti, enfatizzando le mancanze a scapito delle risorse.</span><br /></font><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div>  <!--BLOG_SUMMARY_END--></div>  <div class="paragraph" style="text-align:justify;"><font size="3"><span>Clement, sul piano teorico, sembra separare la dimensione del sesso dalla dimensione della coppia, cos&igrave; che nessuna di queste due variabili abbia un primato sull&rsquo;altra &ndash; coppia come conseguenza del sesso in Masters e Johnson, sesso come conseguenza della coppia per i terapeuti sistemici. La concezione dei disturbi sessuali come disturbi di relazione &egrave;, secondo lui, discutibile (ci sono coppie funzionanti senza sesso e viceversa): la dinamica sessuale non &egrave; semplicemente dinamica di coppia. Se la qualit&agrave; del legame tra i partner &egrave; data dalla loro storia, il desiderio ha una dinamica diversa: oscilla tra tendenze fusionali e ricerca di differenza. Ogni coppia sviluppa una sua sessualit&agrave;, che non &egrave; riconducibile a modelli normativi. La terapia secondo Clement non punta a eliminare sintomi funzionali, ma a sviluppare il potenziale erotico della coppia. Gi&agrave; qui emerge una posizione clinicamente, e anche eticamente, interessante: il terapeuta &egrave; legittimato a sganciarsi dagli ideali comuni e dai suoi stessi ideali su che cosa sia una &ldquo;buona sessualit&agrave;&rdquo;, per aiutare la coppia ad aprirsi a una sua propria originalit&agrave; sessuale.</span><br /><br /><br /><span>Attraverso il passaggio teorico da una terapia del deficit (prestazione) a una terapia del desiderio (potenzialit&agrave;), Clement definisce il proprio approccio come&nbsp;<em>terapia di coppia centrata sul desiderio</em>. Potremmo dire che l&rsquo;autore articola la teoria su cui fonda il suo intervento secondo una serie di dicotomie: &ldquo;potere/non potere&rdquo; versus &ldquo;volere/non volere&rdquo;; bilanciamento versus sviluppo trasformativo della coppia; unione dei partner versus differenziazione; e, sul versante del terapeuta, ironia versus pathos.</span><br /><span>Analizzare un sintomo sessuale come &ldquo;non volere&rdquo; o &ldquo;volere diversamente&rdquo;, invece che come &ldquo;non essere in grado&rdquo;, permette di vederlo come forma di soluzione (anche se non ottimale).&nbsp; Ostentando il &ldquo;non potere&rdquo;, possono essere celati atteggiamenti, consciamente o inconsciamente, ostili e aggressivi. Ad esempio, con l&rsquo;eiaculazione precoce un uomo pu&ograve; coinvolgere la partner nel sesso, e a quel punto piantarla in asso; con la mancanza dell&rsquo;orgasmo la donna pu&ograve; comunicare al partner che lui non &egrave; abbastanza potente per lei. Spostare il focus sul &ldquo;non volere&rdquo; chiama in gioco la responsabilit&agrave; soggettiva di ciascuno dei partner.&nbsp;</span><br /><span>La seconda dicotomia proposta &egrave; una funzione centrale della coppia. Il bilanciamento &egrave;, infatti, un processo di autoregolazione che mantiene la coerenza, mentre lo sviluppo &egrave; un processo volto a cambiare la struttura per raggiungere il nuovo, entrando in una fase in cui valgono regole diverse da prima. Pu&ograve; essere indotto da fattori esterni (bambini, cambio del lavoro, morte dei genitori, crisi economica, separazione) o interiori (per esempio, risoluzione di conflitti emotivi spinosi). La trasformazione strutturale della coppia crea ansia, e le coppie cercano di evitarla con dispendio di energie e sofferenze.&nbsp;</span><br /><span>&Egrave; esperienza comune delle coppie viste in terapia che, dopo l&rsquo;innamoramento iniziale, parte della sessualit&agrave; del partner diventi estranea o poco accessibile. I partner possono quindi escludere passivamente o attivamente degli elementi della relazione sessuale. La parte esclusa (fantasie, esperienze sessuali precedenti, desideri, abitudini) pu&ograve; essere vissuta come allettante oppure minacciosa da uno o entrambi i partner. Per far fronte alla minaccia i partner adottano o una soluzione complementare, in cui colludono nel creare un sintomo sessuale, o una soluzione simmetrica, in cui minimizzano le differenze e si focalizzano solo su ci&ograve; che &egrave; compatibile, riducendo spesso le possibilit&agrave; sessuali a un unico modello, rigido in termini di comportamenti, orari, gesti e cos&igrave; via. In entrambi i casi, la sottrazione all&rsquo;ansia ha come prezzo la noia sessuale. Questi processi conducono a stati soggettivi differenti: lo stato di unione &egrave; quello in cui l&rsquo;attenzione di ciascun partner &egrave; rivolta ai desideri e al gradimento dell&rsquo;altro, e finisce per portare a quello che Clement definisce il &ldquo;minimo comun denominatore&rdquo; sessuale; quello di differenziazione &egrave; lo stato in cui ciascun partner non rinuncia ai desideri che sente importanti per s&eacute;. Quest&rsquo;ultima non &egrave; una posizione reciprocamente egoistica, ma pu&ograve; dare alla coppia energia e novit&agrave;.</span><br /><span>Nella prassi terapeutica &egrave; fondamentale non lasciarsi attrarre dal desiderio di appianare la contesa e di diminuire l&rsquo;ansia presente nella coppia. Clement insiste molto sulla necessit&agrave; che il terapeuta non si faccia coinvolgere dall&rsquo;ansia dei pazienti, e non la tema lui stesso &ndash; rivelando in questo l&rsquo;apporto dato dal suo substrato psicoanalitico, di stampo europeo.</span><br /><span>Infine, la terapia ha bisogno da un lato di pathos, per favorire la partecipazione emotiva e la seriet&agrave; nelle decisioni, dall&rsquo;altro di ironia per sollecitare la pluralit&agrave; dei significati e relativizzare l&rsquo;ovviet&agrave;.&nbsp;</span><br /><br /><br /><span>&Egrave; importante formulare gli obiettivi della terapia, sfidare le aspettative e le convenzioni su che cosa sia una sessualit&agrave; normale. Secondo Clement, infatti, l&rsquo;atteggiamento pro-sesso, comune nei terapeuti sessuali da Masters e Johnson in poi, permette solo un&rsquo;interazione terapeutica psicoeducativa, favorendo quella parte di sessualit&agrave; che i terapeuti stessi considerano &ldquo;buona&rdquo;. Il terapeuta non deve lodare tendenze perverse, ma il paradigma &egrave; &ldquo;pari diritti per tutte le fantasie&rdquo;.</span><br /><span>Una definizione delle aspettative &egrave; essenziale, in quanto raramente i partner sono d&rsquo;accordo su che cosa aspettarsi da una terapia. Spesso la speranza &egrave; che la soluzione si realizzi grazie al cambiamento dell&rsquo;altro, chiedendo implicitamente o esplicitamente il contributo del terapeuta. Quest&rsquo;ultimo cerca una soluzione ai mandati opposti attraverso alcune operazioni cliniche: individuare le antitesi inconciliabili; identificare le posizioni comuni (per esempio, entrambi vogliono rimanere insieme, o trovare una lettura comune di un&rsquo;infedelt&agrave;); formulare il mandato tenendone conto, in modo che i clienti mettano la terapia in relazione a una prospettiva di miglioramento, e non solo di limitazione del danno. Qui appare quello che &egrave; sicuramente uno degli elementi centrali dell&rsquo;approccio: i clienti devono assumersi la responsabilit&agrave; della terapia. Il terapeuta fa la sua parte traducendo le aspettative dei clienti, e la terapia pu&ograve; iniziare solo quando clienti e terapeuti concordano sul fatto che il contratto si basa sull&rsquo;offerta rielaborata dal terapeuta e non sulla proposta originaria dei clienti.</span><br /><span>Una domanda cruciale durante la terapia pu&ograve; essere: &ldquo;Se la terapia non producesse effetti sulla crisi sessuale, che cosa fareste?&rdquo; Questa domanda mette in gioco la possibilit&agrave; di una separazione, ed &egrave; di importanza vitale per l&rsquo;alleanza terapeutica, perch&eacute; affrontare le eventualit&agrave; pi&ugrave; estreme si fa garanzia della seriet&agrave; esistenziale di una terapia di coppia del desiderio.</span><br /><br /><br /><span>Clement accentua molto il suo volersi differenziare dagli approcci comportamentali alla terapia sessuale. Parla infatti di &ldquo;parametri&rdquo;, e non di tecniche, da utilizzare nella conduzione della terapia. Attraverso domande che il terapeuta pone, &egrave; possibile fare ipotesi e sostituire all&rsquo;insolubilit&agrave; letture del problema meno univoche. &Egrave; la fase che permette di passare dalla &ldquo;struttura prima&rdquo; (esposizione del problema come difficilmente solubile) alla &ldquo;struttura seconda&rdquo; (possibile soluzione). La soluzione potrebbe anche far emergere desideri o emozioni finora non chiari o inespressi; inoltre, passare dalla dimensione del &ldquo;non potere&rdquo; a quella del &ldquo;non volere&rdquo;, pur implicando l&rsquo;assunzione di responsabilit&agrave; della terapia, &egrave; ancora una posizione di non differenziazione. Dire no al partner non &egrave; ancora dire s&igrave; a se stessi.</span><br /><span>Come accennato sopra, all&rsquo;interno della terapia &egrave; necessario lavorare sia con il pathos, sia con l&rsquo;ironia. Le terapie che seguono un modello patetico, lavorando solo su seriet&agrave; e verit&agrave;, rischiano di bloccarsi, mentre quelle che seguono un modello di puro gioco, rimanendo ancorate alla sperimentazione e alle tecniche paradossali, rischiano la superficialit&agrave;. Il gioco &egrave; possibile se &egrave; gi&agrave; chiaro che terapeuti e clienti sono coinvolti in un processo serio. La domanda sul peggioramento gioca sul paradosso, invitando i clienti a un esperimento di pensiero: &ldquo;Se lei volesse rendere il problema peggiore di quanto sia gi&agrave;, che cosa dovrebbe fare?&rdquo; Quando per&ograve; le costruzioni di possibilit&agrave; si ripetono senza conquistare una qualit&agrave; nuova, il processo di conduzione della terapia entra nella fase in cui i partner devono prendere o scartare delle decisioni serie.</span><br /><span>Il modello di terapia di Clement prevede anche esercizi e prescrizioni di comportamento, non basati su rilassamento e apprendimento come quelli di Masters e Johnson, ma volti ad ampliare il desiderio sessuale, a definirlo e strutturarlo. Ricollegabili alla dicotomia fra ironia e pathos, sono le tipologie di intervento: interventi-gioco (probatori, non vincolanti, reversibili) e interventi-seriet&agrave; (riducono le opzioni per arrivare a decisioni, sono volti a comportamenti irreversibili). Gli interventi-gioco somigliano alle prescrizioni paradossali delle terapie sistemico-strategiche: prescrivere il sintomo, esasperare la simmetria, fare giochi di ruolo. Si tratta di enfatizzare il problema fino a renderlo intollerabile, di forzare i partner a vedere le conseguenze estreme implicite nelle loro posizioni.</span><br /><span>Pi&ugrave; peculiari del metodo di Clement sono quelli che lui definisce interventi-seriet&agrave;. Tra questi il pi&ugrave; importante e originale &egrave; l&rsquo;ISS&nbsp;<em>(scenario sessuale ideale</em>), che scegliamo di descrivere in dettaglio. &Egrave; un compito che i partner devono sviluppare indipendentemente uno dall&rsquo;altro: immaginare di non dover avere alcun riguardo verso il partner ed esprimere totalmente bisogni e desideri. Il terapeuta spiega il compito, chiede ai partner di scriverlo prima della seduta successiva e metterlo in una busta chiusa. Ciascun partner pu&ograve; poi decidere se svelarlo o mantenerlo segreto. Il terapeuta deve rimanere neutrale rispetto sia al contenuto, sia all&rsquo;opzione di svelarlo o meno, e deve essere in grado di tollerare e utilizzare bene la tensione emotiva che l&igrave; si crea.&nbsp;</span><br /><span>L&rsquo;ISS &egrave; un intervento-seriet&agrave;, perch&eacute; non &egrave; in causa ci&ograve; che i partner sessualmente possono&nbsp;<em>fare</em>, ma ci&ograve; che i partner sessualmente&nbsp;<em>sono</em>. L&rsquo;elemento pi&ugrave; critico per la maggior parte dei partner &egrave; con chi s&rsquo;immaginano l&rsquo;ISS: se il partner &egrave; quello reale, questi non pu&ograve; evitare di confrontarsi con lo scenario, se non lo &egrave;, per entrambi si apre uno scenario minaccioso.&nbsp;</span><br /><span>Non necessariamente svelare l&rsquo;ISS al partner &egrave; evolutivo, cos&igrave; come il mancato svelamento non sempre &egrave; regressivo. Per esempio, tra i casi clinici presentati &egrave; descritta una &ldquo;fuga nella tenerezza&rdquo;: i partner svolgono il compito senza per&ograve; far emergere nessun desiderio o fantasia che non fosse gi&agrave; nota all&rsquo;altro. La coppia si mostra reciprocamente l&rsquo;ISS, lo mette in pratica, e passa giorni a scambiarsi tenerezze. Nessuno dei due partner ha davvero messo in gioco i propri desideri sessuali, scansando gli intenti di differenziazione dell&rsquo;ISS e rimanendo nel campo delle soluzioni di primo ordine (cosmetiche).&nbsp;</span><br /><span>I casi di non-svelamento dell&rsquo;ISS ci hanno incuriosito particolarmente. In uno di essi, a ISS compilato, uno dei partner vorrebbe svelarlo, l&rsquo;altro no. Clement propone di lasciare chiusa la busta, almeno per ora. L&rsquo;ipotesi che il terapeuta fa e che lo conduce a questa proposta &egrave; che, per questi pazienti, l&rsquo;infelicit&agrave; conosciuta sia meglio del rischio di fare un passo nell&rsquo;ignoto. Il non-svelamento pu&ograve; per&ograve; anche rappresentare un atto di differenziazione: in un altro caso &ndash; in cui la terapia &egrave; stata motivata da un tradimento della moglie, che ha causato una crisi coniugale e sessuale &ndash; i partner arrivano con l&rsquo;ISS compilato. Il marito, durante una prolungata discussione sulla decisione se svelarlo o meno, decide di non voler conoscere l&rsquo;ISS della moglie, non solo per timore che l&rsquo;uomo con cui lei lo ha tradito ne sia parte, ma soprattutto per non farsi dominare dalla sessualit&agrave; di lei. Lui per&ograve; svela il suo, indirizzando la moglie a occuparsi di pi&ugrave; di lui, e diventando cos&igrave; attivo nel rapporto.</span><br /><span>Gli elementi concettuali dell&rsquo;ISS costituiscono secondo noi anche la sua forza, perch&eacute; richiedono al terapeuta, oltre che alla coppia, un certo coraggio. Pur essendo l&rsquo;ISS uno strumento tecnico, la sua natura non consente al terapeuta di utilizzarlo in modo standardizzato, ma lo impegna in continue scelte cliniche. L&rsquo;ISS, infatti:</span></font><ul><li><font size="3">&egrave; un modo per manifestare se stessi, non un appello al partner, altrimenti sarebbe solo l&rsquo;invito a tornare nel circolo vizioso di rimproveri e mancanze;&nbsp;</font></li><li><font size="3">mette alla prova l&rsquo;autoconferma dei partner: svelare il proprio ISS richiede la capacit&agrave; di mettersi in gioco; chi ascolta deve essere in grado, a sua volta, di non prendere l&rsquo;ISS del partner come cosa personale, perch&eacute; esso ha a che vedere solo con il suo autore;&nbsp;</font></li><li><font size="3">&egrave; una fantasia o un desiderio? Questa rimane questione aperta; non deve essere letto da chi ascolta come una proposta operativa: pu&ograve; essere anche solo una fantasia che non cerca realizzazione;&nbsp;</font></li><li><font size="3">richiama ancora al concetto di responsabilit&agrave;, secondo noi &ndash; come gi&agrave; detto &ndash; essenziale per Clement. Il terapeuta ha la responsabilit&agrave; di assegnare il compito ed eventualmente di interpretarlo; i clienti hanno la responsabilit&agrave; del contenuto e della decisione se svelarlo o meno. Ci&ograve; &egrave; essenziale affinch&eacute; il terapeuta non si trovi nella situazione dell&rsquo;apprendista stregone che non riesce a gestire gli spiriti di differenziazione che ha evocato.</font></li></ul><font size="3"><br /><br /><span>Questo libro ci sembra possa interessare i terapeuti familiari italiani proprio per il suo essere esterno alla prospettiva prevalente nella terapia sessuale di origine americana. Se quest&rsquo;ultima si fonda soprattutto su pratiche strutturate e riconducibili a una buona manualistica, Clement propone un approccio pi&ugrave; complesso, che chiama in causa la dimensione etica della terapia. Com&rsquo;&egrave; stato sottolineato in diversi passi di questa recensione, la terapia sessuale sistemica concepita da questo autore implica l&rsquo;assunzione delle responsabilit&agrave; individuali da parte di ciascuno, incluso il terapeuta, e la necessit&agrave; di fare delle scelte volute da parte di tutti gli attori della terapia. Ci&ograve; contrasta con le terapie di tradizione comportamentista o strategica, che sostengono invece che la responsabilit&agrave; del cambiamento dei clienti appartiene esclusivamente al terapeuta. Non si pensi, qui, a una diffusione della responsabilit&agrave; del percorso terapeutico, ma a un potenziamento che la responsabilit&agrave; di tutti offre alla terapia. Questo non rende al terapeuta la strada pi&ugrave; agevole: riconoscere il principio di responsabilit&agrave; di terapeuti e pazienti significa accettare l&rsquo;impossibilit&agrave; di governare l&rsquo;andamento della terapia o di seguire protocolli prestabiliti. Responsabilit&agrave; del terapeuta &egrave; riformulare ogni volta il mandato ricevuto, e creare le condizioni perch&eacute; i pazienti possano esercitare la propria autonomia di scelta.</span><br /><br />&#8203;</font></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La rabbia di Cenerentola. Il caso di Maria]]></title><link><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/la-rabbia-di-cenerentola-il-caso-di-maria]]></link><comments><![CDATA[https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/la-rabbia-di-cenerentola-il-caso-di-maria#comments]]></comments><pubDate>Mon, 07 Mar 2016 12:58:26 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.marcofocchi.com/problemi-di-coppia/la-rabbia-di-cenerentola-il-caso-di-maria</guid><description><![CDATA[ Maria ha sessantasette anni quando viene da me per il primo colloquio. Il problema che l&rsquo;ha portata a chiedere l&rsquo;aiuto di una psicologa &egrave; singolare. Non &egrave; facile farla aprire, perch&eacute; &egrave; molto timida e si inceppa spesso nello spiegarmi cosa la preoccupa. 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Il problema che l&rsquo;ha portata a chiedere l&rsquo;aiuto di una psicologa &egrave; singolare. Non &egrave; facile farla aprire, perch&eacute; &egrave; molto timida e si inceppa spesso nello spiegarmi cosa la preoccupa. Succede che la domenica, quando si trova a pranzo a casa della sorella maggiore con gli altri fratelli, i suoi figli e i nipoti, il suo ruolo &egrave; quello di aiutare a preparare le pietanze, servire tutti gli altri a tavola, sparecchiare e mettere in ordine la casa quando la giornata volge al termine. &ldquo;Spesso non digerisco neppure&rdquo;, mi dice. Si sente umiliata e vorrebbe sottrarsi a quest&rsquo;obbligo, ma non riesce a farlo.<br />Nel corso dei colloqui successivi, raccolgo gli elementi necessari a inquadrare la situazione.<br />I genitori di Maria, nati in un piccolo paese friulano, erano venuti a Milano per cercare un lavoro che consentisse loro di mantenere i tre figli gi&agrave; nati. A Milano nascono poi Maria e altri due figli. Maria si trova quindi a essere la figlia di mezzo, che i pi&ugrave; grandi non considerano molto e che bada ai pi&ugrave; piccoli per dare una mano alla madre. Frequenta la scuola fino alla terza media, poi resta a casa ad accudire i fratelli e, ad appena diciassette anni, comincia a lavorare in fabbrica. A vent&rsquo;anni lascia il lavoro e si sposa con un uomo che la abbandoner&agrave; con i tre figli maschi qualche anno dopo. &ldquo;Avevo voglia di uscire di casa&rdquo;, ricorda, &ldquo;l&rsquo;ho sposato anche se sapevo che non era adatto a me&rdquo;.<br />Cos&igrave;, torna nella casa d&rsquo;origine, dove saranno sua madre e le sorelle nubili di Maria ad allevare i suoi figli, mentre lei riprende a lavorare in fabbrica per mantenerli e, pi&ugrave; tardi, a stirare di notte per farli studiare all&rsquo;universit&agrave;. Le sorelle di Maria seguono i ragazzi con dedizione e affetto. Si stabilisce un patto implicito in cui Maria, sentendosi in obbligo con loro, ricambia la domenica facendo i mestieri e stirando per tutti; il patto, sebbene i figli siano adulti e autonomi, continua silenziosamente a essere ribadito ogni domenica.<br />In una fase avanzata della terapia, Maria, che ha acquisito pi&ugrave; sicurezza e consapevolezza, fa l&rsquo;unico sogno della sua vita che ricordi al risveglio. L&rsquo;interpretazione porta a vedere la rabbia intensa che Maria prova, pur non riconoscendola manifestamente, non solo per suo ruolo di Cenerentola, ma anche per il legame profondo e spontaneo che i suoi figli hanno con le sorelle. Nel sogno la rabbia &egrave; rappresentata da un uragano che rade a terra un intero paese: Maria teme che la sua aggressivit&agrave; venga fuori distruggendo i rapporti familiari e cerca di controllarla. Dalla seduta successiva, la leggera balbuzie di Maria scompare per sempre. Continuiamo a lavorare, tornando sui temi dell&rsquo;autostima e della rabbia a lungo repressa e collegandoli alle dinamiche che connotano le relazioni familiari e quelle amicali, spesso nodose, di Maria. Finalmente Maria decide di parlare ai figli e alle sorelle.<br />Non &egrave; mai troppo tardi, potremmo dire, per cambiare qualcosa di s&eacute; se si ha motivazione e flessibilit&agrave;. </font><br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item></channel></rss>